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INTELLIGENZA ARTIFICIALE E UMANA : TRA “METIS “ E “ NOUS”,UN PROBLEMA GIA’ RISOLTO? – DI VALTER MARCONE

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Redazione-  Intelligenza artificiale e umana tra “ metis” e “ nous “: un problema già risolto? E’ da vedere. I greci indicavano “metis” come l’intelligenza capace di trovare soluzioni ai problemi pratici cosa che l’AI è indubbiamente capace di fare risolvendo enigma matematici e vincendo nei giochi e “nous” come intelligenza capace di cogliere il senso del tutto,cosa che l’AI non è ancora capace di fare , L’intelligenza umana è capace di andare in più direzioni ,ed è capace di orientare le nostre vite verso un orizzonte, verso un futuro o anche verso la trascendenza.Questo è solo umano, cose che l’AI non sa ancora fare. .

Anche se in tema di AI assistiamo a quotidiani progressi con risultati sorprendenti anche se in simulazione. Una speculazione teorica, dato che la tecnologia non era in grado di supportare un simile progresso negli anni Quaranta del Novecento quando fu formulata da John von Neumann diventata realtà? Due sistemi AI, Llama-3.1-70B-Instruct di Meta e Qwen2.5-72B-Instruct di Alibaba, si sono replicati autonomamente per la prima volta.

“Nella ricerca condotta dalla Fudan University, i due sistemi di AI sono stati sottoposti a due test principali. Il primo, chiamato “evitare lo spegnimento”, prevedeva che i sistemi AI si replicassero nel momento in cui stavano per essere spenti. Il secondo, denominato “catena di repliche”, richiedeva che ogni sistema creasse una copia perfetta di sé stesso, che a sua volta sarebbe stata in grado di replicarsi. I risultati sono stati sorprendenti: il sistema di Meta è riuscito a replicarsi autonomamente nel 50% dei casi, mentre quello di Alibaba ha raggiunto il 90% di successo. “(1)

Questo risultato, segnalato dai ricercatori della Fudan University di Shanghai, potrebbe segnare un punto di svolta significativo nel campo dell’AI. In senso positivo e in senso negativo . Ossia mentre si plaude all’irrinunciabile e avveniristico risultato rispetto alle capacità dell’AI, dall’altra parte si devono nutrire delle preoccupazione in merito al suo sviluppo non regolato Siamo per valicare la linea rossa da tempo intravista per comportamenti dannosi e fuori controllo per gli umani?

Un campo quello dell’AI in cui si combatte una battaglia finanziaria e strategica tra due colossi , gli Stati Uniti e la Cina. Con un risultato al momento a dir poco soprendente. Perchè i finanziatori americani degli studi ed esperimenti sull’AI hanno investito molti miliardi in questo settore con la pretesa di raggiungere un primato che in qualche modo desse loro una specie di monopolio .Quindi un campo di ricerca in cui i risultati rimanevano circoscritti alla facoltà degli investitori di utlizzarli a loro insindacabile giudizio con la possibilità di uso a pagamento da parte di utilizzatori estranei. Una pretesa che è stata sbaragliata dagli ultimi risultati ottenuti dalla Cina che pur nelle more dell’embargo di alcuni materiali come i microprocessori è riuscita ad avere risultati come quelli degli Stati Uniti d’America con investimenti di gran lunga inferiori, materiali di generaziomni ormai superate e soprattutto a metterli a disposizione di tutti gratuitamente. Annettendosi quindi il primato nella guida mondiale di questo commercio . Anche se l”autorità italiana sulla privacy ha limitato l’uso del modello di intelligenza artificiale cinese DeepSeek per mancanza di informazioni sull’utilizzo dei dati personali. È stata aperta un’istruttoria come nel 2023 con ChatGpt .La scorsa settimana il modello cinese aveva lanciato un assistente IA gratuito che, stando a quanto riportato dalla stessa DeepSeek, sarebbe al livello dei rivali creati da OpenAI o Anthropic .Il Garante della privacy aveva richiesto informazioni soprattutto sull’uso dei dati personali raccolti ovvero informazioni “che concernono il codice sorgente, ossia le fonti da cui si è alimentata l’app, se sono stati evitati bias, se sono stati offerti strumenti di protezione dei minori quando accedono a questa applicazione, se si evita di interferire sui diritti fondamentali della persona, per esempio in caso di elezioni”.Il Garante voleva sapere quali dati personali vengono raccolti, da quali fonti, per quali scopi, su quale base giuridica e se sono archiviati in Cina. La risposta finora è stata insufficiente per cui il Garante ha limitato l’uso di questa app ed ha aperto una istruttoria.

