Ultime Notizie

SANTA SOFIA: ARTE, CULTO E CONSENSO

7.454

Redazione- La chiesa di Santa Sofia ad Istanbul, che all’epoca della sua costruzione si chiamava Costantinopoli, è una delle più grandi chiese mai costruite.

La prima chiesa di Santa Sofia ad Istanbul, nota semplicemente come Chiesa Grande, fu costruita da Costantino. Era una chiesa a schema basilicale con copertura lignea che nel 404 fu distrutta da un incendio.
Anche la seconda chiesa fu distrutta dal fuoco durante la rivolta della Nika del 532.

Gli architetti della chiesa furono: Antemio di Tralles e Isidoro da Mileto.

Il progetto della chiesa di Santa Sofia di Costantinopoli non ha avuto antecedenti diretti e consiste in elementi comuni dall’epoca ma combinati in modi differenti.

la cupola non poggia su una muratura piena, ma è quasi sospesa per aria, si appoggia su degli enormi contrafforti, ma non direttamente, in pratica è come sospesa.
Gli architetti di Santa Sofia si resero conto che per un edificio di queste dimensioni era necessaria una massima precisione esecutiva.  Secondo fonti storiche la cupola originale era di circa 7 metri più bassa della attuale e mentre secondo il progetto originale la base avrebbe dovuto essere un circolo regolare, questa cupola fu elevata su ellissi più larga di due metri circa a Nord e Sud.
Quasi certamente aveva come quella attuale delle nervature e come quella attuale doveva essere provvista di un camminamento alla base.

Il crollo della prima cupola fu causato dalla fragilità dei supporti laterali, così nel 58 fu creata una commissione di esperti, la quale decise di ampliare i grandi archi che vanno da Nord a Sud.
L’ampliamento permise di avere uno spazio centrale il più possibile vicino a un quadrato, in questo modo la cupola non è più ellittica, ma rotonda.

Alcune parti di questa cupola, (quella attuale in pratica), crollarono e furono ricostruite nei secoli successivi, 13 delle 40 nervature crollarono nel 989, altre 13 quasi 400 anni dopo.

Ci furono molte perdite legate ai frequenti terremoti che colpirono la Turchia.

Nel 1935, il  fondatore della Repubblica di Turchia, Mustafa Kemal Atatürk, trasformò l’edificio di Santa Sofia in un museo. Vennero rimossi i tappeti per le preghiere e le decorazioni del pavimento di marmo riapparvero dopo molti anni, mentre fu rimosso l’intonaco bianco che copriva molti dei mosaici.

Con l’aiuto della società di servizi finanziari American Express, negli anni 1997-2002 il World Monuments Fund stanziò una serie di sovvenzioni per il restauro della cupola. La prima fase del lavoro, realizzata con la partecipazione del Ministero della Cultura turco, fu la stabilizzazione strutturale e la riparazione del tetto rotto. La seconda fase, la conservazione degli interni della cupola.

Durante questo periodo l’uso del complesso come luogo di culto era severamente proibito. Tuttavia, nel 2006, subito prima della visita del Papa Benedetto XVI, il governo turco decise di destinare una piccola stanza del complesso museale a luogo di preghiera per tutte le religioni. Nel 2010 associazioni islamiche e membri del governo turco richiesero con crescente insistenza l’esclusiva della stanza al solo culto islamico. Dal 2013, così  il muezzin canta l’invito alla preghiera due volte al giorno, nel pomeriggio.

Oggi, nel 2020, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan  invece è ufficialmente riuscito nel suo scopo: riconvertire l’ex basilica cristiana, già museo di Santa Sofia in una moschea e attestarsi come leader della Fratellanza musulmana. Non solo come presidente della Repubblica turca, ma anche come guida per quei musulmani che in tutto il mondo si riconoscono nel suo progetto. Il 10 luglio 2020 infatti, il Consiglio di Stato turco ha annullato ufficialmente il decreto di Atatürk del 1934, cancellando la trasformazione della moschea in museo.

Per il Consiglio delle Chiese del Medio Oriente, questa scelta rappresenta un duro colpo per tutte le iniziative di dialogo tra islam e cristianesimo avviate negli ultimi tre decenni, anche come risposta alle insidie dell’estremismo. Il tutto viene visto come una sorta di  sabotaggio della fratellanza tra cristiani e musulmani. Il Consiglio delle Chiese invoca sulla vicenda una presa di posizione decisa dell’Onu e della Lega degli Stati arabi. Il dato più insidioso dell’intera vicenda – sottolinea un messaggio firmato dal Segretario generale del Mecc, la libanese Souraya Bechealany – consiste nel fatto che la decisione turca avviene in un momento storico segnato dal solco dei rapporti di convivenza pacifica e solidale tra cristiani e musulmani, anche alla luce del Documento sulla Fratellanza Umana per la pace nel mondo firmato il 4 febbraio 2019 a Abu Dhabi da Papa Francesco e dallo sheikh Ahmed al-Tayyeb, grande imam di al Azhar.

 Erdogan ha dichiarato che L’edificio rimarrà comunque un patrimonio dell’Umanità e aperto a tutte le religioni, ma non tutti la pensano così, per primo il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartoloneo I, che ha ricordato come la decisione «inasprisce le divisioni tra le religioni ».

Nonostante tutto non sono tardate le polemiche da parte dell’UNESCO, che si è dichiarato fortemente in disappunto per la trasformazione di Santa Sofia in una moschea, poiché la Turchia pare abbia deciso senza informare.

L’UNESCO ha già inviato diverse lettere alla Turchia, e ritiene molto spiacevole che la decisione turca sia stata presa senza alcun dialogo o comunicazione. Pertanto conclude la nota, “richiama le autorità turche per iniziare un dialogo senza ritardi, al fine di prevenire qualsiasi effetto nocivo sul valore universale di questo bene eccezionale e sul suo stato di conservazione, che verrà esaminato dal Comitato del Patrimonio Mondiale alla prossima riunione”.

FONTI

Finestressullarte

Corriere.it

Immagine 1

Commenti

commenti

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Questo sito Web utilizza i cookies per migliorare la tua esperienza. Daremo per scontato che tu lo accetti, ma puoi disattivarlo se lo desideri. Accetto Leggi di più