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“BIAGIO CONTE : UN MITE POTENTE LOTTATORE ” – VALTER MARCONE

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Redazione- E’ morto questa mattina a Palermo Biagio Conte, 59 anni, missionario laico protagonista di numerose battaglie in difesa dei poveri e degli indigenti a Palermo dove nel 1993 aveva fondato la Missione Speranza e Carità.

Da tempo era gravemente malato; attorno a lui si sono stretti fino all’ultimo i volontari e gli ospiti della comunità che aveva fondato. (Ansa 12 gennaio 2023 )

“Fratel Biagio era laico cristiano, un mite potente lottatore”. Nelle parole dell’arcivescovo Corrado Lorefice c’è un breve ma preciso ritratto di Biagio Conte, il missionario dei poveri morto a 59 anni.

Lottava, ricorda monsignor Lorefice, con l’arma del digiuno per tendere al massimo la sua “forza umile e non violenta”.
Esprimeva così un impegno cominciato trenta anni fa con la creazione della missione Speranza e carità che nel tempo è diventata una rete di solidarietà umana che in dieci comunità accoglie quasi 600 persone: ultimi, disperati, poveri, migranti.
“L’unica eredità di cui Fratel Biagio si è appropriato – aggiunge l’arcivescovo – è stata il dolore e la povertà dei fratelli. L’eredità che ci lascia è la ricchezza del suo esempio”.
Lorefice ricorda poi il percorso umano di fratel Biagio ispirato al messaggio di san Francesco: era ricco e non gli mancava nulla ma ha fatto una scelta di rinunce per dedicarsi al riscatto dei poveri. Erano loro, la pace e la giustizia le sue passioni.
“Vedevamo in lui – dice ancora Lorefice – una certezza che vorremmo diventasse sempre nostra, di ogni uomo e di ogni donna di buona volontà. C’era una dolcezza nel suo essere che veniva da un Altrove, una vitalità che trovava le sue sorgenti in uno spazio inedito. Per questo fratel Biagio era vivo. Pieno di vita anche alla fine, sul letto che era diventato la sua croce.
Sempre attento a ciò che succedeva nella città terrena, sempre in movimento. Anche alla fine, quando non poteva più muovere i piedi, le gambe, ma continuava a muovere il suo cuore, sul sentiero della vita”. (ANSA). (1)

Lo ripeteva spesso: “Come accettare una società che stravolge e manipola il Creato, gli uomini e le donne, che stravolge i valori, la morale, i costumi e le tradizioni? Come acconsentire ed essere responsabili di questa ingiusta amoralità, che offende e calpesta la vita umana, e l’essere creature di Dio, che disprezza la parola del Signore e fa di tutto per stravolgere il Vangelo?”.

Da quella societàBiagio Conte molte volte si è ritratto scegliendo di vivere alcuni periodi della propria vita in solitudine ,in angusti romitaggi per esempio sulle montagne del palermitano .

Per lui non bastava , aspirare, idealmente e insieme, ad un mondo migliore, cioè più equo, giusto, amante della bellezza e non dell’apparire, pragmatico e solidale. Occorreva pregare e operare, credenti o meno, di più, per il bene dell’umanità.

Biagio Conte voleva sparire agli occhi del mondo. Ma non ci è riuscito. Il mondo dopo la sua morte guarda alle sue realizzazioni, alla sua vita, alle sue idee come un punto di riferimento per un cammino che lui ha reso sicuramente più presente verso una maggiore giustizia sociale, una migliore equità, insomma un modo migliore di organizzare la convivenza. Tra ricchi e poveri, bianchi e neri, residenti e immigrati, giovani e vecchi, abili e disabili

«Lo vuole il buon Dio», diceva, «mi sono fatto clandestino per dire che siamo tutti stranieri in terra straniera e che non ha senso erigere muri».

Famiglia Cristiana il settimanale cattolico che lo intervistava lo definiva così in quel momento : “Fratel Biagio, che ha pronunciato i voti di povertà, castità e obbedienza senza entrare in nessun ordine religioso, porta con sé i calzari, un bastone, due cartelli e un bagaglio con l’essenziale: dentifricio, biancheria, sacco a pelo, stuoia, il Vangelo. Mangia solo la sera perché, precisa, «il mio è un cammino penitenziale». Ogni giorno percorre venticinque chilometri. Non ha il cellulare né l’orologio. Porge un ramoscello d’ulivo a chi lo ospita.”

