QUANDO GEPPETTO ERA DI CASA NEL VENTRE DELLA BALENA
Redazione- C’è una dannazione a cacciare le balene. La caccia all’animale più grande che solchi i mari è diventata in un romanzo decisivo per la storia di ogni lettore , una specie di ossessione. L’ossessione del capitano Achab la cui “irrazionale ossessione” viene descritta nei due capitoli più belli del romanzo di Herman Melville con i titoli : Il cassero e La sinfonia. Achab deliberatamente lascia che quanto resta della sua vita e della sua energia ,a precipizio, vada all’incontro con una presenza inquietante. Anzi con lei ingaggia una lotta . E’ la balena metafora del male ma anche di una presenza oscura nella vita di ogni uomo. Ormai ha rinunciato a tutto : famiglia, relazioni e legami umani. Non gli importa la fine della storia. Non sa chi dei due contendenti soccomberà. Quello che gli interessa è la lotta . Una lotta senza confini, senza esclusione di colpi . C’è in lui solo la voglia di vendetta fino a perdere la ragione e rimanere preda del delirio di onnipotenza. La balena da lui inseguita con tanta tenacia è descritta da Melville come un animale dalla forza terrificante e dall’intelligenza malvagia. La lotta di Achab è la lotta contro la natura quando diviene malvagia e quindi è la lotta contro il male.
Chissà se gli attuali cacciatori di balene la pensano come Achab o se appunto, con la forza delle loro armi e della loro tecnologia, vedono nella balena solo un animale da catturare, uccidere e trasformare in materia prima per alcune industrie tra cui quella alimentare .
Neanche il blocco del coronavirus è riuscito a fermare la caccia alle balene: Giappone, Norvegia e Islanda continuano a cacciare le balene di grandi dimensioni,malgrado l’operante divieto globale della Commissione baleniera internazionale sulla caccia commerciale di questi animali sancito già dal 1986.
Scrive in un post che si può leggere sul web l’associazione C’est Assez : “«L’anno scorso,(2019) le baleniere norvegesi hanno ucciso 429 piccoli rorquals, ossia meno che nella stagione 2018, durante la quale 454 balene erano state arpionate. Nel 2014, la caccia commerciale alla balena in Norvegia ha avuto il suo apice con l’esecuzione di 763 balene . La Norvegia ha ripreso la caccia commerciale alla balena nel 1993 e nel 2002 sono riprese le esportazioni di prodotti balenieri principalmente in Giappone. Esportazioni, tra l’altro, vietate dalla Convenzione Internazionale sulle Specie minacciate»
Al contrario già dallo scorso anno l’Islanda ha bloccato la caccia alle balene, nessun cetaceo è stato ucciso dalle compagnie dell’isola per il secondo anno consecutivo, dopo 17 anni, le due società di caccia alle balene islandesi hanno deciso che non andranno a caccia dei giganti marini.
Infatti nel 2020 per la seconda volta dopo 17 anni di caccia, le due compagnie baleniere islandesi hanno deciso che non scenderanno in campo nella caccia ai grandi cetacei, per un motivo semplice: non è più conveniente. La Hvalur, la principale compagnia baleniera islandese, ha infatti annunciato all’inizio dell’anno che non andrà a caccia di balene per il 2020, perchè come riferito dall’amministratore delegato della società, “come lo scorso anno, ormai la caccia alla balene nelle acque islandesi non è più economicamente vantaggioso e sostenibile, visti i nuovi divieti di caccia vicino alle coste, le baleniere avrebbero dovuto spingersi molto più lontano per cacciare e le operazioni sarebbero diventate troppo costose” mentre la Ip Utgerd, la principale responsabile della pesca di balenottere minori in Islanda, ha invece annunciato che cesserà definitivamente la propria attività; tra le motivazioni principali ci sono le restrizioni causate dal Coronavirus che renderebbero difficile la messa in acqua di un equipaggio e la successiva lavorazione della carni e soprattutto la concorrenza con il Giappone rispetto al’esportazione e alla vendita della carni.( 1)
La Commissione internazionale per la caccia alle balene (IWC, International Whaling Commission) fu istituita nel 1946 per favorire uno sviluppo coordinato dell’industria baleniera e per regolarla. Inizialmente incoraggiava la caccia e, come risultato, più di due milioni di balene sono state uccise nei primi trent’anni di vita dell’organizzazione, nonostante i pareri contrari dei membri della Commissione Scientifica. Fino agli inizi del Novecento le balene e l’economia legata alla loro caccia erano quello che è oggi il petrolio. Per l’accesso e l’uso di questa fonte di ricchezza ,anche nel recente passato, sono state sostenute delle guerre . Nei traffici legati al commercio della carne e degli altri derivati dalle balene il soggetto non è mai stato la balena che è stata sempre vista come e solo un animale a disposizione dell’uomo.Altri motivi hanno determinato questi traffici e commerci.
