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CAMMINARE INSIEME PER ANNUNCIARE IL VANGELO ( PRIMA PARTE )

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Redazione- Si terrà nella Basilica di Collemaggio, Cattedrale provvisoria dell’Arcidiocesi, l’apertura della fase diocesana del Sinodo indetto da Papa Francesco.

Alle ore 18,00 di domenica 17 ottobre il Cardinale Arcivescovo Giuseppe Petrocchi, con il Vescovo Ausiliare, S. E. Mons. Antonio D’Angelo e il Clero diocesano, presiederà la S. Messa per l’inizio del Sinodo nell’Arcidiocesi di L’Aquila.

La Chiesa di Dio è convocata in Sinodo. Il cammino, dal titolo «Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione», si è aperta  solennemente il 9-10 ottobre 2021 a Roma e il 17 ottobre seguente in ogni Chiesa particolare. Una tappa fondamentale sarà la celebrazione della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, nell’ottobre del 20231, a cui farà seguito la fase attuativa, che coinvolgerà nuovamente le Chiese particolari (cfr. EC, artt. 19-21).

Il Documento preparatorio “Per una Chiesa sinodale:  comunione, partecipazione e missione”spiega :  “Con questa convocazione, Papa Francesco invita la Chiesa intera a interrogarsi su un tema decisivo per la sua vita e la sua missione: «Proprio il cammino della sinodalità è il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio»(1). Questo itinerario, che si inserisce nel solco dell’«aggiornamento» della Chiesa proposto dal Concilio Vaticano II, è un dono e un compito: camminando insieme, e insieme riflettendo sul percorso compiuto, la Chiesa potrà imparare da ciò che andrà sperimentando quali processi possono aiutarla a vivere la comunione, a realizzare la partecipazione, ad aprirsi alla missione. Il nostro “camminare insieme”, infatti, è ciò che più attua e manifesta la natura della Chiesa come Popolo di Dio pellegrino e missionario.

La domanda fondamentale è : “ Come si realizza oggi, a diversi livelli (da quello locale a quello universale) quel “camminare insieme” che permette alla Chiesa di annunciare il Vangelo, conformemente alla missione che le è stata affidata; e quali passi lo Spirito ci invita a compiere per crescere come Chiesa sinodale? Ci sono tre tipi di Sinodo dei Vescovi e ciascuno affronta un ambito diverso dell’esperienza vissuta della Chiesa. Il tipo di Sinodo determina la scelta dei partecipanti.

1)   L’Assemblea Generale Ordinaria: questo tipo di Sinodo viene convocato per riflettere su questioni “che riguardano il bene della Chiesa universale”. A tutt’oggi si sono tenute 13 Assemblee Generali Ordinarie, l’ultima delle quali è stato il Sinodo sui giovani, la fede e il discernimento vocazionale che si è svolto nell’ottobre 2018.

2)   L’Assemblea Generale Straordinaria: come indica il nome, questo tipo di Sinodo è un’eccezione alla regola; essa viene convocata per riflettere su questioni che “riguardano il bene della Chiesa universale che richiedono una considerazione urgente”. A oggi si sono svolte tre Assemblee Generali Straordinarie, l’ultima delle quali è stata la prima sessione del Sinodo sulla famiglia che si è svolto nel 2014.

3)   L’Assemblea Speciale: sono le questioni “che riguardano principalmente una o più aree geografiche particolari” che formano l’oggetto delle riflessioni di questo tipo di Sinodo. A oggi, ci sono state 10 Assemblee Speciali. Il Sinodo per le regioni pan-amazzoniche del 2019 appartiene a questa categoria.( 2)

Paolo VI istituì il Sinodo dei Vescovi nel 1965: si era appena concluso il Concilio Vaticano II. Spinto proprio dall’esperienza del Concilio, Paolo VI intendeva  “istituire permanentemente un Consiglio di Vescovi con lo scopo di dare, finito il Concilio, continuità alla grande abbondanza di benefici che Noi siamo stati felici di veder fluire al popolo cristiano durante lo svolgimento del Concilio stesso, come risultato della Nostra stretta collaborazione con i Vescovi”.