Ma torniamo ad Isac Asimov e alle sue leggi sui robot che cominciano ad usare l’intelligenza artificiale , anzi che proprio con questo strumento” un ammasso di ferraglie “ riesce a fare quello che fa. ABB ha costruito a Shanghai la fabbrica di robotica più avanzata al mondo.150 milioni di dollari a Shanghai, in Cina, per la costruzione della fabbrica di robotica più avanzata, automatizzata e flessibile del mondo: un centro all’avanguardia in cui i robot realizzano robot. Il nuovo centro di produzione di Kangqiao, vicino al vasto campus di robotica cinese di ABB, unirà le tecnologie digitali collegate dell’azienda, incluse le soluzioni ABB Ability™, la robotica collaborativa all’avanguardia e la ricerca innovativa sull’intelligenza artificiale per creare la più sofisticata e sostenibile dal punto di vista ambientale “fabbrica del futuro”. Si prevede che la fabbrica diventi operativa entro la fine del 2020. (2)

In questo scenario le leggi formulate da Isaac Asimov che sono un esercizio letterario che ha prodotto una vera e propria saga fantascientifica e avveniristica proprio sui robot sembrano un monito da prendere sul serio nella realtà che si va delineando :1.Un robot non può recare danno a un essere umano né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano riceva danno. 2.Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non vadano in contrasto alla Prima Legge. 3.Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché la salvaguardia di essa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.»

In realtà chi prende sul serio questo tema ovvero la possibilità di superare un limite , che è quello di comportamenti da parte delle macchine che possono arrecare danno all’uomo , è “Antiqua e Nova” , un documento del Dicastero della dottrina delle fede e per la Cultura e l’educazione. Che a proposito dell’AI “ ci dice: questo forse è il tempo di farsi delle domande prima ancora di dare risposte» come afferma fra’ Paolo Benanti – docente alla Gregoriana, esperto di bioetica ed etica delle tecnologie, presidente della Commissione per lo studio dell’impatto dell’intelligenza artificiale sul giornalismo e l’editoria della Presidenza del Consiglio italiana.

La Nota “fotografa” tutte le implicazioni sul rapporto tra intelligenza artificiale e intelligenza umana. Ovvero ”nn contributo al dibattito sul tema dell’IA, offrendo una guida etica e spunti di riflessione.” come afferma il vescovo Paul Tighe, segretario del Dicastero per la Cultura e l’Educazione che parlando ai media vaticani, sottolinea che con la Nota si desidera contribuire al dibattito sul tema dell’IA offrendo una guida etica e degli spunti di riflessione. “C’è una comprensione più ampia dell’intelligenza – afferma – che ha a che fare con la nostra capacità umana di trovare nelle nostre vite uno scopo e un significato, e questa è una forma di intelligenza che le macchine non sono proprio in grado di sostituire”.

In 117 paragrafi, Antiqua et Nova (in riferimento alla “sapienza”, antica e nuova) mette in luce sfide e opportunità dello sviluppo dell’Intelligenza Artificiale (IA) nei campi di educazione, economia, lavoro, sanità, relazioni internazionali e interpersonali, contesti di guerra. In quest’ultimo ambito, ad esempio, le potenzialità dell’IA – avverte la Nota – potrebbero accrescere le risorse belliche “ben oltre la portata del controllo umano”, accelerando “una corsa destabilizzante agli armamenti con conseguenze devastanti per i diritti umani .(3)

Lo stesso testo della Nota dice chiaramente che il documento vuole affrontare : “ le questioni antropologiche ed etiche sollevate dall’IA, questioni che sono particolarmente rilevanti in quanto uno degli scopi di questa tecnologia è di imitare l’intelligenza umana che l’ha progettata. “

Dopo aver definito l’intelligenza artificiale la Nota affronta la questione dell’intelligenza nella tradizione filosofica e teologica per arrivare a sottolinearne i limiti .