Dopo una moratoria della caccia da parte del Giappone che aveva fatto esultare i protezionisti è recente la notizia (2019 ) della ripresa di questa attività giustificata come “ricerca scientifica con la caccia alle balene”.
Il Sol Levante ha introdotto il concetto di ”caccia ai fini scientifici” per aggirare la moratoria internazionale del 1986, sostenendo di aver diritto a valutare l’impatto delle balene sull’industria della pesca. La flotta nell’Antartico, composta da un equipaggio di 180 persone su quattro navi, ha lasciato il Giappone lo scorso anno con il proposito di catturare 850 balenottere entro fine marzo. In sostanza la caccia alle balene che viene etichettata una attività di ricerca scientifica da parte dei giapponesi, in realtà sottende una vecchia questione. Il rifiuto da parte della cultura orientale di sottostare alla cultura occidentale che si mostra in questo campo apparentemente più avveduta e comunque più protezionista.
Proprio in termini di protezionismo lo stesso IWC ovvero la Commissione internazionale per la caccia alle balene nel 1982 ha votato per una blanda moratoria della caccia commerciale. Ma questo “trattato di pace” a livello mondiale ha lasciato troppe scappatoie per poter essere veramente efficace. Da allora sono state uccise 57.391 balene, tra cui balenottere minori, balenottere comuni, balenottere boreali, balenottere di Bryde, megattere, balene grigie, capodogli e balene della Groenlandia. Perfino dal 1986, anno di entrata in vigore del divieto della caccia alla balena, Giappone, Norvegia, Islanda, Russia, Corea e balenieri locali di diversi altri Paesi hanno continuato la loro attività, uccidendo complessivamente circa 21.760 balene.
Nel 1994 i membri della IWC hanno approvato l’istituzione del Southern Ocean Whale Sanctuary, che copre un’area di 50 milioni di chilometri quadrati intorno all’Antartide. La riserva è stata progettata per proteggere un’area di alimentazione particolarmente critica per sette specie di grandi balene. Ma perfino questa zona non è inviolabile, dato che il Giappone continua a uccidere balenottere minori al suo interno. ( 2 )
Greenpeace scrive :” Sovrasfruttamento, imbrogli ed estinzione: è questo il circolo vizioso degli interessi che si nascondono dietro la caccia commerciale alle balene e che spazzano via una popolazione di balene dietro l’altra. Anche dopo decenni di protezione, non siamo sicuri di poter recuperare alcune specie.”
