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LA LETTURA DELL’IMMAGINE (PARTE SECONDA)

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Redazione- La lettura dell’immagine ha anch’essa un codice, che si impara a leggere da bambini. Per meglio chiarire, occorre sottolineare che l’immagine è condizionata dai contesti socio-culturali.

La lingua è viva e in continua evoluzione. Anche i linguaggi, oltre che essere plurali, si evolvono (v. linguaggio pittorico, scultoreo, architettonico, musicale, cinematografico etc.)

Honorè de Balzac racconta che nella Francia del XVII secolo, presso la corte del Re Sole, presentando un quadro raffigurante il paradiso terrestre, chiesero ai due figli del re, di 4 e 6 anni, di indicare Adamo ed Eva.  I prìncipi non seppero rispondere poiché in quella raffigurazione  il “primo uomo e la prima donna non erano vestiti”.

I due infanti non riuscirono a distinguere l’uomo Adamo e la donna Eva, ritratti in costumi adamitici, poiché, evidentemente, non avevano mai visto persone nude.

Attualmente con gli strumenti di comunicazione sempre più complessi, l’adulto deve acquisire conoscenza e coscienza delle proprie responsabilità nell’aiutare il bambino a discriminare i messaggi e le immagini dei mezzi di comunicazione di massa. Infatti assistiamo giorno dopo giorno ad un’invadente colonizzazione culturale da parte delle grandi aziende internazionali.
Agli inizi degli anni ’90 in un liceo artistico di Milano è stata condotta un’indagine. Gli studenti dovevano portare a scuola un’illustrazione di tre personaggi indimenticabili della loro infanzia: Cappuccetto Rosso, Robinson Crusoe e Biancaneve.
La produzione delle immagini relative ai primi due soggetti fu diversissima, seppure rispondente a perfetti canoni estetici televisivi; mentre quella su Biancaneve fu unanime: si trattava della Biancaneve di Walt Disney. Segno che lo stereotipo disneiano era/è imperante e che si può parlare di colonizzazione culturale da parte della Disney Corporation.
Tutto ciò non può non influire sulla capacità immaginativa e creativa dei giovani, che un tempo era fortemente alimentata attraverso il racconto orale il quale, di volta in volta, apporta/va qualche piccola modificazione, liberando così l’immaginazione dell’ascoltatore.

L’immagine ha anche una valenza pedagogica che si riflette inevitabilmente nei giochi destinati all’infanzia. Ecco dunque che, a fronte della Barbie siliconata e hollywoodiana, venduta in tutto l’Occidente e in cui si identificano milioni di bambine, nel mondo islamico è nata la sua antagonista, ovvero l’anti-Barbie. Si tratta di Razanne (Scintillante Modestia), sul mercato in versione preghiera, in versione insegnante e medico.
Le due bambole costituiscono il simbolo di due culture profondamente diverse ed antagoniste. La prima, quella occidentale, tesa ad uno sfrenato individualismo e consumismo, avendo smarrito il significato del suo credo evangelico e le sue radici; la seconda, islamica, la quale, seppure nelle sue contraddizioni e nel tragico fondamentalismo di alcune frange, concepisce ancora l’esistenza umana come missione, come impegno religioso e sociale.

Un tempo non vi erano i colori nella carta stampata. Pertanto i libri in bianco e in nero erano poco avvincenti agli occhi di un bimbo. Solo a metà del Novecento le tecniche tipografiche dell’editoria sono notevolmente migliorate e si è introdotto il colore anche nella stampa dei libri per i bambini/ragazzi.
Oggi i libri dedicati alla prima infanzia sono affascinanti, pieni di colori, di estro, di ingegno e di fantasia. Sono veri capolavori!

La psicanalisi ha sicuramente avuto un’influenza determinante sull’editoria per l’infanzia. Prima del suo avvento, nonostante la nostra storia sia profondamente permeata dal Cristianesimo, il bambino era poco considerato. Con la psicanalisi invece il bambino viene riconosciuto individuo, persona, degno fin dal suo concepimento. Ecco dunque da quel momento una produzione editoriale ed artistica di valore, tanto più che le scoperte scientifiche suffragavano le tesi pedagogiche dell’infanzia quale età dal grande potenziale cognitivo.

I bimbi di oggi sono molto più stimolati e seguiti di un tempo, ma noi adulti non abbiamo ancora preso abbastanza coscienza dell’influenza esercitata dalle immagini sull’accrescimento cognitivo e dell’impatto emotivo che suscita la loro lettura.
La nostra è l’epoca della “follia delle immagini”, come sostiene lo psichiatra Vittorino Andreoli.
Di qui il disordine psichico, il dolore, a volte lacerante, il disagio avvertiti dalle nuove generazioni.

Un tempo l’immagine è stata violentemente combattuta. Due grandi religioni monoteiste, il Giudaismo e l’Islamismo, ancora oggi rifiutano l’immagine per rappresentare il loro Dio. Il Cristianesimo, fatta eccezione degli Ortodossi, dei Copti e dei Protestanti, ha ereditato il culto per l’iconografia dal mondo pagano greco.  Già Papa Gregorio Magno (550), scrivendo al vescovo di Marsiglia, gli indicava di far uso delle pitture per insegnare i passi biblici ai fedeli, poiché questi ultimi non sapevano leggere a quel tempo.

Ma le immagini con tutta la vaghezza, la complessità e la molteplicità dei loro significati non possono essere lasciate all’interpretazione e all’iniziativa personale. Occorre un mediatore che le filtri. Nel passato il mediatore era il sacerdote. Oggi per l’infanzia la funzione di mediatore responsabile e cosciente dovrebbe svolgerla l’adulto: l’insegnante, l’educatore, in primis il genitore.

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