Fin dal 1967, con cadenza quasi biennale, si celebra un Sinodo dei Vescovi, che è un momento speciale e unico nella vita della Chiesa. I vescovi di tutto il mondo si riuniscono per assistere il Vescovo di Roma nel “provvedere al bene della Chiesa universale”. In ogni Sinodo la Chiesa “cammina unita” lungo un percorso specifico, concentrandosi su un argomento scelto dal Papa.   (3 )

Ordo Synodi Episcoporum: è stato pubblicato per la prima volta nel 1966 e contiene le Norme che regolano questioni di carattere generale, ad esempio come scegliere i temi, come organizzare il Sinodo dei Vescovi, chi presiede le sessioni sinodali, come si scelgono i partecipanti, come raccogliere e distribuire le informazioni, oltre ad aspetti più specifici come l’abito ecclesiastico che i vescovi sono tenuti ad indossare nel corso dell’assemblea. Questo documento è stato aggiornato nel 1969 e nel 1971 da Paolo VI e nel 2006 da Papa Benedetto XVI.

Con la pubblicazione del nuovo Codice di Diritto Canonico, nel 1983, nel Libro II, Il Popolo di Dio, nella parte II, che sviluppa il tema della Costituzione gerarchica della Chiesa, appare per la prima volta un capitolo dedicato al Sinodo dei Vescovi.

Ogni Sinodo si svolge in tre fasi primarie. La prima è la fase preparatoria, che consiste sostanzialmente nella consultazione del Popolo di Dio sul tema che il Papa ha scelto. nella fase di discussione. Membri, esperti, uditori ed altre persone che siano state invitate a partecipare al Sinodo si incontrano a Roma. Solo le persone invitate in qualità di “membri” hanno diritto di voto. L’Assemblea sinodale inizia e finisce con la celebrazione della Messa presieduta dal Papa. La discussione del tema del Sinodo avviene attraverso interventi fatti alla presenza di tutti, nelle Congregazioni generali e nelle conversazioni all’interno dei gruppi linguistici. Queste discussioni contribuiscono alla formulazione del Documento finale, la cui redazione è affidata a una commissione apposita. La fase finale è la fase di attuazione. Nello stesso modo in cui la prima fase coinvolge i vescovi a livello locale, altrettanto accade nella terza fase. E’ anche possibile che la Segreteria generale richieda l’aiuto di una commissione speciale per sostenere l’attuazione del Sinodo.

Dunque domenica 10 ottobre nella omelia della messa presieduta nella Basilica di S. Pietro  il Santo Padre Francesco  ha ricordato che  “  Molte volte i Vangeli ci presentano Gesù “sulla strada”, mentre si affianca al cammino dell’uomo e si pone in ascolto delle domande che abitano e agitano il suo cuore.” Ovvero un Dio  che “cammina con noi e ci raggiunge là dove siamo, sulle strade a volte dissestate della vita” .Nella stessa omelia Papa Francesco  si è posto per tutti  alcune domande relative al sinodo  : “  E oggi, aprendo questo percorso sinodale, iniziamo con il chiederci tutti – Papa, vescovi, sacerdoti, religiose e religiosi, sorelle e fratelli laici –: noi, comunità cristiana, incarniamo lo stile di Dio, che cammina nella storia e condivide le vicende dell’umanità? Siamo disposti all’avventura del cammino o, timorosi delle incognite, preferiamo rifugiarci nelle scuse del “non serve” o del “si è sempre fatto così”?”

