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LA COMUNICAZIONE INTERATTIVA NELLE SCIENZE SOCIALI-DOTT.SSA SILVANA DI FILIPPO

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Redazione-L’interscambio comunicativo interessa due persone, dotate entrambe di un sistema di ricezione, di un sistema di elaborazione e di un sistema di trasmissione.Il sistema ricevente è costituito dai cinque sensi: i recettori.La comunicazione interessa principalmente l’uso di due recettori sensoriali, gli occhi e le orecchie.Chi riceve un segnale in arrivo lo elabora. Ciò significa capire il messaggio ricevuto e dargli un significato.

L’attività di elaborazione consiste nel richiamare alla mente delle informazioni memorizzate, nel collegare al messaggio altre informazioni che abbiano attinenza con esso, nel riflettervi sopra, nel valutarlo e nel tradurlo in modo da renderlo coerente con il sistema di riferimento della persona che lo riceve. In quanto riceventi, noi selezioniamo alcune parti del messaggio in arrivo, ne ignoriamo altre e risistemiamo ciò che giunge alle nostre orecchie in strutture interpretabili. A questo punto, immancabilmente, formuliamo un messaggio di risposta. Parole, selezionate e atteggiamenti non verbali vengono trasmessi dagli “organi trasmittenti”: la voce, la bocca, le mani, gli occhi, ecc., in modo da poter essere ricevuti dall’altro partecipante al colloquio che a sua volta elabora il messaggio come base per poter formulare la sua risposta.

Mentre riceve, elabora e risponde a messaggi esterni , il partecipante al colloquio riceve, elabora e risponde anche a messaggi che nascono dal suo interno. Siamo infatti continuamente impegnati nel controllare cosa sentiamo dentro di noi fisicamente ed emotivamente. Il cervello agisce da centro di comunicazione, elaborando tutti i messaggi, interpretandoli e formulando una risposta adatta. Nel messaggio trasmesso, c’è un tipo di comunicazione che nasce come pensiero nella mente di uno dei partecipanti al colloquio. Avvenimenti ed esperienze non possono essere comunicati come tali. Devono essere tradotti in parole che “recano” una rappresentazione simbolica dell’esperienza.

Una volta ricevuta, l’esperienza deve essere ricostruita sulla base delle parole.

Il messaggio così come viene trasmesso è il pensiero o l’idea codificati nel modo di manifestarsi delle parole e dei gesti ( vi sono molteplici canali disponibili per la comunicazione ). Il pensiero, prima ancora di essere verbalizzato per la trasmissione, deve passare attraverso una serie di vagli interni. Un pensiero che, una volta codificato e trasmesso, molto probabilmente porta la persona che riceve il messaggio a rifiutare l’altro o a prenderlo in considerazione, ma a non comunicarlo verbalmente. A volte il pensiero viene represso per paura di rendere cosciente ciò di cui ci si vergogna, implicando così un rischio di autorifiuto, molto probabilmente non verrà codificato. Questi vagli di resistenza psicologica e di rimozione psichica bloccano la comunicazione di pensieri non esprimibili per cause emotive che provocano ansia.

La resistenza è la consapevole repressione di pensieri che chiederebbero di essere espressi. La rimozione invece indica che le barriere frapposte all’espressione di alcuni pensieri esistono al di sotto del livello della coscienza. I pensieri stessi vengono vagliati senza che la persona si renda conto che esistono o che sono censurati.

Il cliente può essere volenteroso e disponibile, ma anche incapace di comunicare alcune delle informazioni necessarie, degli atteggiamenti e dei sentimenti riguardanti la sua situazione. Alcuni fatti e sentimenti vengono e richiamati alla memoria per ridefinirli; alcuni sono stati rimossi così da essere completamente dimenticati. I lapsus freudiani sono quindi, esempi di pensieri che eludono i vagli e i filtri e che arrivano all’espressione.

Altri filtri inibiscono la codificazione di pensieri che turbano, se espressi,l’atmosfera della comunicazione. Imprecazioni e osservazioni dichiaratamente ostili vengono perciò a questo punto bloccate. I colloqui riguardanti comportamenti e atteggiamenti nei confronti dei quali esistono attese sociali forti ed inequivocabili, hanno a che fare con lo schermo della propria accettazione da parte degli altri.

