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ALLONTANARE MALELINGUE E MALEFICI. LA FUNZIONE APOTROPAICA DI MASCHERONI E AMULETI

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Redazione- Il vicino. E’ colui al quale si ricorre  in caso di bisogno. Ma è anche la persona  con la quale si viene più frequentemente in lite.Il concetto di vicinato però, a volte, assume un  significato ambivalente. Da una parte è il luogo della mutualità, del controllo sociale, dello scambio di informazioni e di esperienze. Dall’altra è la negazione del sentimento  di noi, è il luogo del pettegolezzo, della malalingua . Il vicino è dunque bivalente  e perciò ambiguo. L’ambiguità crea la paura,l’insicurezza. Dalla paura e dall’insicurezza bisogna difendersi .Oggi con le esperienze di immigrazione,con i problemi della convivenza tra culture ed etnie diverse ,con i problemi di accoglienza,potremmo dire che l’altro ,se visto in un certo modo ,il diverso per allargare il discorso, l’altro da sé, inquieta, crea angoscia, mette paura. Al contempo  può rappresentare una risorsa  sia per le esigenze personali  che per quelle del gruppo. I social poi che sono  una specie di super vicinato  fanno la loro parte alla grande in tema di gossip, di costante ,imperitura colonna  sonora espressa in forma scritta .I  “ leoni da tastiera “ ne dicono  o meglio ne scrivono di tutti i colori.

Come difendersi  allora.  Come difendersi soprattutto dalle malelingue, dal gossip?

Ebbene ci sono minacce improvvise e minacce  più strutturate.

Le  difese per le minacce improvvise  sono diverse. Spesso spontanee.  Chi di noi da bambino non ha mai  mostrato la lingua  per difendersi ma anche per avere subito  una rassicurazione psicologica per un inconscio  che si è allarmato  per la lite, per la paura del conflitto ,per la rottura dell’equilibrio amicale, per le conseguenze. Mostrare la lingua  equivale a mostrare il pene :”mostrare la lingua” è un’espressione facciale che prevede la protrusione momentanea della lingua tra le labbra. Spesso usato dai bambini, l’uso di questo gesto si osserva anche nei gorilla e in altri primati antropomorfi .

Dalle minacce  più strutturate ci si difende in altro modo  mettendo insieme una serie di accorgimenti e di difese  che impostano un modo di rispondere  nel tempo . Per quanto riguarda appunto  i rapporti con i vicini e l’equivalente  del  “ mostrare” la lingua  solo che è pietrificato in  formelle  che rappresentano volti con la lingua di fuori, i cosiddetti mascheroni  che si possono vedere sulle chiavi di volta degli stipiti delle porte o a   uso cariatidi  sotto i balconi o sulle pietre angolari delle  mura delle case .

Una delle più famose lingue della scienza è sicuramente quella di Albet Einstein che è stata immortalata in una foto che egli stesso aveva commissionato al fotografo . Si ritiene che rifletta il carattere di uno scienziato che rimane un bambino in tutto ciò che non riguarda la fisica teorica. La foto è del famoso fotografo Arthur Sass, che l’ha scattata durante la celebrazione del 72 ° compleanno di Einstein nel 1951.

Einstein se ne dichiarò immediatamente soddisfatto e ne commissionò alcune copie  che in seguito sono state fornite con le firme e dato agli amici.

Il più fortunato fu  Howard Smith, un giornalista con cui il fisico era amico. Dopo 58 anni, il regalo è stato venduto all’asta nel New Hampshire (USA) per $ 74.000. La dedica scritta da Einstein fa riferimento  ad una smorfia  scherzosa che lo scienziato dice di voler fare all’intera umanità

Oltre che  a scopo di difesa ,mostrare la lingua volontariamente a qualcuno è considerato in genere , sia pure con sfumature diverse a seconda delle culture,un segnale di avversione e disprezzo se non di sfida.

E’ un gesto apotropaico . Il termine apotropaico  ha una radice greca αποτρέπειν, apotrépein = “allontanare”, nel senso di tenere lontano le entità e gli influssi negativi, il malocchio, il diavolo o qualsivoglia spirito cattivo.

Maschere apotropaiche  si ritrovano in molte costruzioni  che fanno parte del tessuto dei centri storici in Italia , apposte  su fontane, palazzi, piazze. Soprattutto nell’Italia meridionale l’abitudine antica di sistemare sull’architrave o sulla chiave di volta dell’arco, una maschera di pietra o di terracotta, si è tramandata per molto tempo.

