DISLESSIA E DISCALCULIA: IL VALORE DELLE STRATEGIE, DELL’ARTE E DELLA MUSICA NELL’APPRENDIMENTO
Dalla pedagogia di Maria Montessori alla psicologia di Vygotskij, fino alla filosofia di John Dewey e alle ricerche sul ritmo: comprendere le difficoltà e valorizzare le risorse personali può aprire nuove possibilità educative
Redazione- Un bambino che fatica a leggere o a eseguire un calcolo ha bisogno di essere compreso, di ricevere strumenti adeguati e di poter riconoscere le proprie capacità. È da questa attenzione che prende forma un percorso educativo capace di accompagnare le difficoltà senza lasciare che diventino l’unica misura della persona.
La dislessia e la discalculia rientrano nei disturbi specifici dell’apprendimento. La prima riguarda soprattutto la correttezza e la rapidità della lettura; la seconda interessa le abilità numeriche e di calcolo. Non indicano una minore intelligenza e non possono essere ricondotte semplicemente alla scarsa volontà. Richiedono una valutazione specialistica e un lavoro personalizzato, costruito sulle caratteristiche dello studente.
La questione riguarda anche il modo in cui un bambino vive l’apprendimento. Quando lo sforzo è elevato e i risultati sembrano non corrispondere all’impegno, il compito può diventare un’esperienza di frustrazione. Per questo il lavoro sulle abilità deve accompagnarsi all’attenzione per la partecipazione, la motivazione e la fiducia in sé.
Nella mia esperienza professionale ho avuto modo di lavorare con bambini e ragazzi con dislessia e discalculia, ottenendo ottimi risultati nei percorsi svolti. Questa esperienza ha rafforzato il valore che attribuisco alla ricerca delle strategie, alla relazione educativa e all’integrazione di strumenti espressivi. Si tratta di risultati osservati nella mia pratica professionale, che non costituiscono una garanzia universale: ogni persona presenta bisogni, risorse e tempi differenti.
Un riferimento fondamentale per comprendere il valore dell’accompagnamento è lo psicologo Lev Vygotskij. Attraverso il concetto di “zona di sviluppo prossimale”, descrisse la distanza tra ciò che il bambino riesce a fare autonomamente e ciò che può realizzare con una guida competente o in collaborazione con altri. Il suo contributo invita a osservare anche le possibilità che emergono quando vengono offerte condizioni favorevoli all’apprendimento. Applicata alla progettazione educativa, questa prospettiva aiuta a scegliere sostegni adeguati e a orientarli verso una crescente autonomia.
Anche Maria Montessori offre un riferimento importante. Nella sua pedagogia, l’esperienza concreta e l’utilizzo di materiali consentono di avvicinarsi progressivamente ai concetti astratti. I materiali matematici permettono, per esempio, di esplorare quantità e relazioni attraverso l’azione, prima di lavorare esclusivamente con i simboli. È un principio che può orientare la scelta di attività educative accessibili, pur non rappresentando, da solo, un trattamento specifico della discalculia.
Questi contributi aiutano a comprendere perché trovare la strategia giusta possa cambiare l’esperienza scolastica. Ascoltare un testo attraverso la sintesi vocale, visualizzare una procedura, suddividere un’attività in passaggi o utilizzare strumenti compensativi sono possibilità da selezionare in base alle esigenze individuali. La loro efficacia concreta richiede che lo studente impari a usarli e che il percorso venga verificato nel tempo.
In questo quadro possono trovare spazio anche l’arteterapia e la musicoterapia, con obiettivi definiti e una conduzione competente. Il linguaggio artistico offre occasioni per esprimere vissuti, dare forma alle emozioni e sperimentare modalità di partecipazione diverse da quelle abitualmente richieste dai compiti scolastici. Disegno, pittura e modellazione possono essere integrati nel lavoro educativo; un percorso di arteterapia richiede invece una specifica progettazione, distinta da un semplice laboratorio creativo.
Il filosofo e pedagogista John Dewey, nell’opera Arte come esperienza, ha elaborato una concezione dell’arte strettamente legata alla vita e alla costruzione di significato. Questa prospettiva offre una cornice culturale per riconoscere il valore educativo dell’esperienza artistica: creare, percepire e riflettere possono diventare parti di un processo di conoscenza. Il pensiero di Dewey sostiene dunque l’importanza dell’arte nell’educazione, senza costituire una prova clinica dell’efficacia dell’arteterapia sui disturbi dell’apprendimento.
