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GLI EFFETTI PSICOLOGICI DEL DISTURBO POST TRAUMATICO DA STRESS E LINEE GUIDA PER GLI INTERVENTI DI CURA E TERAPIA TRA DEONTOLOGIA E LAVORO DI SQUADRA- DOTT.RE RICCARDO ROMANDINI

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Atti del Corso Formativo 2017 dal titolo: “PREVENZIONE DELLA SINDROME DEL BURNOUT. Aspetti deontologici e di progettazione nel campo delle politiche e dei  servizi sociali” , organizzato dagli Operatori del Protocollo di Rete Integrato del Consultorio Familiare di Silvi della ASL di Teramo, l’Istituto Comprensivo di Silvi, il Comune di Silvi, l’Associazione Nova Civitas, l’Associazione la Nuova Paideia, il giornale online Anankenews, l’Università Di L’Aquila Dip.Mesva – Cattedra di Pedagogia generale, l’Università Degli Studi di Chieti – ricerca sociale e progettazione. 

Relazione psicologica del Dott. Riccardo Romandini, Psicologo  dell’Associazione Nova Civitas Silvi. Seconda giornata  formativa del 17/10/2017 – Sede: Istituto Comprensivo Silvi.

Redazione-La risposta della persona comprende paura intensa, sentimenti di impotenza, o di orrore e l’evento traumatico viene rivissuto persistentemente con ricordi spiacevoli ricorrenti e intrusivi. Comprendono:  immagini, pensieri, o percezioni, incubi e sogni spiacevoli, agire o sentire come se l’evento traumatico si stesse ripresentando, disagio psicologico intenso all’esposizione a fattori scatenanti interni o esterni che simbolizzano o assomigliano a qualche aspetto dell’evento traumatico, reattività fisiologica o esposizione a fattori scatenanti interni o esterni che simbolizzano o assomigliano a qualche aspetto dell’evento traumatico. Molte cose che non potrai dire mai a nessuno, le racconterai sempre a te stesso nei tuoi sogni.

Inoltre, evitamento persistente degli stimoli associati con il trauma e attenuazione della reattività generale, aumentato, difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno, Irritabilità o scoppi di collera, difficoltà a concentrarsi, ipervigilanza ed esagerate risposte di allarme .

L’insorgenza del Disturbo Post Traumatico da Stress può intervenire anche a distanza di mesi dall’evento traumatico e la sua durata può variare da un mese alla cronicità.

Per questo si rende necessario trattare immediatamente e profondamente il disturbo.

Criteri: Stressor : la persona è esposta ad eventi che riguardano la morte, un danno grave o una minaccia a sé o agli altri. Vulnerabilità : la risposta della persona è caratterizzata da un’intensa paura, da impotenza e da orrore.

Le persone possono anche andare via dalla tua vita
Succederà sempre ….

anche senza capire perché, che qualcuno che conosciamo, a cui teniamo,
prima o poi non ci sarà più, per nostra colpa, per sua colpa, per fatalità o per destino…Perché la vita è anche questa, non possiamo pensare sempre di controllarla.

Criteri di valutazione e di risposta all’evento :

  • Disturbi materiali ;
  • Disturbi affettivi;
  • Perdite finanziarie ;
  • Danni fisici ( morti , feriti );
  • Danni psichici ;
  • Danni sociali ;
  • Riconsiderazione del concetto di evento disastroso ;
  • Adeguamento dell’ intervento in situazione di emergenza alle nuove

            evidenze della ricerca psico – sociale .

SINTOMI E PERSONE COLPITE

Disturbi Nevrotici

(Disturbo acuto da stress,Disturbo post-traumatico da stress ,

Depressione Maggiore ,Disturbo d’ansia generalizzato,

Disturbo dell’adattamento );

Disturbi psicotici

(Breve psicosi reattiva ,Stato confusionale grave );

Gruppi Maggiormente a Rischio

Bambini ,Anziani ,Persone sole ,Poveri ,Persone non autosufficienti.

Gruppi etnici minoritari ;

Persone che usufruivano dei servizi psicologici già prima del disastro;

Soccorritori, CRI, militari, polizia, vigili del fuoco, protezione civile ecc…

Altri effetti

Dal momento in cui avviene l’evento, che può essere di breve, media o lunga durata e/o ripetuto emergono:

    Insonnia, o risveglio improvviso

    Paura che l’evento si ripeta

    Senso di colpa per essere sopravvissuto  Smarrimento, stupore, incredulità

    Ansia, tremori, palpitazioni, dispnea,

    Respirazione alterata per ritmo o frequenza, che avviene con fatica o sofferenza del paziente.

