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” CARLO MAGNO “- PROF.SSA GABRIELLA TORITTO

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Redazione-  Il 2 aprile 742 d. C. nasce il figlio primogenito di Pipino il Breve, re dei Franchi. Il suo nome è Carlo, che passerà alla storia con l’appellativo di Magno.

Alla morte del padre, nel 768, Carlo eredita la metà del regno dei Franchi. L’altra metà spetta al fratello Carlomanno, il quale muore prematuramente nel 771 a causa di una malattia severa.  Carlo ne approfitta e, con un colpo di mano che ignora i diritti  dei legittimi eredi del fratello,  riunisce sotto un unico regno le province della Gallia, ossia la Francia, il Belgio e parte dell’attuale Germania. Così diviene unico sovrano dei Franchi.

In quegli anni, l’Italia del Nord è dominata dal Regno longobardo, retto dal re Desiderio. Alcune zone costiere della penisola e la Sicilia sono nelle mani dei Bizantini, governate da rappresentanti dell’Imperatore d’Oriente; le altre zone sono in mano ai duchi longobardi indipendenti: quello di Spoleto con Teodicio, e quello di Benevento con Arechi II. Lo Stato della Chiesa si  ritrova dunque schiacciato a Nord e a Sud dai Longobardi,  i quali ripetutamente provano ad impadronirsi di Roma e ad intromettersi nell’elezione dello stesso pontefice.

Papa Stefano III in una lettera risalente forse al 769 o al 770 e indirizzata a Carlo Magno rivela alcune preoccupazioni politiche … A inizio della sua elezione viene  informato che si stanno pianificando due matrimoni con conseguenze politiche preoccupanti per la Chiesa di Roma: il matrimonio tra Carlo Magno o suo fratello Carlomanno con Ermengarda e  quello della loro sorella Gisela con Athalgiso.

Ermengarda e Athalgiso sono figli del re longobardo Desiderio. Un’altra figlia di Desiderio, Adelperga, ha già sposato il signore di Benevento, Arechi II.

Nella lettera il  pontefice sconsiglia Carlo di  intraprendere unioni con la stirpe “contaminata” dei Longobardi:

“È stato portato a nostra conoscenza un fatto che certamente diciamo con grande dolore, che Desiderio re dei Longobardi vuole indurre l’eccellenza vostra a unire in matrimonio sua figlia a uno di voi due fratelli, se ciò è vero è certamente una intromissione del diavolo, e non tanto il matrimonio sembra che sia un mezzo della sua malvagità, ma il consorzio, perché vediamo molti, siccome siamo edotti dalla storia della divina scrittura, che a causa dell’ingiusto accoppiamento con una stirpe straniera, deviano dai precetti divini e cadono in grande peccato”.

Sicché nel 771 Carlo ripudia Desiderata, sua seconda moglie, figlia di Desiderio re dei Longobardi, meglio conosciuta come Ermengarda con la tragedia dell’”Adelchi” di Alessandro Manzoni.

2° Coro, Atto IV, dell’”Adelchi” di A. Manzoni:

“Sparse le trecce morbide

 “su l’affannoso petto,

 “lente le palme, e rorida

 “di morte il bianco aspetto,

 “giace la pia, col tremolo

 “sguardo cercando il ciel”.

Precedentemente, nel 768, contrae, secondo il rito franco non riconosciuto dalla Chiesa di Roma, un altro matrimonio con Imiltrude, di modesto rango franco-alsaziano, da cui nasce Pipino, di malferma salute, il quale congiura contro il padre e viene costretto a divenire monaco.

Il successore di Stefano III,  papa Adriano, sollecita Carlo al fine di imporre a Desiderio la restituzione delle terre che i Longobardi avevano occupato nell’Esarcato di Ravenna e nel ducato romano: Spoleto, la Pentapoli di  Rimini, Pesaro, Fano, Senigaglia, Ancona.

Re Desiderio rifiuta e Carlo attraversa le Alpi con il suo esercito attraverso i passi del Cenisio e del S. Bernardo. Supera per aggiramento la chiusa di Val di Susa e si impossessa di tutta l’Italia settentrionale, autoproclamandosi re dei Franchi e dei Longobardi,   occupata Pavia nel 774.