Nel messaggio ricevuto possono nascere delle difficoltà nella trasmissione del discorso o possono esserci dei problemi per quanto riguarda la sua ricezione.

La persona alla quale è diretto può non riuscire a sentirlo perché ha un difetto all’udito, oppure a causa del livello troppo elevato di rumori, oppure ancora perché in quel momento è distratta e il suo ricevitore è sintonizzato su qualche altro messaggio interno o esterno. Ma supponiamo che le sue orecchie abbiano sentito perfettamente ciò che chi parla ha detto,la comunicazione non ancora avvenuta. Il messaggio in se stesso, così come è stato inviato, è soltanto una variabile che determina il messaggio ricevuto. La persona alla quale è rivolto il messaggio ha il suo bagaglio personale di barriere mentali, schermi e filtri che la proteggono dalla ricezione di messaggi che la rendono ansiosa o la mettono a disagio, o che minacciano la percezione favorevole che ha di se stessa, la sua pace psichica e la sua tranquillità. Essa può anche sentire con le sue orecchie quello che le viene detto ma non permettere mai al messaggio di raggiungere la sua mente. Il processo della percezione selettiva ci consente di ascoltare soltanto ciò che ci concediamo di sentire e solo nel modo in cui ci concediamo di farlo. Si è osservato che non esiste una percezione “pura”.

Ogni meccanismo di difesa costituisce un tipo diverso di distorsione del messaggio udito. Nella proiezione sentiamo il messaggio non nei termini in cui è stato comunicato, ma piuttosto nei termini in cui avremo voluto dirlo in quella situazione; nello spostamento attribuiamo ad una persona il messaggio trasmesso da un’altra, nella rimozione siamo sordi al messaggio che viene inviato e ne blocchiamo la ricezione; nella formazione reattiva sentiamo esattamente l’opposto del messaggio trasmesso. Questi processi mentali ci proteggono dal sentire cose fastidiose, dolorose o temibili.

Le aspettative nutrite dentro di noi aumentano poi le possibilità di distorsione della comunicazione ricevuta. Così non soltanto sentiamo ciò che decidiamo di ascoltare, ma addirittura ciò che ci aspettiamo di sentire, che sia stato detto o no.

I messaggi acquistano parte del loro significato in rapporto al contesto nel quale vengono formulati.

Tutti i messaggi vengono ricevuti attraverso variabili di intervento e di mediazione fornite dal centro di elaborazione della comunicazione. Il detto “ non c’è comunicazione senza interpretazione”, implica che il messaggio che noi alla fine riceviamo non è del tutto eguale a quello che era stato trasmesso.Noi classifichiamo, cataloghiamo e interpretiamo il messaggio in arrivo mettendolo in relazione ad esperienze ed apprendimenti avvenuti in passato. Il materiale ricevuto in modo selettivo viene poi organizzato in modo da ricercare il suo significato. Abbiamo bisogno di orientarci di fronte a qualsiasi situazione nella quale ci troviamo e per questo cerchiamo di trovare il senso di tutte le comunicazioni che riceviamo. Nel dare un significato, portiamo con noi gli schemi esplicativi che abbiamo appreso attraverso la nostra educazione e le esperienze che abbiamo vissuto.

Essi comprendono non soltanto i sistemi di credenze di tipo cognitivo, ma anche gli schemi di tipo affettivo, le idee che nutriamo riguardo al nostro rapporto col mondo e con le persone.

Durante un colloquio l’operatore investe una notevole dose si energia nell’elaborazione delle comunicazioni che ha ricevuto. Dopo che l’assistente ha decodificato ciò che ha udito, ma prima però di rispondere, cerca di capire il senso della comunicazione.Si tratta del procedimento diagnostico realizzato nel microcosmo.

La comunicazione interattiva si connota nel sociale,soprattutto quando esiste la possibilità di riuscire ad instaurare un rapporto.

