” UNA GUERRA NELLA GUERRA ” DI VALTER MARCONE
Redazione- Una guerra nella guerra è sicuramente un modo di dire che da tempo alimenta lo scenario della guerra , quella che chiamiamo tradizionale . Ovvero azioni che mirano ad accompagnare bombardamenti, incursioni missilistiche , lancio di droni, , invasioni di eserciti in altri settori della vita delle società nei vari paesi come l’economia, la finanza, la salute pubblica ( guerra batteriologica),la propaganda , la guerra fredda. E non solo. Tanto che è corretto dire che c’è anche un’ altra guerra , quella che non si combatte con le armi tradizionali e convenzionali ma si combatte in altro modo. Sicuramente con l’intelligenza artificiale ma anche con la propaganda ,gli ultimatum ,le crisi energetiche, l’andamento dei mercati e di riflesso le borse,i servizi di intelligence e l’uso della rete di satelliti.. Dunque in diversi modi e su scenari diversi.
Tutte azioni di guerra indubbiamente oltre al fatto che comunque le azioni di guerra tradizionali sono da tempo raffrozate e addirittura guidate appunto dall’intelligenza artificiale .
Nell’operazione a Caracas, il Pentagono avrebbe utilizzato l’Ia di Anthropic con i servizi cloud di Palantir. L’AI di Anthropic, nota come Claude è una famiglia di modelli di linguaggio di grandi dimensioni (LLM) avanzati, progettati per essere sicuri, affidabili e precisi per contesti professionali. Fondata da ex ricercatori di OpenAI, Anthropic si concentra sulla “costitutional AI” per garantire risposte utili e inoffensive. Mentre i servizi cloud di Palantir Technologies sono piattaforme software avanzate basate su cloud (SaaS – Software as a Service) progettate per l’integrazione, l’analisi e la gestione di grandi volumi di dati eterogenei, utilizzate principalmente da agenzie governative, forze dell’ordine e grandi imprese private.
Donald Trump ha messo in campo in quell’occasione una novità assoluta , il ricorso all’IA per scegliere gli obiettivi da centrare . La stessa cosa ha fatto in occasione dell’attacco congiunto con Israele all’Iran.Tanto che in queste settimane di guerra la risposta dell’Iran è stata quella di bombardare i data center di Amazon nei paesi del Golfo mandando in tilt i servizi per la normale vita quotidiana dei cittadini. Un risultato che ha messo uno stop ai servizi bamcari e di pagamento di quell’intera area .Un risultato al momento senza rimedi fino a quando non saranno separati i data center ad uso civile da quelli militari. Una separazione forse improponibile perchè mescolare i servizi aiuta a nascoindere l’uso militare degli stessi data center.
Dunque un uso senza regole dell’IA che il governo americano da tempo persegue,sicuramente non solo per la sicurezza interna, addestrare programmi di sorveglianza dei cittadini , tanto che da ultimo ha tentato di instaurare un accordo tra Pentagono ed Antrhopic anche per guidare armi autonome .Un accordo fallito perchè il fondatore e amministratore delegato di Anthropic, Dario Amodei, ha detto no, sollevando per primo le questioni etiche.Seguito anche dalle dimissioni di Caitlin Kalinowski, la responsabile del dipartimento di robotica di OpenAI che ha annunciato su X e LinkedIn il suo passo indietro dalla società creatrice di ChatGPT.«Non è stata una decisione facile. L’IA ha un ruolo importante nella sicurezza nazionale – ha specificato –. Ma la sorveglianza degli americani senza supervisione giudiziaria e l’autonomia letale senza autorizzazione umana sono confini che meritavano più riflessione di quanta ne abbiano ricevuta». (1)
Anche Israele nelle sue guerre usa l’IA. L’esercito israeliano (IDF) utilizza sistemi basati sull’intelligenza artificiale (IA) per identificare e definire gli obiettivi militari, specialmente nel contesto dei conflitti nella Striscia di Gaza. Queste tecnologie permettono di elaborare rapidamente grandi quantità di dati per generare liste di target, accelerando notevolmente i ritmi di attacco rispetto ai metodi tradizionali