L’origine e la forza dei Carolingi va cercata nel fatto che essi sono soprattutto capi dell’esercito. Infatti gli uomini franchi hanno l’obbligo di prestare servizio militare. Con Carlo nasce una nuova istituzione, la cavalleria, ma solo i nobili possono diventare Cavalieri.

Carlo è un abile condottiero, diplomatico nel tessere i rapporti con il Papato e nel mantenere contatti con l’impero di Bisanzio. Prosegue la lotta contro i Musulmani in Spagna. Seda le rivolte contro i Franchi in Italia. Combatte contro i popoli barbari che premono ai confini: i Sassoni, i Bavari, gli Avari. In trent’anni di guerre occupa le terre dei Sassoni, minacciosi con le continue incursioni. Violenta è la guerra contro il capo sassone Vitichindo. La lotta per la difesa dei confini orientali ha ulteriori sviluppi contro i Bavari e il loro duca Tassilone, sconfitto nel 787,  e contro gli Avari, il cui impero è distrutto da Carlo con una serie di spedizioni dal 791 al 796.

Contro i musulmani di Spagna Carlo conduce una serie di spedizioni: quella del 778, dopo il fallimento dell’assedio di Saragozza, si conclude con il massacro della retroguardia franca al passo di Roncisvalle (tradizionalmente datato al 15 agosto 778), in cui i franchi subiscono un agguato da parte di tribù basche, poco cristianizzate o rimaste legate al paganesimo, gelose della propria autonomia. Nella disastrosa imboscata muoiono diversi nobili e alti ufficiali, tra cui “Hruodlandus”, Orlando, prefetto del limes di Bretagna. L’episodio ha maggiore valenza letteraria che storico-militare, ispirando uno dei passi più noti della successiva Chanson de Roland (composizione databile intorno al 1100), poema epico cavalleresco, fondamentale nella letteratura medievale europea.

Miglior successo hanno le spedizioni del 785, 797, 801, 811, che consentono la creazione della Marca hispanica, fra i Pirenei e l’Ebro, con capitale Barcellona, primo nucleo della ‘reconquista’ cristiana della Spagna.

Frattanto nell’Impero Romano d’Oriente, Irene, la quale nel 798 destituisce il figlio Costantino VI, accecandolo a causa di tensioni sull’iconoclastia, è la prima donna “imperator” di Bisanzio. L’imperatrice, che non approva la nomina di Carlo a imperatore e difensore della Cristianità, rifiuta anche la proposta di matrimonio inviata dall’imperatore franco per l’unione dei loro rispettivi figli.

Dopo la caduta e la destituzione di Irene, diviene  nuovo legittimo imperatore Niceforo, con cui cessa la “vacanza imperiale”, pretesto di Leone III per incoronare Carlo.

Affermato il proprio dominio dall’Elba all’Atlantico, al Tibisco, al Danubio, all’Ebro, a Roma, Carlo diviene l’incontrastato capo della Cristianità. La sua posizione, corroborata dall’attività in campo religioso, come difensore e propagatore della fede, e nel campo culturale, che conosce una vera rinascita, detta appunto carolina o carolingia, ha la consacrazione ufficiale nella basilica di San Pietro la notte di Natale dell’anno 800.

Carlo si reca a Roma per esaminare le accuse contro papa Leone III, il quale, cacciato nell’aprile 799 da una congiura di nobili, viene riabilitato sul soglio pontificio dal re franco. Questi poi viene incoronato imperatore dallo stesso pontefice nella messa della notte di Natale in S. Pietro mentre la folla invoca: “Carolo piissimo Augusto a Deo coronato vita et victoria”.

L’incoronazione di Carlo è per l’Impero Romano d’Oriente un autentico affronto. Bisanzio non può permettere che il Papa si leghi a una nuova potenza, ne consegue che il conflitto fra Carlo Magno e l’imperatrice Irene diventa inevitabile.

Lo scontro avviene nell’Adriatico nell’805 e si risolve nell’812 con un accordo: Carlo lascia Venezia, l’Istria e la Dalmazia all’Impero d’Oriente in cambio del formale riconoscimento del titolo di imperatore del Sacro Romano Impero, in Occidente.

