DONNE E DIRITTI DI GENERE: SESSISMO IN POLITICA, NEI SOCIALS, NELLA VITA DI OGNI GIORNO
Redazione- “In Italia c’è un grandissimo problema di consapevolezza del sessismo”, afferma Lorenzo Gasparrini,filosofo e attivista nella difesa delle donne (1) “E’ una parola molto diffusa e inflazionata e tutti pensano di sapere cosa sia, ma purtroppo non è così”. Da anni Gasparrini evidenza come il sessismo sia uno strumento di sopraffazione che si usa tranquillamente nel linguaggio quotidiano, spesso inconsapevolmente. “Questo non giustifica il suo uso”, ribadisce il filosofo. “Spesso usiamo frasi sessiste senza nemmeno renderci conto di quale forza agiamo, di quale leva pericolosa stiamo attivando”. Infatti, secondo Lorenzo Gasparrini, è facile essere agenti inconsapevoli di sessismo, dal momento che, sin da ragazzini, impariamo che ci sono cose da maschi e cose da femmine. “Ad esempio, quando la mamma dice di non fare la femminuccia o, viceversa, il maschiaccio. Così si cresce con costruzioni monolitiche di cosa siano femminilità e mascolinità. O sei quel tipo di donna o sei sbagliata, o sei quel tipo di uomo o sei sbagliato”, conclude Lorenzo Gasparrini.
Sui social, quasi un contenuto su quattro che ha come argomento “donne e diritti di genere” offende, discrimina o incita all’odio contro le donne (o una donna in particolare).Amnisty International ha recentemente pubblicato una ricerca , la terza sui discorsi d’odio sui social media, che ha preso in analisi i contenuti relativi a 20 personaggi noti italiani, 10 donne e 10 uomini. Tra questi Chiara Ferragni, Roberto Saviano, Laura Boldrini, Tiziano Ferro, Giorgia Meloni, Gad Lerner, Vladimir Luxuria, Saverio Tommasi e altri. I risultati hanno evidenziato che quasi 1 contenuto su 4 su “donne e diritti di genere” offende, discrimina o incita all’odio contro le donne (o una donna in particolare). 1 commento sessista su 4 ha per tema le donne e i diritti di genere. I contenuti che generano più commenti sessisti, oltre a quelli su “donne e diritti di genere”, hanno per argomento principale l’influencer stesso (20,2 per cento), poi “immigrazione” (19,6 per cento) e, infine, minoranze religiose (15,5 per cento).
Il vocabolario Treccani spiega che il sessismo è un :” Termine coniato nell’ambito dei movimenti femministi degli anni Sessanta del Novecento per indicare l’atteggiamento di chi (uomo o donna) tende a giustificare, promuovere o difendere l’idea dell’inferiorità del sesso femminile rispetto a quello maschile e la conseguente discriminazione operata nei confronti delle donne in campo sociopolitico, culturale, professionale, o semplicemente interpersonale; anche, con significato più generale, tendenza a discriminare qualcuno in base al sesso di appartenenza.”
Il sessismo contro le donne nella sua forma estrema è conosciuto come misoginia , che significa “odio verso le femmine”. Tuttavia il termine sessismo viene coniato dalle femministe statunitensi verso la fine degli anni Sessanta in opposizione al termine misoginia. Laddove infatti il termine misoginia rinvia a motivazioni psicologiche, il termine sessismo (coniato sulla falsariga di razzismo), vuole sottolineare il carattere sociale e politico di questo sistema: degli argomenti di tipo biologico (il sesso per le donne, il colore della pelle per i “non-bianchi”), sono stati storicamente usati per giustificare sistemi di discriminazione, subordinazione e devalorizzazione.
E’ quello che ci offre la cronaca oggi come racconta Askanews (2) sfiora la misoginia : “Raffaelle Morelli, Vittorio Sgarbi e adesso anche Cesare Cremonini. Negli ultimi giorni sui social non si parla d’altro e delle loro pubbliche battute di dubbio gusto che hanno scatenato la rivolta dei follower, meritandosi le accuse di “maschilismo”, “razzismo”, “xenofobia”.
