“ECCE HOMO : IL VOLTO DI DIO” – DI VALTER MARCONE
Redazione- Lunedì 8 giugno 2026 l’alba si annuncia afosa , quello che resta della notte è la preghiera che esprime la fiducia nel ritorno della luce . Nel preludio della vita che rinasce in un nuovo giorno la stella del mattino “Io sono la radice e la stirpe di Davide, la stella radiosa del mattino”al l’orizzonte racconta i primi minuti del crepuscolo mattutino, quando la luce del Sole inizia a diffondersi e a tingere le nubi di rosa.
Il sogno della notte svanisce ma rimane soffuso il lucore nebuloso di un’ambra gelatinosa giallo-miele per una immersione nel giorno. Il giorno di Antonello da Messina a L’Aquila. Tra qualche ora giungerà finalmente il piccolo capolavoro ad olio su tavola dipinto sui due lati (sul fronte c’è l’Ecce Homo e sul retro un San Girolamo penitente), pensata per la preghiera intima e privata. Perla preghiera ,portata in una bisaccia per anni , consunta nella parte del San Girolamo per essere stata accarezzata e baciata . Il primo Ecce Homo eseguito dal maestro messinese, che successivamente avrebbe realizzato numerose versioni del soggetto oggi sparse per il mondo, dal Metropolitan Museum di New York alla National Gallery di Londra, dal Louvre a Palazzo Spinola a Genova e al Collegio Alberoni di Piacenza. Ne riconobbe lo stile, il linguaggio, il compianto critico , lo storico dell’arte Federico Zeri che attribuì per la prima volta il dipinto al maestro siciliano nel 1981 e tornè a confermare tale attribuzione nel 1985 e 1987.
Il segno del mattino il Salmo 63 annuncia :”O Dio, tu sei il mio Dio, all’aurora ti cerco,/
di te ha sete l’anima mia, a te anela la mia carne, come/terra deserta, arida, senz’acqua.” mentre riecheggiano le parole del Vangelo di Giovanni : “ Allora dunque Pilato prese Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo, e gli misero addosso un manto di porpora, e gli venivan dinanzi a dire: Salute, o re dei Giudei, e gli davan degli schiaffi. Pilato poi usci di nuovo a dire loro: Ecco ve lo meno fuori, affinchè sappiate che io non trovo in lui colpa alcuna. (E uscì fuori Gesù portando la corona di spine e il manto di porpora). E Pilato disse loro: Ecco l’uomo “
Ma in questo mattino dell’otto giugno è già presente agli occhi , agli occhi appena dischiusi un’altra luce .Quella dei colori del capolavoro di Antonello da Messina. Ecco allora Antonello con la sua magica arte dei colori raccontare Dio agli esseri umani, attraverso una pratica di umanità improntata all’umanità di Gesù di Nazareth. Mostrare il dolore senza filtri né eroismi intercettando il bisogno di autenticità dell’uomo di oggi, di ogni uomo, di ciascuno di noi, ,che spesso ci sentiamo sopraffatti, impotenti di fronte agli avvenimenti della nostra vita ma anche delle societàa cui apparteniamo .Il volto di Cristo presentato al popolo dopo la flagellazione : gli occhi socchiusi, quelle poche gocce di sangue che ne fotografano la sofferenza e l’umanità. Non è Cristo, ma ogni uomo e donna che soffre ovunque nel mondo. Che soffre ed anela “ Come la cerva anela ai corsi d’acqua, /così l’anima mia anela a te, o Dio./L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente:/quando verrò e vedrò il volto di Dio?”
Ora il volto di Dio è visibile. Perchè. Perchè “Solo in Dio riposa l’anima mia:/da lui la mia salvezza./Lui solo è mia roccia e mia salvezza,/mia difesa: mai potrò vacillare./Fino a quando vi scaglierete contro un uomo,per abbatterlo tutti insieme/come un muro cadente,/come un recinto che crolla?”
Ma il muro non è crollato, il recinto non è caduto . Ho sentito gridare ancora una volta Ponzio Pilato; quel grido antico di Ponzio Pilato che interpella ogni epoca, ricordandoci il modo in cui trattiamo chi è debole o calpestato.
«Ecce homo! Ecco l’uomo!» (Gv 19,5)ha dato carne al Verbo, un corpo di carne a Dio ,l’invisibile, l’innominabile ,consentendo a Dio di fare esperienza del mondo e della natura umana e al mondo e all’uomo di fare esperienza della divinità. .È la pratica di umanità di Gesù che narra il Dio vivente, il Padre nostro che ènei cieli e che apre all’uomo una via per andare verso di lui , il suo regno “ come in cielo così in terra “. «Dio nessuno l’ha mai visto, il Figlio unigenito… lo ha raccontato (exeghésato)» (Gv 1,18), lo ha rivelato una volta per tutte, in modo ultimo e definitivo.
