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“SPORT E SOCIALE PARTECIPATO”-DOTT.SSA SILVANA DI FILIPPO

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Redazione-Il servizio sociale, nella società attuale,impone un’operatività incentrata sempre più in un nuovo modello di aiuto, ovvero quello di essere sostanzialmente nel gruppo, con la persona, in maniera partecipata e interattiva. L’operatore del sociale non ascolta guardando ma, guarda ascoltando e vivendo con l’altro le soggettive specificità: può rendersi divertente indossando il naso da pagliaccio, può improvvisare toni musicali, può utilizzare il linguaggio della danza, può entrare in empatia  nella comunicazione artistico-creativa, può innestare un processo preventivo attraverso il linguaggio del corpo e del movimento sportivo. Sono queste tutte modalità che consentono di incapsulare la spontaneità dell’altro. Non interessa la scelta dello strumento,poiché quest’ultimo è scelto da ciò per cui l’altro  sente privilegiare se stesso.  La comunicazione dunque, si fa parola nel linguaggio di ognuno. Ognuno è se stesso e non altri, e ogni altro è certuno diverso da ognuno. Tutto il tempo che ‘sprechiamo’ prima non è tempo perduto: è conquistare l’altro per dare risalto a una relazione costruttiva con cui poi adoperarsi nella risposta di aiuto.Si può e si deve utilizzare quel linguaggio che molti chiamano autentico, esso diventa autentico se parte dai desideri e dalle passioni dell’altro. E’ autentico se risponde alle esigenze di quest’ultimo; se porta l’altro ad amarsi, a rispettarsi e ad autostimarsi.

Il sistema migliore per prendere dagli altri la loro parte più significativa è proprio questa: modalità espressiva più azione sociale. E’ un’azione che si coniuga a più livelli e con svariate  strumentazioni tali da renderla produttiva ed utile alla persona so/ oggetto di aiuto. Ciò è possibile se ci sentiamo conduttori invisibili ma  piloti presenti e partecipi, sempre attenti a non perdere mai la persona.[1] La creatività si esprime attraverso tutta una serie di attività legate non solo al disegno, ma al movimento e alle attività di laboratorio che diventano uno dei principali strumenti di conoscenza e di prevenzione al bullismo, cyberbullismo, violenze di genere, nomofobia, ludopatie e tanto altro ancora!  Il movimento si sviluppa come qualsiasi altra funzione della personalita’, in un rapporto continuo con l’ambiente, attraverso comportamenti modificati dall’esperienza, mentre la sua educabilita’ passa attraverso i meccanismi di percezione, coordinazione, selezione ed esecuzione. L’attività sportiva segna per ogni individuo  una salda unita’ psicomotoria, caratterizzata dalla vitale corrispondenza tra la salute del corpo e la salute della mente, secondo l’antico adagio di giovenale: “ mens sana in corpore sano”.Nel promuovere l’educazione allo sport attraverso il movimento si promuove il processo di maturazione dell’autonomia personale, poiche’ il movimento e’ uno delle espressioni legato al linguaggio non verbale, consente di completare la comunicazione tenendo presente la formazione quale finalita’ a tutte le dimensioni della personalita’: morfologico-funzionale;intellettivo-cognitiva; affettivo-morale;sociale.Dice Comenio“Chi educa fornisce a chi viene educato gli strumenti per esprimere la propria individualità”.Allo stesso modo possiamo spiegare il senso dell’educazione sociale e dello sport. Il servizio socio-psicologico è a favore degli altri, questo significa, da parte degli operatori scendere in campo,entrare nel gruppo in maniera partecipata. Nel bambino il movimento è la più precoce e immediata modalità espressiva perciò deve essere innestata al processo educativo.Nel bambino lo sport è gioco e, come tale risulta essere l’attività più seria dell’infanzia.Per il bambino il gioco è il principale strumento  attraverso cui egli inizia a comprendere il mondo e ad acquisire padronanza di sé e delle cose. Il giocattolo è inteso come oggetto di investimento ludico-simbolico per il bambino. Nel bambino lo sport, inteso come gioco, mira al

