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IL RAPPORTO CON IL RAZZISMO

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Siamo ad inizio ‘700 quando si comincia a parlare del termine razza, inteso come colore di pelle diversa; due studiosi, Buffon e Linneo cominciare a “classificare” gli uomini in base al colore della pelle, le dimensioni di alcune parti del corpo, dando particolare importanza alla grandezza del cranio, in base a quella esistevano diverse teorie in relazione allo sviluppo celebrale.

Tali studi, ovviamente, non avevano nessuna base scientifica, ma portarono ad una gerarchia delle razze, dove al vertice era presente quella ariana e alla base stavano gli uomini di colore.

Alla radice di queste teorie sta un semplice concetto, il pregiudizio.

[Definizione del concetto:
Alla lettera e in senso generale il pregiudizio è un giudizio anticipato rispetto alla valutazione dei fatti.]

John Dollard, antropologo sociale, teorizzò che, questo “fenomeno” nasce nella psiche dell’individuo in conseguenza di privazioni vissute durante l’infanzia e di problemi della vita adulta; privazioni che creano frustrazioni e quindi aggressività e ostilità. Queste non possono essere manifestate all’interno del proprio gruppo, e di conseguenza si riversano su un determinato individuo, isolato all’interno della società, e che sia facilmente riconoscibile.

Tutto ciò crea nella società una necessità: creare un colpevole, una sorta di capro espiatorio per motivare problemi che, all’interno di essa non si riescono a risolvere o guardare in modo razionale; molti esempi sono proprio vicini a noi.

Queste teorie furono usate nel diciannovesimo secolo a sostegno del colonialismo e della schiavitù.
Nel ventesimo secolo servirono alla Germania nazista per giustificare le persecuzioni degli ebrei, zingari, omosessuali; in molte parti del mondo originarono discriminazioni o segregazioni razziali a discapito della gente di colore. Un tipico esempio di segregazione razziale fu l’apartheid, attuato nella Repubblica Sudafricana a vantaggio dei bianchi, nonostante fossero numericamente pochi rispetto alla popolazione locale.

Il razzista è qualcuno che soffre di un complesso di inferiorità o di superiorità. Il risultato però è lo stesso, perché il suo comportamento, in un caso o nell’altro, sarà di disprezzo. E dal disprezzo deriva la collera, che questi tendono a manifestare, spesso con atti violenti verso altri individui.

Nonostante oggi, il razzismo ci sembra così lontano dalla nostra società tecnologica e che -pare- aperta mentalmente, non lo è; anzi questo tipo di pregiudizio e -giudizio- è sempre dietro l’angolo.

Dimostrazione di ciò sono eventi avvenuti durante il periodo di isolamento sociale, alla quale tutti sono -e siamo- stati sottoposti: la liberazione di Silvia Romano in primis è stata soggetto di numerose critiche, insulti, allusioni di qualsiasi tipo. Perché?

Perché nonostante lei sia partita da “uguale” alla maggior parte della gente comune, è tornata da “diversa”, eccolo lì, il pregiudizio. A nessuno importava più perché fosse partita tempo prima, le uniche cose notate sono state: il fisico,  vestiti e prima di tutto il velo collegato al cambiamento di religione, considerato una minaccia per il pensiero comune.

Pochi giorni fa ha fatto scalpore la violenza dei poliziotti di Minneapolis, negli USA, in particolare su un uomo di colore da parte di un poliziotto, sì bianco, e molto palesemente razzista. Questo non è stato il primo episodio così in America, e soprattutto, non succede solo in America.

Molto frequenti sono anche gli episodi di razzismo dovuti all’orientamento sessuale, spesso rivolti a ragazzi “adulti”, altrettanto spesso a ragazzini di più tenera età, ritenuti da genitori o amici, non capaci mentalmente e fisicamente di capire cosa piace o non piace. Ma come? se non lo sa lui cosa gli piace, chi lo deve sapere esattamente? Appunto.

[Razzismo: Concezione fondata sul presupposto che esistano razze umane biologicamente e storicamente superiori ad altre razze. È alla base di una prassi politica volta, con discriminazioni e persecuzioni, a garantire la ‘purezza’ e il predominio della ‘razza superiore’.]

I più recenti studi di genetica dimostrano che le differenze tra le razze sono inferiori a quelle tra gli individui di una stessa razza, e soprattutto che l’intelligenza è uguale in tutte le razze. L’umanità deriva da un unico ceppo che dall’Africa si diffuse nei vari continenti, rafforzando in ogni ambiente i caratteri più adatti al territorio e al clima, così dividendosi in tipi differenti.

L’ONU condannò il razzismo con la Dichiarazione sulla razza dell’UNESCO nel 1950 e con una Convenzione del 1965, che definì discriminazione razziale ogni differenza, esclusione e restrizione dalla parità dei diritti in base a razza, colore della pelle e origini nazionali ed etniche.

Il razzismo è un problema attuale, ma non dovrebbe essere un problema di chi nasce di un certo colore, ma bensì dovrebbe esserlo per quegli individui che non riescono a cogliere le bellezze delle diversità tra i popoli.

FONTI

treccani.it

 

 

 

 

 

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