E’ proprio sui social media che messaggi di odio, sessismo e discriminazioni di solito trovano terreno fertile. Ma a leggere il dibattito e le critiche sul web, sembrano tutti scandalizzati dalle frasi e dai comportamenti degli accusati. La rete, compatta, li ha messi alla gogna e scalano la vetta dei trending topic.
Cremonini, ospite della trasmissione “E poi c’è Cattelan” su Sky, ha parlato della sua colf moldava che ha deciso di ribattezzare “Emilia”, ha raccontato, in onore del suo essere emiliano, rivendicando poi il fatto di poterla chiamare come vuole “perché la paga”. Una frase che ha scatenato una bufera di insulti, salvo poi il tentativo di salvare la situazione pubblicando un video su Instagram in cui scherza e balla con la ‘Emilia’ in questione.
Diverso il caso del noto psichiatra Raffaele Morelli e delle sue frasi sull’importanza del femminile: “Se una donna non suscita il desiderio quando esce di casa deve preoccuparsi” aveva detto a RTL. Il femminile, categoria psicoanalitica, ancorato però solo allo sguardo degli uomini. Incalzato in diretta radiofonica su Tg Zero di Radio Capital dalla scrittrice Michela Murgia su questo tema, è sbottato: “Stai Zitta!”…
Infine ciliegina sulla torta, Vittorio Sgarbi, portato via di forza dall’aula della Camera da cui era stato espulso per i gravi insulti alla magistratura e quelli, pesanti e insubbiamente sessisti, rivolti alla vicepresidente Mara Carfagna e alla deputata Giusi Bartolozzi. Parole irripetibili “i
Dunque in un tempo ricco di casi di cronaca che narrano di molti guasti nei comportamenti nei confronti delle donne fino ad arrivare alla violenza fisica e all’omicidio le offese attraverso i social, di ingiurie vanno derubricate a “ comportamento misogino” che esprime ,( una patologia ma non per questo giustificabile ) ovvero una visione molto estremizzata dei ruoli e ogni minimo accenno delle donne di uscire da questo schema viene bloccato o ferocemente attaccato.Per questo comportamento non si tratta di questioni legate all’intelligenza di una persona o solo alla sua educazione, ma si tratta di radici che sprofondano nell’inconscio.
Secondo Sigmund Freud l’omosessualità è la chiave del fenomeno: l’incapacità di accettare la propria libido e di nasconderla a se stessi fa scattare l’odio negli uomini che vorrebbero esser nei panni delle donne, e negli omosessuali che, non potendo ammettere apertamente il loro desiderio, finiscono con l’impersonare la volpe de “La volpe e l’uva”.
Ma non possiamo accontentarci della spiegazione seppure affascinante di Freud. Il sessismo è una danno, un vulnus alla nostra società, alla nostra vita e alle nostre relazioni .E’ un problema molto serio che la nostra convivenza sociale si trova ad affrontare . Perchè in genere, il misogino dimostra il suo odio verso le donne con comportamenti scorretti e astiosi, anche se non si escludono atti di violenza psicologica e fisica . ( che fa pendere la bilancia in modo estremamente negativo stando al numero di violenze e di femminicidi che si registrano ogni anno ) . Assume un atteggiamento di disprezzo nei confronti delle donne in modo sottile e subdolo; sottovaluta, disistima e svilisce le donne, fisicamente o psicologicamente, ritenendole inferiori e di poco contro in quanto donne, in virtù cioè del proprio sesso biologico.
