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ALESSANDRA DELLA QUERCIA RECENSISCE IVAN POZZONI E IL SUO LIBRO “LO STATO PONTIFICIO”

Intellettuale di solida formazione giuridica e filosofica, poeta d’avanguardia, nonché fondatore di numerose case editrici indipendenti e autogestite, Ivan Pozzoni si distingue nel panorama culturale italiano e internazionale per la sua capacità

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Redazione-  Intellettuale di solida formazione giuridica e filosofica, poeta d’avanguardia, nonché fondatore di numerose case editrici indipendenti e autogestite, Ivan Pozzoni si distingue nel panorama culturale italiano e internazionale per la sua capacità di far dialogare discipline apparentemente distanti. Noto per i suoi contributi sull’etica del mondo antico e per i suoi preziosi saggi, si è attivato per introdurre in Italia la disciplina della Law and Literature, che interseca il diritto e la letteratura, analizzando come le tematiche giuridiche vengano espresse nelle opere narrative e come i testi normativi possano essere sviscerati con gli strumenti tipici della critica letteraria.

Arguto, dissacrante, spietatamente lucido, allergico alla letargia del pensiero moderno, spesso purtroppo intriso di ovattata finzione. La provocazione di Pozzoni si esprime attraverso un atteggiamento indipendente, irriverente e insofferente a ogni dogmatismo. Nella sua corposa produzione letteraria d’eccellenza e nella sua ultima opera Lo Stato Pontificio egli mira a scardinare quella imperante concezione della figura del poeta al pari di un detentore di verità assolute o capace solo di struggenti e melensi pensieri. Non risparmia critiche mordaci al conformismo, a chi fa della meritocrazia un optional e a chi, dall’alto di una cattedra, mira a sminuire lo stile rivoluzionario, di cui è il fiero portabandiera e che utilizza con estrema scioltezza, inanellando una serie infinita di metafore al vetriolo, ma di estrema genialità, in grado di far arrossire e sconvolgere i perbenisti più accaniti. Il suo è un atto di profonda ribellione contro un sistema che sta degradandosi a vista d’occhio, relegando all’artificiale il ruolo cardine e l’autenticità ad un mero accessorio, desueto e poco allettante.

Egli rifiuta le etichette e i cliché, condanna ferocemente l’assenza di meritocrazia che ormai investe gli ambiti più disparati e, con il suo linguaggio aulicamente sfrontato e il suo eloquio sopraffino, dice la sua con spudorata schiettezza, in barba ai moralisti. Il suo umorismo non rasenta mai l’ovvietà, mira dritto al punto debole altrui con precisione chirurgica. Le sue battute sferrano stoccate letali e di rara efficacia, squarciando le apparenze e mettendo a nudo le verità ipocrite che gli altri cercano di omettere e nascondere, dietro facciate mendaci e buoniste. Notevole il suo acume psicologico, che come un radar intercetta ogni significato recondito con uno sguardo penetrante e lucido. Il suo viscerale amore per la Cultura e l’Arte in ogni sua forma lo porta a contrapporsi ferocemente contro chi non le onora e le sfregia quotidianamente, senza alcuna pietà, relegandole ad un’arena dove vince chi più urla e si mette in mostra, senza averne le doti necessarie e sfoggiando addirittura la propria ignoranza.

Una lettura adatta a chi non si lascia scandalizzare da una terminologia affilata e tagliente come una lama e a chi fa dell’onestà intellettuale la sua cifra.

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