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BIBBIANO, QUALI SONO I PUNTI PRINCIPALI DELL’INCHIESTA ?

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Redazione- L’inchiesta sui presunti abusi e affidi irregolari di bambini nella Val D’Enza, in Emilia, ha scatenato una bagarre politica. E riacceso i riflettori sull’allontanamento troppo facile dei figli dai genitori naturali: oggi sono 30.000 i minori fuori famiglia in Italia

Bambini sottratti ai genitori, relazioni fasulle, presunti abusi e bagarre politica: da settimane il caso Bibbiano è al centro delle polemiche. L’inchiesta della procura di Reggio Emilia “Angeli e demoni” riguarda casi sospetti di affidi familiari nella Val d’Enza, un’unione di 7 comuni della provincia reggiana. Tante sono state le ricostruzioni parallele distorte sulla vicenda: qui facciamo il punto su cosa è emerso finora e sugli scenari possibili.

 

Secondo la procura, 10 bambini tra i 5 e 14 anni sarebbero stati sottratti ai genitori naturali, sulla scorta di testimonianze e relazioni falsificate, per essere poi affidati ad altre famiglie che percepivano una somma mensile (come previsto per legge). In base all’accusa, i minori erano costretti a ricordare fatti mai avvenuti: c’è il bimbo che, tolto alla famiglia per un abuso mai subìto, viene violentato dopo essere stato affidato; c’è il disegno di una bambina che ritrae il compagno della madre con delle braccia lunghissime che la toccano in modo ambiguo, ma ad averle aggiunte sarebbe stato qualcuno in un secondo momento; c’è la vicenda della dirigente dei servizi sociali che affida all’ex compagna un bimbo per riuscire a pagare un mutuo. Dei 10 bambini, 4 sono tornati a casa dei genitori per decisione del tribunale. Dopo l’inchiesta, circa 70 casi di affidi dubbi sono stati presi in considerazione dagli inquirenti.

Quanti sono gli indagati?

In tutto 29: ci sono assistenti sociali della Val d’Enza, tra cui la responsabile Federica Anghinolfi, il primo cittadino di Bibbiano Andrea Carletti, gli ex sindaci di Montecchio Emilia e Cavriago, i terapeuti della onlus Hansel e Gretel di Moncalieri (To) ai quali erano stati affidati il servizio di psicoterapia e lucrosi corsi di formazione. Le accuse vanno dalla frode processuale all’abuso d’ufficio, fino alle lesioni sui minori. Claudio Foti, il responsabile della onlus torinese, è la figura più controversa: rivendica da sempre nell’esame dei minori un «approccio empatico», mentre il protocollo ufficiale (la cosiddetta “Carta di Noto”) raccomanda prudenza con i bambini. Gli inquirenti definiscono Foti «portatore di una personalità violenta e impositiva». È nata una seconda indagine a suo carico per maltrattamenti sui suoi figli e sulla compagna.

Perché si è ipotizzato l’uso dell’elettroshock sui bambini?

Le carte dell’inchiesta non parlano mai di questa prassi, ma di una «macchinetta dei ricordi» usata «senza l’ok della famiglia» dalla psicoterapeuta Nadia Bolognini (la moglie di Foti), che serviva «ad ascoltare i racconti sulle cose brutte subite da una bambina». Come emerso in seguito, si tratta del dispositivo Neurotek, un apparecchio che invia ai pazienti stimoli elettromagnetici, il cui utilizzo non è previsto dal Sistema sanitario nazionale.

Ci sono stati casi precedenti?

Il nome della onlus Hansel e Gretel ricorre in diversi casi giudicati come abusi sessuali, ma poi rivelatisi infondati. Su tutti, i “Diavoli della Bassa modenese” del 1997 (16 bambini allontanati da casa per presunti riti satanici, come racconta il giornalista Pablo Trincia a pagina 26). Sulla vicenda in questi giorni è stata aperta una nuova inchiesta per verificare quanto accaduto 20 anni fa, considerando che proprio dal centro Hansel e Gretel provenivano le psicologhe che interrogarono i piccoli. Caso simile a Salerno, nel 2007, dove furono denunciate alcune sette sataniche basandosi sulle dichiarazioni di 3 bambini, poi allontanati dalle famiglie. Nel 1996, invece, nel biellese 4 adulti si suicidarono in seguito alle accuse di abusi su 2 bambini, raccontati ancora una volta agli psicologi della onlus di Foti.

Al di là degli episodi di cronaca, l’ultima relazione della Commissione parlamentare per l’Infanzia riconosce che in molti casi l’allontanamento viene disposto «senza una motivazione specifica sull’impossibilità di dare seguito a tutti gli interventi di sostegno in favore della famiglia e del minore». E l’avvocato Erminia Donnarumma, che da anni si occupa del tema, conferma: «In diverse situazioni ho riscontrato un eccesso di potere da parte degli assistenti sociali senza che, come prevede la legge, madre e padre vengano aiutati nel recuperare la genitorialità. I decreti di allontanamento a volte sono fondati sul nulla». Secondo gli ultimi dati del Ministero delle Politiche sociali, sarebbero complessivamente circa 30.000 i minori fuori famiglia.

Perché è scoppiata la polemica politica?

La bagarre ruota attorno alla figura del sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti del Pd: M5S e Lega (con il vicepremier Matteo Salvini che si è recato nella Val D’Enza) hanno attaccato l’intero Partito democratico, accusato di voler insabbiare la vicenda. «È stato solo un chiassoso spot politico senza che spesso si conoscessero i fatti» spiega Giovanni Paolo Ramonda, responsabile della Comunità Giovanni XXIII, tra le più attive in Italia nella difesa di minori ed emarginati. Diversi esponenti dem hanno dichiarato che il sindaco è indagato solamente per aver fornito una sala per i colloqui: in realtà, pur non essendo coinvolto nei crimini contro minori, secondo l’accusa Andrea Carletti avrebbe agito «pienamente consapevole della totale illiceità del sistema» consentendo lo «stabile insediamento» della onlus di Claudio Foti nella struttura pubblica La Cura. Sarebbe «evidente la sua copertura “politica” all’attività degli altri indagati».

Cosa potrebbe accadere ora?

«Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha istituito una “squadra speciale per la protezione dei bambini” e in tanti chiedono ora una commissione parlamentare sugli affidi. «Quello che occorre è un team di esperti che abbiano dimestichezza con la letteratura internazionale sull’abuso dei minori» spiega l’avvocato Donnarumma. «Uno dei problemi è proprio di competenza: su quasi 800 giudici minorili, 600 sono onorari». Ovvero, non magistrati professionisti, ma educatori, psicologi e avvocati, adattati al ruolo. «I bambini e le famiglie meritano maggiore attenzione e rispetto del diritto di difesa, a cominciare da un contraddittorio immediato e non dopo mesi che

il minore è già stato allontanato».

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