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ILDEGARDA DI BINGEN E BERNARDO DI CLAIRVAUX ( O CHIARAVALLE)- PROF.SSA GABRIELLA TORITTO

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Redazione- Ildegarda di Bingen è ancora oggi un esempio validissimo di donna impegnata a più livelli culturali ed ecclesiastici, che nel XII secolo ebbe notevole peso nell’attività spirituale e pastorale e riuscì a risvegliare la fede in Germania, evitando la formazione di una vasta organizzazione eretica e antiecclesiastica come quella che nello stesso periodo storico si formò nella Francia meridionale. Fu messaggera di visioni profetiche, tanto da essere chiamata “la Sibilla del Reno”, consigliera medico-farmacologa, la cui azione fu sempre volta a rafforzare la Chiesa contro la presenza dei Catari. Usando un’espressione dantesca fu “di spirito profetico dotata” al pari di Gioacchino da Fiore. Nei suoi scritti raccontò che fin dalla prima infanzia vide “cose straordinarie che la lingua non riesce ad esprimere”.

Ildegarda di Bingen ci affascina per quelle visioni mistiche di cui fu portatrice, che lei ci tramandò descrivendole con un linguaggio immaginifico e concreto insieme, ricco di suggestioni. Fu una visionaria, donna a suo modo colta e allenata alla lettura, da annoverare fra le più influenti intellettuali del Medioevo, pur essendo monaca e badessa.

Nacque a Bermersheim, vicino a Alzey, in Renania, nel 1098 da una nobile famiglia. Come spesso accadeva nelle casate altolocate e numerose di quel tempo, le fu imposto di divenire monaca e fu perciò affidata alla Contessa Jutta di Sponheim, la quale aveva costituito un centro di clausura femminile, di cui fu badessa e dove Ildegarda fu avviata alla vita monastica.

Ildegarda ricorda Jutta come poco colta ma così sicura da inculcare alle sue giovani consorelle il concetto di difesa dei privilegi nobiliari e delle comunità monastiche da loro fondate. La stessa Ildegarda in più di un suo scritto manifestò apertamente riflessioni sulla necessità di rigorose selezioni prima dell’ingresso nei monasteri e, quando fondò una sua prima comunità monastica a Rupertsberg, vi accolse solo elementi appartenenti a nobili casate.

Ebbe come suo maestro Volmar, che le fu vicino come collaboratore e segretario, tanto da redigere in forma definitiva le sue opere. Morta Jutta, Ildegarda fu posta a capo del monastero di Dimbadenberg. Dal 1141 iniziò ad avere una serie di visioni e di estasi che si rivelarono profetiche e che puntualmente sottopose al discernimento di Bernardo di Clairvaux, a cui affidò la sua anima e le sue confessioni.

Bernardo, che poi divenne San Bernardo di Chiaravalle, la prese sotto la sua protezione e intervenne più volte in suo favore e in sua difesa, in particolare quando papa Eugenio III, sorpreso e incredulo che Libri fosse stato scritto da una così giovane donna da poco in un monastero, volle che una commissione inquisitoriale la visitasse ed interrogasse per valutare chi avesse effettivamente scritto un’opera così inconsueta, a quel tempo considerata anche ‘pericolosa’.

Alla fine dell’inquisizione la commissione espresse un responso positivo e l’opera di Ildegarda fu approvata. Certamente l’influente abate Bernardo condizionò positivamente sia il pontefice sia la commissione! E’ storica ad esempio la sua avversione nei confronti di Eleonora d’Aquitania, da lui considerata frivola e non degna di fiducia e costretta ad abbandonare il trono di Francia a causa della sua ostilità!

Libri, infatti, così come Liber vitae meritorum e Liber divinorum operum, raccontano le visioni che occuparono buona parte della vita di Ildegarda.

San Bernardo e Ildegarda si conobbero intorno al 1146 – 1147 e fin da quel primo momento iniziò fra loro un fitto scambio epistolare. La giovane Ildegarda si rivolse subito nei suoi confronti con parole di grande ammirazione e in un’epistola gli raccontò di averlo avuto in visione: “Due anni or sono io ti vidi come un’aquila che riesce a fissare il sole e non teme perché è audace; piansi perché non possiedo un coraggio paragonabile al tuo e arrossisco per la vergogna. ..”

San Bernardo, che compare nel Canto XXXI del Paradiso come allegoria dell’estasi beatifica, situata al culmine dell’ascesi verso Dio (l’aquila – appunto – che vola in ‘alto’), fu sempre molto prudente ma comprensivo ed umano con la monaca, la quale cercava l’approvazione dell’abate per gli scritti che raccontavano le visioni, e la invitò sempre all’umiltà.

Fatto sta che le visioni di Ildegarda in più contesti si rivelarono profetiche! Come quando sconsigliò all’amata consorella Riccarda di accettare la carica di badessa di Bassum poiché, stando ad una sua visione, lì sarebbe morta. Si rivolse finanche all’arcivescovo di Brema e al pontefice per impedire che Riccarda abbandonasse il monastero di Bingen, ma rimase inascoltata e su di lei furono insinuati diversi sospetti …

In effetti Riccarda poco dopo l’arrivo nella nuova sede di Bassum morì con grande dolore del fratello, nobile signore che tanto si era adoperato per quell’incarico e che dovette chiedere perdono a Ildegarda per non averla ascoltata.

Mentre fu molto stimata da Federico Barbarossa, il quale spesso si rivolgeva a lei, nonostante la monaca lo redarguisse puntualmente per gli errati comportamenti, forte di quelle visioni attraverso cui Dio le parlava. A più riprese si rivolse all’imperatore svevo con le seguenti parole: “Davanti agli occhi, nel corso della mistica visione, vedo con estrema chiarezza che ti comporti come un fanciullo, anzi come un folle. Tu non hai il dono di vedere le cose con chiarezza e non sai reggere lo scettro del potere” … Durante le visioni la voce celeste parlava attraverso Ildegarda, la quale, rivolgendosi sempre a Barbarossa, gli predisse: “Io posso abbattere la crudeltà degli uomini che mi recano offesa. O Re, se hai cara la vita, ascoltami o la mia spada ti trafiggerà”…

Fu anche esperta di scienze. Attenta osservatrice della natura, scrisse Phisica, erbario e bestiario insieme, raccolta di ricette medico- farmacologiche e manuale di medicina generale.

F.to Gabriella TORITTO

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