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ANALFABETISMO FUNZIONALE-MARTA TRAVAGLINI

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Redazione-Dalle recenti indagini PIAAC-OCSE (rapporto nazionale sulle competenze degli adulti) è emerso che l’Italia ricopre una delle posizioni peggiori. E’ penultima in Europa per livello di competenze (preceduta solo dalla Turchia) e quartultima su scala mondiale rispetto ai 33 paesi analizzati.

Facciamo un piccolo ripasso su cosa vuol dire analfabetismo funzionale.

L’UNESCO definisce dal 1984 l’analfabetismo funzionale (da non confondere con quello strutturale) come: ‘’la condizione di una persona incapace di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere da testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità”. Consiste nell’incapacità di comprendere testi semplici, di rielaborare in pensiero critico un concetto sentito al bar, nel credere all’opinione di chiunque e prenderla come verità assoluta senza informarsi sull’argomento, di capire il libretto di istruzioni di uno smartphone. E’ presente lì dove c’è mancanza di competenze intellettuali utili per affrontare la vita quotidiana. L’Osservatorio Isfol nel testo “I low skilled in Italia” traccia l’identikit dell’analfabeta funzionale tipo del nostro Paese. Il 10% è disoccupato, fa lavori di routine, manuali, non qualificati, è poco istruito e privo di competenze specifiche, utili per la vita di tutti i giorni ed in campo lavorativo. Uno su tre ha superato i 55 anni oppure è giovanissimo (tra i 18 ed i 24 anni), vive con i genitori senza studiare né lavorare. Poco più della metà degli analfabeti funzionali sono uomini e, in gran parte, abitano il Sud e il Nord Ovest della Penisola.

Eppure, l’Italia è una delle nazioni più alfabetizzate in Europa a livello strutturale. Allora perché non comprendiamo? Sarà a causa della decadenza dell’istituzione scolastica, del grave disinteresse verso la vita politica e quindi civica del paese, della decadenza delle ‘’passioni’’, di un individualismo dilagante o più semplicemente di una società che scorre così veloce da non ammettere il potersi fermare a riflettere. Eccola la società del tutto e subito.

Questi dati sono un campanello d’allarme. La realtà è che siamo in una situazione stagnante, un popolo affetto dalla malattia della pigrizia che in passato è stato la culla della civiltà ed ora si ritrova ad essere il fanalino di coda dell’Europa.

Delle soluzioni però ci sarebbero. Potremmo restare studenti un po’ più a lungo, si potrebbe ricorrere ad esempio al lifelong learning (o apprendimento permanente). Il lifelong learning è lo strumento essenziale per affrontare una complessa epoca di cambiamenti come la nostra, per superare le barriere ancora esistenti tra educazione formale, non formale ed informale, per promuovere la realizzazione dell’individuo sia a livello individuale che sociale.

L’obiettivo generale del lifelong learning è quello di contribuire, attraverso l’apprendimento permanente, allo sviluppo della Comunità quale società avanzata basata sulla conoscenza, con uno sviluppo economico sostenibile, nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale, garantendo nel contempo una valida tutela dell’ambiente per le generazioni future. In particolare si propone di promuovere, all’interno della Comunità, gli scambi, la cooperazione e la mobilità tra i sistemi d’istruzione e formazione in modo che essi diventino un punto di riferimento di qualità a livello mondiale. Puntare quindi non solo sulla formazione continua finalizzata all’ambito lavorativo, ma incrementare e focalizzarsi sul potere delle comunità dove sono le persone le vere risorse. Effettivamente siamo in un processo di atomizzazione ovvero gl’individui tendono a vivere “atomizzati”, cioè a costituire piccoli nuclei isolati, estranei l’un all’altro…ciò favorito dalla scomparsa della famiglia estesa, del vicinato, dell’antica funzione delle piazze e delle strade, dalla grande densità della popolazione dei centri urbani, dall’anonimato, dall’individualismo, dai rapporti superficiali ecc.

In tal senso la formazione permanente è strumento essenziale per lo sviluppo della cittadinanza, la coesione sociale e l’occupazione. al fine di evitare degrado, criminalità e sviluppo di soggetti devianti attraverso progetti di intervento sul territorio. Utopia probabilmente realizzabile.

‘’L’istruzione finisce nelle classi scolastiche, ma l’educazione finisce solo con la vita.’’

Frederick William Robertson

 

 

Marta Travaglini – Studentessa (Secondo Anno) Corso di Laurea di  Servizio Sociale, Università Degli Studi “G.D’Annunzio” Chieti.

 

Fonti:

http://www.isfol.it/piaac/Rapporto_Nazionale_Piaac_2014.pdf

http://isfoloa.isfol.it/jspui/bitstream/123456789/1262/1/Oss_1-2_2016_DiFrancesco_Amendola_Mineo.pdf

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