processo di socializzazione e al rispetto delle regole.Nell’adolescente c’è la scomparsa del giocattolo Il gioco è connotato da nuove istanze relazionali e comunicative dal piacere di mettere concretamente alla prova abilità e  competenze: si tratta dell’educazione allo sport.Lo sport diventa una grande scuola di costruzione delle capacità. L’adolescente percepisce lo sport come possibilità di esprimersi più compiutamente e di superare i limiti del linguaggio verbale, attraverso     un duplice processo: Espressione del corpo e trasformazione del messaggio che gli consente di esprimere ciò  sente dentro di sé.Lo sport gli fornisce di ritrovare armonia cercando, esprimendo le componenti della sua condizione di futuro adulto.Lo sport, per l’adolescente, diventa un mezzo di rinforzo, soprattutto perché è proprio in questa fase di repentini cambiamenti a livello corporeo che egli stenta ad avere un sereno rapporto con la sua fisicità e il muoversi nello spazio      Gli Attori dello Sport, bambini o adolescenti che siano devono essere considerati innanzitutto persone coinvolte in un lungo iter di sviluppo: devono essere sostenuti ed aiutati a crescere : Lo sport è il mezzo di rinforzo privilegiato per favorire ciò ed è lo strumento di prevenzione primaria che consente agli adulti di veicolare il processo di crescita   verso orizzonti positivi.    

Lo sport è per tutti, quindi anche per gli adulti:esso è un mezzo diretto per entrare in empatia con gli altri. L’educazione socio-psicolgocia dello sport persegue,oltre che un linguaggio corporeo, le seguente finalità: promozione e sviluppo delle capacità relative alle funzioni senso-percettive; consolidamento e affidamento degli schemi motori legati al controllo del corpo e all’organizzazione dei movimenti; sviluppo dei comportamenti relazionali ( rispetto delle regole e capacità di iniziative a soluzioni concrete); collegamento della motricità alle abilità della comunicazione gestuale.

“Lo sport riveste notevole influenza nello sviluppo del giovane e contribuisce a formare il fisico, la personalità e le abitudini sociali.La pratica sportiva è un mezzo per sviluppare caratteristiche positive come la capacità di affrontare e superare le difficoltà, la consapevolezza delle proprie possibilità. L’autonomia, la motivazione, il successo, la capacità di collaborare con gli altri.” Molti giovani, proprio per soffocare i tanti interrogativi che li angustia, trovano utile aderire al gioco di squadra.Si tratta di una ‘soluzione’ dal punto di vista del superamento del disagio. Infatti, attraverso la squadra, il giovane si sente protetto, rassicurato, la sua identità si armonizza con quelle degli altri, comprende il senso della complementarietà, del limite, del relativo.Il Training Autogeno si propone come una psicoterapia per la crescita dell’Io e per la armonizzazione tra soma e psiche. Il T.A. consta di vari esercizi, che sono: la calma, la pesantezza, il calore, il cuore, il respiro, il plesso solare, la fronte fresca.L’educatore deve trovare un momento per dialogare in modo fruttuoso con il ragazzo  di cui cura  la parte atletica: in questo senso può risultare utile l’introduzione del counseling in ambito sportivo.Sostanzialmente si tratta di un colloquio che deve seguire determinate regole, come quella del riconoscimento delle capacità manifestate da ciascun ragazzo, attraverso espressioni di tipo assertivo e quella della riformulazione.[2] Potenziare e sollecitare la creatività di ognuno, nel rispetto della propria soggettività e predisposizione, conduce l’operatività in forza di un linguaggio incisivo e funzionale che mira a migliorare principalmente il livello di autostima . Non è necessario seguire uno schema classico (uno seduto di fronte all’altro) per una buona comunicazione, a volte, si può molto di più rendere comunicativa un’azione sociale, attraverso una serie di attività che rilanciano la creatività in un linguaggio sempre più sociale ( nel movimento, nella creazione di un’opera, nella manipolazione, attraverso la musica ecc.). La creazione di nuovi linguaggi del servizio sociale, portano in maniera  sempre più efficace a  fare meglio  nel mondo comunicativo , integrativo e  relazionale.

