AMMINISTRARE MACERIE DALL’OGGI AL DOMANI
Redazione- Sta tutto dentro la nostra testa. Per esempio un’altra pandemia scatenata dalla pandemia da coronavirus per la quale , mi riferisco a quella indotta che prospera nella nostra testa, non c’è vaccino. Probabilmente non ci sono nemmeno cure efficaci perché siamo pervicaci e quando “ci mettiamo in testa una cosa “, si fa per dire, nemmeno le cannonate riescono a farci “cambiare idea “. Vedi a questo proposito per esempio la discussione tra fautori e contrari alla vaccinazione anticovid 19. Si sfiorano contrapposizioni che usano tutti gli argomenti su entrambi i fronti. Una discussione che sta alla pari con l’integralismo più pesante, a volte bieco e intollerabile, a volte vicino al settarismo. Uso un modo inusuale per il compito che mi sono assunto nel riferire su queste pagine fatti, avvenimenti , e divulgare idee ed opinioni perché questo argomento dei vaccini non merita questa accesa discussione sulla efficacia o meno dei vaccini stessi bensì un modo più rispettoso non solo delle opportunità scientifiche che stanno alla base della scoperta dei vaccini dal punto di vista storico ed epidemiologico ma soprattutto il rispetto delle libertà di chi è pro o contro . Tutto l’apparato della sovrastruttura che usa i vaccini per un fine o l’altro , ha bisogno di essere esaminata con obiettività e buon senso. Di sicuro chi non accetta i vaccini, ma tutti i tipi di vaccino fa parte di un due o tre per cento della popolazione. Sono convinzioni inoppugnabili e difficili da smontare. C’è poi una percentuale più consistenti di indecisi che nel caso del vaccino per il covid 19 devono essere convinti. La loro indecisione dipende molto anche dalla cattiva informazione e dagli errori di comunicazione su alcuni vaccini che vengono attualmente usati e le loro controindicazioni .
Tutto questo accade o se volete non accade. Ma accade molto altro in questo paese ,Un paese sconcertato, diviso, che deve fare i conti con pandemia sanitaria, recessione economica, un consistente debito pubblico, una esasperata lotta elettorale, una giustizia lenta, una perdita di credibilità da parte di alcune istituzioni . Dentro un dibattito che sopravanza gli argomenti utili ed obiettivi e sale spesso di tono . Così da “tutto questo” nasce quella irriducibile sequenza di oltraggi alla ragione che non vogliamo porre assolutamente alla base appunto di quelli che chiamiamo impropriamente “ ragionamenti” . Alla base dei quali mettiamo appunto tutto ( la pancia, le emozioni , gli odi, le melanconie ) ma non la ragione. Che è come dire io sto bene nella mia terra e guai a chi si permette , anche chiedendomi permesso , di inoltrarsi nel mio orto, perché lo butto fuori a cannonate. Forse esagero nell’esporre quella che è la caratteristica naturale, la più bella capacità dell’uomo , del cosiddetto sapiens che molto, molto tempo fa vinse una battaglia contro l’ambiente , convisse con un suo simile e raggiunse la predominanza. Ovvero mi riferisco a quella che definiamo “ relazione”.Ebbene l’uomo che è l’unico vivente sulla terra capace di organizzare e gestire una relazione con l’ambiente che lo circonda,capace di un grande adattamento , con i suoi simili spesso abdica a questo compito fondamentale in favore di altre “modalità di relazione” in cui lo scontro a volte è preminente, in cui l’altro non ha il suo giusto peso e valore ,in cui all’altro si negano diritti e opportunità negando proprio la libertà di scelta . Anche se certo nel mondo esistono relazioni naturali, relazioni opportunistiche ( parassitarie) , relazioni di simbiosi .
