“DILEXI TE “L’AMORE CHE CAMBIA IL MONDO – DI VALTER MARCONE
Redazione- E’ il porofeta Isaia che al capitolo 33 del suo libro sembra invocare un intervento soprannaturale di fronte ai guai che purtroppo l’uomo ha creato da sempre sulla terra. Oggi più che mai : un mondo in cui focolai di guerre rendono la terra in lutto, piena di squallore . Un intervento che come soffio divorerà ogni cosa, e i popoli diventerannio fornace perl a calce. Ma leggiamo il testo di Isaia :
9 La terra è in lutto e piena di squallore,
si scolora il Libano e intristisce;
la pianura di Saron è simile a una steppa,
brulli sono il Basan e il Carmelo.
10 «Ora mi alzerò», dice il Signore,
«ora mi innalzerò, ora mi esalterò.
11 Avete concepito fieno, partorirete paglia;
il mio soffio vi divorerà come fuoco.
12 I popoli saranno fornaci per calce,
spini tagliati da bruciare nel fuoco.
13 Sentiranno i lontani quanto ho fatto,
sapranno i vicini qual è la mia forza».
Quante volte ci siamo chiesti anche noi , di fronte alle vicende umane, a quelle terribili come le stragi e le guerre da che parte sta guardando Dio e perchè non interviene.
A questa domanda sembra rispondere un altro profeta Abacuc 1,2-3; 2, 2-4
Fino a quando, Signore, implorerò aiuto
e non ascolti,
a te alzerò il grido: «Violenza!»
e non salvi?
Perché mi fai vedere l’iniquità
e resti spettatore dell’oppressione?
Ho davanti a me rapina e violenza
e ci sono liti e si muovono contese.
Il Signore rispose e mi disse:
«Scrivi la visione
e incidila bene sulle tavolette,
perché la si legga speditamente.
È una visione che attesta un termine,
parla di una scadenza e non mentisce;
se indugia, attendila,
perché certo verrà e non tarderà.
Ecco, soccombe colui che non ha l’animo retto,
mentre il giusto vivrà per la sua fede».
In modo più profano e prosaico possiamo richiamare quello che scrive Stefano Benni :”Io non so se Dio esiste, ma se non esiste ci fa una figura migliore“. La spiegazione ma le suggerisce IA che candidamente dice : “Questa frase rientra nello stile ironico e disincantato di Benni, suggerendo che l’assenza di Dio renderebbe l’umanità meno responsabile dei propri errori o, in senso più lato, che il “fallimento” umano sarebbe meno grave in un universo privo di un’entità superiore”
E probabilmente è questo il senso di quello che duce Papa Leone XIV a proposito della pace e della resposnsabili tà .Papa Leone ripropone un’intuizione più volte formulata dai suoi predecessori: disarmarsi è uno dei modi fondamentali per spendersi per la pace. Con le armi si nega l’umanità degli altri che vengono trasformati in nemici . Disfarsi delle armi . Le armi di cui disfarsi sono innanzi tutto gli armamenti bellici, che sono al centro di una vera e propria corsa all’acquisto visto che nel 2024 la spesa militare ha segnato un ulteriore record a livello mondiale, 2.718 miliardi di dollari, con un aumento del 9,4% in termini reali rispetto all’anno precedente (Stockholm International Peace Research Institute-Sipri, <www.sipri.org>).
Pace e responsabilità dunque invoca il Papa.Tanto che appena dopo la sua elezione affacciandosi su piazza San Pietro ha rivolto un appello alla pace — una pace disarmata e disarmante.- ; un appello che ha continuato a riproporre anche nei giorni successivi .
Ora tornando per questa riflessione sulla presenza e sull’assenza di Dio nelle questioni umane Papa Leone ricorda che è l’amore quello che fa la differenza nei rapporti umani . E quindi afferma con forza che il Dio che in questo momento sembra guardare da un’altra parte è il Dio dell’amore. Un amore sublimato dal suo stesso figlio Gesù, “nato dal padre, generato e non creato” come afferma il credo cristiano, quello Niceno-Costantinopolitano che ci ha detto : “Amatevi l’un gli altri” , lasciandoci un comandamento centrale del cristianesimo, definìto un “nuovo” e “fondamentale” comandamento, come riportato nel Vangelo di Giovanni. Un comndamento che nel suo completamento : “ come io vi ho amati” annuncia l’immensità di un amore-
E’ quello che dunque Papa Leone XIV riafferma nella sua esortazione “Dilexi te“Ti ho amato” (Ap 3,9), incentrata sull’amore verso i poveri, firmata l 4 ottobre 2025, festa di San Francesco d’Assisi, e pubblicata il 9 ottobre.
