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L’ALCOOLDIPENDENZA ( TEORIE E TIPOLOGIE)- DOTT.SSA ANTONELLA FORTUNA

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Redazione-Queste teorie tendono a ricercare le caratteristiche di personalità che predispongono l’individuo alla dipendenza alcolica.Molti studi sono stati fatti nel tentativo di delineare una personalità alcolica o pre-alcolica. E sono stati fatti vari tentativi di classificazioni per tipologia di alcolisti, questo sia per avere ipotesi eziologiche che per fornire un contributo alla terapia dell’alcolismo. Anche in questo caso, a fronte di una grande vastità di materiale pubblicato, non esistono ancora evidenze conclusive. Per dare una maggiore chiarezza espositiva verranno presentati di seguito gli studi descrittivi sugli aspetti psicologici e psicopatologici, le tipologie alcoliche, il contributo della psicoanalisi e della teoria sistemica. Studi descrittivi: è un settore della ricerca piuttosto ampio che si è occupato di indagare sui sintomi psicopatologici legati all’alcoldipendenza, sui tratti di personalità e sulle sindromi psichiatriche anche precedenti il nascere dell’etilismo. Solitamente questi studi utilizzano strumenti standardizzati quali,ad esempio, gli inventari di personalità come il Minesota Multiphasic Personality Inventory, rating-scale come la Beck per la depressione, interviste strutturate o questionari appositamente costruiti. Alcuni ricercatori hanno ritenuto che i fattori di personalità giochino un ruolo significativo nel determinare la condotta alcolica. Premettendo che per personalità si intende l’”insieme di caratteristiche psichiche e modalità di comportamento che, nella loro integrazione, costituiscono il nucleo irriducibile di un individuo che rimane tale nella molteplicità e diversità delle situazioni ambientali in cui si esprime e si trova a operare” (Galimberti,1992), l’attenzione dei ricercatori si è focalizzata principalmente su tre aspetti. *Debolezza dell’Io, che include debole identità sessuale, scarsa tolleranza alle frustrazioni, impulsività, concetto negativo di sè, difficoltà nello stabilire relazioni umane soddisfacenti.

*Depressione: è un sintomo che, in diversa misura, accompagna circa il 90% degli alcolisti. La maggioranza dei sintomi depressivi che si presentano all’ingresso in trattamento del paziente ha natura provvisoria, dovuta verosimilmente sia allo stato di intossicazione, sia alla situazione esistenziale. La depressione pare comunque essere nella maggioranza dei casi una conseguenza e non la causa predisponente l’alcolismo. Sintomi depressivi gravi di tipo secondario sembrano però interessare il 30-40% degli alcolisti. Questo dato tuttavia risulta essere sensibile al tipo di strumento di indagine utilizzato.

* Sociopatia: si tratta della presenza negli alcolisti di comportamenti antisociali. Da parte dei ricercatori la sociopatia è stata considerata ora come un tratto psicopatologico ora come un vero e proprio disturbo di personalità. Le varie ricerche fatte sono giunte ad evidenziare una tipologia di alcolisti con disturbo di personalità antisociale, che iniziano l’uso dell’alcol precocemente e che sperimentano complicanze di vario genere a causa del loro bere. Tuttavia questo non chiarisce il nesso eziologico tra sociopatia ed alcol e del resto mancano sufficienti studi longitudinali in questa direzione.

Allo stato attuale le ricerche si stanno muovendo secondo tre ipotesi:

-che gli alcolisti manifestino comportamenti sociopatici come conseguenza della loro alcoldipendenza

primaria;

-che l’abuso dell’alcol in soggetti sociopatici rappresenti un sintomo della loro struttura di personalità;

-che in taluni soggetti possa esservi un comune fattore eziologico alla base sia dell’alcoldipendenza

che della sociopatia.

Tipologie alcoliche: la prima classificazione degli alcolisti che ha tenuto conto degli aspetti sociali,

psicologici, medici… del bere è quella di Jellinek (1960) che ha individuato cinque diverse categorie:

1.

alcolismo alfa – è la dipendenza che si instaura come ricorso puramente psicologico agli effetti

Manuale di alcologia – Parte Seconda: aspetti clinici

dell’alcol. Soggetti introversi, spesso soli, tendenti alla depressione che bevono allo scopo di trovare

sollievo da sofferenze fisiche ed emozionali.

2.

alcolismo beta – il bere di questi soggetti è legato alle norme culturali del gruppo di appartenenza e

diventa simbolo di amicizia e socializzazione. L’alcol diventa un problema all’insorgere di gravi

danni di tipo organico.

3.

alcolismo gamma – in questa categoria rientrano coloro la cui caratteristica centrale è la perdita

dell’autocontrollo. Sono soggetti che possono anche astenersi dall’alcol, ma nel momento in cui ne

iniziano l’uso lo fanno in modo incontrollato.