La relazione è un filo che ci permette di camminare nel mondo e ci guida facendoci diventare quello che siamo .Noi siamo le nostre relazioni . Essere in relazione vuol dire avere una visione ampia ed aperta agli altri, alle loro esigenze ed ai loro bisogni. E torno all’esempio del vaccino. Se mi voglio vaccinare perché con la mia testa ho soppesato i rischi e i benefici ,non devi fare stolkng nei confronti di questa mia decisione e ripetermi continuamente i tuoi argomenti contrari . Così se non ti vuoi vaccinare per me sta bene ; rispetto la tua idea e ,partendo dal mio punto di vista , non ho niente sul possibile vantaggio, che tu non vaccinato, possa avere dall’immunità di gregge. Ma tu non insistere sul fatto che comunque anche senza vaccinazione il virus si sarebbe attenuato e tu comunque non stai usufruendo di nessun beneficio non cercato. Perché forse non lo sappiamo, né io né tu ,che cosa sta avvenendo attorno a noi perché non abbiamo gli strumenti per controllare da vicino e dobbiamo ricorrere ad interposta persona ( per esempio gli scienziati ) sia in un caso che nell’altro . A meno che non siamo d’accordo sul fatto che la scienza è , secondo me : arrivare ad un punto, fermarsi, negare quello che si è realizzato e ripartire su basi nuove. Se questo è vero, allora tutto il discorso che ho fatto fin qui è inutile ed ozioso perché con questo canone che ho ricordato ,tutto il discorso appunto fatto fin qui ha poco a che ci fare. E il ragionamento dovrebbe essere fatto in tutt’altro modo . Ho preso ad esempio il problema del vaccino perché in questo momento sembra rappresentare un punto fondamentale della campagna contro la pandemia. Ma ci sarebbero ancora molti altri argomenti sempre in tema di lotta alla pandemia che potrebbero sostituire il tema vaccini .
Dunque stavamo dicendo nel nostro ragionamento da cui abbiamo divagato, che noi siamo le nostre relazioni . Essere in relazione vuol dire avere una visione ampia ed aperta agli altri, alle loro esigenze ed ai loro bisogni . Non solo l’altro che ci sta accanto, ma anche un altro retorico, un altro che è lontano nel tempo e nello spazio, un altro che non vedremo probabilmente mai. Relazionarsi anche nella sua forma più banale è sempre e comunque uno scambio, una reciprocità, un comunicare qualcosa di sé all’altra persona e ricevere in cambio qualcosa. Parlo di una relazione quindi che in questo momento incontra difficoltà ad esprimere tutte le sue capacità e potenzialità oltre al suo normale adempiersi.
Perché è sempre più frequente assistere nel mondo di oggi ad una progressiva distanza tra le persone che aumenta con l’aumentare degli strumenti a disposizione come app, pagine web, assistenti vocali . Questi strumenti che al giorno di oggi si sono moltiplicati a dismisura e offrono opportunità che dovrebbero essere colte per il loro valore positivo di incontro e relazione , spesso non fanno altro che aumentare le distanze tra le persone per le quali conta moltissimo e più di tutto, la diffidenza verso il prossimo, la paura degli altri e l’isolamento . Tanto che il tema delle relazioni tra le persone, della costruzione di rapporti di fiducia e di conoscenza tra individui è di grande attualità e ci deve far riflettere.,specialmente quando è inceppato, incapace di produrre risultati positivi.
Abbiamo iniziato parlando di una pandemia che sta tutta dentro il nostro cervello e abbiamo parlato del valore della relazione per dire che sarà difficile riuscire a liberarci di questo strano ospite mentale se appunto non saremo in grado di rivedere il nostro senso delle relazioni . La pandemia nella nostra testa è quel malessere che ci ha preso e ci fa agire con comportamenti che mai ci saremmo aspettati di agire . Qualcosa a volte di sconosciuto. Risultati che dovrebbero indurre a guardarci intorno con più attenzione forse . Ma soprattutto risultati di cui tenere conto per capire.
Ci è già capitato di rimanere invischiati in una incomprensione che non abbiamo ritenuto e riteniamo tale. E’ capitato con internet . Noi pensavamo di usare internet e invece stavamo adattando le nostre risposte mentali a qualcosa che non riuscivamo ,malgrado le apparenze a controllare. La stessa cosa ci è capitato con le automobili. Noi pensavamo di usare le auto invece stavamo adattando le città alla loro misura e la nostra vita ai risultati di quell’adattamento . E malgrado queste critiche chi si sogna di dire di non usare più internet o di non usare più l’automobile.