“Avendo ricevuto come in eredità questo progetto, sono felice di farlo mio – aggiungendo alcune riflessioni – e di proporlo ancora all’inizio del mio pontificato, condividendo il desiderio dell’amato Predecessore che tutti i cristiani possano percepire il forte nesso che esiste tra l’amore di Cristo e la sua chiamata a farci vicini ai poveri. Anch’io, infatti, ritengo necessario insistere su questo cammino di santificazione, perché nel «richiamo a riconoscerlo nei poveri e nei sofferenti si rivela il cuore stesso di Cristo, i suoi sentimenti e le sue scelte più profonde, alle quali ogni santo cerca di conformarsi»”, scrive Papa Leone XIV (DT3)
Essere amati dunque significa farsi povero “poveri di spirito” (un concetto biblico come nelle beatitudini di Matteo ,5,3) indica un cuore umile e semplice quindi non legato ai beni materiali.
In Dilexi te, Papa Leone si unisce a Papa Francesco nel dichiarare: non ci sarà pace finché i poveri ed il pianeta saranno trascurati e maltrattati.
“…sono convinto che la scelta prioritaria per i poveri genera un rinnovamento straordinario sia nella Chiesa che nella società, quando siamo capaci di liberarci dall’autoreferenzialità e riusciamo ad ascoltare il loro grido” (DT 7) ma avverte che “questa ‘preferenza’ non indica mai un esclusivismo o una discriminazione verso altri gruppi, che in Dio sarebbero impossibili; essa intende sottolineare l’agire di Dio che si muove a compassione verso la povertà e la debolezza dell’umanità intera e che, volendo inaugurare un Regno di giustizia, di fraternità e di solidarietà, ha particolarmente a cuore coloro che sono discriminati e oppressi, chiedendo anche a noi, alla sua Chiesa, una decisa e radicale scelta di campo a favore dei più deboli” (DT 16).
Dilexi te evidenzia anche l’importanza di essere “una Chiesa per i poveri” e sottolinea che “non siamo nell’orizzonte della beneficenza, ma della Rivelazione” (DT 5). In tal senso, il documento presenta “numerose pagine dell’Antico Testamento in cui Dio viene presentato come amico e liberatore dei poveri… «Nel cuore di Dio c’è un posto preferenziale per i poveri […]. Tutto il cammino della nostra redenzione è segnato dai poveri»” (DT 17).
A differenza di Delixit te”, “Dilexit nos”, la quarta Enciclica di Papa Francesco, ripercorre tradizione e attualità del pensiero “sull’amore umano e divino del cuore di Gesù Cristo”, invitando a rinnovare la sua autentica devozione per non dimenticare la tenerezza della fede, la gioia di mettersi al servizio e lo slancio della missione. È infatti nel Cuore di Cristo che “possiamo trovare tutto il Vangelo” (89) e “riconosciamo finalmente noi stessi e impariamo ad amare” (30).
Secondo Francesco, incontrando l’amore di Cristo, “diventiamo capaci di tessere legami fraterni, di riconoscere la dignità di ogni essere umano e di prenderci cura insieme della nostra casa comune”. L’auspicio è che il mondo, “che sopravvive tra le guerre, gli squilibri socioeconomici, il consumismo e l’uso anti-umano della tecnologia, possa recuperare ciò che è più importante e necessario: il cuore”
Nel chiedere di “ riconoscere la dignità di ogni essere umano e di prenderci cura della casa comune” Papa Francesco continuava la sua esortazione all’umanità contenuta in tutti i suoi documenti sia quelli del magistero che le ennciciliche. Ma sicuramente aveva in mente , lasciando al suo successore una traccia quello che Papa Leone XIV ha fatto suo con questa esortazione.
Tutti si attendevano che il primo documento del livello di una esortazione o enciclica fosse sulla intelligenza artificiale ma Papa Leone non ha voluto smentire il suo predecessore del quale raccoglie una eredità : una .forte attenzione ai temi sociali, come i migranti, i poveri, l’ambiente e il mondo del carcere, temi che rimangono centrali probabilmente anche nel magistero di Leone . Oltre naturalmente ad un cambiamento di stile nella guida della Chiesa, incentrato sulla
coerenza tra messaggio e vita, sulla misericordia, il dialogo e la collegialità. Uno stile che Leone XIV sembra abbandonare anche se rimane forte un punto fondamentale la coerenza tra messaggio e vita.
Ecco appunto il messeggio di Dilexit te coerente con la vita . Il Papa guarda all’amore : “. «Ti ho amato» (Ap 3,9), dice il Signore a una comunità cristiana che, a differenza di altre, non aveva alcuna rilevanza o risorsa ed era esposta alla violenza e al disprezzo: «Per quanto tu abbia poca forza […] li farò venire perché si prostrino ai tuoi piedi» (Ap 3,8-9). Questo testo richiama le parole del cantico di Maria: «Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili. Ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote» (Lc 1,52-53).