Tra i sistemi gestiti dall’IA Israele usa “The Gospel” (Habsor) una piattaforma IA che identifica automaticamente edifici e infrastrutture considerati come “case private di agenti di Hamas o della Jihad islamica” o altri obiettivi militari . “Lavender” utilizzato per individuare presunti militanti di basso livello di Hamas all’interno della popolazione civile, creando liste di persone da colpire. La piattaforma “AB Sora” (presumibilmente un nome correlato a The Gospel) che ha generato circa 100 obiettivi al giorno durante il conflitto del 2021 .“Where’s Daddy” (Dov’è papà) un algoritmo che traccia gli obiettivi individuati da Lavender, segnalando quando i sospettati entrano nelle proprie case (solitamente di sera) per essere colpiti insieme alle proprie famiglie. l’adozione massiccia da parte dell’esercito di questo strumento come supporto per l’identificazione di bersagli, analisi di intelligence, elaborazione adattiva di scenari e la razionalizzazione delle attività di comando e controllo.
La velocità di calcolo e l’analisi dei dati in tempo reale che l’IA riesce a fare consentono di analizzare il campo di battaglia,per colpire obiettivi . Algoritmi e automazione completa dei sistemi d’arma consentono velocità , massima velocità dunque nelle azioni di guerra.
A differanza della lentezza di altre azioni di guerra , spesso all’interno di guerre che ormai non hanno più nulla di tradizionale. Azioni lente come per esempio quello che avviene nella guerra scatenata da Donald Trump che nel suo paese molti ormai ritengono agli ordini di Netanyahu con le incursioni congiunte su l”Iran con l’uccisione della guida suprema Ali Khamenei ,la soppressione di buona parte dei responsabili del regime. A parte la questione Epstein in cui la maggioranza degli americani ha dichiarato che i relativi file ormai di dominio pubblico hanno ridotto la loro fiducia nei leader politici e imprenditoriali statunitensi, secondo un sondaggio Reuters/Ipsos , sempre una gran parte dell’opinione pubblica si chiede chi tra gli Stati Uniti e Israele usa l’altro per la sua politica estera? Israele è il rappresentante della politica estera USA in Medio Oriente? Oppure è Israele a determinare la politica estera statunitense, sia per mezzo che a causa della lobby sionista e dei neoconservatori e liberali presenti nell’amministrazione USA?
Tanto che un nuovo sondaggio Cnn ha rilevato che solo il 32% degli americani ritiene che il presidente abbia posto l’attenzione giusta sui problemi del Paese, mentre il 68% pensa che non si sia concentrato sulle questioni più urgenti, a partire dal costo della vita. La bassa approvazione (ferma al 36%) pesa in vista delle elezioni di metà mandato di novembre .Inoltre il fatto più importante è che secondo rilevazioni citate dal Cook Political Report, il suo indice di gradimento netto tra i 18-29enni è crollato di 30 punti percentuali in pochi mesi
In questo scenario sicuramente la propaganda è una guerra nella guerra . Un’arma affilatissima sia nelle mani di Donald Trump che dei suoi avversari che in questo momento sono gli iraniani Dopo gli attacchi proditori degli Usa e di Israele l’Iran ha diffuso video, in particolare in stile Lego, che sbeffeggiano il presidente statunitense Donald Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu, E sempre da parte dell’Iran si mantiene il consenso interno con appelli propagandistici che indicano gli attacchi USA/Israele come aggressioni. Attacchi che hanno avuto l’effetto di consolidare il regime , proprio quel regime che si voleva abbattere. Un consolikdamento che l’opposizione interna non riesce a controbattere in quanto parcellizzata, senza leader in quanto anche lo stesso figlio del deposto scià Palavi , che vive all’estero sembra avulso dalla realtà itaniana.