4.

alcolismo delta – questi soggetti non riescono ad astenersi. Spesso necessitano di ricoveri in ospedale

a causa delle complicazioni organiche e delle crisi astinenziali, ma tornano a bere non appena dimessi.

5.

alcolismo epsilon – comprende quei soggetti che possono astenersi dal bere anche per lunghi periodi,

poi improvvisamente ricominciano in modo incontrollato. In questi soggetti sarebbero riscontrabili

eccessi vistosi e ricorrenti.

Goldstein e Linden (1969) hanno individuato quattro “tipi alcolici” che dovrebbero a loro avviso

corrispondere a diversi tipi di trattamento.

Primo – comprende soggetti emotivamente instabili che in situazioni frustranti sono incapaci di

controllare la propria aggressività.

Secondo – si riferisce a quei soggetti, dipendenti affettivamente, che tendono a somatizzare l’ansia e

in cui sono presenti idee suicidiarie.

Terzo – in questo gruppo vi sono i soggetti con diagnosi primaria di alcolismo e tratti psicopatici.

Quarto – questa tipologia comprende coloro che al problema alcolico uniscono quello di altre droghe.

In questi soggetti sono presenti tratti di tipo paranoideo.

Fouquet (1973) ha individuato tre differenti forme patologiche, a cui fa corrispondere altrettanti tipi

di personalità:

Le alcoliti – sono tipiche di quei soggetti che hanno cominciato con il bere sociale e in cui si è

instaurata la dipendenza fisica dall’alcol.

Le alcolosi – si riscontrano in persone che hanno una modalità di assunzione saltuaria, legata a problemi

di tipo psicologico.

Le somalcolosi – sono più frequenti tra le donne. È caratteristico il consumo episodico ma avido di

alcol.

Infine, più recentemente, Furlan e Picci (1990) hanno messo in correlazione alcune personalità con

altrettante condotte etiliche sottolineando anche gli aspetti socioculturali e ambientali.

1.

Il bevitore compulsivo: si tratta di quelle persone che bevono giornalmente e in modo incontrollato

fino all’ubriachezza e in cui, di conseguenza, lo stato di intossicazione alcolica è in fase avanzata.

Brevi periodi di astinenza vengono inevitabilmente seguiti dal ritorno a modalità compulsive del

bere.

Gli autori riconoscono in questi soggetti personalità conformiste, che alternano stati aggressivi a

momenti di depressione e che tendono alla colpevolizzazione.

2.

Il bevitore autistico: in questa tipologia rientrano i soggetti emarginati, che spesso vivono

volontariamente ai margini della società pur non violando le norme sociali. È estremamente difficile

coinvolgerli in un programma di disintossicazione e socio-riabilitativo.

3.

Il bevitore regressivo: generalmente questi soggetti amano essere coinvolti in situazioni conviviali

facendo propositi di sobrietà che non riescono a mantenere. Le ripetute ricadute producono un forte

senso di vergogna nel soggetto che reagisce caricandosi di aggressività nei confronti dell’ambiente.

4.

Il bevitore gregario: gli appartenenti a questa categoria sono coloro che frequentano luoghi di

aggregazione e che, pur bevendo grosse quantità di alcol, difficilmente giungono a perdere il controllo

totale. Questi soggetti, privi di particolari conflitti o frustrazioni, sono gratificati dall’appartenenza al

gruppo che risponde alle loro esigenze di tipo relazionale.

5.

Il bevitore reattivo: si tratta di quei soggetti che, a seguito di un’esperienza dolorosa, trovano sollievo

nell’uso di alcol che diventa un modo per ottenere una gratificazione immediata.

L’alcolista

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6.

Il bevitore solipsistico: sono coloro che usano l’alcol nei momenti di tensione. Tendono a nascondere

le proprie abitudini alcoliche, sostenendo comunque che sono in grado di controllarle.

7.

Il bevitore pulsionale: secondo gli autori questi soggetti, anche se consapevoli dei rischi insiti nell’uso

di alcolici, ricercano gli effetti sedativi e di piacere.

Il contributo della psicoanalisi: la psicoanalisi si è occupata sin dall’inizio del secolo del problema

alcol all’interno di quello più ampio della dipendenza da sostanze.Numerosi autori, tra cui Freud, Ferenczi,

Fenichel, Abraham ecc., hanno contribuito all’evolversi del pensiero psicanalitico sulla “personalità”

dell’alcolista, e a tale proposito è interessante la rassegna di Rosenfeld sull’argomento (Rosenfeld,

1973).Si è passati da ipotesi iniziali che consideravano lo sviluppo dell’alcolismo collegato al narcisismo

orale, all’omosessualità e all’aggressività repressa a quelle più recenti che si riferiscono ad un inadeguato

sviluppo dell’Io e ad una bassa tolleranza alla sofferenza psichica.