Dunque la pandemia mentale che ci sta affliggendo ci dice che non è solo il virus del Covid 19 che ci sta contagiando. Ma ci sono anche altri virus che lentamente contagiano un popolo. Ce n’erano tanti prima che si conclamasse la pandemia sanitaria e stavano e stanno ancora affliggendo questo paese portandolo al degrado e al declino. Mi riferisco alla corruzione, al nepotismo, al cinico personalismo e protagonismo, alle lobby di interesse e di affari e la lista potrebbe continuare anche se occorre fermarsi qui per non agitare in questo nostro ragionare troppi elementi fuori controllo che avrebbero bisogno di un contesto di analisi e di studio per essere ricollocati nel loro giusto posto. Il problema è che non vogliamo vederli. Non riusciamo a vederli. Anche se in quest’ultimo caso non è come il caso del virus del Covid i cui effetti si rivelano dopo qualche giorno. Qui si vedranno a lungo termine e si vedranno con costanza e pertinenza perché i mali di cui soffrivamo prima della pandemia e forse anche dopo che sarà terminata , venivano da un passato lontano e avevano radici ben salde . Rappresentano, in questo momento, tutti quegli altri virus che ci stanno contagiando e che faranno sentire il loro effetti a medio e lungo termine. Un modo di invadere un organismo e trasformarlo in un’altra cosa. A che cosa mi riferisco .
Chiaramente mi riferisco a quei virus che stanno attaccando alcuni momenti della nostra vita personale, della nostra vita comunitaria della nostra vita sociale economica, culturale politica. Posso fare solo alcuni esempi .Per esempio l’attacco alla democrazia che è appunto l’organismo più esposto al contagio nel nostro paese. Una democrazia che appunto soffre anche gli effetti della nostra pandemia mentale perché viene privata della possibilità di fondarsi su corrette relazioni , fonti importante di equilibrio e vitalità, in quanto , non siamo più capaci di navigare nel mondo seguendo la bussola dell’incontro reciproco con gli altri .
Oltre alla democrazia mi riferisco a quella che chiamo finta unanimità. Una finta unanimità ( quella iniziata con l’andrà tutto bene e giunta fino all’unanimità dei partiti per il sostegno al governo Draghi ) che permea e ha permeato nei mesi scorsi ogni rapporto in un paese in cui si è ripetuto che dopo la pandemia saremo cambiati, saremo un’altra cosa senza tener conto che i contrasti decennali tra le parti non si sono mai assopiti e hanno sempre determinato,per esempio in campo politico, quelle corse elettorali permanenti che sono la negazione del buon governo inteso come un meccanismo in cui c’è chi governa e chi è all’opposizione. Una campagna elettorale che sposta di volta in volta,( guardate quella svolta per le elezioni regionali in piena pandemia e successivamente gli accenni in previsione di quella per il rinnovo del parlamento ) a secondo dei temi e dei problemi da esaminare e da affrontare ,il ruolo di chi governa fino a diventare opposizione e viceversa. Con il risultato di una democrazia parlamentare in cui i partiti pensano a tutto tranne che alle cose da farsi per risolvere i problemi .
L’esempio più calzante , in questo momento, è appunto,come accennavamo , l’unanimità attorno al governo Draghi e le conseguenti manovre dei partiti in questa emergenza da pandemia che fanno a gara per appiccicarsi addosso etichette di benemerenza, per esempio nel caso delle riaperture. Discutendo e disputando su un’ora di minore o maggiore coprifuoco o in tema di limitazione degli orari di circolazione che sono un tema residuale e inconsistente rispetto a quell’interesse che un dibattito dovrebbe sul serio suscitare, per esempio, sui pericoli da non correre proprio nel momento in cui forse ci si avvia ad uscire dalla pandemia. Così pure la discussione ( vedi caduta del governo Conte bis )sui piani e sui progetti relativi al Piano nazionale di ripresa e di resilienza che è , come a chiacchiere tutti auspicano, lo strumento essenziale di rilancio . Un rilancio che non riesce ad arrivare alla vera attenzione . E che suscita una domanda importante: perché? Senza una risposta finora convincente anche se sono state avanzate varie ipotesi .Un comportamento da parte dei partiti che forse dimostra come siano incapaci di affrontare i veri problemi , quelli da risolvere con i progetti del Recovery Fund ( non solo riuscire a spendere ma anche riformare e portare innanzi innovazioni per il cambiamento ) o la furbizia di mantenersi le mani e la faccia libera per poter dire e fare tutt’altro , sia nel contesto governativo che in previsione delle elezioni e soprattutto nel caso di un sonoro fallimento del governo Draghi .Anche se quando parliamo di eventuale “ fallimento del governo Draghi” non solo ne dovremmo accertare le cause ma soprattutto dovremmo capire che “tipo” di fallimento sarebbe. Perché c’è fallimento e fallimento. Ma il discorso qui ora sarebbe lungo e senza elementi concreti con cui sostenerlo : basti solo formulare una ipotetica domanda futura : che cosa lascerebbe tale fallimento .