Le persone a volte cambiano, altre volte, non cambieranno mai.
Dipenderà sempre da cosa le coinvolgerà.

ALTRI sintomi connessi allo stress post –traumatico si intensificano e la speranza diminuisce,

   le reazioni proprie di questa fase sono:

 sentimento di abbandono

 denuncie di ingiustizie

 giudizi di incompetenza

 diminuzione della speranza

 ritorno dei sintomi da stress

Nonostante la tristezza di un momento, o per un passato che non ci sarà più,
bisognerà sempre avere fiducia nel futuro e non smettere mai di sperare e di sognare.

Fattori predisponenti :

Vulnerabilità genetico-costituzionale alle malattie psichiatriche.

Esperienze negative o traumatiche nell’infanzia.

Specifiche caratteristiche di personalità (antisociale, dipendente, paranoica).

Recenti stress o cambiamenti esistenziali.

Sistema di supporto compromesso o inadeguato.

Grave e recente abuso di alcool.

Percezione di un locus di controllo esterno invece che interno. (luogo di controllo), indica la modalità con cui un individuo ritiene che gli eventi della sua vita siano prodotti da suoi comportamenti o azioni, oppure da cause esterne indipendenti dalla sua volontà.

La soluzione alle risposte: E’ necessaria la quiete per arrivare alla soluzione, e alla serenità per trovare le risposte che volevi. Senza di esse continuerai a vagare nel buio.

Krystal (1968)

I sopravvissuti alle persecuzioni naziste presentano un’alta prevalenza di malattie psicosomatiche (alessitimia), deficit della consapevolezza emotiva, palesato dall’incapacità di mentalizzare, percepire, riconoscere e descrivere verbalmente i propri e gli altrui stati emotivi.

I sopravvissuti a traumi psicologici infantili (arresto dello sviluppo affettivo) o adulti  regressione dello sviluppo affettivo), non possono usare gli affetti come segnali.

Qualunque potente emozione rappresenta una minaccia del ritorno del trauma originario, i pazienti reagiscono somatizzando gli affetti o curandoli con farmaci eccessivi.

Guerra del Vietnam (1965-1975)

“1968 ,in pieno conflitto con il Vietnam il Trauma da guerra era considerato così raro che L’Associazione Psichiatrica Americana eliminò dalla nuova edizione del suo manuale di diagnostica ufficiale ogni menzione dei disturbi da stress “

La cosa più coraggiosa che una persona possa fare
è quella di continuare a vivere, anche dopo aver desiderato di morire.

“1980 ,… ci vollero altri dodici anni , e la revisione del manuale ufficiale di diagnostica psichiatrica del 1980, DSM 3 ,perché le sofferenze dei reduci del Vietnam fossero formalmente riconosciute ed etichettate come Disturbo da Stress

Post –Traumatico (DSPT )”

Depatologizzazione e Ridefinizione del COMBACT STRESS (CS )

Viene ufficialmente riconosciuto che il Combat Stress(CS) è un fattore da prevedere nelle pianificazioni operative ;

Il Combat Stress viene Depatologizzato e ridefinito come fenomeno normale ;

Il militare che vive una reazione traumatica non è più visto come un vigliacco, un debole o un imboscato, ma come una persona normale che vive una situazione di fatica psicologica derivante da una situazione eccezionale (concetto di : Battle Fatigue /BF ) .

Unità di Combat Stress Control

In ogni divisione dell’Esercito Statunitense viene istituita un’Unità di Combat Stress Control costituita da un nucleo operativo specificamente formato,composto da:Psichiatri ,Psicologi Counselor ,Assistenti Sociali e Infermieri militari ;

L’Unità ha il compito di essere proattiva nella sensibilizzazione a questo tipo di problematiche, presentandole come reazione normale ad un evento anormale ,attraverso :

diffusione di informazioni,depliant ,esercitazioni ecc. ;

La possibilità di accesso al Servizio è presentata a tutto il personale militare ;

I militari traumatizzati vengono suddivisi in quattro diverse categorie : Duty,REST ,HOLD ,REFER ,in base al livello di gravità manifesta dei sintomi ;

Ad ogni livello di gravità corrispondono diverse procedure di intervento,tutte caratterizzate  da una marcata enfasi sulla depatologizzazione delle reazioni emotive in corso;

Si evita in ogni modo il LABE LING(etichettatura),soprattutto per i casi DUTY e REST , (dovere e riposo)

insistendo sia formalmente che sostanzialmente sulla dimensione della normalità .