Anna Nica Fittipaldi scrive : “E’ comunque a partire dal XV secolo che i mascheroni si diffondono, per giungere poi ai culmini espressivi della seconda metà del Cinquecento e dell’intero Seicento. La diffusione di mascheroni apotropaici nell’arte della seconda metà del Cinquecento e nel secolo successivo risulta legata all’espandersi formale delle grottesche, pitture decorative di fantasia, anche inquietanti, realizzate sulla base di disegni romani, che si diffusero anche grazie alla scoperta della Domus di Nerone. Questa tipologia decorativa è stata resa celebre per l’utilizzo che ne fece Raffaello e la sua scuola nella decorazione delle Logge Vaticane, fra cui la cosiddetta Loggia di Raffaello, o ancora la Stufetta del Cardinal Bibbiena, ambienti siti al secondo e al terzo piano del Palazzo Apostolico nella Città del Vaticano, confinanti con le ancor più famose Stanze. La diffusione di mascheroni inquietanti con fattezze a metà fra umane e demoniache si deve anche ad un cambiamento di mentalità dovuto in quegli anni alla Controriforma, si ha un passaggio dalle libertà rinascimentali alle chiusure della Controriforma. Infatti, i riformatori del Concilio di Trento, a causa dei disordini provocati dalla Riforma protestante portata avanti da Martin Lutero, depurarono la religione da ogni aspetto leggendario, per riportarla ad un legame sempre più stretto con la Bibbia e con il Vangelo. Di conseguenza, dai riformatori venne osteggiato o comunque censurato, il ricorso superstizioso a figure intermediarie di santi, beati e spiriti esorcisti che, al contrario nel passato, avevano costituito un pullulante neo-olimpo cristiano. A fronte di queste restrizioni, i cui effetti sono ben visibili nell’arte sacra con un’aderenza assoluta alle verità delle Sacre Scritture, e nel clima del recupero del patrimonio iconografico classico dovuto alle scoperte archeologiche, fu possibile aggirare l’ostacolo, facendo ricorso ad immagini di “difesa magica” provenienti dall’antichità come i mascheroni.

Così, sia per motivi di funzione magica sia per adeguamento a temi iconografici tanto in voga nella Roma della seconda metà del Cinquecento (grottesche), i mascheroni in marmo o più spesso in pietra o in stucco dipinto, furono collocati a protezione dei palazzi, delle piazze o delle fontane. “  (1)

I mascheroni dunque  tradizionalmente sono definiti anche  opere grottesche; sono visibili come abbiamo accennato,  sulle facciate di molti edifici della città e si caratterizzano, fin dall’età barocca, per la notevole plasticità delle forme, generalmente di carattere zoomorfo e antropomorfo.  “Il termine “grottesche” si deve alla casuale scoperta della celebre Domus Aurea. Infatti, intorno all’ultimo quarto del XV secolo, un giovane romano cadde in una fessura del Colle Oppio ritrovandosi in una grotta ricoperta da figure dipinte: erano le stanze dello sfarzoso palazzo di Nerone, eretto a Roma tra il Celio e l’Esquilino tra il 64 e il 68 d.C. Ben presto i giovani artisti nel Rinascimento vollero discendere negli ambienti per poter vedere le pitture dal vivo; tra questi Pinturicchio, Michelangelo e Raffaello. Così, e soprattutto dopo le celebri Logge che Raffaello dipinse in Vaticano tra il 1517 e il 1519, la decorazione a grottesca divenne rapidamente una vera moda artistica. Durante il Cinquecento questa imitatio antiquitatis fu oggetto di critica da parte del Vasari che definì le pitture «licenziose e ridicole molto». Le grottesche negano lo spazio, presentano esseri ibridi e mostruosi, figurine esili ed estrose che si fondono in decorazioni geometriche e naturalistiche su di uno sfondo bianco o comunque monocromo. Le figure sono molto colorate e danno origine a effetti geometrici e intrecci senza spazio. Vitruvio, il teorico dell’architettura dell’età augustea, espresse nel VII libro del suo trattato De Architectura una forte condanna di questi ornati, reputati “assurdi e sconclusionati”, censurando così una moda propria anche delle meravigliose decorazioni pompeiane del III stile e che avrebbe poi trovato il suo culmine nella Domus Aurea di Nerone a metà del I secolo d.C.”  ( 2)