Tutto continuando ilo nostro ragionamento per dire che i comportamenti che osserviamo in questo momento destano un allarme che si fa sempre più intenso e preoccupante , portatori appunto di un contagio che , questo sì , a differenza di quello sanitario che stiamo vivendo, veramente devastante. Mi riferisco al fatto che di questo passo ed estremizzando alcune avvisaglie ( al momento forse ancora controllabili ) il prossimo governo in Italia potrebbe amministrare solo macerie . E’ quasi certo, anzi molto certo, certissimo a dir poco ( secondo alcune diffuse convinzioni )che questo accadrà se l’attuale governo Draghi per qualche motivo non riuscisse a portare a compimento gli impegni derivanti dal Recovery Fund, tra cui anche le riforme. Un Recovery Fund che a detta dello stesso commissario europeo Gentiloni è la migliore possibilità di ripresa soprattutto in riferimento al controllo e all’abbattimento del debito pubblico con il quale occorre fare costantemente i conti . E anche in questo caso bisognerà vedere, come per un eventuale fallimento di cui abbiamo già parlato, che tipo di macerie saranno quelle da amministrare.
Nel tentativo dunque di approfondire alcune cose che abbiamo detto fin qui consideriamo alcuni scenari . Il primo dei quali dice che l’attuazione di quei progetti e di quelle riforme deve andare a compimento , costi quel che costi. Dove per compimento si può intendere tutto ma che io voglio intendere solo la possibilità di mettere in atto strumenti di qualità per un intervento significativo e produttivo. Davanti al “costi quel che costi” , viene da domandarsi allora che cosa saranno quei progetti per il nostro paese e che tipi di riforme si faranno. Il discorso sarebbe troppo lungo qui e avrò modo di riproporlo. Basti qui dire che questo è sicuramente lo “scenario “ principale di cui bisognerebbe occuparsi in questo momento e che i partiti stanno prendendo alla larga. Comportamento che apre un “ altro e nuovo scenario “ che è quello successivo al governo Draghi tenendo conto che probabilmente esaurirà la sua funzione in occasione delle prossime elezioni ( aolmeno secondo le intenzioni di alcuni ) .Se è così ,Il governo che nascerà da quella consultazione elettorale dovrà affrontare tutti i problemi che il Governo Draghi non avrà risolto. E probabilmente saranno molti se è vero che il governo Draghi deve occuparsi principalmente di pandemia e di rilancio economico . Cose che si possono fare raggiungendo risultati definitivi oppure impostando alcune azioni e delineando alcuni percorsi. Che nel secondo caso devono essere portati a compimento . Con il pericolo che ove l’azione Draghi per qualche motivo non abbia funzionato, di trovarsi ad amministrare in uno scenario sfavorevole .
Costi quel che costi ho detto parlando appunto della “ missione Draghi” . Che poi non è un imperativo . Non sembri una contraddizione in termini perché mi sono domandato : ma nel “commissionare “ a Draghi un compito così importante ci siamo chiesti almeno se potevamo avere qualche garanzia non tanto sui risultati che in un modo o nell’altro ci saranno ma sul “ segno” di questi risultati. Mario Draghi è uomo delle istituzioni, capace di un lavoro competente e proficuo , che gode della massima fiducia in Europa. Al suo governo sono rivolti molti occhi e molte attenzioni .Tra le forze politiche dovrebbe essere aperto un intenso dibattito che si riduce purtroppo, malgrado il finto consenso, solo all’attenzione alle convenienze in ordine alle decisioni del “decisore” per così dire in un paese in cui da molto tempo non si riesce a decidere niente. Un altro dibattito ,seppur anch’esso sotterraneo, è aperto nell’opinione pubblica e circola sui social e sulle pagine dei giornali. Un dibattito che dipinge Draghi come il salvatore della patria e il suo opposto , come colui capace di mettere in atto strategie e prassi compromissorie e al contrario strategie dirigiste . Insomma il variegato mondo sia della politica che della società ha visto e vede in quest’uomo e nel suo governo quello che più gli fa comodo o quello che più teme. Fino per esempio a Marco Travaglio che nel suo libro “ Conticidio” racconta come si sia arrivati dal governo Conte uno e due al governo Draghi. Senza nascondere la sua opinione ch esprime anche in alcune trasmissioni televisive che certi provvedimenti del governo Conte sono stati severamente giudicati fino a promuovere la sua caduta e che ,adottati quasi in copia conforme dall’attuale governo invece suscitano non solo consenso ma sembrano essere i provvedimenti di un “ salvatore della patria”.
