Ultime Notizie

IPAZIA, DONNA DI SCIENZA

0 10.365

Redazione- Ipazia, donna del quinto secolo ad Alessandria d’Egitto, figlia di Teone Alessandrino un matematico greco dei più illustri in città. Grazie all’aiuto di suo padre, Ipazia divenne in grado di comprendere e ampliare gli studi dello stesso padre, tanto che si occupò anche di meccanica e scienze applicate.A lei si devono due invenzioni in particolare: l’astrolabio piano e l’aereometro.L’astolabio piano aveva due dischi metallici forati che ruotavano uno sopra l’altro grazie ad un perno, questo venne usato per calcolare il tempo e definire le posizioni del Sole e delle stelle.

L’aereometro invece serviva a calcolare il peso specifico dei liquidi, era un tubo con un peso in una estremità, a seconda di quanto il tubo affondava in un liquido era possibile leggere il peso specifico sulla scala graduata.

Succedette al padre nell’insegnamento presso il Museo di Alessandria d’Egitto già dal 393. Nonostante tutto, la sua cultura la rendevano una voce importante anche in un mondo dominato da uomini: molti la rispettavano ma altrettanti la temevano. Una donna che decideva di rimanere nubile per studiare e insegnare non era vista di buon occhio, in particolare dalla chiesa cristiana.

Scrisse varie opere di matematica e astronomia, oltre che di filosofia neoplatonica, le quali sono andate perdute. Fu maestra di  Sinèsio di Cirene, filosofo neoplatonico che dopo aver studiato ad Alessandria, si avvicinò poi agli gnostici. Ma Ipazia è conosciuta soprattutto per la sua tragica fine:

La distruzione dei templi ellenici voluta dall’imperatore Teodosio I è messa diligentemente in atto dal vescovo Teofilo. Questo attacco così altamente simbolico, è seguito da un breve periodo di tregua, che vede Ipazia ancora libera. A Teofilo, morto nel 412, succede il nipote Cirillo, dopo uno scontro pretestuoso fra ebrei e cristiani, caccia gli ebrei dalla città. I pagani sanno che il loro turno sta per arrivare quando, nel 414 il prefetto Oreste, estimatore di della donna e inviso al vescovo, viene aggredito da un gruppo di monaci e ferito. Il colpevole è condannato a morte, ma Cirillo lo proclama martire.Nel marzo 415, un gruppo di monaci si apposta vicino alla casa di Ipazia, in attesa del suo rientro. La trascinarono fino alla chiesa che prendeva il nome da Cesario; qui, strappatale la veste, la uccisero usando dei cocci. Dopo che l’ebbero smembrata, la portarono nel cosiddetto Cinerone, una sorte di grande formo e così cancellarono ogni traccia della donna.

La questione della libertà di pensiero femminile, e di azione, in rapporto all’autorità politica e religiosa resta scabrosa: Ipazia compare nel teatro e nel romanzo dell’Otto e del Novecento, forse anche perché facilmente le calzano i tratti della martire eroica, tanto più martire quanto più la sua autorevolezza intellettuale è indiscussa.Nel XXI sec. l’autonomia femminile, come quella della ricerca scientifica, resta contrastata dalla medesima autorità,

e Ipazia non cessa di ispirare saggi, romanzi e polemiche

 

Commenti

commenti

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.