E continua : “Le statistiche parlano chiaro. Le balenottere azzurre, in Antartide, sono l’1 per cento della popolazione originaria, nonostante quarant’anni di protezione totale. Alcune popolazioni di balene si stanno espandendo, ma altre no. Si stima che le balene grigie del Pacifico Orientale abbiano recuperato appieno la propria condizione originaria. Le balene grigie del Pacifico Occidentale, invece, sono le più minacciate in assoluto: contando circa cento esemplari, la specie è ormai sull’orlo dell’estinzione.(…) Greenpeace è da sempre impegnata nella difesa di tutti i mari del pianeta, e del Mediterraneo in particolare. Abbiamo solcato con le nostre navi tutti i mari e gli oceani, dall’Oceano Antartico impegnati contro le baleniere all’Artico per proteggere le aree più remote e sensibili, fino al nostro Mediterraneo, minacciato dalla pesca eccessiva e distruttiva e dall’inquinamento”. ( 3)
Nonostante il divieto e il fatto che la specie sia tuttora minacciata di estinzione, l’IWC non è ancora stata in grado di fermare le nazioni baleniere: Norvegia, Islanda e Giappone continuano a violare ogni anno la moratoria, con la giustificazione di fare una caccia a “scopi scientifici”. Una scappatoia inaccettabile al divieto di caccia che di scientifico non ha niente e che di fatto consente ogni anno a questi Paesi di uccidere centinaia di balene nell’area. (4)
La caccia commerciale non è l’unico pericolo che le balene devono fronteggiare. Negli ultimi cinquant’anni, da quando cioè si è cominciato a proteggere le balene, l’impatto delle attività dell’uomo sugli ecosistemi marini è profondamente cambiato .Il cambiamento climatico, l’inquinamento chimico e quello acustico, l’aumento del traffico marittimo, lo sfruttamento eccessivo delle risorse ittiche mettono a repentaglio la sopravvivenza delle popolazioni di balene rimaste. La pesca industriale sottrae alle balene preziose risorse alimentari e le espone al rischio delle catture accidentali. Nel ricordare la storia della difesa delle balene e contro appunto la caccia alle stesse va detto che “nel 1931 fu firmata la Convenzione per la Regolamentazione della Caccia alla Balena, ma alcune importanti nazioni “baleniere” come Germania e Giappone non sottoscrissero l’accordo. Nel 1948, quando molte specie di balene apparivano sull’orlo dell’estinzione, venne fondata la Convenzione Internazionale per la Regolamentazione della Caccia alla Balena (ICRW). Il Preambolo della Convenzione recita che “Riconoscendo l’interesse delle nazioni del mondo nel salvaguardare per le future generazioni la grande risorsa naturale rappresentata dagli stock delle balene…avendo deciso di ratificare una convenzione per provvedere alla corretta conservazione degli stock di balene e quindi rendere possibile uno sviluppo disciplinato dell’industria baleniera”. Braccio operativo della Convenzione è la Commissione Baleniera Internazionale (IWC), in origine composta da 14 stati membri e oggi da 52. L’IWC si riunisce ogni anno e adotta regolamenti sui limiti di cattura, metodi di caccia ed aree protette, sulla base di un voto di maggioranza dei tre quarti degli stati membri. Nei primi anni di vita, l’IWC è stata una sorta di “club dei cacciatori di balene” e ha deciso scarse e inefficaci restrizioni alla caccia. Solo nel 1979, venne stabilita una moratoria su tutti i pescherecci d’alto mare (fatta eccezione per quelli per la balenottera minore) e fu individuato l’intero Oceano Indiano quale Santuario dei cetacei. Nel1982, su proposta delle Seychelles, fu messa in discussione una moratoria su tutta la caccia commerciale alla balena. La decisione venne votata a maggioranza da 25 paesi contro 7, e la moratoria entrò in vigore nel 1986, con il rifiuto di applicarla da parte di Norvegia, Unione Sovietica e Giappone. Nel 1994, grazie alle forti pressioni degli ambientalisti, divenne operativo il Santuario Baleniero del Pacifico Meridionale, esteso su una superficie di 50 milioni di kmq. Un oasi che dovrebbe assicurare il recupero delle popolazioni mondiali di balene. “ ( 5 )
E comunque Greenpeace, come abbiamo già accennato, oltre a combattere informando e divulgando notizie sulla pratica della caccia” a scopo scientifico “ alle balene ha condotto anche una azione non violenta di disturbo contro le navi giapponesi che hanno aggirato la moratoria prima di riprendere ufficialmente la caccia alle balene..
