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“SUL POTERE DI PREVARICAZIONE DELL’UOMO SULLA DONNA”-MARTA TRAVAGLINI(SECONDA PARTE)

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Redazione-Come abbiamo visto, il potere prende forma e acquista una determinata valenza a differenza dal contesto e da chi lo mette in atto. Cosa succede quando l’uomo esercita potere nei confronti di una donna?

Dibattito più che mai attuale, quello della violenza sulle donne. E’ davvero triste scrivere, parlare, dibattere su un qualcosa che dovrebbe essere scontato ma, a quanto pare non lo è. Anzi, è la realtà e bisogna raccontarla. La violenza contro le donne è fenomeno ampio e diffuso. 6 milioni 788 mila donne hanno subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni: il 20,2% ha subìto violenza fisica, il 21% violenza sessuale, il 5,4% forme più gravi di violenza sessuale come stupri e tentati stupri. Sono 652 mila le donne che hanno subìto stupri e 746 mila le vittime di tentati stupri. (https://www.istat.it/it/archivio/161716)

Quali possono essere quindi le possibili cause dell’abuso di questo presunto ‘’potere’’?  Andiamo un po’ a ritroso…

Innanzi tutto la nostra è una cultura cattolica dove, in linea di massima, le donne assumono una posizione servile, subalterna, semplici procreatrici, guardiane del fuoco domestico. Nulla più.

L’educazione, di conseguenza, si è via via affermata come principalmente maschilista. I bambini che oggi sono uomini cresciuti come violentatori, stupratori o addirittura come assassini sono stati letteralmente impregnati di concezioni sbagliate e per lo più non insegnandoli cos’è l’amore. Una persona che non lo riceve non riuscirà mai a trasmetterlo. Come se non bastasse il fascismo ridelineò in maniera marcata ancora una volta le rispettive differenze nei ruoli di genere.  La mentalità fascista, non innovò quei vecchi “topoi” culturali, tipici del mondo contadino, (per questo la donna bella è ” a rischio ” poiché fragile e inadatta sia al lavoro sia alla riproduzione), ma anzi li usò per porre le basi ad un modello di famiglia che continuò ben oltre il fascismo stesso. Basti pensare che solo nel’75 si arrivò a considerare reato lo stupro o l’incesto. Queste quindi, sono le radici. Per quanto riguarda le più recenti, il mondo globale ha aperto la strada ad una emancipazione femminile sotto tutti i punti di vista: lavorativo, educativo, sessuale, sociale. L’uomo è spaventato, terrorizzato da tutto ciò. Non riesce a gestirlo, ha la situazione fuori controllo, non sono stati educati per questo. Gli hanno sempre detto: ‘’Le donne non valgono niente, devono stare a casa, tu sei un uomo! Puoi fare quello che vuoi, non serve ascoltarle, sono stupide, l’importante è che sappia cucinare…’’ e potrei continuare all’infinito. Ma non è un fenomeno circoscritto. Quasi nella totalità delle società la figura della donna viene posta come subalterna, trattata come sesso ‘debole’. E’ sempre la paura che crea il potere ‘’Leviatano, figlio della paura…’’. Questo discorso non vuole assolutamente giustificare per nessuna ragione, la violenza maschile nei confronti delle donne. Al contrario, responsabilizzare i pensieri, capire le possibili cause per poi, magari, cercare di educare l’uomo e –cambiare orizzonte- con la proposta di diversi modelli da raggiungere. Riequilibrare la bilancia. Noi non siamo migliori degli uomini e gli uomini non sono migliori di noi, semplicemente

è la straordinaria bellezza di essere diversi.

(Continua…)

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2 Commenti
  1. Francesco Facciorusso dice

    Sarebbe interessante analizzare come la comunicazione di massa influisca sul pensiero separativo tra uomo e donna. Mi riferisco in partiolar modo alla retorica giornalistica che pone la donna sempre come vittima dell’abuso maschile e mai come suo “pari”, sia in termini di diritti politici che in termini etici. Negli ultimi anni sono stati fatti non pochi passi avanti sulla parità di genere in tutti i settori. Il lavoro continua.
    F. F.

    1. Marta dice

      Hai pienamente ragione. Se facciamo riferimento all’informazione giornalistaca si tende sempre a sottolineare la disparità, l’inferiorità delle donne, conclamandole maggiormente come sesso ‘’debole’’.
      Non a caso, quando si parla di violenza o abusi nei confronti degli uomini, l’argomento viene deriso o comunque trattato di sottordine. La parità inizia da qui. Esatto, il lavoro continua.

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