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DONNE, IN AFGHANISTAN SEMPRE DI QUALCUNO

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Redazione- A Kabul e in tutto l’Afghanistan, i manifesti raffiguranti donne truccate e con i capelli a vista sono stati coperti con della vernice, le studentesse, in questi giorni, nascondono i documenti e bruciano tutto ciò che può provare ciò che hanno imparato a scuola, all’università o studiato per passione: libri ed attestati. Bruciano i vestiti occidentali, cancellano i profili dai social e le fotografie.

Nel mentre, le loro madri con le sorelle, cugine e amiche con i soldi messi da parte – per altri obiettivi, in teoria – vanno a comprare i burqa afgani. Business che sta esplodendo, infatti, nelle cittadine vicine Kabul, sono stati riaperti i negozi che li vendono e stanno diventando un articolo costoso ma necessario.

Per loro è un nuovo inizio, drammatico e repressivo. Le ragazze più giovani, bambine ed adolescenti si ritrovano a dover rinunciare a tutto ciò che sembrava normale, per ritrovarsi coperte dalla testa ai piedi; se prima si contraddistinguevano grazie a vestiti e trucchi, ora si ritrovano omologate da lunghi vestiti.

Omologate, sì perché con il ritorno dei talebani, chi ci rimette sono le donne. Si deve ritornare alla castità, non si devono sentire camminare, parlare, fiatare; devono essere solo due cose, le donne: coperte e mute. Le loro identità piano piano svaniranno, i loro nomi, i loro voti scolastici, i loro sogni, nel peggiore dei casi, anche i loro corpi.

Alle donne, infatti, sarebbe anche stato detto anche di non uscire più di casa senza un accompagnatore di sesso maschile. E in diverse città i miliziani stanno girando casa per casa per trovare le persone di sesso femminile tra i 12 e i 45 anni, con l’intenzione – pare, ma non a detta ufficiale, visto che  i leader  hanno dichiarato che le donne avrebbero continuato ad avere pari diritti secondo la legge islamica, compresa la capacità di lavorare e di essere istruite – di renderle schiave sessuali o mogli per il gruppo armato.

Non escono più di casa, hanno paura che i talebani le aggrediscano perché non sono abbastanza coperte o non hanno nessun che possa accompagnarle. Le donne sono scomparse dalle strade di Kabul. Oggi però, sono proprio le donne a non darsi per vinte, infatti un gruppo è sceso in strada a Kabul alzando cartelli scritti in inglese in cui si legge: “Ci sono anche le donne afghane”. Masih Alinejad, giornalista, ha commentato le immagini definendo “coraggiose” le donne che protestano: “Stanno semplicemente chiedendo il riconoscimento dei loro diritti: il diritto al lavoro, all’istruzione e alla vita politica. Il diritto a vivere in una società sicura. Spero che sempre più donne e uomini si uniscano alla protesta.”

Fonti

Vanityfair

Fanpage

Wired

 

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