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“IL POSER DELLA LIBERTÀ” UN RACCONTO DI ALESSANDRA DELLA QUERCIA

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Redazione- Carissimi lettori e carissime lettrici, con grande piacere condivido con voi il seguente racconto, intitolato “Il poser della libertà”, con cui sono stata selezionata nell’ambito del Concorso Letterario Nazionale “Racconti di Libertà 2023”. A voi il testo.

“In molti si autoproclamano “paladini della libertà”, ignorando sovente il reale significato di questo concetto incredibilmente abusato e, a mio modesto avviso, da ben pochi compreso nella sua interezza. Steve era esattamente così: inneggiava all’anticonformismo, si definiva “contro il sistema” che reputava pullulante di insulse marionette nelle mani di abili burattinai. Non perdeva occasione per enfatizzare il suo essere diverso dagli altri, vantandosi di possedere una mente fervida, aperta e avanguardistica. Ogni volta che si trovava a dialogare con qualcuno millantava chissà quante gesta rivoluzionarie che, a suo avviso, avrebbe compiuto mettendo in crisi le credenze tradizionali e lasciando di stucco chi era abituato a sottostare alle leggi comuni, imposte dai cosiddetti “ordini superiori”. Scriveva libri, componeva musica, sosteneva associazioni che si battevano per l’uguaglianza dei diritti sociali e teneva addirittura convegni in cui condivideva le sue visioni fuori dai canoni ed in cui ribadiva il suo secco rifiuto di essere etichettato in categorie standardizzate, rivendicando la ferma volontà di dire no a tutto ciò che potesse tarpare le ali all’animo umano. A lui si rivolgevano orde di fans scatenati che lo idolatravano, concependolo quasi come una divinità e come quel guru capace di illuminare il loro percorso esistenziale.

