LA SFIDA PIU’ DIFFICILE DI VALTER MARCONE
Redazione- A cercare le responsabilità probabilmente si potrebbe compilare un lungo elenco. Che però non servirebbe a nulla. Specialmente in questo momento in cui quello che conta è “ farla franca” nel senso di “ sfangarla” come dicevano i nostri padri e tutti insieme, perché nessuno si salva da solo. I nostri padri che si sono trovati di fronte a virus più perniciosi del coronavirus . A cominciare da quell’identica pandemia degli inizi del Novecento chiamata impropriamente spagnola, per continuare con due guerre mondiali , un ventennio di dittatura , un terrorismo nero e rosso, e poi le stragi mafiose , gli attentati terroristici dentro la strategia della tensione , la fine della prima e seconda repubblica, il cambiamento del sistema Italia con un decadimento che ha minato con scandali, immoralità, impreparazione , proprio alla radice questo paese. Padri che arrivati al primo ventennio di questo nuovo secolo si sono trovati di fronte una morte che spesso avevano evitato e che ora, a ragione della loro età e dei loro malanni, ha avuto moltissime volte ragione della loro resistenza a causa del Covid 19.
Un secolo nuovo nuovo funestato subito dall’attentato alle torri gemelle di New York negli Stati Uniti d’America che ha cambiato veramente il modo di vivere, viaggiare, guardare al futuro .Per continuare con le crisi finanziare e arrivare a questa aggiunta a buon mercato dell’attuale pandemia da Sars covid 2 che è giunta ormai alla terza e quarta ondata . Sembrava esserne usciti per i comportamenti virtuosi di marzo aprile 2020 a cui in estate non sono seguite delle cautele che evitassero la replicazione e soprattutto la mutazione dell’autunno 2020 e dell’inverno 2021 .Sembrava ,invece no. Non si è ancora fuori dal tunnel malgrado l’incipiente campagna vaccinale. Un tunnel che pur dando l’idea di un percorso lineare seppure lungo,. prevede sempre un termine , una fine, anche se non si conosce il momento e lo scenario in cui si tornerà a rivedere la piena luce.
Abbiamo parlato di tunnel perché è l’immagine più comune che è stata evocata in questi mesi. In realtà l’immagine che rende maggiormente la situazione , in ogni senso, è quella delle sabbie mobili. La sfida più difficile dunque è quella di attraversare le sabbie mobili , di uscire dalla palude. Una sensazione di staticità ( la curva dei contagi si abbassa ma rimane appunto lineare come una palude ) in cui non si va incontro a nulla, se non alla catastrofe che ci sta tutta sotto i piedi , nella quale si può solo “ sprofondare” . Sulle sabbie mobili non si è investiti da nessun tsunami , non ci si muove ,nulla si muove in nessun modo . Si affonda e basta. Inesorabilmente. Come sprofondano in questo momento diversi mondi del nostro esistere quotidiano, del mondo a cui eravamo abituati. Sprofondano soprattutto il mondo del lavoro se non si adotteranno misure concrete e il mondo dei giovani che hanno sofferto più di tutti per gli eventi che hanno caratterizzato questi mesi.
Due mondi sui quali occorre concentrare l’attenzione e che non hanno bisogno di” ricerche” di responsabilità ( ecco perché dicevamo che non serve a nulla ricercare e additare responsabilità) . Due mondi che invece hanno bisogno di azioni concrete ,vere, immediate , determinate soprattutto dall’apporto di tutti : in politica , nell’economia ,nel mondo imprenditoriale, nella pubblica amministrazione, nei sindacati, e per i giovani delle famiglie, degli insegnanti , insegnanti, scuola, agenzie culturali, mondo dell’associazionismo e volontariato .
Insomma una convergenza in questo momento su due aspetti della vita della società di questo paese da cui dipende la sopravvivenza del presente e quella del futuro. Tutti assieme . Per i distinguo e le responsabilità c’è tempo. La sfida è dunque non perdere tempo . Anche se , come penso, la velocità del cambiamento in questi due mondi costringerà per onde concentriche a superare certe concezioni e modi di pensare per recuperare una visione del mondo diversa da quella che finora ha alimentato discussioni, polemiche, inutili prese di posizioni , apposizioni di bandierine specialmente nella politica .
Intervenire nel mondo del lavoro e nella scuola dunque sarà la sfida più difficile .