Raffaello fu uno degli artisti con Michelangelo e Pinturicchio che volle vedere gli affreschi della casa di Nerone e ne trasse ispirazione quando si trovò a decorare le logge vaticane . In particolare la “loggia, al terzo piano, che venne decorata ,dopo il 1550, da uno dei più valenti collaboratori  della bottega di Raffaello su disegni di quest’ultimo,  Giovanni da Udine. Questa è affiancata dalla cosiddetta Loggetta del cardinal Bibbiena, un piccolo ambiente di forma rettangolare (15,74 x 3,12 metri, alto 4,64 al sommo della volta) affacciato sul Cortile del Maresciallo e confinante con la Stufetta del cardinal Bibbiena – decorata nel 1516 circa sempre dalla bottega di Raffaello – la quale faceva parte degli appartamenti del cardinale Bernardo Dovizi da Bibbiena. La Loggetta del cardinale, databile al 1519, è composta da tre arcate maggiori e quattro minori sul lato lungo, alternate e aperte sul cortile; qui sopravvivono raffinate grottesche della scuola di Raffaello, che vennero scialbate per poi esser riscoperte solo nel 1906.”(3)

Ricordo per inciso i mascheroni  che compongono in una sequela  affascinante e variegata  la Fontana delle 99 Cannelle  a L’Aquila. Appunto  novantanove cannelle da cui  sgorga l’acqua che cade nelle vasche sottostanti. Ogni cannella esce dalla bocca di una  maschera . La ricordo  per inciso  perché sono un esempio di  maschere ma soprattutto sono un contributo fondamentale alla fisiognomica che nei mascheroni apotropaici  ha anche una grande parte. Come già ho scritto a questo proposito  in un’altra riflessione  in quelle formelle troviamo : “Il volto di santi,angeli e demoni. Uomini e donne . Plebei, potenti, chierici, nobili, contadini. Animali . Effigi. Impresse nella pietra . Tutto impresso nella pietra come un inventario fisiognomico, una lista nel tempo e del tempo che la pietra bianca di Poggio Picenze si è incaricata di tramandarci . Impronte di un viaggio nella storia e nel tempo di un territorio che la pietra, docile sotto lo scalpello, ci rimanda ogni giorno quando andiamo a vedere le fontane del complesso monumentale delle 99 cannelle a L’Aquila. Un accostamento tra acqua e pietra che è accostamento primordiale ma anche misterioso. Aria , acqua, terra e fuoco fusi nei volti di quei mascheroni scolpiti come «Ingeniosa scientia nature» come un’eredità della sapienza greca e araba.”

Ma qui voglio considerare i mascheroni  solo nella loro funzione di protezione delle persone e della casa .

Dal punto di vista architettonico questi elementi  si possono trovare e quindi vedere ” sull’archivolto del portone d’ingresso, o a sostegno delle basole dei balconi servivano a scongiurare, ad annullare i flussi malefici, e forse anche a spaventare qualche male intenzionato. Ma anche sul muro di facciata del palazzo o palazzotto attraverso alcuni “comodi”, come attacchi per i cavali, porta-spegni-torcia, a cui si davano forme particolari come la testa di un moro , o della Medusa, e ancora sulle cantonate.

La protezione si estendeva fino all’apice della struttura, al tetto, dove anche i canali di gronda esterni, i doccioni, assumevano particolari raffigurazioni: mostri grotteschi e inquietanti detti “gargolle”, dal latino gargullium, che indica il rumore, il gorgoglio dell’acqua.

Un simbolismo arcaico che affonda le radici nella notte dei tempi: i guardiani della soglia, la tutela sacrale del varco.”   ( 4)

Le maschere scaramantiche poi  nella maggior parte  sono attinte dai prototipi magno-greci, prendono spunto dai riti pagani greci e latini ed hanno la funzione di scacciare il malocchio.

Il malocchio dunque  s’intende come  “la capacità di procurare, volontariamente o involontariamente, danni di varia entità a cose o persone attraverso una sorta di energia negativa, energia che viene gettata attraverso lo sguardo”.