Poi il giorno cresce di intensità nella luce del mattino e la sagoma del Castello cinquecentesco si staglia nitido nel cielo azzurro di un luglio afoso. Per le sale si sentono ancora i passi delle calzature ferrate sui pavimenti di pietra levigati , il battere delle aste delle alabarde ,il grido monotono delle sentinelle di ora in ora. Il corteo procede lento tra i corridoi bianchi fino alla sala di esposizione : il capolavoro Ecce Homo di Antonello da Messina è arrivato diventando patrimonio stabile del Museo Nazionale d’Abruzzo (MuNDA) nell’anno in cui la città è Capitale Italiana della Cultura.
L’opera è stata sottratta ad un’asta lo scorso 1° febbraio. Il dipinto sarebbe stato battuto all’asta se il MiC non avesse manifestato quel “forte interesse” che ha spinto Sotheby’s a ritirarlo dalle vendite – dove era stimato 10-15 milioni di dollari – e a intavolare una trattativa.acquistata dal Ministero della Cultura per circa 12-13 milioni di euro per evitarne la vendita all’estero.
Una trattativa giunta a buon fine con lo Stato italiano che, appunto nello scorso febbraio, per 14.9 milioni di dollari (circa 12.6 milioni di euro) ha acquistato il quadro per destinarlo alle collezioni del MuNDA, ospitate nel Castello Cinquecentesco o Castello Spagnolo dell’Aquila,
Di piccole dimensioni (19.5 x 14.3 cm) ma carico di valori e significati , il dipinto era probabilmente l’ultima opera di Antonello da Messina rimasta in mani private. Torna a L’Aquila in questo 8 giugno 2026 per terminare il suo esilio peregrinanete. All’inizio del Novecento faceva parte di una collezione privata in terra spagnola. Nel 1967 fu acquisito dalla galleria Wildenstein & Co. di New York e successivamente venduto tramite trattativa privata da Sotheby’s al gallerista Fabrizio Moretti, che a sua volta lo cedette all’ultimo proprietario, probabilmente un collezionista cileno.
La tavola è stata dipinta sui due lati con la pioneristica, per quel tempo, tecnica a olio tra il 1460 e il 1465, Sul fronte, l’intenso e realistico ritratto del Cristo flagellato: con il volto coronato di spine, il corpo contorto dal dolore, gli occhi gonfi e arrossati. Una figura del Cristo che sorprendentemente guarda direttamente lo spettatore in modo da coinvolgerlo emotivamente . Sul retro San Girolamo è inginocchiato davanti a un libro aperto e a un calamaio che evocano la sua traduzione della Bibbia in latino.
E in particolare il paesaggio . Pietre ed acqua raffigurate con una particolare illuminazione che mettono in evidenza la capacità di rappresentare un mondo infinetisimale, quasi miniaturrizzata al modo della pittura fiamminga . Destinato alla devozione privata, il quadro porta ancora i segni dei baci e delle carezze dei suoi primi proprietari, visibili sul corpo e sul viso di San Girolamo.
Come abbiamo detto un primo esemplare di molti altri dipinti con lo stesso soggetto, detinato alla devizione personale . Il primo Ecce Homo. Ce ne sono altre eseguite dal maestro messinese oggi sparse per il mondo : dal Metropolitan Museum di New York alla National Gallery di Londra, dal Louvre a Palazzo Spinola a Genova e al Collegio Alberoni di Piacenza.
Un’opera anche innovativa , di passaggio se vogliamo in cui Antonello da Messina fa memoria dell’antica iconografia bizantina restituendola con una intensità e modernità sorprendente proprio perchè riesce a mettere l’accento dulla umanità di quel Cristo sofferente che non solo parlerà alle generazioni successive il linguaggio del dolore, della pietà, ma che riuscirà ad influenzare anche gli artisti
L’artista vissuto nel nel quindicesimo secolo , nato a Messina, formatosi a Napoli e poi attivo a Venezia, viene ricordato per l’uso da vero e proprio pioniere della tecnica ad olio per l’introduzione delle innovazioni della pittura fiamminga che appunto introduceva la pittura ad olio, studiava la luce e curava minuziosamente i dettagli.La tecnica ad olio è una tecnica classica che usa pigmenti in polvere mescolati a oli vegetali essiccanti (come l’olio di lino). Le sue doti principali sono la òentezza di essiccazione ,la luminosità cromatica e la grande sfumabilità .
Ora con il volto coronato di spine, il giovane corpo contorto dal dolore, gli occhi gonfi e arrossati, Tu Gesù mi guardi direttamente . Guardi proprio me .