In poco tempo Carlo Magno conquista un impero gigantesco: il Sacro Romano Impero, che si estende dalla Spagna fino all’Elba e fino a Roma.

Per amministrare un territorio così vasto Carlo lo divide in Feudi e si serve dei suoi rappresentanti: i Marchesi, a cui  affida le Marche, i Conti, a cui  assegna le Contee. I Baroni invece lo assistono negli affari ordinari e guidano le truppe.

Le leggi dell’impero vengono elaborate e varate nelle assemblee generali che si tengono ogni anno a primavera: Campo di Maggio. Alle assemblee partecipano i Conti, i Marchesi, i Baroni e i Vescovi, che annotano le decisioni dell’Imperatore e dei suoi consiglieri. Al di fuori di queste leggi, i vari popoli conquistati conservano i propri usi e costumi. Per assicurarsi che le leggi vengano applicate ovunque e che il popolo non subisca prepotenze da parte dei vari signori, Carlo Magno nomina i Missi Dominici, i quali sono inviati nelle più remote lande dell’impero. 

Il sistema sociale è rafforzato da speciali vincoli di fedeltà che legano personalmente numerosi sudditi all’Imperatore. Sono sudditi che giurano solennemente di essere fedeli, soprattutto in guerra. In cambio dei servizi militari prestati, ottengono terre o privilegi particolari e, poiché tutto è nelle mani dell’Imperatore, nei primi tempi questa organizzazione si dimostra particolarmente salda. Quella di Carlo Magno è una società medievale di tipo feudale. E’ proprio con Carlo che si consolida la società feudale.

Con il termine feudalesimo si intendono sia i rapporti giuridici e politici basati sul vassallaggio, sia una particolare organizzazione  economica. La società feudale ha un rigido senso della gerarchia.

Tutto parte da Carlo Magno, che deve confrontarsi con i nobili franchi (non sempre riconoscenti l’autorità del sovrano), perché l’imperatore vuole dare un’organizzazione efficiente al proprio impero. Così promuove l’antica tradizione del vassallaggio che consiste in un rapporto di dipendenza fra il Signore e i suoi vassalli, o servitori. I vassalli offrono il loro sostegno militare al re in cambio di un feudo e questo legame di fedeltà si basa sulle seguenti sei parole: incolume (per non danneggiare corporalmente il signore); sicuro (per non danneggiarlo nelle sue cose segrete);  onesto (per non danneggiarlo nella giustizia); utile (per non danneggiarlo nei suoi possessi);  facile o possibile (per rendere facile al signore ciò che potrebbe fare).

In origine il feudo è revocabile, ossia alla morte di un vassallo, il Signore ha il diritto di recuperare il beneficio e di assegnarlo ad altri ma dopo la morte di Carlo Magno tutto cambia.

Nell’887, infatti, Carlo il Calvo emana il Capitolare di Quierzy, con il quale si riconosce l’ereditarietà dei feudi maggiori. Nel 1037 tale diritto è sancito dalla ”Constitutio de Feudis” con Corrado II il Salico, che riconosce una situazione di fatto ormai consolidata anche per i feudi minori.

Durante il regno di Carlo Magno ha inizio una vera e propria rinascita culturale, un’opera grandiosa se si pensa ai tempi in cui l’imperatore vive, tempo di barbarie e di ignoranza.

La ripresa economica dell’impero è invece più lenta. L’economia è essenzialmente basata sull’agricoltura, le zone agricole sono molto distanti tra loro e il commercio è difficoltoso. Vige il baratto.

Carlo Magno  è  un illetterato che conosce il latino e ha dimestichezza con la lettura ma non ha ricevuto  una vera educazione scolastica. Comprende tuttavia l’importanza della cultura nel governo dell’impero. Durante il suo regno con la “Rinascita Carolingia” si afferma un periodo di sviluppo culturale e di fioritura degli studi in ambito politico, letterario,  filosofico, architettonico, poetico ed educativo.