Guardando proprio dalla fine dall’Apocalisse si ricorda proprio al secondo capoverso della esortazione : “La dichiarazione d’amore dell’Apocalisse rimanda al mistero inesauribile che Papa
Francesco ha approfondito nell’Enciclica Dilexit nos sull’amore divino e umano del Cuore di Cristo. In essa abbiamo ammirato il modo in cui Gesù si identifica «con i più piccoli della società» e come, col suo amore donato sino alla fine, mostra la dignità di ogni essere umano, soprattutto quando «più è debole, misero e sofferente». Contemplare l’amore di Cristo «ci aiuta a prestare maggiore attenzione alle sofferenze e ai bisogni degli altri, ci rende forti per partecipare alla sua opera di liberazione, come strumenti per la diffusione del suo amore».
E l’amore di Cristo ha qualcosa da dirci : “Quel Gesù che dice: «I poveri li avete sempre con voi» (Mt 26,11) esprime il medesimo significato quando promette ai discepoli: «Io sono con voi tutti i giorni» (Mt 28,20). E nello stesso tempo ci tornano alla mente quelle parole del Signore: «Tutto
quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40). Non siamo nell’orizzonte della beneficenza, ma della Rivelazione: il contatto con chi non ha potere e grandezza è un modo fondamentale di incontro con il Signore della storia. Nei poveri Egli ha ancora qualcosa da dirci”
Perchè la condizione dei poveri ci interpella ogni giorno : “ La condizione dei poveri rappresenta un grido che, nella storia dell’umanità, interpella costantemente la nostra vita, le nostre società, i sistemi politici ed economici e, non da ultimo, anche la Chiesa. Sul volto ferito dei poveri troviamo impressa la sofferenza degli innocenti e, perciò, la stessa sofferenza del Cristo. Allo stesso tempo,
dovremmo parlare forse più correttamente dei numerosi volti dei poveri e della povertà, poiché si tratta di un fenomeno variegato; infatti, esistono molte forme di povertà: quella di chi non ha mezzi di sostentamento materiale, la povertà di chi è emarginato socialmente e non ha strumenti per dare voce alla propria dignità e alle proprie capacità, la povertà morale e spirituale, la povertà culturale, quella di chi si trova in una condizione di debolezza o fragilità personale o sociale, la povertà di chi non ha diritti, non ha spazio, non ha libertà.”
Papa Leone XIV continua il suo ragionamento e la sua esposizione iniziando dunque dall’amore per i poveri che sono il volto di Cristo sulla terra per dire che il cambiamento è possibile sia nella Chiesa , sia nel cuore di ognuno di noi perchè l’amore per i poveri si esprime attraverso atti di cura (assistenza sanitaria, accompagnamento) ma anche attraverso la lotta per la giustizia, per l’equità e la lotta alle disuguaglianze strutturali. Esiste una differenza tra carità e giustizia. Fino ad affermare che la storia bimillenaria della Chiesa con i poveri è parte essenziale del suo cammino. La cura dei poveri fa parte della grande Tradizione della Chiesa, come un faro di luce che, dal Vangelo in poi, ha illuminato i cuori e i passi dei cristiani di ogni tempo.Fino alla conclusione : l’amore cristiano supera tutte le barriere, avvicina i lontani, unisce gli estranei e rende familiari i nemici. Esso è
profetico, realizza miracoli e non ha limiti. Una Chiesa che non pone limiti all’amore, che non ha nemici ma solo uomini e donne da amare, è la Chiesa di cui il mondo ha bisogno. Attraverso il lavoro, il cambiamento delle strutture ingiuste e i gesti di aiuto personale, il povero potrà sentire le parole di Gesù: «Io ti ho amato» (Ap 3,9).
Dunque l’amore di Cristo per loa sua Chiesa che appunto a sua immagine e somiglianza deve restituire amore : “ L’amore cristiano supera ogni barriera, avvicina i lontani, accomuna gli estranei,
rende familiari i nemici, valica abissi umanamente insuperabili, entra nelle pieghe più nascoste della società. Per sua natura, l’amore cristiano è profetico, compie miracoli, non ha limiti: è per l’impossibile. L’amore è soprattutto un modo di concepire la vita, un modo di viverla. Ebbene, una Chiesa che non mette limiti all’amore, che non conosce nemici da combattere, ma solo uomini e donne da amare, è la Chiesa di cui oggi il mondo ha bisogno.”
Per una lettura integrale dell’Esortazione press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2025/10/09/0722/01290.html