Dando una risposta :” Fare Sinodo significa camminare sulla stessa strada, camminare insieme. Guardiamo a Gesù, che sulla strada dapprima incontra l’uomo ricco, poi ascolta le sue domande e infine lo aiuta a discernere che cosa fare per avere la vita eterna. Incontrare, ascoltare, discernere: tre verbi del Sinodo su cui vorrei soffermarmi.  Incontrare. Il Vangelo si apre narrando un incontro. Un uomo va incontro a Gesù, si inginocchia davanti a Lui, ponendogli una domanda decisiva: «Maestro buono, cosa devo fare per avere la vita eterna?» (v. 17). Una domanda così importante esige attenzione, tempo, disponibilità a incontrare l’altro e a lasciarsi interpellare dalla sua inquietudine. Il Signore, infatti, non è distaccato, non si mostra infastidito o disturbato, anzi, si ferma con lui. È disponibile all’incontro. Niente lo lascia indifferente, tutto lo appassiona. Incontrare i volti, incrociare gli sguardi, condividere la storia di ciascuno: ecco la vicinanza di Gesù. Egli sa che un incontro può cambiare la vita. E il Vangelo è costellato di incontri con Cristo che risollevano e guariscono. Gesù non andava di fretta, non guardava l’orologio per finire presto l’incontro. Era sempre al servizio della persona che incontrava, per ascoltarla.”

Un Sinodo che si apre  per : “ dare spazio alla preghiera, all’adorazione – questa preghiera che noi trascuriamo tanto: adorare, dare spazio all’adorazione –, a quello che lo Spirito vuole dire alla Chiesa; per rivolgersi al volto e alla parola dell’altro, incontrarci a tu per tu, lasciarci toccare dalle domande delle sorelle e dei fratelli, aiutarci affinché la diversità di carismi, vocazioni e ministeri ci arricchisca. Ogni incontro – lo sappiamo – richiede apertura, coraggio, disponibilità a lasciarsi interpellare dal volto e dalla storia dell’altro. Mentre talvolta preferiamo ripararci in rapporti formali o indossare maschere di circostanza – lo spirito clericale e di corte: sono più monsieur l’abbé che padre –, l’incontro ci cambia e spesso ci suggerisce vie nuove che non pensavamo di percorrere. Oggi, dopo l’Angelus, riceverò un bel gruppo di persone di strada, che semplicemente si sono radunate perché c’è un gruppo di gente che va ad ascoltarle, soltanto ad ascoltarle. E dall’ascolto sono riusciti a incominciare a camminare. L’ascolto. Tante volte è proprio così che Dio ci indica le strade da seguire, facendoci uscire dalle nostre abitudini stanche. Tutto cambia quando siamo capaci di incontri veri con Lui e tra di noi. Senza formalismi, senza infingimenti, senza trucco.”

Ma non basta solo pregare ,camminare sulla stessa strada , incontrare il Dio e i fratelli che sono la sua immagine  ma occorre anche ascoltare. La Chiesa con questo Sinodo si mette in ascolto . Perché :” Un vero incontro nasce solo dall’ascolto. Gesù infatti si pone in ascolto della domanda di quell’uomo e della sua inquietudine religiosa ed esistenziale. Non dà una risposta di rito, non offre una soluzione preconfezionata, non fa finta di rispondere con gentilezza solo per sbarazzarsene e continuare per la sua strada. Semplicemente lo ascolta. Tutto il tempo che sia necessario, lo ascolta, senza fretta. E – la cosa più importante – non ha paura, Gesù, di ascoltarlo con il cuore e non solo con le orecchie. Infatti, la sua risposta non si limita a riscontrare la domanda, ma permette all’uomo ricco di raccontare la propria storia, di parlare di sé con libertà. Cristo gli ricorda i comandamenti, e lui inizia a parlare della sua infanzia, a condividere il suo percorso religioso, il modo in cui si è sforzato di cercare Dio. Quando ascoltiamo con il cuore succede questo: l’altro si sente accolto, non giudicato, libero di narrare il proprio vissuto e il proprio percorso spirituale.”