Già ai tempi del padre, Pipino il Breve, si comprende che la situazione del regno merovingio in campo intellettuale e religioso è disastrosa: la scolarità è quasi scomparsa  e la vita intellettuale è inesistente. La necessità di intervenire è chiara già a Pipino, il quale persegue un ampio progetto di riforma in tutti i campi, soprattutto in quello ecclesiastico.

L’attenzione di Carlo, nella riorganizzazione e nel governo del proprio regno va a quell’Impero romano di cui si fa prosecutore sia nel nome, sia nella politica.

La Rinascita carolingia presenta tuttavia una natura religiosa, sebbene le riforme promosse da Carlo Magno assumano anche una portata culturale. La riforma della Chiesa, in particolare, si propone di elevare il livello morale e la preparazione culturale degli ecclesiastici operanti nel regno. Con la collaborazione del cenacolo di intellettuali provenienti da ogni parte dell’impero, Carlo Magno fonda l’Accademia Palatina e fissa i testi sacri con  Alcuino di York. Quest’ultimo intraprende l’opera di emendazione e correzione della Bibbia e standardizza la liturgia. Impone uno stile di scrittura che riprende la fluidità e l’esattezza lessicale e grammaticale del latino classico.

Nell’Epistola de litteris colendis prescrive a preti e monaci di dedicarsi allo studio del latino,  con l‘Admonitio Generalis del 789 ordina ai sacerdoti di istruire ragazzi di nascita sia libera sia servile.  In ogni angolo del regno, e poi dell‘impero, sorgono  scuole vicino alle chiese e alle abbazie.

Sotto la direzione di Alcuino di York, erudito anglosassone, intellettuale della Accademia Palatina, vengono redatti i testi, preparati i programmi scolastici ed impartite le lezioni per tutti i chierici.

Non è risparmiata neanche la grafia, che entra in uso corrente con la minuscola carolina, derivata dalle scritture corsive e semicorsive, e viene inventato ed introdotto un sistema di segni di punteggiatura per indicare le pause  durante la lettura ad alta voce, molto in voga presso le corti medievali.

Sempre all’influenza di Alcuino si deve l’elaborazione e l’introduzione nei vari centri monastici ed episcopali del nuovo sistema di scrittura. Da quei caratteri derivano quelli utilizzati dagli stampatori rinascimentali, che sono alla base di quelli odierni.

Carlo Magno è il più grande re del Medioevo, uno di quegli uomini che lasciano una traccia indelebile nella Storia. Incerto è il significato preciso del suo nome: semplicemente Carlo, a cui venne in seguito aggiunto “Magno” (il grande) oppure Karlmann che significa “Carlo il forte“. E’un geniale guerriero. Durante il suo lunghissimo regno, affronta una moltitudine di problemi sia interni che esterni. Ha trentun anni quando inizia la conquista dell’Europa. L’appellativo Magnus gli viene attribuito dal suo biografo  Eginardo, parente, consigliere, storico e architetto, che intitola la sua opera ”Vita et gesta Caroli Magni”.

La portata delle riforme carolinge, così come la valenza sacrale della persona  dell’imperatore, influenzano radicalmente la vita e la politica del continente europeo anche  nei secoli successivi. Perciò vi sono storici che definiscono Carlo Magno: re, padre dell’Europa, Rex Pater Europae.

Carlo ha diverse mogli e molti figli. Divide il vasto impero fra i suoi tre figli: Carlo, Pipino e Ludovico il Pio, già nell’806, prima di morire. Dei tre sopravvive solo Ludovico, il più stimato, il quale resta unico erede e nell’813 è incoronato Imperatore.    Alla morte di Ludovico l’impero è diviso fra i suoi tre eredi: Lotario I, Carlo il Calvo,  Ludovico II il Germanico, i quali  lottano fra loro per dividersi l’impero e la guerra fratricida spezza la fragile unità che Carlo Magno ha creato.

I successori di Carlo Magno non sono in grado di continuare l’opera  iniziata dal grande imperatore tuttavia attraverso il figlio Ludovico il Pio, Carlo Magno è considerato l’antenato di tutte le Case Reali Europee:  dai Windsor, ai Sassonia-Coburgo-Gotha  di Belgio, ai Borboni di Spagna, al re di Svezia Carlo XVI Gustavo (discendente dei Sassonia-Coburgo-Gotha, sebbene la casa reale di Svezia non derivi dai Carolingi), alla Famiglia Granducale del Lussemburgo, oltre alle numerose case reali ora non più regnanti, come i Romanov, i Savoia, i Borbone di Francia e altre.