Nel mondo del lavoro allora dobbiamo parlare di contingenze quasi immediate, per così dire autunnali e dilungo periodo. Dai sussidi alle pensioni molte sono le sfide in questo settore. A cominciare dai licenziamenti. Il 31 ottobre prossimo termina anche per le piccole imprese e le medio- grandi di tessile , abbigliamento ,pelletteria , calzature il divieto di licenziare , già rimosso dal primo luglio per le grandi imprese che hanno sofferto circa 10 mila licenziamenti pari al livello del 2019 . Già a partire dai primi di ottobre, molte aziende dei settori per i quali verrà rimosso il divieto di licenziamento , vedranno il termine della Cig Covid. Tranne il tessile le altre sono aziende prive di ammortizzatori.
Appare dunque urgente approntare la provvidenza di un ammortizzatore generale che copra tutte le aziende. Le trattative tra le parti sociali si sono arenate su un punto importante ovvero su chi pagherà . Le grandi imprese vorrebbero estendere questo obbligo anche alle piccole, il ministro del lavoro vorrebbe escluderle almeno per il primo periodo e il Ministro del lavoro frena sui costi a carico dello Stato .
Vi è poi la questione delle politiche attive . Il decreto interministeriale che sblocca il Gol ovvero la Garanzia per l’occupabilità dei lavoratori ,ancora non c’è. Mentre esiste un Piano e un finanziamento di almeno 5 miliardi del Recovery Plan mentre in questo caso a frenare sono le Regioni . Occorre che , quando arriva il decreto si proceda uniformemente sul territorio per formare e riattivare milioni di senza lavoro
C’è poi la questione del reddito di cittadinanza contro il quale addirittura si minaccia un referendum abrogativo. Per il Presidente Draghi questa misura ha alcuni limiti soprattutto per quanto riguarda le politiche del lavoro. Il reddito è una misura per le fasce più deboli e potrebbe funzionare a patto che come dice un Dataroom curato dal gruppo della Gabanelli per il Corriere della sera, vengano apportate delle modifiche.
Poi c’è quota 100 che ci fa domandare ancora come si andrà in pensione nel 2022. Perché chi avrà 62 anni e 38 di contributi non potrà più rivolgersi ai benefici di quota 100 in quanto questa misura scade il 31 dicembre di quest’anno. Il Governo lavora ad un super Ape allargando le categorie dei lavori gravosi fini a 203 mansioni dalle 65 attuali. Ma è tutto da vedere.
Poi c’è la questione delle delocalizzazioni . Che sono veramente inconcepibili quando non sorrette da motivazioni economiche e di crisi del mercato per determinate produzioni . Il decreto per contrastare questi comportamenti delle aziende come la Gkn che licenzia addirittura per mail , è fermo perché la Confindustria lo ha bollato come punitivo e anti-imprese. Infine la necessità di regolamentare lo smart working e le quarantene.
Un autunno veramente caldo che immediatamente propone e ripropone molti dei problemi del mondo del lavoro già preesistenti alla pandemia tra i quali per esempio le morti bianche sul lavoro per mancanza di sicurezza e per molti altri motivi.
C’è poi una questione di lungo periodo .Il volgere del mondo del lavoro verso una economia che ponga la sostenibilità di certe produzioni , che ne riveda l’impatto ambientale e i termini e gli effetti della globalizzazione , che incida in senso positivo sui processi di cambiamento del clima e della vita sulla terra probabilmente imporrà organizzazioni aziendali diverse da quelle attuali che permanendo nella loro essenza saranno cacciate dal mercato. Come pure tutte quelle aziende già decotte anche prima del la pandemia ( si pensi all’Alitalia) per le quali è inutile far sopportare l’accanimento finanziario ( con l’aumento di debito per sorreggerle) da parte del paese .Chiuderle significa non abbandonare al loro destino i lavoratori che vi sono ora occupati ma significa avviare dei processi di recupero delle professionalità e della loro trasformazione attraverso una formazione anche permanente in altre abilità che siano funzionali alle imprese che nasceranno da questa trasformazione dell’esistente .
Dunque una trasformazione del mondo del lavoro a ragione di problemi che scaldano il prossimo autunno ma anche a ragione di problemi che vengono da lontano e hanno bisogno di uno sguardo diverso, nuovo, più aderente a quello che avviene in tema di cambiamento climatico, ricerca di fonti energetiche alternative , di salvagauardia, tutela e valorizzazione del capitale umano .
Un a trasformazione del mondo del lavoro che dovrà essere accompagnata e sorretta dal cambiamento della scuola all’interno di un sistema integrato in cui quest’ultima fornirà i “ saperi” ma anche gli “ stili “ di vita attraverso una innovazione nella cultura intesa come ventaglio di esperienze di vita e di crescita di relazioni.