Una propaganda che dall’altro lato permette a Donald Trump di scivere tramite il social Truth. che lo stop ai bombardamenti sarebbe condizionato dall’accettazione da parte dell’Iran di una “completa, immediata e sicura riapertura dello Stretto di Hormuz.”
“Il motivo di questa decisione è che abbiamo già raggiunto e superato tutti gli obiettivi militari e siamo a buon punto con un accordo definitivo riguardante la pace a lungo termine con l’Iran e la pace in Medio Oriente. Abbiamo ricevuto una proposta in 10 punti dall’Iran e riteniamo che sia una base praticabile su cui negoziare. È stato raggiunto un accordo su quasi tutti i vari punti oggetto di contrasto in passato tra gli Stati Uniti e l’Iran, un periodo di due settimane consentirà di finalizzare e portare a compimento l’intesa”, ha aggiunto Trump.
“A nome degli Stati Uniti d’America, in qualità di Presidente e anche in rappresentanza dei Paesi del Medio Oriente, è un onore vedere questo problema di lunga data vicino alla risoluzione”.
Affermazioni sconfessate dalla resistenza dell?iran e soprattutto dalla sua controffensiva sui paesi del Golfo, sul diniego alla disponibilirà a qualsiasi trattativa e soprattutto con la chiusura dello stretto di Hormuz. Fino a quando l’intervento della Cina attraverso il Pakistan non ha ristabilito un certo equilibrio promuovendo un cessate il fuoco , una tregua temporanea per permettere ad americani e iraniani di incontrarsi ad Islamabad capitale del Pakistan per esaminare quella lista di punti menzionati nei proclami di Trump.Una tregua fragile minata dalle incursioni di Israele sul Libano che determinano ancora l’irrigidimento dell’Iran sulla questione della riapertura dello stretto di Hormuz.
Ora la guerra nella guerra di cui accennavamo, oltre alla propaganda si è fatta sentire anche su altri fronti come per esempio quello economico e della crisi energetica.Una guerra che travolge non solo i paesi del Golfo ,colpiti anche pesantemente con bombardamenti di missili e droni, ma annuncia pesanti ripercussioni su altri continenti l’Asia e l’Europa .Le conseguenze della chiusuea dello stretto di Hormuz ,semplicemente controllato dall’Iran si annunciano devastanti per l’economia mondiale.
La chiusura dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il 20% del petrolio mondiale, sta provocando un immediato shock energetico globale. Con conseguenze come picchi nei prezzi di petrolio, gas e carburanti, un’inflazione galoppante, il rischio di razionamento energetico, forti contraccolpi sulle borse, e la minaccia di un conflitto militare regionale .Ecco la guerra nella guerra.
I prezzi del gas sono aumentati del 70 per cento e quelli del petrolio del 50 per cento, con un aggravio di 13 miliardi di euro sulle importazioni di combustibili fossili, secondole stime UE.. Lo stretto infatti funge da connettore non solo per il trasporto di fonti energetiche convenzionali che avvengono via mare, ma per molti altri beni essenziali per la sussistenza commerciale di molti paesi, anche relativamente lontani dallo stretto.
