CYBERSICUREZZA NAZIONALE – A CURA DI FRANCESCO MACRÌ
Redazione – Abbiamo chiesto direttamente a Francesco Macrì, esperto in Sicurezza e Intelligence linkedin.com/in/francesco-macrì-b9947b35a un’opinione sul preoccupante aumento degli attacchi informatici al nostro Paese, alla luce dei dati ufficialmente diffusi dalla Polizia di Stato.
Riportiamo testualmente:
“Il Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche (CNAIPIC) ha gestito, nel corso del 2024, circa 12.000 attacchi informatici significativi, emettendo oltre 59.000 Alert per prevenire e contrastare minacce ai sistemi informatizzati di interesse nazionale. In qualità di punto di contatto nazionale e internazionale per il monitoraggio e la gestione degli eventi di sicurezza cibernetica, il CNAIPIC ha inoltre gestito 63 richieste di cooperazione internazionale, consentendo l’identificazione e il deferimento di circa 180 soggetti coinvolti in attività illecite.”
Abbiamo quindi chiesto a Francesco Macrì: di fronte a questo scenario allarmante e sulla base della Sua esperienza nel campo della sicurezza, quale futuro possiamo aspettarci? E soprattutto, quali strumenti abbiamo oggi per costruire una solida barriera difensiva contro le minacce cyber?
“La ringrazio per la domanda. Premetto subito di non avere competenze tecniche in ambito informatico in qualità di potenziale operatore cyber, ma posso condividere alcune riflessioni basate su fonti autorevoli e sui miei contatti storici con aziende leader del settore.
Mi ha colpito una recente dichiarazione del Ministro Guido Crosetto, il quale ha definito il nostro sistema cyber come ‘uno spezzatino di competenze’. Da lì ho iniziato a porre domande, a documentarmi, ad ascoltare chi lavora sul campo. L’impressione che ne ho ricavato, confrontandomi anche con operatori esperti del settore, è chiara.
Gli Stati che oggi detengono una supremazia nel dominio cibernetico sono pochissimi: Cina, Russia, Stati Uniti, Israele. Potremmo includere anche il Regno Unito, ma già su un gradino più basso.
Perché solo questi Paesi primeggiano a livello mondiale? Le risposte sono semplici:
- A) Perché investono da anni ingenti risorse economiche nella sicurezza informatica.
- B) Perché la loro legislazione consente una maggiore libertà operativa, anche in ottica offensiva, il che contribuisce allo sviluppo di un know-how avanzato.
- C) Perché, nel caso di Cina e Russia, si tratta di Stati autoritari con mire espansionistiche sistemiche, che fanno della cybersicurezza una priorità strategica.
- D) Perché hanno una presenza massiccia di HUMINT (intelligence umana) attiva anche al di fuori dei loro confini.
Le soluzioni? Sono complesse, ma inevitabili: servono investimenti consistenti, cooperazione informativa tra Paesi alleati, riforme legislative che consentano una postura più dinamica e, soprattutto, un rafforzamento delle strutture di controspionaggio e HUMINT.
Se le nostre democrazie vogliono davvero resistere a questa nuova guerra silenziosa, occorre agire subito, e con visione strategica.”