Azioni e compiti che non sono fine a se stessi ma al contrario  aprono la discussio0ne e quindi aprono alla reciproca comprensione e alla costruzione in comune di qualcosa che va al di là  del tempo stesso .  Infatti continua Papa Francesco nella su omelia  completamente dedicata al Sinodo : “ L’incontro e l’ascolto reciproco non sono qualcosa di fine a sé stesso, che lascia le cose come stanno. Al contrario, quando entriamo in dialogo, ci mettiamo in discussione, in cammino, e alla fine non siamo gli stessi di prima, siamo cambiati. Il Vangelo oggi ce lo mostra. Gesù intuisce che l’uomo che ha di fronte è buono e religioso e pratica i comandamenti, ma vuole condurlo oltre la semplice osservanza dei precetti. Nel dialogo, lo aiuta a discernere. Gli propone di guardarsi dentro, alla luce dell’amore con cui Egli stesso, fissandolo, lo ama (cfr v. 21), e di discernere in questa luce a che cosa il suo cuore è davvero attaccato. Per poi scoprire che il suo bene non è aggiungere altri atti religiosi, ma, al contrario, svuotarsi di sé: vendere ciò che occupa il suo cuore per fare spazio a Dio.”

Fare spazio a Dio significa camminare insieme così il documento preparatorio del Sinodo afferma proprio all’inizio : “«Proprio il cammino della sinodalità è il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio». Questo itinerario, che si inserisce nel solco dell’«aggiornamento» della Chiesa proposto dal Concilio Vaticano II, è un dono e un compito: camminando insieme, e insieme riflettendo sul percorso compiuto, la Chiesa potrà imparare da ciò che andrà sperimentando quali processi possono aiutarla a vivere la comunione, a realizzare la partecipazione, ad aprirsi alla missione. Il nostro “camminare insieme”, infatti, è ciò che più attua e manifesta la natura della Chiesa come Popolo di Dio pellegrino e missionario.”

Ma proprio in riferimento al punto  della preghiera,alla sua assoluta necessità, contenuto nell’omelia di domenica 10 ottobre in cui Papa Francesco afferma : “dare spazio alla preghiera, all’adorazione – questa preghiera che noi trascuriamo tanto: adorare, dare spazio all’adorazione –, a quello che lo Spirito vuole dire alla Chiesa; per rivolgersi al volto e alla parola dell’altro, incontrarci a tu per tu, lasciarci toccare dalle domande delle sorelle e dei fratelli, aiutarci affinché la diversità di carismi, vocazioni e ministeri ci arricchisca” proprio  qualche tempo prima  ,a  poco  meno  di un mese dall’apertura ufficiale (9-10 ottobre 2021) del cammino sinodale (2021-2023), il cardinale Mario Grech, segretario generale del Sinodo dei Vescovi aveva lanciato un accorato appello a “tutti fratelli e sorelle chiamati alla vita monastica e contemplativa”. Chiedendo  a monaci e monache di tutti il mondo di pregare per il sinodo. “Non vi chiedo di pregare al posto degli altri fratelli e sorelle, ma di tenere desta per tutti l’attenzione alla dimensione spirituale del cammino che stiamo intraprendendo, per saper scorgere l’azione di Dio nella vita della Chiesa universale e delle singole Chiese particolari. Siate per tutti, «ministri della preghiera» che ricordano a tutti nella lode e nella intercessione che senza la comunione con Dio non può esserci comunione tra di noi”.

