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RIFLESSIONI LINGUISTICHE SULLA BIBBIA- PRIMA PARTE

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Redazione- L’articolo “Riflessioni linguistiche sulla Bibbia”, prima parte, scritto dal Prof. Gabriele GAUDIERI, pedagogista, vuol essere un’analisi linguistica della “parole” all’interno della “langue”, termini di saussuriana memoria, al fine di esaminare la continuita’ tematica in due koine’, quella ebraico-aramaica e quella greca; e’ per questa ragione che prevale un’analisi comparativo-diacronica e non cronologica, al fine di  esaminare una linea di continuita’tra il Nuovo e l’antico Testamento, almeno per quanto concerne l’utilizzo del rigoroso utilizzo della parola, del lemma, che tanta importanza ha nel mondo ebraico. Le finalita’ degli articoli sono anche quelle di ricostruire un’antropologia linguistica, assai coinvolgente sotto il profilo non solo religioso, ma anche culturale.

La Bibbia rappresenta un’opera monumentale, oggetto di studi approfonditi da parte di storici,teologi, antropologi e, naturalmente, linguisti sia di area semitica che greco-latina.

Nel presente articolo vorrei permettere al lettore di comprendere, sia pure attraverso un linguaggio semplice, ma, nel contempo esaustivo, l’importanza che viene attribuita alla “parola” non solo, come e’ ovvio quella di Dio, ma anche quella di cui fanno uso gli uomini per comunicare.

Resteremo meravigliati ed affascinati  nel constatare, sia nell’Antico che nel nuovo testamento,

quanta importanza venga giustamente data alla comunicazione e quanta saggezza ed amore siano necessari per poter usare in modo appropriato ,per il rispetto di se’ e dell’altro la parola, che ha un effetto fisiologico sulle persone che l’ascoltano…

La donna virtuosa in Proverbi 31:26 “APRE LA BOCCA CON SAGGEZZA ED HA SULLA LINGUA INSEGNAMENTI DI BONTA’”, cio’ ci rende consapevoli di quanto importante sia l’acquisizione della parola che deve essere pronunciata dopo un esercizio interiore ed una lunga riflessione,non disgiunta da un amore sconfinato per la propria famiglia, che necessita di avere un comportamento che non permette di mangiare il “pane di pigrizia” (Prov.31:26), cioe’ un pane, non guadagnato ma avuto senza merito!

In Matteo (5:37) leggiamo, in istruzioni sul giuramento: “MA IL VOSTRO PARLARE SIA: SI, SI; NO,NO; POICHE’ IL DI PIU’ VIENE DAL MALIGNO”. In questo brano si fa riferimento all’importanza della parola,che deve essere usata con parsimonia, con rigoroso valore monosemico, poiche’ solo chi vuole” separare” usa molte parole per confondere o per  non esprimere chiarezza nel proprio messaggio (diavolo significa separazione,allontanamento); naturalmente si fa  riferimento a non giurare ma, nel parlare, si sia sempre cosi’ chiari ed espliciti, da non dare adito a messaggi contraddittori.

In Matteo (6:7) leggiamo,in istruzioni di Gesu’ sulla preghiera: “NEL PREGARE NON USATE TROPPE PAROLE COME FANNO I PAGANI, I QUALI PENSANO DI ESSERE ESAUDITI PER IL GRAN NUMERO DELLE LORO PAROLE, POICHE’ IL PADRE VOSTRO SA LE COSE DI CUI AVETE BISOGNO, PRIMA CHE GLIELE CHIEDIATE”. In questi versetti Gesu’ incita a pregare con poche parole, con poca retorica,poiche’ Dio, che tutto vede e tutto sa, gia’ conosce i bisogni dei suoi umili figli! Anzi Gesu’ incita a recitare il Padre nostro, una preghiera, una mirabile sintesi a cui dobbiamo attenerci non formalmente ma perdonando sempre i  nostri fratelli e, solo cosi’, il Padre Nostro perdonera’ le nostre colpe!

Notiamo che Gesu’ riprende la tradizione dell’Antico Testamento che tratta con meticolosa analisi le dinamiche del linguaggio e il ruolo che ha la parola vera, che allontana l’errore, la confusione, la “chiacchiera” e una vita “inautentica”.

In Matteo (15:10), sul giudizio sul cuore umano, “CHIAMATA A SE’ LA FOLLA, DISSE LORO:”ASCOLTATE E INTENDETE: NON QUELLO CHE ENTRA NELLA BOCCA CONTAMINA L’UOMO MA QUELLO CHE ESCE DALLA BOCCA CHE CONTAMINA L’UOMO”. In questi versetti Gesu’ vuole renderci consapevoli  che cio’ che entra nella bocca va nel ventre ed e’ espulso, ma cio’ che esce dalla bocca proviene dal cuore e puo’ contaminare l’uomo con pensieri malvagi, omicidi , furti,ecc….

E’ inutile dire che, nel pronunciare le parole, si faccia “autoanalisi”, si rifletta, si pensi attentamente,perche’ “semel emissum volat irreparabile verbum”, ossia una volta che abbiamo lasciato uscire la parola dalla nostra bocca essa vive di vita propria, puo’ offendere, distruggere, dare morte, sia in senso fisico che spirituale….Al contrario pensiamo al concetto di “shalom”, pace, che puo’ essere declinata in circa venti significati in lingua italiana, ma tutti tesi ad infondere negli uomini amore, rispetto,stima reciproca, pace, armonia, l’esatto contrario dell’uomo disordinato moralmente e confuso che pronuncia mostruose parole di cui dovra’ pentirsi!

In Matteo (4:4), nella tentazione di Gesu’, “Ma egli (Gesu’) rispose:”STA SCRITTO:”NON DI PANE SOLTANTO VIVRA’ L’UOMO MA DI OGNI PAROLA CHE PROVIENE DALLA BOCCA DI DIO”. Il maligno aveva chiesto a Gesu’di far diventare pani le pietre , ma Questi lo aveva ammonito che la parola di Dio e’ piu’ importante di qualsiasi cosa…vince le tentazioni,sconfigge il maligno, resiste alla corruzione,infonde sicurezza, cosi’ che puo’ scacciare Satana e le sue tentazioni!

In Proverbi (4:13), nell’acquisizione della saggezza, Salomone, figlio di Davide,” AFFERRA SALDAMENTE L’ISTRUZIONE, NON LASCIARLA ANDARE; CONSERVALA, PERCHE’ ESSA E’ LA TUA VITA”, questi versetti ci vogliono ammonire a seguire la saggezza, l’istruzione, i detti sensati, che si raggiungono temendo il Signore e allontanandosi dal male e a non stimarsi saggi da soli!

Dobbiamo seguire la linea tracciata dalla torah!

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