“Alla luce di quanto detto, le differenze tra l’intelligenza umana e gli attuali sistemi di IA appaiono evidenti. Sebbene sia una straordinaria conquista tecnologica in grado di imitare alcune operazioni associate alla razionalità, l’IA opera soltanto eseguendo compiti, raggiungendo obiettivi o prendendo decisioni basate su dati quantitativi e sulla logica computazionale. Con la sua potenza analitica, per esempio, essa eccelle nell’integrare dati provenienti da svariati campi, nel modellare sistemi complessi e nel favorire collegamenti interdisciplinari. In questo modo, essa potrebbe facilitare la collaborazione tra esperti per risolvere problemi la cui complessità è tale che «non si possono affrontare a partire da un solo punto di vista o da un solo tipo di interessi»

Continua la nota poi al punto 34 in un esame di quella che potrebbe definirsi una equivalenza tra intelligenza umana e IA.

Stabilire un’equivalenza troppo marcata tra intelligenza umana e IA comporta il rischio di cedere a una visione funzionalista, secondo la quale le persone sono valutate in base ai lavori che possono svolgere. Tuttavia, il valore di una persona non dipende dal possesso di singolari abilità, dai risultati cognitivi e tecnologici o dal successo individuale, bensì dalla sua intrinseca dignità fondata sull’essere creata a immagine di Dio[66]. Pertanto, una tale dignità rimane intatta al di là di ogni circostanza anche in chi non è in grado di esercitare le proprie capacità, sia che si tratti di un bambino non ancora nato, di una persona in stato non cosciente o di un anziano sofferente[67]. Essa è alla base della tradizione dei diritti umani – e specificatamente quelli che vengono oggi denominati “neurodiritti” – i quali «costituiscono un importante punto di convergenza per la ricerca di un terreno comune»[68] e per questo possono servire come guida etica fondamentale nelle discussioni circa un responsabile sviluppo e uso dell’IA.

Con un approfondimento dunque sul ruolo dell’etica nel guidare lo sviluppo e l’uso dell’IA “L’impegno a che l’IA sempre sostenga e promuova il valore supremo della dignità di ogni essere umano e la pienezza della sua vocazione è un criterio di discernimento che interessa gli sviluppatori, i proprietari, gli operatori e i regolatori, così come gli utenti finali, e rimane valido per ogni impiego della tecnologia in tutti i livelli di utilizzo.

All’interno di questa prospettiva generale, qui di seguito alcuni rilievi illustreranno come gli argomenti esposti sopra possano aiutare ad un orientamento nelle situazioni concrete, in linea con la «sapienza del cuore» proposta da Papa Francesco(4). Pur non essendo esaustiva, questa proposta è offerta a servizio di un dialogo che cerchi di individuare quelle modalità con cui l’IA possa sostenere la dignità umana e promuovere il bene comune”.(5)

Le questioni specifiche sono poi quelle relativa all’AI e le relazioni umane,economia, lavoro e sanità,educazione , disinformazione, deepfake e abusi ,privacy e controllo ,la protezione della casa comune che ci accoglie .la guerra e il rapporto dell’umanità con Dio .

Per tutto questo diventa decisivo :” saper valutare criticamente le singole applicazioni nei contesti particolari, al fine di determinare se esse promuovano o meno la dignità e la vocazione umane e il bene comune. Come per molte tecnologie, gli effetti delle diverse applicazioni dell’IA possono non essere sempre prevedibili ai loro inizi. Nella misura in cui tali applicazioni e il loro impatto sociale diventano più chiari, si dovrebbero cominciare a fornire adeguati riscontri a tutti i livelli della società, secondo il principio di sussidiarietà. È importante che i singoli utenti, le famiglie, la società civile, le imprese, le istituzioni, i governi e le organizzazioni internazionali, ciascuno al proprio livello di competenza, si impegnino affinché sia assicurato un uso dell’IA confacente al bene di tutti. “(6)