E poi c’è la questione dei mercati e delle borse . UN’altra guerra nella guerra. E’ difficilissimo capire in quale direzione si andrà sulla base delle intenzioni del presidente americano Donald Trump, imprevedibile. Sta di fatto che da settimane si registra un’altalena .Volatilità dei mercati e rischio petrolio con uno sconvolgimento dei mercati fino ad un placet per l’acquisto di petrolio russo notoriamente incluso nel pacchetto di sanzioni per l’aggressione all’Ucraina da parte della Russia. Uno sconvolgimento che costa . Un costo sostenuto da tutti compreso la stessa amministrazione americana che spende due miliardi al giorno ( fino a svenarsi economicamente) per sostenere la guerra contro l’Iran che ha voluto Netanhyau e la lobby sionista americana . In uno scenario in cui Donald Trump sembra essere veramente un burrattino arresosi al sionismo. Fin dal primo giorno Trump sapeva che si stava infilando in una guerra illegale oltre che immotivata e persa in partenza. Ma invece di dare retta alle sue istituzioni, ha ubbidito ai sionisti . Ha cercato di tirarsi indietro quando in realtà il danno globale ha morso tutti , anche gli Usa e gli stati del Golfo hanno capito, chiedendogliene conto, che la protezione americana era una balla dopo le incursioni iraniane. Da qualsiasi parte la si consideri questa vicenda vede ballare miliardi in positivo e in negativo : di danno per i problemi alle economie occidentali e dell’Asia a causa della chiusura dello stretto di Hormuz. I miliardi degli sceicchi che sono finiti nelle tasche di Donald Trump e che oggi si vedono ricompensati dai missili iraniani. I miliardi degli amici oligarchi e di famiglia da tutelare . Tutto al fine di tutelarsi dal rischio impeachment e per allontanare lo spettro delle rivelazioni contenute nei file Epistein che coinvolgono pesantemente anche i comportamenti dell’attuale Presidente Usa.. Mentre nessuna considerazione morale anima le azioni dell’alleato israeliano che non tollera alcuna interruzione della guerra permanente, nessuna sospensione perchè la guerra è una ragione di vita anche per il condottiero Netanhyeau noto criminale ,ricercato per crimini contro l’umanità.
Il regime degli Ayatollah ha annunciato 14 milioni di nuove reclute volontarie mentre gli Israeliani vedono fuggire i loro giovani all’estero per non finire al fronte . Prima le minacce apocalittiche, poi l’accettazione delle condizioni iraniane, poi lo spaccio della breve tregua come” cedimento del nemico” invece che del proprio. Perfino lo Stretto rimane ai Pasdaran. Donald Trump minaccia l’apocalisse poi ci ripensa e consente una tregua giustificandola con il cedimento del nemico. Israele non sta a guardare e bombarda pesantemente il Libano mettendo in forse la tregua e le trattative. Come praticamente avviene . Risultato : lo stretto di Hormuz in mano dei Pasdran . E il balletto ricomincia. Donald Trump minaccia di non far passare lui da quello stretto le navi che pagano il pedaggio con la giustificazioni tutti o nessuno. Minacce alla Cina di dazi del 50% se osa fornire armi all’Iran. Mentre Israelke sogna una espansione territoriale in Cisgiordania,, in Libano e fino alla Siria con l’annessione di territori per un grande Israele. Con una piccola incognita .Quando Donald Trump dice di voler distruggere una intera civiltà in una notte pensa all’opzione finale nucleare ? L’epilogo delle guerra nella guerra .
Probabile.Il Presidente è l’unica persona con l’autorità di ordinare l’uso di armi nucleari. Non esiste un sistema di veto da parte del Congresso o dei vertici militari, sebbene il Segretario alla Difesa debba verificare l’ordine. Un assistente militare segue sempre il Presidente con la “valigetta nucleare”, una borsa nera che contiene i piani d’attacco, una lista di siti sicuri e un apparato di comunicazione. Il Presidente porta sempre con sé una tessera, soprannominata “biscuit”, contenente i codici di autenticazione necessari per confermare la propria identità al National Military Command Center (NMCC).
Una procedura che prevede però una premessa esplicita: la risposta nucleare in caso di attacco. E se non ci fosse un attacco come non ci potrà mai essere da parte dell?iran che non ha l’atomica ?
Lo scenario potrebbe essere questo ? Uno scenario che ignora tranquillamente l’esortazione di Papa Leone XIV nel giorno di Pasqua : “Chi ha in mano armi le deponga! Chi ha il potere di scatenare guerre, scelga la pace! Non una pace perseguita con la forza, ma con il dialogo! Non con la volontà di dominare l’altro, ma di incontrarlo!.