Kohut così definisce il pensiero psicanalitico sull’alcolismo: “Le delusioni traumatiche sofferte durante

le fasi precoci dello sviluppo degli oggetti interni idealizzati, hanno privato il bambino della graduale

interiorizzazione di esperienze come essere rassicurato, calmato e aiutato. Tali individui rimangono

così fissati su parti di oggetti arcaici, che ritrovano, per esempio, sotto forma di sostanze. La sostanza,

però, non serve come un sostituto di oggetti d’amore, o per una relazione con essi, ma come un sostituto

di un difetto nella struttura psicologica”. (Kohut, 1977 ).

Dunque la psicanalisi è giunta a considerare l’alcoldipendenza come un disturbo della personalità di

tipo preedipico di natura borderline e/o narcisistica.

Infatti i due tratti clinici dell’alcolista su cui gli psicanalisti pongono l’attenzione sono la perdita di

controllo e il craving. Ambedue questi tratti sono presenti nei pazienti borderline; il primo come incapacità

di controllare l’impulso del bere e il secondo quale sensazione spiacevole ma invadente di mancanza,

quello che i pazienti borderline descrivono come sensazione di vuoto che necessita di immediata e compulsiva

risoluzione attraverso comportamenti alloplastici (Hartocollis, Hartocollis, 1980).

Va infine ricordato che anche gli psicanalisti hanno cercato di delineare “una costellazione o pattern

di personalità comune alla maggior parte degli alcolisti e caratterizzante la personalità prealcolica” (Lisansky,

1960) e questo nel tentativo di riconoscere quei tratti che predispongono la persona all’alcoldipendenza

e non che ne siano la semplice conseguenza.

Treece e Khantzian (1986), ad esempio, hanno individuato alcune componenti caratterologiche che

starebbero alla base dell’abuso di alcol e delle altre droghe:

1.

basso livello di autostima a cui si accompagna una scarsa integrazione del Sè interno e delle immagini

oggettuali e che ha come conseguenza una seria difficoltà nella capacità introspettiva;

2.

carenze nel pensiero e nel giudizio collegate a meccanismi di difesa e di adattamento piuttosto rigidi;

3.

incapacità di esprimere e graduare emozioni e sentimenti, di affrontare e tollerare la sofferenza, di

attivare meccanismi di difesa adeguati alle circostanze.

Queste caratteristiche di personalità renderebbero l’individuo particolarmente vulnerabile e, in situazioni

di crisi, provocherebbero una inadeguata capacità di autogestione che si manifesta nella difficoltà

nel valutare le proprie capacità e di gestire le risorse. Così quando l’alcol fa sperimentare un soggettivo

beneficio o una parvenza di normalità funzionale può svilupparsi la dipendenza.

Un altro autore, Zimberg(1985), ritiene che negli alcolisti avvenga un conflitto tra bisogni di dipendenza

che non trovano soddisfazione e alla cui base sta un sentimento di inadeguatezza e bisogni di

controllo, che spesso si esprimono per difesa attraverso sentimenti di grandiosità. Zimberg ritiene che

l’alcol dunque ha lo scopo di placare l’ansia e di permettere lo strutturarsi artificioso di un’immagine

grandiosa di sè. Quando l’effetto dell’alcol svanisce emerge prepotente un sentimento di inadeguatezza.

Così l’alcolista cade in un circolo vizioso che lo porta ad usare nuovamente alcol.

Il contributo della teoria sistemica: prende le mosse dalla critica del cosiddetto “pensiero lineare”

che sta alla base di ogni analisi del fenomeno alcol. Il pensiero lineare va alla ricerca delle cause, delle

motivazioni profonde che producono condotte alcoliche secondo una visione deterministica e consequenziale

degli eventi di tipo causa-effetto. Questo produce un lavoro terapeutico centrato quasi esclusivamente

sul soggetto che viene considerato come malato (nel fisico o nella struttura di personalità) o

come deviante.

Pertanto è necessario formulare una diagnosi differenziale in rapporto all’alcolismo che tenga conto

dei vari aspetti della storia individuale del paziente e dei problemi connessi al bere in rapporto agli attuali

problemi fisici.In seguito alle informazioni raccolte nei vari ambiti (psicologico, sociale, fisico) si potrà discutere

con il paziente le modalità del trattamento ritenuto adeguato per lui e del “contratto terapeutico”.

Infine va sottolineato che un trattamento potrà avere successo solo se il soggetto riuscirà a maturare

una reale motivazione al cambiamento ed a mantenere l’astinenza dall’alcol.

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