Mondo del lavoro e mondo della scuola. Due mondi che questa pandemia ha profondamente ferito . Sono feriti i lavoratori e sono feriti i ragazzi , i giovani. Due mondi però pronti ad affrontare una sfida epocale .In una situazione in cui viene spontanea e legittima la domanda : in quale paese si svolgerà questa sfida. Che paese è stato , è e sarà questa Italia post covid?
Questo è un paese che sicuramente non vuole fallire. La paura rimane grande ed è quella di non essere usciti dal tunnel ma è anche quella delle incertezze economiche che condannerebbero una società al declino . Un paese che si dibatte tra due fuochi : quello di una incipiente povertà ( almeno per alcune classi sociali e categorie di lavoratori tra cui appunto le donne e i giovani ) e quello di un rischio di ammalarsi.
Questo doppio fronte della paura dovrebbe portare a tener conto dell’esperienza del primo lock down nel marzo giugno del 2020. In quel periodo il mondo del lavoro ha dato un suo contributo pagando un prezzo pesante . Un mondo che poi nel terzo trimestre del 2020 ha fatto balzare in recupero il Pil su base trimestrale, tanto da far pensare ad una ripresa ,parzialmente rallentata dalla recrudescenza del contagio : seconda ondata dei mesi di novembre dicembre e terza ondata dei mesi di febbraio marzo 2021.
Il prezzo pagato dal mondo del lavoro durante il primo lock down è pesantissimo. L’Inps ha pubblicato a questo riguardo dati in un report curato da Edoardo di Porto , Elisabetta di Tommaso, Angelo Manna, Paolo Naticchioni e Francesco Proietti. Nella dinamica di quel periodo di lock down in cui molte attività si fermarono a marzo 2019 , alcune ripartirono a maggio, altre a giugno , alcuni lavoratori hanno continuato a lavorare altri non sono mai più ripartiti fino ad oggi come per esempio quelli dello spettacolo che stentano ancora a trovare un rilancio..
Dice Miriam Carraretto su Qui finanza,it nell’articolo “Italia post Covid: siamo alla vigilia di un nuovo boom economico? “ :“Il 2020 è stato un annus horribilis, sotto tutti i punti di vista. L’emergenza sanitaria ha falciato via interi settori. Secondo un’indagine condotta dall’Istat, per cui sono state intervistate oltre un milione di imprese tra ottobre e novembre 2020 con riferimento al periodo giugno-ottobre, circa 73mila imprese, che incidono sull’occupazione nazionale per il 4%, sono rimaste chiuse. Di queste, solo 55mila prevedono di riaprire nel 2021. Le altre 17mila hanno chiuso i battenti per sempre: tradotto, l’1,7% delle imprese, pari allo 0,9% degli occupati. Cifre drammatiche, cartina di tornasole di una crisi che ha spazzato via posti di lavoro e prospettive di crescita. Ma a scorrere l’ultima analisi di Confindustria, sembra che il futuro non sia affatto nero. Anzi, l’Italia dopo molto tempo potrebbe trovarsi di fronte a scenari estremamente positivi. A imprimere l’impennata ci sarebbero, naturalmente, le iniezioni di denaro in arrivo dall’Europa grazie al Recovery Fund. Ma non solo.Le stime del Centro studi di Confindustria infatti evidenziano già i primi segnali di ripresa, che nel secondo e terzo trimestre dell’anno potrebbero subire nuovi sostenuti rialzi. Il lieve aumento nel secondo trimestre del 2021, che dovrebbe concludersi a giugno, secondo le stime degli industriali dovrebbe essere seguito da un rimbalzo decisamente più accentuato nel terzo e nel quarto trimestre dell’anno, quando il Pil dovrebbe raggiungere un valore positivo di 4 punti percentuali per ciascuno degli intervalli di tre mesi. Sul fronte del mercato del lavoro, tra gennaio e aprile sono stati creati circa 130mila nuovi posti, al netto delle cessazioni, contro il disastroso -230 mila registrato negli stessi mesi del 2020, in piena pandemia. A fare da traino soprattutto il settore dei servizi: consumi, bar e ristoranti, musei e spettacoli, viaggi. Un boom dettato dalle riaperture post Covid, quindi, ma anche alla campagna vaccinale che procede al ritmo di più di mezzo milione di somministrazioni al giorno. Il ritorno alla libertà degli italiani potrebbe dunque coincidere con una nuova, inattesa, fase di crescita economica, che spingerebbe in alto i consumi, anche grazie ai risparmi che qualcuno ha potuto mettere da parte nei mesi di chiusure forzate.” (1 )
E dunque se guardiamo all’Italia di oggi e ci domandiamo che paese è dobbiamo anche riconoscere che forse promuovere un cambiamento significa progettare un mondo diverso. Progettare dunque L’Italia degli anni duemilatrenta-duemilacinquanta fin da ora. Questo significa avere a cura le sorti di questo paese e capire che il futuro non è quello di là da venire ma è quello che comincia il giorno dopo dell’oggi. Oggi dunque bisogna guardare al passato per capire come e dove andare perché così si ha ben presente da dove veniamo. Bisogna guardare a quel decennio di lavoro che furono gli anni Cinquanta del Novecento e al ventennio successivo di consolidamento. Tra mille difficoltà ,lotte , sacrifici e risultati concreti . Progettare subito una Italia che a mezzo secolo dall’inizio del XXI secolo possa dire che veramente questo secolo è iniziato . Perché il XXI secolo ha già visto alla fine del primo ventennio sciagure pari a quelle del secolo appena passato .
