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“VIVERE DAVVERO O SOPRAVVIVERE: A TE LA SCELTA”-DOTT.SSA ALESSANDRA DELLA QUERCIA

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Redazione- Solo chi prende in mano le redini della propria vita riesce a viverla veramente.Altrimenti si diventa schiavi della vita stessa e si esiste e basta, in balia di oblio e finzioni.Solo chi ha il coraggio di osare, di assecondare la propria natura e di seguire i propri sogni esprime se stesso fino in fondo e assapora potenti emozioni.Tutto il resto non è vivere, bensì sopravvivere.

Non è affatto semplice ed automatico, in molti preferiscono omologarsi vigliaccamente perché è la strada più comoda; altri, invece, pur volendo sganciarsi da certi stereotipi purtroppo non ne hanno la forza e possono arrivare talvolta a gesti estremi, perché essere se stessi richiede doti massicce di coraggio e consapevolezza, che spesso sono frutto di un profondo e corposo percorso interiore.

A tal proposito ripropongo di seguito una struggente e al contempo amara lettera, tratta dal libro di Enrico Brizzi “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”, scritta dal personaggio chiave Martino all’amico Alex, prima di suicidarsi.

“Alex, amico mio,
finita questa lettera scenderò per via dei Colli, via San Mamolo, via d’Azeglio e via Farini a cavallo della mia celebre vespa special, mi fermerò in piazza Minghetti di fronte alle poste, imbucherò la lettera, forse prenderò un gelato (mi va un gelato alla frutta con le amarene sopra), tornerò indietro, lascerò la vespa in giardino, mi chiuderò in casa e distruggerò tutti i quadri che si sono comprati i miei per far bello questo posto di morti.
Mi fa troppo schifo vivere così, e ci sono troppo dentro per cambiare.
Comunque, i miei sono dei poveretti. Non è per loro che ho deciso. È per me.
Ho pensato e pensato, vecchio mio. E le mie conclusioni sono queste: se sei un barbone, un drogato, un immigrato, un albano, sei fottuto. Ti isolano, sei fuori dal gruppo. Poi, il gruppo ti lascia più o meno in pace e in disparte all’inizio, fino a quando non ne fai una troppo grossa, e allora finisci in galera.
Se invece sei una persona normale, rispettabile, se sei nel gruppo, bene o male lavori per il gruppo. E questo non vuol dire necessariamente essere onesti. Anzi. I capi del gruppo sono tipo gli amici dei miei, gran stronzi pieni di soldi che cercano di controllare la gente. Con i partiti, con la censura, con i gruppi economici. Ne sai a pacchi di queste cose, tu, che sei una specie di inkazzato sociale.
Il gruppo è tutta la merda che ci danno da mangiare, giusto.
Ecco, io credo che se ne esca o essendo intelligentissimi, spiritualmente liberi come i monaci buddhisti o i grandi filosofi, e allora ci si innalza; oppure prendendo il sacco a pelo e andando a vivere alla stazione o nei campi nomadi, e allora ci si abbassa. A me la prima soluzione non mi va. Troppo dura. E poi l’unica cosa intellettuale che faccio è guardare dei film. E la seconda non mi va perché a fare i barboni ci si ammala quasi subito e si diventa pieni di croste e malati e bruttissimi.
C’è pure un terzo modo, alla fine: un salto fuori dal cerchio che ci hanno disegnato intorno.
Mi fa solo un po’ schifo pensare a come sarà il mio corpo.
Ieri notte ho sognato i pompieri che entravano in casa buttando giù la porta e trovavano il mio cadavere. Ero sdraiato per terra a pancia in su. Il pompiere era grosso, sui cinquanta, aveva i baffi neri, mi sollevava la testa e diceva: “Povero ragazzo…” come nei film.
Ma sono a posto con me stesso, sai Alex?, perché è la prima grande cosa che faccio. Tutto il resto me lo avevano insegnato, questa storia l’ho progettata e decisa io.
Alex, amico mio, sono sereno, non credere.
Ti abbraccio e ti saluto con tutta la forza. Non lasciare che ti sottomettano. Non dimenticarmi.

Martino”

 

 

Buona Vita!

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