Cominciamo allora per esempio dalla lingua . C’è una ricerca di Alma Sabatini pubblicata da Rosemberg& Sellier che affronta questo tema dal punto di vista del linguaggio dei mass media e dell’editoria scolastica svolta nell’ambito della Commissione Nazionale per la realizzazione della Parità tra Uomo e Donna per raggiungere un obiettivo importante : sollevare il problema del sessismo dell’italiano, individuandone le forme discriminatorie, e proporre forme alternative. La fase di denuncia è seguita da una fase propositiva. Nel fascicolo del 1986, l’autrice scrive: “In questo particolare momento in cui gli enormi cambiamenti sociali che sono avvenuti e stanno avvenendo nei ruoli dei due sessi premono per avere un riconoscimento linguistico, è importante favorirlo e aiutarlo, dando indicazioni per una liberazione da stereotipi banalizzanti e mutilanti e da segnali linguistici che rivelano e rinforzano il predominio maschile.La prima agenzia fondamentale chiamata a portare avanti questo progetto di “liberazione” dagli stereotipi sessisti dovrebbe essere la scuola e lo strumento chiave attraverso cui agire dovrebbe consistere in un ripensamento e una rivisitazione critica dei testi scolastici,”
Nella prefazione alla ricerca come dicevamo pubblicata da Rosemberg& Sellier “ Il sessismo nella lingua italiana “ il linguista Francesco Sabatini richiama la nota ipotesi Sapir-Whorf6 secondo cui la lingua non solo manifesta, ma anche condiziona il nostro modo di pensare: essa incorpora una visione del mondo e ce la impone. I nostri discorsi non sono ciò che un soggetto singolo in piena libertà decide di dire ma sono in parte indirizzati dalla lingua che usiamo. Si crea quindi un rapporto tra realtà, lingua e pensiero: la lingua non è il riflesso diretto dei fatti reali, ma esprime la nostra visione dei fatti; inoltre, fissandosi in certe forme, in notevole misura condiziona e guida tale visione. La lingua non può essere neutra, non è un mezzo oggettivo di trasmissione di contenuti, al contrario, essa racchiude una particolare rappresentazione del mondo che influenza il pensiero stesso dei parlanti. Il condizionamento di genere è forse quello più evidente: la discriminazione sessista e gli stereotipi di genere pervadono la lingua nella sua interezza e sono rinforzati da essa. Commenta Francesco Sabatini: “L’impostazione “androcentrica” della lingua […] riflettendo una situazione sociale storicamente situabile, induce fatalmente giudizi che sminuiscono, ridimensionano e, in definitiva, penalizzano, le posizioni che la donna è venuta oggi ad occupare”.Possiamo dunque affermare che la lingua che parliamo e le pratiche sessiste che essa incorpora sono indicatori, se non addirittura responsabili, degli stereotipi di genere presenti nella società.
Ma non basta riferirci e fermarci alla lingua . Oltre a questo punto cruciale dell’esame del fenomeno esistono emergenze altrettanto cruciali che dimostrano il pesante influsso sulla nostra vita di ogni giorno .
La cronaca che si legge su riviste e giornali . Ecco per esempio un fatto di cronaca veramente sconvolgente perché trasforma un evento positivo in qualcosa di impalpabile, incontrollabile dai contorni viscidi e oscuri. Mi riferisco alla lettura delle cronache sui giornali e delle opinioni espresse sui social dopo la liberazione di Silvia Romano,la cooperante rapita in Nigeria e liberata in Somalia dopo molti mesi di prigionia. Mi sono domandato perché tanto odio nei confronti di questa donna. Ne ho cercato le ragioni che ho trovato forse in alcune analisi e ricostruzioni di questo ed altri sequestri con protagonisti diversi. Certo la cronaca di questi fatti attiene a fenomeni politici, economici , culturali e religiosi. E si esprime nell’animo, nel cuore, nella ragione dei protagonisti. Nel caso di rapimenti e dei comportamenti che rivelano questi avvenimenti a lungo si è discusso nella storia delle nostre società . Governi di ogni colore politico e in ogni latitudine, anche se a volte non lo hanno dato a vedere, hanno sempre pagato riscatti per salvare vite umane. Li hanno pagati per liberare uomini e donne. Quello che è sgradevole nella vicenda di Silvia Romano che tutti si siano arrogati il diritto di “ sapere” che cosa “ deve “ pensare una ragazza trattenuta in ostaggio da sequestratori. Che tutti abbiano potuto dire la loro senza sobrietà arrivando ad eccessi di “presunzione” di fronte ad una ragazza che ha voluto tenere , fin dal primo momento un profilo basso . Malgrado ciò ha ricevuto sui social ingiurie e minacce.
Dunque il sessismo nel linguaggio e nei social che aizzano questo linguaggio . Sono stati trenta anni di televisione che hanno preparato questo linguaggio. La televisione, quella privata a cui si è accodata quella pubblica, frammentando il linguaggio ha contribuito a sdoganare quel fenomeno sui social che attraverso un particolare modo di esprimersi ( a volte irritante ma sempre più spesso offensivo e persecutorio ) che riduce la donna a sessismo.