Il linguaggio del corpo assume una valenza rilevante nella comunicazione umana. Il linguaggio sociale nel linguaggio in movimento sottolinea l’importanza dell’educazione allo sport, quale strumento di prevenzione primaria, in sinergia con i servizi sociali capaci di sviluppare tutti gli aspetti legati alla creatività. Per contrastare i disagi, è necessario creare per il nostro corpo una condivisione di equilibrio psico-fisico tale da prevenire condizioni pregiudizievoli per la salute. Questo stato di benessere risponde ad una salute dinamica o attiva, in grado di mettere in risalto l’individuo e le sue capacità. Il servizio sociale nel mondo dello sport, supporta questo concetto offrendo in modo partecipato elementi essenziali alla comprensione, alla comunicazione e delle dinamiche che percorrono in profondità ogni gruppo sociale. Il servizio sociale, nell’attività di gruppo, si preoccupa di sviluppare sempre più dei sistemi che incrociano l’iniziativa e la partecipazione individuale, con l’obiettivo  di favorire il benessere sociale. Per raggiungere questo scopo, va migliorata la partecipazione, al fine di consentire la possibilità di un’esperienza grippale che possa influenzare positivamente ed in modo significativo la comunicazione interpersonale, incrociando le strategie operative in un contesto condiviso.

Si tratta di sviluppare una maggiore capacità di relazioni, di osservazione e di decodificazione delle dinamiche comunicative, fornendo la possibilità e la piena capacità interpretativa; riconoscendo le dinamiche individuali e di gruppo per migliorare i climi comunicativi.

Coniugare il linguaggio sociale nel linguaggio in movimento, significa costituire uno dei migliori baricentri sui cui converge il servizio sociale partecipato. Introdurre lo sport nel servizio sociale, significa convertire un sociale come spazio che metaforicamente agisce “in movimento” (facendo parte- stando dentro e non fuori) attraverso tutto un lavoro di recupero ai disagi familiari, scolastici,sociali ecc., che vuole prevenire ulteriori rischi: cogliendo e rimovendo anche disagi latenti e “stando accanto”. E’ un “essere con”= adsum=essere accanto: Non esiste un modo migliore di dare attuazione a ciò  se non attraverso lo sport in cui costruire nuovi spazi  per la comunicazione del sociale, in grado di legare i fili della propria forza comunicativa. Essa si traduce nel gesto sportivo, ma anche a rispondere pienamente ad obiettivi concreti: rappresenta una modalità comunicativa efficace ad attingere una forza sociale sempre più priva di barriere, tesa a  catalizzare un rapporto pienamente fiducioso ed empatico. La relazione partecipata diventa valida nel  linguaggio di comprensione e di stima a creare stabilità tra gli interlocutori.

Questo tipo di relazione comunicativa consente di imperniare definiti momenti di credibilità ad evitare situazioni di rischi, che più propriamente vengono potenziate nella prevenzione.

Il servizio sociale partecipato non detta i confini tra emittente-scrivania-ricevente, ma si connota in un costante feed-back nella relazione di aiuto: diventa un aiuto sottile, invisibile, ma presente e che passa dentro strati più impegnativi e a più livelli in fasi successive, che si cimenta di autenticità.

Il servizio sociale nello sport, consente “un adattamento” dell’operatività ai nuovi bisogni e soprattutto alla loro lettura in termini di libertà e spontaneità.

(…) Le attività extrascolastiche devono essere integrate e raccordate  a quelle che il minore vive sia in famiglia che a scuola, e anche con i  servizi socio-psicologici.

E’ naturale, però, che i momenti extrascolastici, devono conservare una maggiore spinta al divertimento ma sempre di tipo educativo.

L’extrascuola dunque, integra le conoscenze già acquisite in altri contesti: una maggiore socializzazione ed integrazione sociale e culturale; un maggiore benessere psico-fisico.

L’azione socio-educativa deve essere orientata all’interno di  un processo in rete sociale ,in cui tutti gli attori: famiglia,scuola, extrascuola istituzioni e servizi possano convogliare in un’unica grande forza.

La forza socio-educativa nella rete, si configura proprio nel lavoro di co/operazione, evitando sovrapposizioni.

Appare evidente, perciò, che anche l’educatore extrascolastico sia in connessione non solo in ambito socio-sanitario, ma anche in quello  psicologico, culturale e ricreativo.

L’educatore extrascolastico, può rappresentare la figura che più di tutte può fare da ponte tra le realtà personologiche, familiari ed altri servizi del sociale.