E fratel Biagio che si definiva «Un piccolo servo inutile» affermava di aver trovato la libertà.«Il 5 maggio 1990, quando mi sono ribellato alla vita falsa che mio padre voleva per me. Non ero adatto a portare avanti l’azienda di famiglia e sono scappato da Palermo per vivere da eremita e raggiungere a piedi Assisi e pregare sulla tomba del Poverello. I miei andarono a Chi l’ha visto? per cercarmi».«Mi sono convertito. Fino a quel momento avevo avuto auto di lusso, vestiti griffati, belle ragazze. Vestivo solo di nero perché la mia esistenza era incolore e senza significato. Volevo andare a fare il missionario in Africa».

Convinto di partire in missione in Africa ma, camminando per le vie di Palermo, rimase colpito del profondo disagio sociale e dello stato di povertà di migliaia di suoi concittadini. Così decise di rimanere in Sicilia, indossare il saio e portare il bastone. Giorno dopo giorno mise «letteralmente» in piedi la Missione Speranza e Carità, con l’obiettivo di dare conforto e un futuro agli emarginati della città. Nell’ex disinfettatoio comunale per la quarantena dei militari malati — abbandonato da 30 anni e ottenuto dopo 13 giorni di sciopero della fame — comincia con il dare sostegno ai senzatetto che gravitavano intorno alla Stazione centrale del capoluogo siciliano.

Il progetto, in 30 anni, si è allargato con la costruzione delle tre «Città della gioia»: la «Missione di Speranza e Carità», «La Cittadella del povero e della speranza», «La Casa di Accoglienza femminile». Oggi le diverse sedi accolgono oltre mille persone a cui sono offerti tre pasti al giorno e posso ricevere assistenza medica e, all’occorrenza, vestiti puliti.

Nel 2018, la morte di alcuni clochard palermitani lo indussero a dormire anche lui per strada, in segno di protesta, e si posizionò con loro sotto i portici del palazzo delle Poste centrali dove iniziò anche uno sciopero della fame lungo una quarantina di giorni che costrinse i vertici delle Istituzioni cittadine ad andare a trovarlo chiedendo di smettere questa protesta perché sarebbero seguite delle soluzioni. Battaglie che, alla fine, convinsero la politica regionale ad allargare i cordoni della borsa per raddoppiare la capacità di ospitare quelli che per Conte erano semplicemente: «fratelli».

In quella intervista a Famiglia cristiana ribadisce «Non volevo essere più responsabile di questa società egoista e indifferente. Quando ho visto che il divario tra chi ha troppo e chi nulla era così grande ho detto basta. I miei amici non mi hanno capito. Sono andati dai miei genitori e hanno detto: “Curatelo perché ha la depressione”. Risposi: “Curate questa società malata e guarirò anch’io”». E alla domanda Ha preso i voti senza entrare in nessun ordine religioso. Risponde :«La mia è un’associazione pubblica di fedeli, i “Missionari della speranza e della carità”, riconosciuta dalla Chiesa. Il ramo maschile si occupa degli uomini abbandonati, quello femminile delle donne e dei bambini».

La “Cittadella del povero” di via Decollati è la più recente delle tre preziose strutture d’accoglienza palermitane fondate da Biagio Conte, insieme con l’instancabile salesiano don Pino Vitrano, nel quartiere Oreto-Stazione. La più antica è la “Missione speranza e carità” di via Archirafi, nata nel 1993 nell’area del vecchio disinfettatoio comunale. La seconda è la “Missione femminile” di corso Garibaldi, a pochi passi dalla stazione Centrale. In totale, le strutture di Biagio Conte ospitano circa un migliaio di persone di tutte le età e di tutte le etnie.

Di recente diceva «È un momento storico difficile, tra guerre e crisi economica, ma il Signore ci ha insegnato a cadere e rialzarsi. Alzati e cammina!». Un motivo di speranza in più è rappresentato dal Pontefice e dalla sua scelta di un parroco di frontiera come nuovo arcivescovo di Palermo: «Se non ci fosse papa Francesco, con il suo messaggio in difesa della pace, della giustizia e della solidarietà, saremmo davvero rovinati, il mondo non avrebbe un’ancora di salvataggio. Dio è presente e lo ha dimostrato donandoci papa Bergoglio come successore di san Pietro e monsignor Corrado Lorefice come nuovo vescovo».

Così come lanciavaldue appelli importanti, in occasione del Giubileo della misericordia. Il primo è un invito al perdono incondizionato: «Perdonate tutti, amici e nemici, parenti e conoscenti, vicini e lontani, stranieri e concittadini». Il secondo appello riguarda le diseguaglianze sociali ed economiche: «I ricchi possano aprire il loro cuore nei confronti dei poveri».