Una sera di giugno, impreziosita da un corposo manto di stelle e da una location di spettacolare bellezza che ricordava un dipinto di Van Gogh, si teneva il suo primo concerto della stagione estiva. Tra la folla impazzita, che intonava i suoi pezzi a squarciagola, Steve notò una fanciulla interessante e abbigliata in modo eccentrico che li ascoltava estasiata, socchiudendo gli occhi e abbandonandosi con leggiadria alle note che fluivano impetuose nell’aria afosa e velata di puro mistero. Lei spiccava tra tutti poiché sprigionava una luce carismatica e Steve ne rimase abbagliato al punto da iniziare a rivolgerle sguardi diretti e penetranti come una Katana, rinomata spada giapponese usata dai Samurai. Appena terminata l’esibizione scese dal palco dirigendosi, con piglio disinvolto e deciso, verso di lei che era immersa nei suoi indecifrabili pensieri, avventurandosi con la mente in chissà quali meravigliosi orizzonti. Con una simpatica freddura sciolse il ghiaccio e, dopo brevi convenevoli si presentò alla donzella, scoprendo il suo nome e la sua provenienza: si chiamava Sophie ed era una ragazza francese che si era allontanata per qualche giorno dalla prestigiosa Università “La Sorbona”, in cui studiava con profitto alla Facoltà di Psicologia, e aveva deciso di fare una breve vacanza alla ricerca dei talenti più promettenti d’Oltralpe. Essendo estremamente curiosa, prima di partire, aveva fatto una ricerca online ed era giunta a conoscenza di Steve, artista emergente estroso e poliedrico, che sperava di incontrare dal vivo. Lui, pur non avendo mai visto prima di allora Sophie, ne captava l’immenso potenziale ed era convinto del fatto che lei potesse celare qualche affascinante talento. Non volle attendere troppo nel farsi avanti, sicuro di esser stato immediatamente trafitto al cuore dalla freccia di Cupido non appena aveva scorto gli incantevoli occhi cerulei di quella futura psicologa. Le propose quindi di bere qualcosa insieme, lei glissò, lui ci rimase un po’ male, ma si disse che forse era stato un tantino precipitoso nel partire in quarta. Fece, dunque una battuta d’arresto, salutandola con l’auspicio di rivederla il prima possibile. Lei era contenta: aveva appena dialogato con un uomo che pareva mettere tutto se stesso per promuovere a gran voce la libertà di pensiero, sua e del prossimo. Non si era tirata indietro alla sua compagnia, voleva semplicemente studiarlo per bene prima di aprire i suoi cancelli, ben serrati e di cui era arduo trovare la chiave giusta. Steve, una volta tornato a casa, non faceva altro che pensare a lei e lei era disposta a concedergli uno spiraglio. Si incontrarono di lì a poco e per vari giorni, come due scie di un aereo che si incrociano nel momento perfetto. Il loro era un appuntamento implicito: senza accordarsi sapevano che non potevano mancare in quell’esatto posto ed in quell’esatta ora. Passeggiavano in lungo e in largo, costeggiando i giardini più fioriti della città e raccontandosi senza filtri. Steve era di natura scostante e si annoiava facilmente, ma con Sophie accadeva un miracolo: la ascoltava ammaliato per ore, mentre lei lo erudiva sui meccanismi più segreti della psiche. Rimaneva come rapito dalle sue elucubrazioni, oltre che dalla sua esteriorità che rispecchiava la tipologia fisica di donna che lo seduceva irresistibilmente. Tant’è che una mattina le disse: “Sai, devo confessarti che quando ti vedo vengo come colpito dalla Sindrome di Stendhal! Davanti alle opere d’arte mi struggo.” Lei chiese: “Perché? Mi ritieni un’opera d’arte?” E lui: “Sì, sia fisicamente che mentalmente.” Lei sperava di nutrirsi altrettanto di lui, ma più ci parlava e più restava delusa perché non le sembrava poi così distante da tutta quella gente “massificata e omologata” che tanto criticava e stigmatizzava nei suoi testi e nei suoi proclami. È risaputo che non è tutto oro quello che luccica: era acclarato che Steve e Sophie conversassero piacevolmente e con naturalezza, ma lei avvertiva come delle incongruenze in lui. A lei pareva indubbiamente una persona brava e perbene, ma non così evoluta spiritualmente e con delle punte evidenti di ingenuità. La prova schiacciante la ottenne quando toccarono degli argomenti più intimi e personali. Lui non si capacitava del fatto che lei non bramasse nel convolare a “giuste nozze”, come gran parte delle donne del pianeta. Lei cercò di spiegarglielo, ma senza allungare troppo il brodo perché, forte degli esaurienti insegnamenti dei suoi ottimi professori universitari e delle perle filosofiche che divorava quotidianamente, sapeva perfettamente che la vita non va mai spiegata: ognuno ha un proprio percorso esistenziale e cova in sé obiettivi e desideri diversi. Che poi in molti aspirino ad una determinata cosa non significa che quella cosa sia la più giusta o che possa gratificare chiunque. D’altronde, Sophie appoggiava appieno le idee espresse dal cantante John Lennon nel seguente passaggio di una sua celebre riflessione: “Ci hanno fatto credere in una formula chiamata “due in uno”: due persone che pensano uguale, agiscono uguale, che solamente questo poteva funzionare. Non ci hanno detto che questo ha un nome: annullamento. Che solamente essere individui con una propria personalità ci permette di avere un rapporto sano. Ci hanno fatto credere che il matrimonio è d’obbligo e che i desideri fuori tempo devono essere repressi. Ci hanno fatto credere che esiste un’unica formula per la felicità, la stessa per tutti, e quelli che cercano di svincolarsene sono condannati all’emarginazione. Non ci hanno detto che queste formule non funzionano, frustrano le persone, sono alienanti, e che ci sono altre alternative. Ah, non ci hanno nemmeno detto che nessuno mai ci dirà tutto ciò. Ognuno di noi lo scoprirà da sé.” Sophie si cibava di emozioni sublimi, donando il suo tempo a chi reputava degno delle sue attenzioni, ma non aveva mai covato in sé quella smania di contrattualizzare il tutto, poiché per lei i sentimenti più veri e potenti son quelli che si confermano ogni giorno, non quelli che devono esistere e persistere perché si è giurato e firmato questo. Steve appariva attonito: quando si toccavano tematiche scomode, ella percepiva una sua non reale comprensione nei riguardi dei punti di vista divergenti dai suoi. Lui era alla spasmodica ricerca di una compagna, Sophie percepiva nettamente il suo bisogno, al punto tale che si convinse addirittura del fatto che forse, e sottolineo forse, a lui sarebbe andato bene qualunque essere di sesso femminile. L’accontentarsi, però, non equivaleva ad amare una persona, bensì l’opposto. Magari sbagliava, magari lui non era così superficiale, ma l’impressione che dava mentre liquidava con luoghi comuni certe questioni era quella. Lui, forse in fondo, aspirava a sistemarsi con lei e, captando il suo diniego, la accusava del suo atteggiamento di donna libera e sincera, tentando quasi di farla sentire in colpa. Lei, però, aveva le spalle larghe: da sempre era stata giudicata e incompresa per la sua scelta di condurre un’esistenza ricca di sapore e colore, all’insegna dei sogni e delle passioni, e non di spegnersi per scelte imposte da altri, quindi le scivolava di dosso qualsiasi critica, che reputava puerile poiché era conscia di non essere affatto sbagliata. Steve, inoltre, bollava come errate anche le cose più banali, come le divergenze di abitudini e di gusti riguardanti gli ambiti più disparati. Sophie, ad esempio, non amava andare al ristorante, preferendo mangiare in luoghi meno caotici e più raccolti, come in casa o immersa nella natura, e lui non riusciva a capire il perché e non accettava questa sua opinione. Per Sophie erano bazzecole, ma Steve si incaponiva e sbraitava contrariato: “Eh, ma se uno vuole portarti fuori a cena come si fa?”. Non arrivava a cogliere il senso e si fissava su dei dettagli sciocchi, ignorando la vastità di questioni notevolmente più rilevanti e lei, dentro di sé, si ripeteva: “Ah, caro Steve, se ti dovessi elencare tutte le cose che non condivido di te faremmo notte, ma le rispetto perché sui gusti non posso, né voglio sindacare! Chi sono io per sentenziare? Ognuno ha il sacrosanto diritto di agire come ritiene più opportuno!” Lui, osservando il cambio di espressione di Sophie, si rese conto di aver commesso delle gaffes e tentò di aggiustare il tiro, sfoderando il suo lato più spiritoso e simpatico, ma lei ormai aveva scoperto la reale personalità di Steve, che identificò come un poser, ossia chi si riempie la bocca di frasi fatte su determinati argomenti, conoscendone poco o niente. In buona sostanza, qualcuno che finge di essere qualcosa che non è. Si erano ripromessi di tenersi in contatto una volta terminato il soggiorno in Italia di lei e così fu. Restarono in buoni rapporti, Steve anelava ad intrecciare un legame, ma in Sophie non scattò nulla di particolare perché Steve non era quell’uomo ribelle e tenace che voleva far credere, bensì era un “Poser della Libertà”, faceva tanto il riformista e l’open minded della situazione, ma in realtà era ingabbiato in schemi e pregiudizi come, o forse anche più, di tanti altri.”

 

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