Ma il nostro esame si riferisce alla possibilità di avviare e riavviare un paese che ha , a forza, subito una fermata più lunga del dovuto, con effetti pesanti nel campo economico, finanziario, sociale e politico . Che non è stato un rallentamento, perché già di rallentamento si parlava prima che i guai provocati dal corona virus invadessero le famiglie, il mondo del lavoro, la vita sociale e la politica che comunque di guai da se stessa ne aveva già provocati,negli ultimi anni, non pochi. Anche se poi la strada maestra è sempre quella in democrazia, di tenere conto del ruolo delle rappresentanze e dei politici , che chiamiamo qualche volta” classe dirigente” ,per una sana articolazione della società e della democrazia stessa.
Dunque progettare significa dare una spinta, muovere e rimuovere una serie di ostacoli , avviare o risolvere alcuni problemi che si trascinano da anni ad impantanare ogni cosa, in un sugo di melma dentro il quale c’è chi trova la sua ragione di essere, chi ci sta comodamente , chi non riesce a venirne fuori perché avvinto da una specie di sabbie mobili. Dare dunque una spallata.
Una spallata alle contese ideologiche che perdurano ancora oggi ,in un tempo in cui le ideologie sono state sotterrate da tempo; ideologie che non importano più a nessuno nel giusto verso e che vengono messe di traverso quando si tratta di tirare fuori bandierine segnaposto nelle contese, per esempio, politiche. E proprio parlando di politica questo è il paese dell’eterna litigiosità politica che ha rifiutato l’alternanza e accetta “governi ammucchiata” ( di destra e di sinistra fa la stessa cosa ), di piccolo cabotaggio e del “tirare a campare “.Il paese in cui la funzione del Parlamento è sempre più ridotta a convertire in legge le proposte del Governo .
Questo è il paese che nel consesso internazionale insieme ad altri paesi ha delegato la Cina a fabbricare prodotti a basso costo o con un margine di guadagno esigui che a volte possono risultare essenziali e vitali come per esempio alcuni presidi sanitari come le mascherine chirurgiche e le macchine per la respirazione . Un paese in cui avanzare l’idea di produrre certi beni rischia di alimentare un inutile sterile dibattito tra statalismo e industria privata. In cui non si riesce ad affermare la necessità di costruire un nuovo multi centrismo in un momento in cui le guerre doganali rischiano di far tornare indietro di decenni.
Come pure questo è il paese in cui permangono problemi irrisolti da decenni in molti settori della vita pubblica. Un pese ,valga l’esempio per tutti, in cui non si riesce a dare una spallata al caporalato nei settori dell’agricoltura e dell’edilizia. Molto più in agricoltura dove non si riesce a trovare una sanatoria vera per migliaia di braccianti a cui viene negata una definitiva regolarizzazione che significa ,non solo una emersione dalla clandestinità ( per affrontare anche problemi sanitari in modo particolare in questo momento ) , ma anche la garanzia di una situazione abitativa e di una condizione di vita degni di un paese civile. La concatenazione dei problemi , tra cui quello del riconoscimento di una dignità a quanti lavorano nelle campagne di questo paese e contribuiscono in qualche modo a determinare le sorti di uno dei settori più importanti della nostra economia, l’agro alimentare, si lega strettamente a quello principale della esigenza di garantire una abitazione a tutti siano essi italiani o stranieri e quindi in riferimento a quest’ultimi il superamento di leggi come la Bossi Fini . Ovvero la determinazione certa , finalmente dei fabbisogni di braccia nei vari settori , che possono essere forniti da immigrati nella consapevolezza che quello dell’ immigrazione può diventare una risorsa ( come accade in altri paesi europei che sanno programmarla bene ) e che quando diventa un problema va gestita nel modo più accorto possibile . E sempre nel senso della concatenazione dei problemi , bisogna riflettere bene sui problemi che dividono le opinioni di questo paese i tra i quali per esempio, in termini di cittadinanza lo ius solo o lo ius cultura e in termini di sicurezza appunto quanto contenuto nei decreti sulla “ sicurezza” del cosiddetto “ governo giallo-verde “.