Nessuno può essere aiutato, se non vuole essere aiutato.. Sarà sempre così, questa è la verità!

Terapie:

Trattamento combinato (miglior risultato):  psicoterapia esplorativa: attenta valutazione delle capacità dell’Io del paziente, ricostruzione delle esperienze traumatiche associata alla catarsi emotiva; farmacoterapia, nessun farmaco da solo è totalmente soddisfacente.

Cognitivo comportamentale.

Obiettivi:

arrestare qualunque peggioramento futuro;

sostenere le aree di funzionamento adeguato;

ristabilire l’integrità del paziente.

Ovunque e comunque, non saremo mai soli. Credere in lui sarà l’unica certezza , l’unica verità.

Trattamento
Disturbo Post  Traumatico da Stress

Il Disturbo Post Traumatico da Stress può essere affrontato clinicamente in più modi, poiché rientra nella categoria generale dei Disturbi d’Ansia per i quali la psicoterapia cognitivo comportamentale ha sviluppato molteplici mezzi ampiamente efficaci.

Cos’è un disturbo d’ansia

Paura e ansia sono emozioni complesse che segnalano all’individuo la preoccupazione e l’attesa per qualcosa d’indefinito, di spiacevole e, soprattutto, minaccioso.

Come tutte le emozioni, anche l’ansia non è disfunzionale in sé ma, al contrario, è indispensabile per la sopravvivenza e segnala la percezione soggettiva di minaccia imminente per obiettivi importanti che vogliamo perseguire o per la nostra incolumità fisica.

Tuttavia, la sovrastima del pericolo o la sottostima della capacità di farvi fronte, contribuiscono ad accrescere i sintomi d’ansia che, a loro volta, diventano fonte di minaccia per l’individuo che li sperimenta.

In altre parole, l’ansia diventa patologica quando l’intensità e la frequenza della stessa e delle condotte problematiche attuate di conseguenza (es. evitamenti, rituali di controllo, etc.) sono tali da produrre significative compromissioni nella vita del soggetto.

Ciò che ci procurerà per sempre l’ansia e l’angoscia, non sarà tanto per quello che abbiamo vissuto ieri e che viviamo oggi, ma per quello che non sappiamo ci attenderà domani.

La maggior parte degli individui con problemi di ansia lamentano una lista numerosa di sensazioni e di disturbi:

palpitazioni; tachicardia; sudorazione eccessiva; sensazione di soffocamento; dolore o fastidio al petto; sensazioni di sbandamento e/o di svenimento.  Quando lo stato d’ansia è particolarmente intenso e prolungato nel tempo può causare, com’è facile immaginare, una quasi totale compromissione della vita di relazione e dell’autonomia.

Tuttavia, di solito, il disturbo d’ansia diventa motivo di consultazione quando la persona ha fallito nei propri tentativi di gestione dei sintomi.

In conclusione, L’ansia patologica può assumere diverse forme, classificabili sulla base dei sintomi presentati e della specifica compromissione che ne deriva.

Ci sarà sempre uno spiraglio di luce, anche nel buio più profondo….

Approccio psicodinamico di Horowitz :

incoraggia il paziente a parlare del trauma e ad esporsi agli eventi che hanno fatto insorgere il disturbo. Accento sul modo in cui il trauma interagisce con la personalità che caratterizza il paziente prima delle esperienze traumatiche (analisi delle difese, reazioni di transfert che il paziente mette in atto).

 Approccio biologico:

Antidepressivi, tranquillanti,

Ma molto importante il sostegno sociale.

Empatia
Gli unici in grado di comprendere uno stato d’animo,
sono solo coloro che ne hanno più bisogno.

Terapia comportamentale

Basata sull’ esposizione al trauma nell’ immaginazione del paziente, non in vivo. La maniera più efficace per ridurre o eliminare le paure consiste nell’indurre la persona a confrontarsi in qualche modo con ciò che desidera evitare, perché quando -si fa diagnosi di DPTS si sa sempre quale è la causa:

Quello che si deve decidere è come esporre il paziente a ciò che lo terrorizza.