Il tuo volto segnato dal dolore e la corona di spine sono la mia debolezza , quella della mia carne che non ha subito materialmente gli schiaffi e la flagellazione ma sente tutto questo nell’anima . Eppure la mia anima Signore in questo momento riposa nel tuo sguardo , la quiete del tuo sguardo. Nulla hanno potuto su quello sguardo il dolore della carne. “Solo in Dio riposa l’anima mia:/
da lui la mia speranza./Lui solo è mia roccia e mia salvezza,/mia difesa: non potrò vacillare./
In Dio è la mia salvezza e la mia gloria;/il mio riparo sicuro, il mio rifugio è in Dio./Confida in lui, o popolo, in ogni tempo;/davanti a lui aprite il vostro cuore:/nostro rifugio è Dio. (Salmo 41)
Ecco l’uomo che continua a parlarmi di fragilità, sofferenza innocente e dignità universale, risuonando profondamente attraverso i secoli .
Ma tu stai ora in silenzio tra le bianche pareti di una grande stanza in un grande castello e il tuo silenzio è un dialogo tra generazioni nei secoli che raccontano dentro il tuo sguardo il mondo attraversato da calamità naturali, guerre, colonialismo, violenze, genocidi, stermini ma anche solidarietà ,ricerca della pace, dell’armonia, salvezza della bellezza . Il tuo sguardo che esprime dunque il volto di Dio
“L’uomo, “fatto a immagine e somiglianza di Dio” (cf. Gen 1,26) non può pensare all’Altro, a Dio, se non pensando che egli abbia un volto. E non può esprimersi, per narrare il suo rapporto con Dio, se non parlando di un Dio che ha un volto: volto luminoso e di benedizione (cf. Nm 6,24-26), volto che esprime la sua parola (cf. Dt 8,3), volto che si indigna per il male. Cercare Dio, di conseguenza, è soprattutto cercare il suo volto (cf. Am 5,4; Sal 105,4); è ardere di quella sete gridata dal salmista: “Quando verrò a contemplare il volto di Dio?”(Sal 42,3); è pregare Dio affinché illumini il suo volto (cf. Sal 67,2) e non lo nasconda (cf. Sal 27,9; 44,25). Soprattutto nei Salmi Dio è presente con il suo “volto”, cercato, contemplato, amato.Eppure, ecco il paradosso, questo volto di Dio non può essere visto, non può diventare “volto” (panimin ebraico, vocabolo plurale, dunque “volti”, viene dal verbo panah, “volgersi”). Dio si volge, ne siamo certi, ma noi non vediamo il suo volto,…”(1)
Ecco allora davanti al tuo volto raffigurato da Antonello si cheta il mio anelito e tu esaudisci l’umana speranza di vedere il volto di Dio. Il Dio invisibile che diviene visibile – incluso il suo volto – in Gesù di Nazareth.il figlio di Maria di Nazaret hche umanizza il volto di Dio. Una novità inaudita che Giovanni l’evangelista ricorda così quando scrive :” «Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato» (Gv 1,18).
L’umanità di Gesù compie l’impossibile: il volto che nessuno poteva vedere senza morire, è ora visto e contemplato da uomini e donne che in esso trovano vita. Questo è lo straordinario cristiano: Dio nel volto e nel corpo di un uomo, Gesù (1Gv 1,1ss.).
E quel volto lo incontriamo a L’Aquila oggi andando a contemplare il dipinto di Antonello da Messina nelle sale del MunDa, Che è poi il volto di una generazione che ha alle spalle il lavoro di resilenza per gli effetti di un siama che nel 2009 fece 300 vittime, 22 delle quali con meno di 16 anni, 1.600 feriti – di cui circa 200 gravissimi – e costringendo inizialmente circa 65.000 persone a lasciare le proprie abitazioni, distrutte o pericolanti. Un lungo cammino fino ad oggi che una generazione ritrova proprio in quel volto che nella sofferenza esprime il senso di una resilenza chd ha l’odore di polvere e macerie che esce dai cantieri della ricostruzione .E la generazione dei bambini nati nel 2009 che si sono subito adattati al nuovo mondo delle macerie, del loro sgombero e delle ombre delle gru . Grazie anche alle maestre di una scuola elementare che ha saputo
A differenza di un’altra generazione quella dei ragazzi che avevano 13-15 anni alle 3.32 del 6 aprile 2009, quando l’ennesimo sciame sismico aveva dato il colpo di grazia agli edifici messi duramente alla prova.. Erano andati via nel primo post terremoto. Erano tornati con le loro famiglie a vivere nelle C.a.s.e o nei Map e chi ha potuto è andato via di nuovo.
Il volto di un’assenza da una parte e il volto di un attaccamento dall’altra ad una città in cui anche le gru diventano bellezza , così colorate e illuminate di notte, la bellezza che le due iniziative più interessanti tra le tante del programma di L’Aquila capitale della cultura, il ritorno dell’Ecce Homo di Antonello da Massina e l’esposizione della Visitazione di Raffaello , restituiscono ad una cittàche ne aveva molta nelle sue architetture e nella sua vita quotidiana e che ètornata dopo gli annuvolamenti del dopo terremoto.
(1)https://www.diocesi.torino.it/wp-content/uploads/2017/03/Volto-di-Dio-TO-Enzo-Bianchi.pdf