Questa azione di disturbo è consistita come scriveva l’’Ansa : “E’ stata la strategia adottata dagli ‘ecopirati’ di Sea Shepherd, con le loro tre navi specialmente attrezzate, fra cui l’intercettore superveloce Gojira (nome giapponese del mostro cinematografico Godzilla), a contrastare la flotta baleniera giapponese nella caccia ‘scientifica’ ai grandi cetacei nell’Oceano Antartico. Una strategia “senza compromessi”, attuata tenendosi sulla scia delle quattro baleniere giapponesi sin dal loro arrivo in zona, puntando in particolare sulla nave-mattatoio, l’ammiraglia Nisshin Maru, piazzandosi davanti allo scivolo a poppa e bloccando l’accesso alle navi arpionatrici.
Le attività di disturbo sono costate milioni alla flotta giapponese e gli ambientalisti sperano che la pressione finanziaria metta fine del tutto alla caccia ‘scientifica’, che sfrutta una scappatoia del trattato baleniero internazionale. “Parliamo la sola lingua che capiscono, la lingua dei profitti e perdite. E ora stiamo costando ancora di più in perdite di profitti al settore, che è già in debito di centinaia di milioni di dollari con il loro governo”,dice Green Peace . “Abbiamo la maggioranza dell’opinione pubblica dalla nostra parte, abbiamo la legge internazionale dalla nostra parte, ed è solo questione di tempo prima di poter vedere la fine delle loro operazioni illegali”. Le autorità di Tokyo affermano che questa caccia fa parte integrante della cultura nipponica, senza nascondere che, nonostante i dichiarati fini di ricerca, la carne finisce sulla tavola dei giapponesi. Gli ecologisti dal canto loro denunciano una pratica crudele e inutile, sottolineando che la carne non è più particolarmente apprezzata in Giappone, e che le missioni sovvenzionate dalle autorità costano care ai contribuenti.
Ma perché la caccia alle balene è stata ed è così importante per alcuni paesi? Come viene lavorata e commercializzata la carne di balena? Che cosa rappresenta questo cibo nella cultura di quei paesi ?
Abbiamo detto che la caccia intensiva alla balena esiste ancora in tre Paesi: Norvegia, Islanda e Giappone. Il Giappone resta uno dei principali compratori di bistecca di balena. A giugno 2015 , una nave islandese ha lasciato il porto di Hafnarfjördur per raggiungere le coste nipponiche con a bordo 1.700 tonnellate di carne di balena. In totale, 25.000 balene sarebbero state massacrate da questi tre Paesi, dall’entrata in vigore del divieto di caccia commerciale, ( anni Ottanta del Novecento ) secondo le cifre dell’ONG Sea Shepherd.
“La Norvegia e l’Islanda hanno un passato importante di caccia alla balena e agli altri mammiferi marini come le foche. Hanno anche una grande ed esclusiva zona economica nel mare. Stimano, e vale lo stesso per il Giappone, che rinunciare alla caccia alla balena e cedere alle pressioni internazionali le porterebbe a fare altre concessioni nell’ambito delle attività di pesca. La caccia alla balena è un’affermazione di sovranità”, analizza Charlotte Nithart. Per Denis Ody, non vi è semplicemente “alcuna ragione per continuare questa caccia. È un gioco puramente diplomatico. Alla IWC, gli Stati Uniti hanno lo stesso peso di un piccolo Paese. È probabilmente un mezzo per loro per dimostrare che esistono sulla scena internazionale. Non c’è una posta in gioco economica”.(…)” “Vi è una certa usanza, molto in declino ma ancorata, che prevede di mangiare carne di mammiferi marini e di utilizzare altre parti di questi animali per l’abbigliamento e gli usi domestici”. La caccia alla balena sarebbe per loro una sorta di bisogno patriottico per onorare gli antichi. In Islanda, cucinare la balena permetterebbe di venerare l’antica cucina vichinga. Alcuni commercianti hanno addirittura prodotto la birra alla balena che, a loro dire, farebbe del consumatore “un vero vichingo” perché ritroverebbe le sue radici. Il governo islandese assicura che questa pesca è “sostenibile” e che non minaccia la specie. (6)
La caccia alle balene è permessa come pesca di sussistenza per alcune nazioni come la Groenlandia, l’Alaska, Saint Vincent e Grenadine, le isole Faroe o ancora la regione Čukotka in Siberia orientale . In pratica questi paesi dispongono di quote regolamentate e tollerate per cacciare la balena perché fa parte del loro patrimonio culturale, della loro tradizione locale e della loro eredità comune.