Terapia cognitivo comportamentale:

considera il DPTS come una reazione allo stress -rilassamento,

terapia relazionale-emotiva, addestramento al problem solving.

Scopo della terapia cognitivo-comportamentale è aiutare  il soggetto ad identificare e controllare i pensieri e le convinzioni negative, identificando gli errori logici contenuti nelle convinzioni e le alternative di pensiero e di comportamento più funzionali e vantaggiose in relazione all’evento traumatico vissuto.

vincere la vita significa:
Dare un senso a quello che fai.
Non smettere mai di credere nei sogni.
Concedere sempre un sorriso e un abbraccio.
Affrontarla a qualsiasi costo, nonostante i problemi.

Alcune tecniche da utilizzare sono:

l’esposizione: utile per ridurre le situazioni di evitamento, il soggetto viene invitato a rivivere l’avvenimento nella propria immaginazione e a raccontarlo al terapeuta. La procedura di esposizione si pone l’obiettivo di permettere al paziente di percepire e valutare in modo “controllato” l’oggetto della propria paura.

Questo metodo, se graduale, consente al paziente di riappropriarsi di quelle funzionalità sociali e quotidiane che ha perso a causa dei rilevanti evitamenti dovuti ai sintomi acuti dell’ansia ed alla sindrome di ansia anticipatoria.

La verità la troverai dove non poserai il tuo sguardo.

Nel progettare ed effettuare le esposizioni deve essere ben spiegato il significato di tali procedure e quindi ricercare la piena collaborazione del paziente ed eventualmente di un suo familiare.

Quanto conta una famiglia.
Conterà più di ogni cosa, perché sarà sempre la propria famiglia che ci ritroveremo, a poter condizionare il proprio futuro, il proprio destino.

Ri-etichettamento delle sensazioni somatiche:

la discussione concreta sulla natura di diverse sensazioni favorisce una categorizzazione ed una più realistica adesione ad un modello dei sintomi di ansia come effetti della sindrome da stress.

E’ necessario prima o poi ritrovare se stessi,
ritrovando la pace interiore nell’anima.
Perché non serve sempre trovare tutte le risposte ,
quando hai capito veramente chi sei e che cosa vuoi..

La possibilità di discutere con il paziente delle cause dei singoli sintomi, con eventuali esempi anche calibrati sulle comuni esperienze della vita quotidiana ha la funzione di normalizzare e “decatastrofizzare” la condizione soggettiva del paziente

Quando cerchiamo una risposta ,non ci dobbiamo aspettare che troveremo sempre quella giusta,
perché sara’ il tempo a cambiarci le domande.

Rilassamento e respirazione addominale:

le tecniche di rilassamento e di educazione respiratoria sono uno strumento “sotto controllo” del paziente, il quale può utilizzarle quotidianamente ed in modo autonomo per alleggerire la tensione e lo stress.

Ristrutturazione cognitiva:

il soggetto può essere aiutato a riconoscere i propri pensieri automatici e spontanei legati all’evento traumatico, pensieri che spesso sono intrusivi, rapidi ed istantanei; l’allenamento nel percepire i propri pensieri ed i propri atteggiamenti è molto importante in quanto attraverso questa procedura il paziente si rende consapevole di come effettivamente modifica il proprio stato emotivo.

Da tale abilità deriva anche il successivo lavoro di revisione e modificazione delle assunzioni generali. Attraverso questo lavoro il soggetto può modificare i propri schemi a favore di spiegazioni alternative più realistiche, adattive e concrete.

L’EQUILIBRIO E’
CREDERE IN SE STESSI E IN NESSUN ALTRO.

Un ruolo di rilievo è costituito dal lavoro con i familiari (o con un familiare) attraverso il quale è possibile non solo ottenere la collaborazione per eventuali coinvolgimenti diretti in procedure di esposizione dal vivo, come esposto più sopra, ma è utile anche avere una collaborazione nella gestione delle relazioni in casa e al lavoro.

Che coraggio!
Che coraggio ci vuole per affrontare la vita,
per come è, per quella che è, e per quella che sarà.
Che coraggio che ci vuole nella vita………
Ci vorrà sempre tutto il coraggio per ogni cosa.

EMDR:

desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari (Eye Movement desensitisation and reprocessing) è una nuova tecnica messa a punto da F.Shapiro nel 1989 si basa sulla scoperta che alcuni stimoli esterni possono essere particolarmente efficaci per superare un grave trauma.

le 7 regole di vita interiore: maggiore fiducia in se stessi, superamento delle paure, maggiore autostima,
consapevolezza di se, sviluppo della forza interiore,
lasciare andare gli attaccamenti, chiarezza sullo scopo della propria vita.