Questo è il paese in cui si registra una evasione notevole che è causa di problemi se non fosse altro di equità e di giustizia. Una evasione che per fare un esercizio macabro mette allo scoperto , in questo momento una verità preoccupante : in questa emergenza Covi d 19 che ha visto un picco di 4 mila posti occupati in terapia intensiva ,480 erano posti non pagati . Una evasione che arriva in totale ad un terzo del Pil nazionale.
E poi un paese di scontri in molti settori e molte istituzioni tra le quali non è esente la stessa Magistratura Un paese lento ,complicato e pieno di burocrazia. Tanto per esempio che i decreti di rilancio immediato e vitale dell’economia e della vita della gente hanno avuto bisogno di sessantatre decreti attuativi in barba a quella semplificazione che per decenni è stata sollecitata e mai attuata. Un paese in cui si fa ricorso ancora a leggi dell’inizio del secolo scorso emanate dal Re .
Per non parlare della piaga dell’analfabetismo di ritorno a tutte le età , il più alto tra i paesi europei; un fenomeno da primato alla pari con quell’altro della vendita dei telefonini, la più alta appunto tra la media i paesi europei. Problema alla pari con quello della didattica a distanza che ha messo una pezza alle difficoltà di presenza in aula a causa della pandemia ma che ha escluso centinaia di studenti per le difficoltà strutturali su cui viaggia la connessione via web in alcune zone del nostro paese, a causa della povertà di educazione informatica e per la scarsità di apparecchi . Un paese dove il peso maggiore della situazione pandemica l’hanno sopportato le famiglie e soprattutto le donne specialmente in tema di lavoro leggero che ha pesato in aggiunta alla cura dei bambini e della casa all’interno di un groviglio di problemi che si sono presentati tutti insieme .
Questo è il paese in cui il radicamento della criminalità organizzata ha causato, nel tempo, danni gravissimi alla “reputazione” del nostro paese . E come scrive Piergiorgio Morosini,giudice delle indagini preliminari, Tribunale di Palermo ,su Questione giustizia.it: “Secondo i primi dati raccolti dalle forze dell’ordine e in base alle analisi di alcuni esperti, sarebbero quattro i versanti su cui il crimine organizzato starebbe per investire l’enorme liquidità derivante soprattutto dal traffico di stupefacenti: il sostegno a giovani bisognosi che hanno perso il lavoro in realtà già depresse, in vista di un loro reclutamento nei ranghi dell’organizzazione; la “caccia”, non solo nelle aree a tradizionale presenza mafiosa, alle aziende in “Stato di necessità”; i nuovi investimenti in settori in crescita (come quello del materiale sanitario monouso); l’indebita acquisizione delle somme stanziate dallo Stato per il soccorso alle imprese in crisi. (2 )
Il lettore non ce ne voglia se abbiamo cercato di mettere assieme un elenco di problemi forse in modo insufficiente, disarticolato e pieno di sgrammaticature concettuali . Sono temi quelli che ho cercato di esporre in estrema sintesi che viviamo tutti i giorni , che alimentano i dibattiti sui quotidiani, i social , i talk show. Per ognuno di loro occorrerebbe un approfondimento. L’intento è quello qui di fare una fotografia del paese a grandi linee , in bianco e nero .Il risultato è forse che non si riescono a vedere i chiaroscuri ,i piani di incidenza e di coincidenza.
Tutto comunque per dire che in questa realtà , nella situazione che abbiamo cercato di illustrare, questo è dunque un paese proiettato oltre gli anni Cinquanta di questo secondo Millennio . Un paese che ha gettato , attraverso le ultime esperienze di vita il cuore oltre l’ostacolo. La “sfida più difficile” oltre ai problemi immediati da affrontare e che abbiamo individuato nel mondo del lavoro e della scuola , sarà anche, nel lungo periodo, quella di scegliere tra che cosa conservare e che cosa cambiare , adattare,eliminare attraverso l’alchimia non solo della democrazia ma dell’uguaglianza, fonte della libertà la cui vita è la spia più efficace per capire che tipo di sfida abbiamo affrontato e quale ne è stato l’esito.
(1 ) https://quifinanza.it/economia/video/italia-covid-boom-economico/496057/
( 2) https://www.questionegiustizia.it/articolo/emergenza-socio-economica-e-pericolo-mafioso)