Come la carne di cavallo , per alcune culture la carne di balena è un tabù, o un alimento residuo o surrogato , ad esempio come accade in tempo di guerra, mentre in altre è una prelibatezza e un fulcro culinario.
In Giappone in particolare” Harihari-nabe” è un piatto caldo, composto da carne di balena bollita con mizuna . Il sashimi di “Abura-sunoko “è costituito da strati di carne a strisce ricavati dalla radice delle pinne. “Udemono”, è composto da interiora che sono state bollite e affettate. Alcuni altri piatti sono: grasso a cubetti e grigliato, insalate di cartilagine e stufato di pelle di balena. Nel 2006, in Giappone, ogni anno venivano vendute 5.560 tonnellate di carne di balena per un valore di 5,5 miliardi di yen. Il volume di scambio di questo alimento nel mercato giapponese è diminuito negli ultimi anni, con prezzi che sono scesi a $ 26 al chilogrammo nel 2004, in calo di $ 6 al chilogrammo dal 1999. La carne Fluke può essere venduta per oltre $ 200 al chilogrammo, oltre il triplo del prezzo della carne della pancia. Greenpeace ha affermato che parte della carne in vendita proviene da fonti illegali. Hanno affermato che è stata illegalmente contrabbandata da membri dell’equipaggio di navi di ricerca e che viene catturata più carne di quella che può essere consumata dagli esseri umani, con fino al 20% del pescato del 2004 rimasto invenduto. (7)
Ma perché i giapponesi tengono tanto alla carne di balena? Non per motivi economici: i consumi sono in picchiata, soltanto gli anziani la mangiano. La caccia ai cetacei, difesa dal governo in nome della sovranità e della tradizione, serve soprattutto a foraggiare funzionari e politici. Scrive il Corriere della sera :” Non certo per l’olio di balena, che muoveva un tempo navi come il Pequod di capitano Achab. Ma nemmeno la richiesta di carne di balena, in picchiata libera da anni. Infatti mentre la classe politica giapponese lottava per ripristinare la caccia ai mammiferi più grandi del mondo, il consumo di questa carne nel Paese calava drasticamente, soprattutto tra i più giovani. Nove giapponesi su dieci dicono di non aver mai comprato carne di balena nell’ultimo anno e ci sono migliaia di tonnellate di prodotto stoccato nei congelatori, stima una ricerca commissionata da Ifaw(International Fund for Animal Welfare).” Il governo giapponese difende la caccia alle balene come “diritto a continuare la mattanza in nome della sovranità territoriale e di antiche tradizioni di pesca. Sostiene che la caccia alle balene è parte della cultura del Paese, che s’è fatta per centinaia di anni e che non intende farsi dire da altri cosa può fare o non fare. Lo stesso premier Shinzo Abe ( dimessoi per ragioni di salute nell’agosto 2020 )trattava l’argomento come un baluardo a difesa dei costumi nipponici. Poco importa che non sia un’attività redditizia: il settore non riesce a mantenersi da solo, il governo deve finanziarlo, negli ultimi trent’anni è costata ai contribuenti qualcosa come 400 milioni di dollari.” (8)