La costruzione del benessere minorile passa prima di tutto attraverso la prevenzione: lo sport è uno strumento che favorisce tale benessere completandone l’aspetto educativo, comunicazionale e relazionale. Esso rappresenta anche un veicolo di lettura/risoluzione per lo staff dell’operatività sociale.

I servizi presenti sul territorio, si devono raccordare significativamente con il mondo dell’extrascuola per un lavoro di tipo sinergico destinato a dare frutti abbondanti nel futuro.

Lo scopo di tale intervento nasce dall’esigenza di prevenire fenomeni di disagio, con l’obiettivo prioritario dell’attivazione diretta di  una prevenzione primaria all’interno di centri minori che possa no essere realizzati attraverso lo sport ed erogati  gratuitamente . L’attività consente di  favorire una maggiore adesione e continuità nella frequenza dei centri di aggregazione giovanile( soprattutto per quei minori a rischio) ri/portandone in tal modo gli obiettivi proposti. Le unità multiprofessionali  devono co/operare con i tecnici dello sport per poter completare un lavoro di osservazione e di analisi proprio su quei minori oggetto di disagio. Con la predetta realizzazione,è  possibile procedere alla risoluzione pratica di problematiche contingenti ed emergenti e all’integrazione di bambini portatori di handicap o legati a fenomeni di disagio familiare e relazionale: L’iniziativa, inoltre  riduce fenomeni legati alla dispersione scolastica promuovendo il miglioramento dell’autostima e dell’umore in soggetti seguiti anche in ambito scolastico; potenzia il rispetto per le regole e l’interazione-integrazione nell’ambito del gruppo; favorisce l’auto-aiuto e re/integra minori tendenti all’isolamento.

Nell’attività di rete socio-sportiva è, inoltre, possibile utilizzare un nuovo canale di lettura: quello del linguaggio in movimento, che facilita il distacco dei minori stessi da interessi negativi rafforzando il rapporto con gli operatori del sociale. Questi ultimi, concorrono alla possibilità di  esaminare le esigenze per rispondere alle stesse, poiché essi stessi non si trovano più dietro un tavolo di scrivania o nell’occhio della scuola ma adottano un servizio socio-psicologico nuovo: quello cioè di essere nel gruppo in maniera partecipata, quello di chi in tuta corre con te o gioca con te. L’operatore diventa colui  che può sentire meglio l’altro  entrando  sicuramente meglio in empatia. Solo lavorando a braccetto con la società sportiva è  possibile intra/vedere in un servizio nuovo:”Scienze sociali e psicologiche nello sport” l’efficacia e l’efficienza di risoluzione a tanti problemi,  con l’attuazione di  una prevenzione primaria-partecipata capace di sconfiggere  tanti fenomeni minacciatori.

L’extrascuola, nella predetta esperienza deve coniugare  tutte le sue forze con il sociale, creando un raccordo notevole e valido. La sperimentazione, si connota meglio come lavoro di rete sociale nell’educazione allo sport quale strumento di prevenzione primaria.Lo sport è il primo strumento di prevenzione in ambito minorile.Crescere nel proprio corpo è una legge naturale…Crescere nell’educazione è una norma soggettiva…Educare al movimento è un aspetto formativo rilevante in età evolutiva: esso consente l’acquisizione armonica del proprio corpo,non solo per l’attività motoria-salutista, ma soprattutto in ambito psicologico che si propone in maniera interattiva. Compito delle agenzie educative è quello di potenziare lo sport.Compito delle politiche sociali, dovrebbe essere quello di  diffonderla in forma gratuita,per estenderla a tutti quelli che non hanno la possibilità di usufruirne e,trovare in esso il veicolo primario per la costruzione del benessere di rete personologica e sociale. L’uomo per sua natura sa correre, saltare, afferrare, arrampicarsi…è necessario cercare di ritrovare tempo e spazi da dedicare alla pratica sportiva per ritrovare non solo

il benessere fisico ma, anche quello psichico.[3]

[1] Cfr. S.Di Filippo, La forza del sociale nella comunicazione interattiva. Metodo e tecnica del colloquio psicosociale, Ed. Eco, Isola del G.S., 2008,p.3

[2] Dr. Ernesto Albarello – Psicologo-Psicoterapeuta, Conferenza sullo Sport, CONI, Teramo, 27.03.04

[3] Cfr.S.Di Filippo in Op. cit.,p. 254-255

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