Questo è un paese spietato .Un paese in cui viene disprezzata la vita umana, ignorata la bellezza donata dalla natura e costruita fa generazioni e generazioni di uomini e donne che hanno espresso emozioni e dato vita a capolavori visivi, costruttivi imponenti. Figuriamoci se riesce ad arrestarsi davanti ad un fenomeno come il sessismo che viene alimentato continuamente lacerando la vita di molte di loro. Abbiamo richiamato il caso di Silvia Romano perché emblematico del comportamento di due accese “ tifoserie” perché di questo si tratta che disputano a favore e contro un oggetto :una donna.
Questo è un paese che non sa stare in silenzio, non sa rimboccarsi le maniche al momento giusto, tenere i piedi per terra e cercare di progredire. Figuriamoci se riesce a prendere in considerazione ruoli importanti come quelli che svolgono le donne all’interno delle famiglie, nel mondo del lavoro.
Questo è un paese di contese ideologiche inutili in un momento in cui le ideologie sono state sotterrate da decenni di litigiosità politica in cui l’ideologia era loa scusa e il tornaconto era l’effettiva cifra delle discussioni .
Questo è il paese in cui non sembra ma c’è un sessismo ancora più subdolo ed è quello del disconoscimento delle pari opportunità e delle differenze di genere che costano alla donna prezzi molto alti e contro il quale bisogna combattere con ogni strumento perché rappresenta veramente la svolta in quel cambiamento che in questo periodo si invoca ( ma che alla pari con tutti gli altri resta al palo con il terribile destino di “ occasione mancata” ancora una volta nella storia di questo paese ). Un discorso lungo e difficile perché sulla carta e nelle parole sembra trovare rispetto ed accoglienza ma in realtà sembra disconoscere il grande dibattito, per cominciare , appunto, sul tema delle pari opportunità e del genere che oscilla tra determinismo e costruttivismo
Questo dibattito classico sulle differenze di genere le definisce generalmente secondo due orientamenti. Matrice Determinista che richiama tutte quelle posizioni che hanno ritenuto che la mascolinità e la femminilità fossero delle dimensioni naturali dell’individuo, immodificabili perché originate dalle caratteristiche anatomiche e ormonali. Matrice Costruttivista che richiama tutte quelle posizioni secondo cui le differenze di genere sono invece frutto di una costruzione storico sociale, cioè di una stratificazione di significati e di idee accumulate si nel corso del tempo.
Lo sforzo è dunque quello di inquadrare dentro questo dibattito la vera lotta contro gli stereotipi di genere che è una lotta trasversale e coinvolge interventi specifici e settoriali relativi:
- alla divisione dei ruoli nell’ambito delle famiglie con le immediate ricadute sulle politiche che si possono mettere in campo relativamente alla conciliazione,
- alle diverse opportunità formative, occupazionali e di carriera professionale ed alle differenze retributive,
- allo sviluppo di un ambiente che offra parità di opportunità e condizioni alle imprese governate da imprenditrici e da imprenditori.
Un’attenzione agli stereotipi che deve favorire anche l’obiettivo di contrastare la violenza di genere, che nelle discriminazioni e nei pregiudizi trova alimento e favorire l’integrazione dei cittadini e delle cittadine di origine straniera è anch’essa una delle
risorse necessarie per lo sviluppo economico del paese . (3)
(1)Lorenzo Gasparrini è blogger, attivista antisessista e dottore di ricerca in Estetica. Ha collaborato con le cattedre di Estetica della facoltà di Filosofia dell’Università Sapienza di Roma, della facoltà di Architettura e Design Industriale di Camerino e nel corso di laurea in Restauro e Conservazione dei BB.CC. di Narni. Per la facoltà di Scienze Umanistiche di Sapienza di Roma, è stato professore a contratto di Informatica; ha svolto lavori di ricerca per il Dipartimento di Scienze della Formazione dello stesso ateneo. I suoi interessi sono il linguaggio comune tra estetica e letteratura, il rapporto tra funzionalità e bellezza nell’architettura e nel design, lo studio dei media e degli stereotipi sessisti nel linguaggio e nelle immagini.
(3) Alma Laurea, Il profilo dei laureati 2007
, Alma Laurea 2008, sito www.almalaurea.it/università.
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Valter Marcone