La balena era un animale dal potente apparato simbolico tanto per gli Indiani d’America quanto per i Celti. Con le loro culture intrise di totemismo, queste popolazioni attribuivano agli animali un carattere di sacralità che permetteva il contatto con la sfera sovrannaturale. Silvia Alabardi su “Simboli sul Web.it” scrive : “Secondo la leggenda, le balene sarebbero state testimoni della scomparsa nell’Oceano Pacifico del grande continente Mu, considerato come la Terra Madre. Il cetaceo sarebbe quindi depositario della memoria del pianeta, dai giorni della sua formazione e dell’apparizione dei primi esseri viventi. Per molte tribù è un simbolo di nascita e creazione, del principio di tutte le cose. Per le popolazioni nordiche la balena è stata un prezioso alleato nella lotta alla sopravvivenza. Fonte di carne e oli per nutrirsi, di pelli per coprirsi dal freddo e ossa per la costruzione di utensili, la sua importanza era decisiva. Non a caso, nella loro concezione religiosa la balena era posta sotto la protezione di Sedna, la dea del mare. Per questa ragione la caccia ai cetacei non era una pratica indiscriminata, ma un vero e proprio rituale sacro a cui potevano dedicarsi soltanto pochi eletti. La balena diveniva così un potente simbolo totemico e i capi delle tribù intagliavano la sua forma sugli oggetti sacri utilizzati nei riti sciamanici.” (…)
Nel corso del secolo XI la carne di balena, secondo Hildegard di Bingen, era considerata rimedio contro la follia; il suo cuore contro gli svenimenti; il polmone, bollito in acqua, contro la febbre; il fegato, bruciato sui carboni ardenti, contro gli spiriti. E’ la cultura giudaico cattolica che apre una disputa sul consumo della carne di balena e in generale dei grandi pesci in Quaresima .Ma è anche questa cultura che ci presenta una figura quella di Giona . Ninive è una biblica città del male, la roccaforte del paganesimo e il centro della corruzione e della prepotenza. Dio manda Giona a predicarvi la penitenza e la conversione. Il profeta parte malvolentieri; va per mare, mentre a Ninive dovrebbe andare via terra; inoltre va dalla parte opposta, perché gli dispiace che Dio possa perdonare all’odiata città pagana. Dio scatena allora una burrasca marina: i marinai, saputo che causa del comune pericolo è Giona, lo prendono e lo gettano in mare. Un enorme pesce lo inghiotte: Giona si pente, prega e Dio fa rigettare Giona, dopo tre giorni, a riva. Allora Giona esegue l’ordine di Dio: va a Ninive, prega e tutti gli abitanti con a capo il re si convertono e Dio risparmia alla città il castigo minacciato.
Insomma un lieto fine. Come pure quelle raccontate in due delle opere letterarie più belle di sempre: “La storia vera” di Luciano di Samosata e “Le avventure di Pinocchio” di Carlo Collodi. A legarle insieme , in particolare, è l’episodio della balena che, in entrambi i casi, “mangia” i protagonisti del racconto.
L’incontro di Pinocchio e Geppetto avviene in un ambiente accogliente .La balena è descritta a Pinocchio con grande minuzia dal Tonno , un personaggio che incontra prima di ritrovare il padre. Si legge, infatti, che fosse più lunga di un chilometro, senza contare la coda. Appena dopo l’incontro tra Pinocchio e Geppetto quest’ultimo racconta come sia riuscito a sopravvivere per due anni usando tutto quello che era contenuto in un bastimento naufragato che la balena aveva inghiottito . Pinocchio e Geppetto riescono ad uscire dalla balena perché l’animale soffre di asma e dorme con la bocca aperta e così i due sfruttano l’occasione per scappare. Il capitolo sulla balena nelle avventure di pinocchio ci vuole insegnare che la bocca della balena è porta che conduce al pericolo e alla reclusione ma è anche via di fuga. Per dire in sostanza che , la prigionia e la libertà iniziano e terminano, nella medesima situazione.