Ogni tipo di comunicazione è interattiva e interrelazionale. Ogni persona nella rete delle comunicazioni influenza l’altro ed è a sua volta condizionata da costui. La natura del rapporto interpersonale fra i partecipanti in un sistema di comunicazione è quindi di notevole importanza. La comunicazione coinvolge non soltanto ciò che viene detto e sentito – il messaggio codificato, trasmesso, ricevuto, elaborato e decodificato – ma anche il contesto interpersonale nel quale si svolge questo processo. L’interazione emotiva fra le parti, nel procedere della comunicazione, influenza, positivamente, il processo della comunicazione stessa. L’interazione emotiva fra le persone è ciò che intendiamo con il termine “rapporto” quando lo usiamo nell’ambito del servizio sociale.

Se il rapporto è positivo, se c’è una buona atmosfera – rilassata, serena, fiduciosa, rispettosa, armoniosa, calda e psicologicamente sana – fra l’operatore e l’utente, entrambi sono probabilmente più recettivi nei confronti dei messaggi che si stanno inviando.

Se il rapporto è negativo, se c’è un’atmosfera sfavorevole – ostile, difensiva, impacciata, diffidente, scortese, non accettante, psicologicamente minacciosa – fra l’operatore e l’utente, il loro desiderio e la loro disponibilità ad ascoltare ciò che viene detto sono minori.

Il rapporto è il ponte che mette in comunicazione due persone. I messaggi passano al di là del ponte più o meno facilmente a seconda della natura dell’interazione emotiva esistente fra gli interlocutori.

In sé e per sé, tuttavia, un buon rapporto non realizza niente. E’ un potenziale da usare nella comunicazione, ma deve essere utilizzato in vista di questo fine. Il rapporto può poi anche essere intenso, entrambi i partecipanti possono parlare con scioltezza, spontaneità e facilità, ma se non c’è accordo sul fine e/o non c’è nessuno che si assuma la responsabilità di far sì che i partecipanti tengano gli occhi fissi sulla meta stabilita, allora il colloquio non potrà essere proficuo.

Ciò che aiuta non è tanto un rapporto che sia sempre gradevole, quanto piuttosto un tipo di rapporto che venga utilizzato attivamente per favorire lo scopo del colloquio, anche se far questo significa correre il rischio di una sfida, di un conflitto o di uno scontro. L’Assistente Sociale si sforza di essere utile più che di compiacere.

Un buon rapporto è auspicabile in ogni situazione di comunicazione, ma è particolarmente necessario nel campo del servizio sociale dove argomenti dolorosi di interesse personale costituiscono così di frequente il contenuto della comunicazione.[1]

La comunicazione può correttamente essere definita uno scambio di segni attraverso parole, immagini, gesti, tracce.

Il processo che realizza la comunicazione deve possedere alcune qualità particolari:

  • la prima è che la realizzazione deve essere interattiva; deve consentire a chi invia un messaggio di ricevere la risposta intorno agli effetti che questo ha provocato in chi lo ha ricevuto;
  • la seconda qualità del processo consiste nel fatto che essa deve avvenire all’interno di un clima di fiducia reciproca, di disponibilità cioè di accettazione della diversità dell’altro e di dare ad essa il sostegno della propria solidarietà;
  • la terza qualità è costituita dal carattere evocativo narrativo, della comunicazione interpersonale;
  • la quarta è data dal carattere orale e diretto, faccia a faccia della comunicazione.

(…)La comunicazione non riguarda solo i contenuti oggettivi ma anche i sentimenti, le sensazioni e le emozioni delle persone e, quindi, la sfera dei loro significati esistenziali. Questo significa che la comunicazione, in quanto è tesa a creare significati comuni, produce anche un orientamento esistenziale comune tra i comunicanti. l’affermazione che attraverso la comunicazione interattiva si creano dei significati comuni va intesa, quindi, nella sua accezione più ampia e, cioè, che essa, oltre ad aumentare la vicinanza psicologica e la conoscenza reciproca delle persone. [2]Bales ritiene che:”Anche in caso di riuscita soluzione di sotto-problemi possiamo presumere che c’è tutto un logorio di tensione… che esige un’attività periodica incentrata più o meno direttamente sul problema di ridistribuire le ricompense, frutto dell’attività produttiva, ai singoli membri del sistema, e di ristabilire il loro senso di solidarietà o d’integrazione con esso. In particolare noi riteniamo che probabilmente la necessità di controllare e modificare l’attività, per controllare la situazione esterna in modo produttivo, con cui si possa essere affrontato il problema situazionale”.[3]Bales propone di concepire il processo d’interazione come un continuo flusso di atti, parole, simboli, reazioni, gesti e così via. Questo flusso può scorrere rapido e tranquillo, oppure lento; può interrompersi completamente o frammentarsi tanto da richiedere un processo di “riparazione” perché la comunicazione possa continuare. Essa fluisce da un membro all’altro e da questo al primo, talvolta includendo tutti e talvolta solo una parte del gruppo, con il risultato che i vari canali di comunicazione possano entrare in azione in maniera assai disuguale. Ci si rappresenta quindi l’interazione come distribuita nel tempo e fra le persone. Inoltre essa è concepita come di tipo variabile – domande, affermazioni, effusioni di sentimenti e così via. C’è un altro elemento del pensiero di Bales che fa da complemento all’immagine attivistico-pragmatista di una naturale tendenza a risolvere problemi; elementi che potremmo definire il “principio dell’incertezza”. Questo principio afferma che ogni cambiamento causa un turbamento dello status quo, sbilancia un equilibrio, provoca un’incertezza (…) con cui fare i conti.[4]