Homework:

un altro aspetto importante è quello delle procedure da attuare tra una seduta e l’altra, i cosiddetti “compiti per casa” o homeworks.

E’ utile insistere sulla necessità di attuare i compiti in quanto molto spesso il lavoro progettato ha un senso preciso ed il suo risultato è necessario per la continuità del trattamento.

Gli specifici COMPITI SONO PROGETTATI IN COLLABORAZIONE CON IL PAZIENTE E CONSISTONO FREQUENTEMENTE IN DIARI DI REGISTRAZIONE DI ELEMENTI-BERSAGLIO, O DIARI DI AUTOMONITORAGGIO, O IN SCHEDE DI ANALISI DELLE COGNIZIONI ASSOCIATE AGLI EVENTI

Gli psicologi

Dovranno necessariamente allargare le loro competenze nei più svariati settori, per l’interesse dell’intera comunità.

Creare i presupposti per una immagine nuova della professione, che oggi la società richiede e che è diventata indispensabile per gestire il cambiamento.

Condizioni per una competenza rivolta al cambiamento

1- la competenza deve essere pensata e realizzata in termini di processo

2- la competenza condivide un significato ed un orientamento strategico

Finalità

In un sistema organizzativo la finalità della competenza consiste nella capacità di superare una  Situazione-problema

La nostra area di ricerca e di intervento

si dovrà occupare di problemi umani e sociali in modo integrale e sarà rivolta alla interfaccia tra individuale e collettivo,

tra psicologico e sociale

LAVORIAMO TUTTI INSIEME PER IL NOSTRO FUTURO,
IL NOSTRO DESTINO, LA NUOVA VITA, LA NUOVA VIA.
CHIUDIAMO UN CAPITOLO E TROVIAMO IL CORAGGIO DI CAMBIARLO PER MIGLIORARLO, PERCHÉ LA VITA NON CI ASPETTA, SI ASPETTA CHE GLI ANDIAMO INCONTRO.

Articolo 3 del nostro codice deontologico

Lo psicologo considera suo dovere accrescere le conoscenze sul comportamento umano ed utilizzarle per promuovere il benessere psicologico dell’individuo, del gruppo e della comunità.

In ogni ambito professionale opera per migliorare la capacità delle persone di comprendere se stessi e gli altri e di comportarsi in maniera consapevole, congrua ed efficace.

Lo psicologo è consapevole della responsabilità sociale derivante dal fatto che, nell’esercizio professionale, può intervenire significativamente nella vita degli altri; pertanto deve prestare particolare attenzione: ai fattori personali, sociali, organizzativi, finanziari e politici.

Gli psicologi dovranno:

LAVORARE DI PIU’ CON LE PERSONE E LE ISTITUZIONI

 SAPER COMUNICARE (ASCOLTO/EMPATIA/RELAZIONE)

 AGGREGARE IL CONSENSO

 DISPONIBILITA’, ATTENZIONE ED ENTUSIASMO

 CONDIVIDERE I RAGIONAMENTI, LE IDEE, I SOGNI

 LAVORARE IN SQUADRA CON OBIETTIVI CONDIVISI

 ENERGIZZARE – MOTIVARE – COINVOLGERE

1) Ispirare una visione comune

2) Mettere gli altri in grado di agire 

3) Tracciare il percorso 

4) Infondere coraggio 

5) Mettere in discussione i paradigmi 

infine

Educare alla comunità è amplificare la socievolezza oltre gli estremi dell’individualismo e del collettivismo nel quale la massa ha sempre l’ultima parola sull’uomo e la comunità prepara esiti totalitari.

All’interno dell’esperienza comunitaria il movimento della persona verso gli altri non è facoltativo, ma indispensabile alla dialettica di formazione di sé.

Costruendo relazioni profonde con l’altro, attraverso una crescita con e per gli altri per costruire non un “io”, ma una “persona aperta alla comunità”, una persona rinnovata da nuove presenze.

La persona non si costituisce contro gli altri per mezzo degli altri e senza gli altri, ma apprendendo a spegnere la centralità dell’io nella donazione al tu.

Non ci sarà più niente da scrivere,
niente più da dire di ciò che è stato detto,

perché Sarà soltanto la vita, a decidere per ognuno di noi.

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