L’ultimo dei Carolingi, Carlo il Grasso, riunisce ancora l’Impero ma la sua incapacità è tale che i nobili lo depongono nell’887. L’Impero Carolingio è ormai disfatto. Dalle sue rovine sorgono i primi regni nazionali:    Francia,    Germania; molto più tardi  l’Italia.

Studiosi antichi e moderni hanno voluto indagare  sulla genealogia di Carlo Magno, al fine di individuare non solo l’antenato dell’imperatore quanto anche l’antenato di tutta la nobiltà europea e di conseguenza dell’intera popolazione europea ed americana. Come antenato è certo Carlo Martello. Altre ipotesi sono alquanto incerte. Alcune fanno risalire le origini di Carlo Magno persino alla Gens Iulia, a Giulio Cesare: teorie note come “descent from antiquity” o discendenza dall’antichità. Altre suppongono che le sue radici siano addirittura pre-romane.

L’impero carolingio non coincide con  la restaurazione dell’Impero Romano d’Occidente ma costituisce la nascita di un nuovo Impero Cristiano, secondo la visione tipica del Medioevo. L’elemento religioso è predominante nel Medioevo; l’Impero è innanzi tutto un ideale politico-religioso. Il sovrano ricava forza e dignità dalla consacrazione. Carlo concepisce la diffusione della corretta dottrina cristiana come un suo preciso dovere e un’alta responsabilità, finalizzata al controllo della rettitudine morale non solo degli ecclesiastici, ma di tutto il popolo franco.

Gli ultimi anni di vita di Carlo sono un periodo di declino, a causa del peggioramento delle condizioni fisiche del sovrano che ormai ha perso il vigore della giovinezza e, stanco nel fisico e nello spirito, è più che mai dedito alle pratiche religiose e all’emanazione di capitolari dedicati a questioni dottrinali di particolare rilevanza: una svolta che poi segna l’esperienza al governo di suo figlio Ludovico, detto appunto “il Pio“.

All’inizio dell’811 il vecchio imperatore detta il suo dettagliato testamento, riferito solo alla divisione dei suoi beni mobili, un patrimonio comunque immenso, una parte rilevante dei quali, ulteriormente suddivisa in 21 parti, è devoluta in elemosina a determinate sedi arcivescovili.

Si tratta di un documento che ricalca le caratteristiche della “Divisio regnorum”, il testamento politico redatto nell’806 in cui Carlo, pur stabilendo precise disposizioni, lascia un certo margine di intervento per eventuali successive modifiche ed integrazioni.

Il testamento dell’anno 811 prevede lasciti non solo per i figli (legittimi o no), ma anche per i nipoti, caso piuttosto infrequente nell’ordinamento giuridico franco. Il documento si conclude con l’elencazione dei nomi di ben trenta testimoni annoverati tra i più stretti amici e consiglieri dell’imperatore, a garantire il rispetto e la corretta esecuzione della volontà imperiale.

Mentre l’impero ormai presenta segni di cedimento e debolezze anche a causa dell’arrogante aristocrazia franca, Carlo muore il 28 gennaio dell’814, nel suo palazzo di Aquisgrana, nell’atrio della cui cattedrale è immediatamente inumato. Il sarcofago di Proserpina nella cattedrale di Aquisgrana, secondo la tradizione, è  il sarcofago di Carlo Magno dal 28 gennaio 814  fino al 1165, quando Federico Barbarossa fa esumare le ossa dalla tomba per riporle in un reliquiario.

Secondo il biografo Eginardo, sulla tomba di Carlo viene iscritto  in latino l’aggettivo “Magnus”, con cui poi l’imperatore sarà ricordato  dai posteri.

Nel Natale del 1949 è stato istituito un premio intitolato a Carlo Magno: Karlspreis der Stadt Aachen, che la città di Aquisgrana attribuisce annualmente ad una personalità politica distintasi per l’unificazione dell’Europa.

F.to G. Toritto

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