Per il rapporto tra musica e dislessia esistono anche ricerche sperimentali. Uno studio controllato randomizzato condotto da Elena Flaugnacco e colleghi, tra cui Daniele Schön, pubblicato nel 2015 su PLOS ONE, ha rilevato miglioramenti nella consapevolezza fonologica e in alcune abilità di lettura attraverso un programma musicale strutturato, con particolare attenzione al ritmo. La consapevolezza fonologica riguarda la capacità di riconoscere e manipolare i suoni delle parole, importante per l’apprendimento della lettura.
Questi risultati rendono interessante l’integrazione di attività ritmiche nei percorsi appropriati. Occorre però mantenere una distinzione precisa: un programma di training musicale studiato sperimentalmente non coincide con qualsiasi attività musicale né dimostra automaticamente l’efficacia di ogni intervento di musicoterapia.
Per la discalculia, Brian Butterworth, insieme a Sashank Varma e Diana Laurillard, ha affrontato il rapporto tra neuroscienze e istruzione nell’articolo Dyscalculia: From Brain to Education, pubblicato su Science nel 2011. Il lavoro richiama l’importanza di collegare la conoscenza dei processi numerici alla progettazione di interventi educativi mirati. Giochi di quantità, materiali concreti e rappresentazioni possono quindi essere scelti in funzione delle difficoltà effettive dello studente.
I riferimenti pedagogici, psicologici e filosofici offrono una cornice per comprendere il valore dell’esperienza e dell’accompagnamento; gli studi sperimentali permettono di valutare interventi specifici. È su questo dialogo che può fondarsi un lavoro professionale rigoroso. Le evidenze oggi disponibili non consentono di presentare arteterapia e musicoterapia come trattamenti risolutivi della dislessia o della discalculia. Possono essere considerate all’interno di un progetto integrato, precisando quali obiettivi si intendono perseguire e osservando i risultati.
La collaborazione tra pedagogista, psicologo, insegnanti, famiglia e professionisti sanitari coinvolti permette di affrontare insieme le esigenze educative e gli eventuali vissuti di disagio. Il percorso acquista forza quando le competenze dialogano e quando lo studente partecipa alla scoperta degli strumenti che lo aiutano.
La qualità dell’educazione si riconosce anche nella capacità di rendere possibile ciò che sembrava inaccessibile. Trovare strategie adeguate significa offrire alla persona un’esperienza concreta di competenza, dalla quale può nascere una nuova fiducia: «Posso imparare. Ho bisogno di scoprire il modo che mi aiuta a farlo».
Dott.ssa Assunta Di Basilico
Pedagogista, Educatore socio-pedagogico e laureata magistrale in Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni – Arteterapeuta e Musicoterapeuta
Presidente dell’Associazione Essere Oltre ETS
Componente delle Commissioni nazionali APEI Scuola e Disabilità
Riferimenti
- Ministero dell’Istruzione. Linee guida per il diritto allo studio degli alunni e degli studenti con disturbi specifici di apprendimento.
- ISSalute. Discalculia: in cosa consiste, come riconoscerla, come affrontarla. https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/d/discalculia
- Vygotsky, L. S. (1978). Mind in Society. Harvard University Press, p. 86.
- Association Montessori Internationale. Montessori Environments. https://montessori-ami.org/about-montessori/montessori-environments
- D’Agnese, V. (2016). Art and Education in Dewey: Accomplishing Unity, Bringing Newness to the Fore. Education and Culture, 32(2). https://docs.lib.purdue.edu/eandc/vol32/iss2/art7/
- Flaugnacco, E., et al. (2015). Music Training Increases Phonological Awareness and Reading Skills in Developmental Dyslexia: A Randomized Control Trial. PLOS ONE, 10(9), e0138715. https://doi.org/10.1371/journal.pone.0138715
- Butterworth, B., Varma, S., & Laurillard, D. (2011). Dyscalculia: From Brain to Education. Science, 332(6033), 1049–1053. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/21617068/