“Alle origini del malocchio sta una nozione estremamente remota della singolare importanza sia sacra sia magica dell’occhio, supposta nell’ambito delle culture preistoriche e di quelle più arcaiche dei primitivi e dell’antichità”, ci spiega Pietro Fedele, fondatore del “Grande dizionario enciclopedico UTET”. Già nell’Antico Testamento si menziona tale pratica, presente anche nella cultura romana, dove il malocchio, chiamato “fascinum”, era molto diffuso. Nel Medioevo, poi, tale convinzione raggiunse picchi incredibili e la Chiesa dovette affrontare questa problematica inconcepibile per il suo credo…”

“…In passato, il malocchio ha ispirato molti autori con opere  importanti “La patente” di Luigi Pirandello e “Jettatura” di Téophile Gautier. Esistono vari rimedi per liberarsi dalle energie negative sprigionate dal potere dell’occhio. Fino a un secolo fa, il paese che per antonomasia deteneva la capacità di combattere tali influssi era Soleto, i cui abitanti vengono ancora oggi chiamati “macari”, cioè stregoni, fattucchieri. Da tutto il territorio di Terra d’Otranto la gente si recava in questa località per usufruire dei servigi offerti da questi maghi, veri o presunti. Il cerimoniale più utilizzato è quello della “prova dell’olio”. Si riempie una ciotola di acqua e si pone sul capo dello “iettato”. Vi si aggiunge un goccio d’olio e, dopo aver recitato una formula e fatto il segno della croce sulla fronte del malcapitato, si mescolano i due liquidi e si aspetta. Se la goccia d’olio nell’acqua si allarga o si divide, il malocchio c’è, se rimane compatta, non c’è. La preghiera recitata da queste donne è un mistero. Si tramanda da madre in figlia, da nonna a nipote e si può imparare a memoria solo durante la notte di Natale o di Pasqua. Non può essere scritta o rivelata a terzi. E’ interessante notare come il sacro si mescoli al profano e come elementi pagani siano sopravvissuti all’incalzare del tempo.”

Dal pettegolezzo al malocchio il viaggio diventa estremamente negativo e la negatività va combattuta .Uno degli strumenti più in uso fin dall’antichità sono gli amuleti . “Le immagini e i simulacri, accanto agli amuleti, ebbero una funzione primaria, in ogni cultura per proteggere l’umanità dai demoni e dalle infauste sorti del caso. La funzione di rassicurazione e di celeste protezione offerte da un’immagine sacra o resa attiva da un pensiero magico ebbero una funzione psicologica fondamentale nella fortificazione dell’individuo,che poteva, grazie a un aiuto esterno, affrontare con maggior serenità i pericoli, le difficoltà.” (5 )

Tutto comincia con il malocchio ma la negatività si espande a macchia d’olio : “Quando una persona inizia ad essere osservata con occhi cattivi, invidiosi o sospettosi, da qualcuno, presto potrà notare che quello sguardo passerà ad altre persone. Questo non per un potere magico, ma perchè il nostro avversario utilizzerà la maldicenza, la calunnia, la diffamazione, il pettegolezzo infondato per farci apparire negativi agli occhi degli altri, consumando così la propria vendetta.”

L’esigenza e la funzione di protezione hanno  “contribuito nella storia dell’arte a creare numerose immagini agentes che sono dei veri e propri capolavori  espressivi. “ Immagini non neutre né neutrali, che venivano utilizzate per richiamare la fortuna, per agire sulla memoria, ampliandone l’estensione, o per allontanare malattie e malocchio, cioè lo sguardo ostile di un avversario o di un nume che si trasforma in una sorta di maledizione. Gli interpreti principali di queste azioni difensive erano le raffigurazioni sacre. Nell’ambito della religione cattolica un ruolo particolare spetta a Maria, specialmente come Madonna dell’Apocalisse. “

   (6)Mascheroni e amuleti dunque per la difesa dal  pettegolezzo e dallo sguardo ostile eternati  spesso in opere d’arte immortali ma anche in semplici segno complici di una visione più ottimistica della vita .

 

(1)https://ivl24.it/i-mascheroni-apotropaici-dellantica-fontana-di-lauria-rione-inferiore/

(2 )  https://www.villafarnesina.it/?page_id=1021

( 3) Martina Scavone  Raffaello e le Logge Vaticane

 https://lacittaimmaginaria.com/raffaello-sanzio-e-le-logge-vaticane/

(4)https://www.facebook.com/onceuponatimehandmade/posts/1461773923838994/

(5 ) https://www.stilearte.it/contro-il-malocchio-nellarte-le-immagini-magiche-che-combattono-il-male

(6)https://www.stilearte.it/contro-il-malocchio-nellarte-le-immagini-magiche-che-combattono-il-male

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