Così pure in merito al problema degli emigranti non ha dubbi: «Dio ci esorta ad aprire le porte e a dialogare con gli altri popoli, con le altre confessioni religiose e con i non credenti. Per questo motivo, con gli ospiti delle nostre strutture abbiamo preparato un presepe multietnico, ambientato tra la Sicilia e l’Africa, con molti riferimenti ai profughi e agli immigrati che sbarcano sulle nostre coste alla ricerca di un futuro migliore».

Nato a Palermo il 16 settembre 1963, figlio di una famiglia agiata (i suoi erano imprenditori edili),Biagio Conte ha iniziato il suo cammino di fede rifugiandosi nel silenzio. Così raccontò quella scelta:«La Missione nasce dall’esperienza profonda di chi ha incominciato a cercare la verità, la vera libertà e la vera pace, distaccandosi dal mondo materialistico e consumistico. Stanco e dalla vita mondana che conducevo, ho sentito nel cuore di lasciare tutto e tutti; me ne andai via dalla casa paterna il 5 maggio 1990 a 26 anni, con l’intenzione di non tornare più nella città di Palermo, perché questa città e società mi avevano tanto ferito e deluso. Mi addentrai tra la natura e le montagne all’interno della Sicilia, iniziando un’esperienza di eremitaggio tra montagne, laghi, fiumi, sotto il sole, la luna e le stelle.  Poi successivamente cominciai a sentire sempre più che Gesù (quell’uomo giusto che ha donato la vita per noi) mi portava con lui per fare una esperienza che successivamente avrebbe stravolto tutta la mia vita; ho camminato molto scaricando le tensioni e le scorie della vita mondana, nel silenzio e nella meditazione mi sentivo sempre più libero e pieno di pace, non avevo nulla con me, eppure era come se avessi tutto».

La sua vita fu pellegrinaggio. In senso metaforico. Ma anche in senso proprio. «Come spinto da un vento impetuoso», annotò, «ho iniziato a camminare, da pellegrino, attraverso le regioni dell’Italia fino ad arrivare ad Assisi, da san Francesco, a cui ho tanto sentito di ispirarmi per la sua profonda umiltà e semplicità e per l’aver donato la sua vita per Gesù e per il nostro prossimo. Durante il lungo viaggio ho incontrato diversi poveri e trasandati che mi riportarono alla mente quei volti poveri e sofferenti che vedevo nella città di Palermo. Pian piano, cominciai a capire il progetto “Missione”: dedicare la mia vita per i più poveri dei poveri».

L’11 luglio 2019 era partito da Genova dove è arrivato, da Palermo, su un traghetto, simbolo di tutti i barconi che solcano il Mediterraneo. L’itinerario era impegnativo: Svizzera, Germania, Francia, Lussemburgo, Belgio, Olanda, Danimarca, forse Romania e Ungheria, passando per le sedi delle istituzioni europee. «Anch’io, da bambino, sono stato emigrante in Svizzera con la mia famiglia», spiega, «perché gli immigrati che portano soldi, come i sauditi che hanno comprato mezza Milano, ci piacciono e i poveri cristi li respingiamo

Conte, missionario laico, ha avuto uno stretto rapporto con la Chiesa cattolica. Non solo con l’arcivescovo di Palermo ma persino con gli ultimi due papi. Il 3 ottobre del 2010, durante la sua visita a Palermo, Benedetto XVI incontro il missionario laico nel Palazzo vescovile e quel giorno maturò il nome di Missione di speranza e carità., Papa Francesco andò oltre e, una volta in città, decise di pranzare nella missione di Conte con altri 160 suoi ospiti: poveri, migranti, ex detenuti, volontari.

(1)https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2023/01/17/biagio-conte-larcivescovo-era-un-mite-lottatore_8a23220e-13d6-4e1a-83cc-201c143cb4c6.html

ALTRE FONTI intervista del 2019 a fratel Biagio Conte, morto il 12 gennaio a Palermo all’età di 59 anni, che avevamo incontrato durante il suo pellegrinaggio penitenziale per scuotere l’Europa sull’accoglienza dei migranti e dei poveri e dire no alla politica dei muri.

https://www.famigliacristiana.it/articolo/biagio-conte-lasciai-tutto-per-fare-leremita-i-miei-andarono-a-chi-lha-visto.aspx

https://www.cittanuova.it/fratel-biagio-la-sua-casa-sulla-roccia/?ms=006&se=004

https://www.famigliacristiana.it/articolo/morto-biagio-conte-il-profeta-laico-dell-amore-di-dio-per-gli-ultimi-.aspx

https://www.famigliacristiana.it/articolo/carita-dialogo-e-giustizia-la-porta–di-biagio–tra-sicilia-e-africa.aspx

https://www.famigliacristiana.it/articolo/covid-125-positivi-le-missioni-di-biagio-conte-diventano-zona-rossa-.aspx

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