In realtà come Draghi stesso ha detto a chi glielo ha chiesto, il suo governo va valutato per le cose che sta facendo, per i provvedimenti che prende e soprattutto per la visione che dimostra di avere per la ripresa di questo paese e per il suo futuro. Anche se , anche su questo aspetto dell’azione governativa c’è chi dice che la sua visione è tutta di destra e neoliberista. Una destra illuminata che sa rispondere alle esigenze del paese. E c’è chi dice con altrettante prove che sia un governo in cammino verso sbocchi ed esiti che solo tra qualche tempo potranno essere valutati .
A volte mi viene in mente una domanda suggerita dai comportamenti di alcune forze politiche nell’attuale situazione : e se il governo Draghi fosse un “ cavallo di Troia” per la politica italiana? E ci aggiungo anche per le istituzioni europee . Forse è presto per dare una risposta perché bisogna ancora vedere come continuerà a comportarsi di fronte all’emergenza sanitaria ed economica per la quale è stato investito
In realtà domenica 16 maggio è stato un giorno importante nel trend numerico che caratterizza la storia della pandemia da coronavirus nel nostro paese. In quel giorno si sono verificati 93 decessi . Era dal 23 ottobre dello scorso anno che non si registrava un numero così basso , il 10 per cento dei decessi registrati nel picco della seconda ondata che era appunto il 23 ottobre che dovette registrare in un solo giorno 900 decessi. Un risultato quello del 16 maggio , dopo una sequenza costante giornaliera di una media di 300 decessi ,probabilmente dovuto alle misure di loock down ma anche alla progressione nella campagna vaccinale che sta decollando e che promette di vaccinare tutti gli italiani entro la fine della prossima estate. Questi sono i fatti del governo Draghi .
Va però detto che In questa situazione, si va forse verso una possibile soluzione della pandemia ma bisogno evitare ( sempre per parlare di fatti ) di vivere un’altra catastrofe, quella economica .E lo sforzo del governo per il momento ha prodotto i piani del Recovery Fund presentati a Bruxelles secondo i tempi di un crono programma che ci permetterà a breve di avere qualche risorsa finanziaria e due decreti di sostegno all’economia .
Dunque per le macerie di cui paventavamo il pericolo c’è tempo.
La soluzione della pandemia sanitaria è forse dietro l’angolo. Più lontana sicuramente è la soluzione della pandemia mentale di cui abbiamo parlato in apertura ma occorre impegnarsi, perché veramente non c’è futuro anche senza pandemia sanitaria se non riusciamo a guardare alle macerie. Non a quelle che il fallimento del governo Draghi potrebbero lasciare sul terreno ma alle macerie che già si accumulano nella nostra mente. In occasione del terremoto del 2009 a L’Aquila ci vollero le “ carriole”, intese anche come movimento di lotta e di stimolo ,per arrivare a promuovere lo sgombero delle macerie e in quel caso il loro trattamento per così dire di catalogazione e di recupero.
Chissà se possiamo usare le stesse carriole per le macerie della nostra pandemia mentale ,quella che brucia le risorse in tutte le inutili discussioni, in tutti i conflitti che non hanno ragioni vere ,in tutte quelle attività che nascondono dietro, l’offesa alla relazione con i propri simili che è l’unico strumento per superare le difficoltà, insieme, e guardare con speranza al futuro.
