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IL DALTONISMO NELL’ARTE DI VAN GOGH

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Le leggi dei colori sono inesprimibilmente belle, proprio perché non sono dovute al caso.

Vincent Van Gogh

Il daltonismo

Redazione- Il daltonismo è un difetto di natura genetica, consiste nell’incapacità di distinguere i colori a livello visivo, solitamente a causa di un’alterazione delle strutture fotosensibili a livello della retina. Si stima che circa il 8% degli uomini e lo 0,4% delle donne ne siano colpiti, in varie forme.

Il termine “daltonismo” deriva dal chimico John Dalton, che studiò su sé stesso il problema, vista la sua cecità cromatica.

Esistono più forme di daltonismo:

Pronatopia se non si percepisce il colore rosso e protanomalia in caso di scarsa visione.
Deuteranopia se non si percepisce il colore verde e deuteranomalia se si ha una scarsa visione.
Tritanopia se non si percepisce il blu e tritanomalia in caso di scarsa visione di questo.

La più comune riguarda lo spettro dei colori rosso-verde, chi ne è colpito solitamente non distingue i due, considerate le loro lunghezze d’onda, i soggetti le percepiscono come uguali.

Generalmente è una caratteristica di tipo ereditario, anche se con determinate condizioni può insorgere anche nel corso delle vita, in questi casi viene definito “daltonismo acquisito”, può essere il risultato di vari traumi, patologie a carico dell’occhio o abuso di alcolici.

Il daltonismo di Van Gogh

Van Gogh come artista e pittore è considerato un rivoluzionario dell’arte, in particolar modo per l’utilizzo dei colori all’interno dei suoi quadri, alcuni accostamenti dei suoi colori, sono stati ritenuti così particolari da dare il via ad uno studio apposito, e far pensare che l’artista avesse una visione distorta di alcuni di questi.

Kazunori Asada, scienziato giapponese, medico e poeta, ha elaborato diverse teorie, dove sostiene che il famoso pittore di girasoli fosse affetto da daltonismo. Queste teorie sono basate su alcuni esperimenti fatti da Asada utilizzando un simulatore che permette di vedere i colori esattamente come li percepiscono i daltonici, utilizzando una luce filtrata otticamente per fornire uno spettro di luce modificata (Vision Camera a colori Experience), a prescindere dalla forma da cui sono colpiti o se hanno altri tipi di disturbi legati alla percezione dei colori.

L’ipotesi più sicura è che Van Gogh potesse avere una forma di daltonismo, per cui doveva vedere prevalentemente molti oggetti di colore giallo. Questo spiegherebbe la continua presenza di questo colore che caratterizzava i suoi quadri. C’è chi addirittura sostiene andasse così pazzo per il giallo da  mangiare il colore dai tubetti di vernice. L’unica incognita è la possibilità del fatto  che il suo disturbo possa non essere stato per cause ereditarie, ma per l’abuso di alcolici e assenzio in particolare, (L’assenzio era diffusissimo in Francia a metà ‘800, usato da tantissimi artisti oltre a Van Gogh, come Modigliani, Gaurin e Tolouse-Loutrec) o per la continua esposizione a materiali tossici, con cui venivano lavorati i colori per dipingere (es: Cromo), in questo caso allora, viene citata una patologia particolare, la xantopsia. Questa infatti ha come effetto collaterale la visione continua del colore giallo su oggetti che non lo sono.

Nel 1889, entrò volontariamente nell’ospedale psichiatrico di Saint-Paul-de-Mausole. La diagnosi della clinica fu di epilessia: i medici gli somministrarono la digitale che pare accentuò il disturbo della xantopsia.

Opere principali che proverebbero questi disturbi sono: Esterno di Caffè di notte, 1888;  I Girasoli, 1889 insieme a molte altre.

L’influenza dei difetti di visione dei colori sull’arte pittorica è stata studiata usando tre metodi:

1) Da un punto di vista teorico, le possibilità di scelta del pittore daltonico sono determinate dalla natura della sua percezione del colore. Gli errori caratteristici derivano dal fatto che deve scegliere tra molte tonalità che sono diverse da un individuo normale ma che gli sembrano tutte uguali.

2) La valutazione dei casi clinici di pittori con discrocromatopsia ha dimostrato che il pittore daltonico commette errori in base al tipo di difetto del colore; e se esegue diverse copie dello stesso modello, commette errori diversi ad ogni tentativo;

3) Studi recenti nella storia dell’arte hanno dimostrato che solo il romantico incisore Meryon era definitivamente carente di colore.

Il problema delle relazioni tra le discromatopsie congenite o acquisite e l’arte pittorica sembra molto complesso e occorre fare molta attenzione quando si fanno deduzioni e si avanzano ipotesi, la conclusione è che in realtà non si hanno prove dei disturbi visivi di Van Gogh, ma senza dubbio si può dedurre la grande passione per il colore giallo, per lui evidente veicolo di felicità.

“Supponiamo che io debba dipingere un paesaggio autunnale, degli alberi con foglie gialle. Bene. Che differenza fa se lo concepisco come una sinfonia in giallo, e che il mio giallo fondamentale sia o no il giallo delle foglie? Ciò aggiunge o toglie ben poco: molto dipende, e direi anzi che tutto dipende, dal sentimento che provo dell’infinita varietà di toni di un’unica famiglia.”

Vincent Van Gogh

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