Abbiamo iniziato questa riflessione che ci ha condotto su molte strade con un accenno a Melville , alla sua balena bianca e al capitano Achab . La vogliamo terminare sempre con Melville perché in questo momento la lotta per la salvaguardia delle balene, contro appunto la caccia camuffata a questo animale , ha un valore smisurato di riscossa perché ci dice e ci aiuta a capire che dobbiamo adeguare le nostre possibilità all’infinito smisurato di un male ( questa volta tutto fisico , pandemico ) che può essere sconfitto .
Scrive Anna Chiara Stellato su Grado zero : “ Per il puritano Melville la Balena Bianca è il male assoluto che nel nostro mondo sembra invincibile; e alla fine in effetti vince, facendo strage dell’intero equipaggio a eccezione del narratore dal biblico nome di Ismaele. Ciononostante Melville sembra suggerire con questa storia, che sussiste un’altra dimensione delle cose, una dimensione in cui Moby Dick potrebbe essere la parte malvagia ma non onnipotente, una dimensione che ci spinge a lottare e ad andare avanti anche quando ogni senso sembra smarrito, ogni sforzo pare senza esito. Leggere Moby Dick significa confrontarsi con i grandi temi biblici, l’imperscrutabile disegno divino, la pervicacia del male che distrugge l’intera umanità, il peccato dell’orgoglio, il più grande che trafigge il cuore umano, il rapporto stretto e incomprensibile tra la libertà umana e la necessità divina. Quel che caratterizza il romanzo Moby Dick, solo in apparenza una narrazione fantastica di avventure per mare, è la ricerca della verità o comunque la tensione verso il vero. In ciò consiste propriamente la questione etica: adeguare le proprie possibilità
umane con l’infinito smisurato.” (9)
(1) https://www.positizie.it/2020/05/29/islanda-per-questanno-e-probabilmente-per-sempre-blocca-la-caccia-alle-balene/
(2) https://it.wikipedia.org/wiki/Commissione_internazionale_per_la_caccia_alle_balene
(3) La difesa delle balene caratterizza la nostra storia: nel 1975 Greenpeace lanciò la sua campagna contro la caccia alle balene, affrontando le baleniere in mare aperto, fermando gli arpioni con i gommoni e portando per la prima volta le immagini di questa terribile e inaccettabile caccia nelle case della gente. Ritrovatasi faccia a faccia con la realtà della caccia commerciale alle balene, l’opinione pubblica iniziò a reagire e protestare contro le baleniere. E così nel 1982 l’IWC (la Commissione Baleniera Internazionale (ovvero organismo internazionale istituito per tutelare le popolazioni di cetacei) approvò una moratoria alla caccia commerciale delle balene, in vigore dal 1986.
(4)https://www.greenpeace.org/italy/storia/3261/in-difesa-dei-mari-e-delle-balene/
(5)http://www.ambientevita.it/storia_della_commissione_baleniera_internazionale_(iwc),20,279,464.html
(6) https://www.lejournalinternational.fr/Caccia-alla-balena-le-tradizioni-contro-gli-oceani_a3278.html Caccia alla balena, le tradizioni contro gli oceani Arthur Vernassière, tradotto da Agnese Biliotti 25 Septembre 2015
(7)Carne di balena – https://it.qaz.wiki/wiki/Whale_meat e anche “Ishihara, Akiko; Yoshii, Junichi (giugno 2000). “Un’indagine sul commercio commerciale di prodotti a base di carne di balena in Giappone” (PDF) . TRAFFICO Asia orientale-Giappone . Estratto il 6 aprile 2019 Carne di balena – https://it.qaz.wiki/wiki/Whale_meat
(9) https://www.rivistagradozero.com/2016/01/12/lintramontabile-mito-della-balena-bianca/