A scacciare queste macerie materiali e mentali ci ha pensato però il Presidente Mattarella nel suo discorso per la festa della Repubblica proprio ilo 2 giugno appena trascorso. Gli elementi di quel discorso che vola veramente alto , delineano un futuro .Come egli stesso dice non si fanno imprigionare nel presente. Senza riferimenti all’opera del governo e quindi alla campagna vaccinale e alle trattative con l’Europa per il Recovery Fund Mattarella delinea un paese che ha tutte le carte in regola per affrontare un nuovo cammino in cui è fondamentale dunque la connessione tra il cittadino e la repubblica . Quella repubblica che settantacinque anni fa fu una scelta e il : “ presupposto che rese possibile radicare, nel sentimento profondo del popolo, le ragioni di una unità e di una coesione più forti, favorendo il dispiegarsi di nuove energie, di nuovi protagonisti della vita pubblica. Questa vitalità animò e sostenne la straordinaria stagione costituente, capace di cogliere e interpretare le speranze, le attese, le aspirazioni degli italiani.”
E Mattarella continua mettendo ancora l’accento sul valore della Repubblica da cui ripartire : “La Repubblica è, prima di tutto, la storia degli italiani e della loro libertà. E’ la storia del lavoro, motore della trasformazione del nostro Paese. E’ la storia della Ricostruzione, delle fatiche, dei sacrifici, spesso delle sofferenze, di tanti che si trasferirono da Sud a Nord, dalle campagne alle città, animando uno straordinario periodo di sviluppo. E’ la storia del formarsi e del crescere di una comunità. Un bel brano di De Gregori dice “la storia siamo noi”, “nessuno si senta escluso”.
Dunque una repubblica di tutti ma estremamente fragile per cui bisogna averne cura: “L’Italia è stata ricostruita dalle macerie. La Costituzione ha indicato alla Repubblica la strada da percorrere. Questa è l’idea fondante della Repubblica, di una Costituzione viva, che si invera ogni giorno nei comportamenti, nelle scelte, nell’assunzione di responsabilità dei suoi cittadini, a tutti i livelli e in qualunque ruolo.La democrazia è qualcosa di più di un insieme di regole: è un continuo processo in cui si cerca la composizione possibile delle aspirazioni e dei propositi, nella consapevolezza della centralità delle persone, più importanti degli interessi. In questo cammino un ruolo fondamentale lo giocano i partiti, le forze sociali, i soggetti della società civile. A volte le istituzioni possono sembrare fragili, esposte a sfide inedite.”
Ecco allora le sfide inedite che attendono questo paese. Sfide che sono state già esercitate per le quali intere generazioni hanno dato prova di essere in grado di combattere e vincere battaglie importanti. Ecco allora il parallelo con quello che fu il miracolo economico : “Risollevare il Paese, sgomberando le macerie materiali e morali che la Repubblica aveva trovato, portandolo a essere una delle principali realtà economiche e industriali del mondo, è stata una grande impresa. Un’impresa collettiva, risultato dello sforzo di tanti. Politici, imprenditori, lavoratori, donne e uomini di ogni ruolo e condizione: hanno avuto come orientamento il loro senso del dovere, la responsabilità verso se stessi, verso le loro famiglie e la comunità; l’amore per la Patria. La forza di credere in un futuro migliore. La disponibilità al sacrificio per realizzare qualcosa per i propri figli e nipoti.” Dentro una risorsa importante : “Abbiamo una risorsa, grande, che proprio la Repubblica ha fatto crescere in questi decenni, muovendo dalla coscienza del male che è stato causa delle guerre e delle dittature. Questa risorsa, questo orizzonte, si chiama Europa. Una costruzione faticosa, che si è sviluppata in modo non sempre lineare. Talvolta minacciata da regressioni per illusori interessi particolari ma, nei momenti più critici, capace di grandi rilanci. Come sta avvenendo.”
Con un monito finale che è veramente l’unica strategia valida per il futuro : “Ai ragazzi che oggi sono qui e a quelli che avranno modo di ascoltare queste parole vorrei dire: la storia di questi settantacinque anni è stato il risultato, il mosaico di tante storie piccole e grandi, di protagonisti conosciuti e di testimonianze meno note. Tocca ora a voi scrivere la storia della Repubblica. Scegliete gli esempi, i volti, i modelli, le tante cose positive da custodire della nostra Italia. E poi preparatevi a vivere i capitoli nuovi di questa storia, ad
essere voi protagonisti del nostro futuro.”