Diceva lo stesso  Papa Francesco il 15 settembre del 2018  nella Costituzione apostolica Episcopalis communio   sul Sinodo dei Vescovi : “   Nel corso di oltre cinquant’anni, le Assemblee del Sinodo si sono rivelate un valido strumento di conoscenza reciproca tra i Vescovi, preghiera comune, confronto leale, approfondimento della dottrina cristiana, riforma delle strutture ecclesiastiche, promozione dell’attività pastorale in tutto il mondo. In questo modo, tali Assemblee non si sono soltanto configurate come un luogo privilegiato di interpretazione e recezione del ricco magistero conciliare, ma hanno anche offerto un notevole impulso al successivo magistero pontificio. Pure oggi, in un momento storico in cui la Chiesa si introduce in «una nuova tappa evangelizzatrice che le chiede di costituirsi «in tutte le regioni della terra in uno “stato permanente di missione,il Sinodo dei Vescovi è chiamato, come ogni altra istituzione ecclesiastica, a diventare sempre più «un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autopreservazioneSoprattutto, come auspicava già il Concilio, è necessario che il Sinodo, nella consapevolezza che «il compito di annunciare dappertutto nel mondo il Vangelo riguarda primariamente il Corpo episcopale», si impegni a promuovere «con particolare sollecitudine l’attività missionaria, che è il dovere più alto e più sacro della Chiesa”

E continuava  Papa Francesco : “in questi anni, constatando l’efficacia dell’azione sinodale di fronte alle questioni che richiedono un intervento tempestivo e concorde dei Pastori della Chiesa, è cresciuto il desiderio che il Sinodo diventi ancor più una peculiare manifestazione e un’efficace attuazione della sollecitudine dell’Episcopato per tutte le Chiese. Già Giovanni Paolo II ha affermato che «forse questo strumento potrà essere ancora migliorato. Forse la collegiale responsabilità pastorale può esprimersi nel Sinodo ancor più pienamente»[.5. Per tali ragioni, fin dall’inizio del mio ministero petrino ho rivolto una speciale attenzione al Sinodo dei Vescovi, fiducioso che esso potrà conoscere «ulteriori sviluppi per favorire ancora di più il dialogo e la collaborazione tra i Vescovi e tra essi e il Vescovo di Roma.Ad animare quest’opera di rinnovamento dev’essere la ferma convinzione che tutti i Pastori sono costituiti per il servizio al Popolo santo di Dio, al quale essi stessi appartengono in virtù del sacramento del Battesimo.È certamente vero, come insegna il Concilio Vaticano II, che «i Vescovi quando insegnano in comunione con il Romano Pontefice devono essere da tutti ascoltati con venerazione quali testimoni della divina e cattolica verità; e i fedeli devono accordarsi con il giudizio del loro Vescovo dato a nome di Cristo in materia di fede e di morale, e aderirvi con il religioso ossequio dello spirito»[18]. Ma è altrettanto vero che «la vita della Chiesa e la vita nella Chiesa è per ogni Vescovo la condizione per l’esercizio della sua missione d’insegnare.”

Dunque da domenica 10 ottobre 2021 la Chiesa  si è messa  “  in ascolto dello Spirito Santo, che come il vento «soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va» (Gv 3,8), rimanendo aperti alle sorprese che certamente predisporrà per noi lungo il cammino.”  Dentro un “ dinamismo che consente di   cominciare a raccogliere alcuni frutti di una conversione sinodale, che matureranno progressivamente. Si tratta di obiettivi di grande rilevanza per la qualità della vita ecclesiale e lo svolgimento della missione di evangelizzazione, alla quale tutti partecipiamo in forza del Battesimo e della

Confermazione. ( continua )

(1)Francesco, Discorso per la Commemorazione del 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei Vescovi (17 ottobre 2015).

( 2 ) https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2019-10/che-cos-e-un-sinodo-dei-vescovi.html

(3) La Lettera apostolica Apostolica sollicitudo, pubblicata nel 1965, è il documento con il quale Paolo VI istituì il Sinodo dei Vescovi. Fin dall’inizio egli aveva affermato che il Sinodo, “come tutte le istituzioni umane, potesse essere migliorato nel tempo”. Questo documento contiene la struttura degli elementi essenziali, poi ulteriormente sviluppati in documenti successivi.

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