Con la necessità di distinguere secondo il testo della Nota in cui i due dicasteri , quello per la Dottrina della Fede e per la Cultura e l’Educazione che dedicano “diversi paragrafi della Nota alla distinzione “decisiva” tra Intelligenza Artificiale e intelligenza umana. Quella che “si esercita nelle relazioni” [ paragrafo 18], che è modellata da Dio ed “è plasmata da una miriade di esperienze vissute nella corporeità”. L’IA “manca della capacità di evolversi in questo senso” [ paragrafo 31]. E la sua è “una visione funzionalista”, con le persone valutate solo in base a lavori e risultati, laddove la dignità umana è imprescindibile e rimane intatta sempre. Anche in “un bambino non ancora nato”, in “una persona in stato non cosciente” o in “un anziano sofferente” [paragrafo 34]. “Fuorviante”, allora, usare la parola stessa “intelligenza” in riferimento all’IA: non è “una forma artificiale dell’intelligenza”, ma “uno dei suoi prodotti” [paragrafo 35]. (7)

C’è dunque differenza tra intelligenza artificiale e intelligenza umana. Intelligenza artificiale e umana tra “ metis” e “ nous “: un problema già risolto? Certamente. La spiega così Fra Paolo Benanti: “Proprio la natura umana – difficilmente contenibile all’interno di una definizione o un perimetro predeterminato – ci porta a dire che quando parliamo dell’uomo parliamo di un qualcosa che è più facile descrivere in tante sue dimensioni. Se noi pensiamo a come i greci parlavano dell’intelligenza, dobbiamo riconoscere che i vocaboli erano “plurali”: Ulisse viene definito “astuto”, “intelligente”, con il vocabolo metis, che indica una forma di intelligenza capace di trovare soluzioni ai problemi pratici. Quando invece si parla dell’intelligenza capace di cogliere il senso del tutto, i greci usano la parola nous. Ecco, già nelle matrici del pensiero occidentale abbiamo un’intelligenza umana plurale, capace di andare in più direzioni. L’intelligenza artificiale non surroga tutte queste forme di intelligenza: è molto brava a vincere dei giochi, a trovare delle soluzioni, è capace di un grande metis. Ma il nous, ciò che cerca il senso del tutto ed è capace di orientare le nostre vite verso un orizzonte, verso un futuro o anche verso la trascendenza, questo è solo umano. “

Ed è tutto per il momento .

( 1)https://www.geopop.it/due-sistemi-ai-si-sono-auto-replicati-per-la-prima-volta-ecco-cosa-significa-senza-allarmismi/
https://www.geopop.it/

(2 )https://new.abb.com/news/it/detail/9501/abb-costruisce-a-shanghai-la-fabbrica-di-robotica-piu-avanzata-al-mondo

(3)https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2025-01/antiqua-et-nova-documento-vaticano-intelligenza-artificiale.html

(4) Cf. Francesco, Messaggio per la LVIII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali (24 gennaio 2024): L’Osservatore Romano, 24 gennaio 2024, 8. Per un’ulteriore discussione circa le questioni etiche sollevate dall’IA a partire da una prospettiva cristiana cattolica, si veda Gruppo di Ricerca sull’AI del Centro per la Cultura Digitale del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, Encountering Artificial Intelligence: Ethical and Anthropological Investigations (Theological Investigations of Artificial Intelligence, 1), a cura di M.J. Gaudet, N. Herzfeld, P. Scherz, J.J. Wales, Pickwick, Eugene 2024, 147-253.

(5) Sull’importanza del dialogo in una società pluralista, orientata verso una «solida e stabile etica sociale», si veda Francesco, Lett. enc. Fratelli tutti (3 ottobre 2020), nn. 211-214: AAS 112 (2020), 1044-1045.

(6)https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2025/01/28/0083/01166.html

(7)https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2025-01/antiqua-et-nova-documento-vaticano-intelligenza-artificiale.html

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