La comunicazione è un fenomeno di interazione attraverso il quale gli individui si scambiano notizie o esperienze. Essa avviene mediante segni, che possono essere linguistici o non verbali.[5]

La comunicazione può assumere una valenza formale o informale.

Le comunicazioni formali riguardano il messaggio scritto ( es. documenti, lettere, verbali, resoconti, delibere ecc.). Esse consistono nel mettere per iscritto idee ed esperienze.

Le comunicazioni informali consistono nel discutere, conversare o praticare una conversazione interattiva o un colloquio.

Il processo di comunicazione può utilizzare entrambe le modalità ottenendo un mix.

Nella comunicazione interattiva esiste l’intesa verso una convergenza sempre più persuasiva e funzionale nella vita sociale stessa.

La comunicazione interattiva presuppone la riuscita al passaggio successivo che riguarda l’aspetto relazionale. Essa presuppone un linguaggio comune agli interlocutori, dotati di reciproci feed-back basati sulla comprensione e il rispetto reciproco. Gli interlocutori, in questa fase, possono interrompere, proseguire o revocare lo scambio. In tutti i casi, però è prevista la presenza fisica degli agenti. Viceversa, nella relazione strutturata, quest’ultima condizione s’intende superata attraverso una presenza facoltativa.

Il processo interattivo deve essere costantemente ispirato alla soluzione del problema. Appare evidente, però, che i flussi comunicativi non sono distribuiti tutti allo stesso modo,e che i canali diventano funzionali rispetto alla persona e al suo problema.

[6]

Bibliografia

Alfred Kadushin, Il Colloquio nel servizio sociale, Paragr. Comunicazione e rapporto, Astrolabio, Roma, 1980,p.29

Di Filippo Silvana, La forza del sociale nella comunicazione interattiva, Ed. Eco, Isola (Te), 2008,pp.91-95

Michael S. Olmsted, I gruppi sociali elementari, Ed. Il Mulino,1963, p. 116

Petrosino Rosaria Sonia, Loffredo editore , Napoli,1998, p.175

Pollo Mario , La costruzione di un progetto adolescenti, Ministero dell’Interno, Roma, 1996,p.68

Robert F. Bales, Interaction Process Analysis, Cambridge, mass, Addison-Wesley Press, 1950, p. 61

  1. Cfr. parg. Comunicazione e rapporto, p. 29,Alfred Kadushin, Il Colloquio nel servizio sociale, Astrolabio, Roma, 1980
  2. Cfr. Mario Pollo p.68,la costruzione di un progetto adolescenti,Ministero dell’Interno, Roma, 1996 ↑
  3. Robert F. Bales, Interaction Process Analysis, Cambridge, mass, Addison-Wesley Press, 1950, p. 61 ↑
  4. Cit. p. 116 Michael S. Olmsted, I gruppi sociali elementari, Ed. Il Mulino,1963. ↑
  5. Cfr. p. 175, Rosaria Sonia Petrosino, Loffredo editore , Napoli,1998. ↑
  6. Schema n. 24 in Op. S. Di Filippo, La forza del sociale nella comunicazione interattiva, Ed. Eco, Isola (Te), 2008,pp.91-95

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