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“RESINOSE ESSENZE”- PRESENTAZIONE MARTEDI’ 15/09/2020 AL MUSEO DI ARTE MODERNA “VITTORIA COLONNA” DI PESCARA

Lettura critica del Professor Ezio SCIARRA, già Preside della Facoltà di Scienze Sociali dell’Università “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara.

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Redazione- Possiamo dire che la raccolta dei componimenti poetici “Resinose essenze” di Gabriella Toritto si divide in due parti. Vi sono poesie che afferiscono all’interpretazione del Cosmo. Quest’ultimo inizialmente appare come un sistema d’ordine armonico che sovrasta le vicende umane, uno scenario che sorregge la tendenziale ricerca anche delle realizzazioni più profonde e naturali della vita umana. Altre poesie riguardano invece l’Umanità, non come corrispettivo dell’ordine del Cosmo, quanto piuttosto con le sue caducità, con il male di vivere, la fatica per la sopravvivenza, le gioie, le passioni, i dolori, visti attraverso i colori, le voci, le immagini della Natura.

L’individuazione dei caratteri della personalità dell’Autrice, che mi è nota da tempo, è coerente con una propensione al rigore morale, alla forza di un carattere che resiste alle tempeste della vita con fermezza unita ad una resilienza incrollabile. Come persona, Gabriella Toritto non partecipa al teatro sociale dei molti volti pirandelliani del post moderno, ma ha una fedeltà a se stessa e agli altri su principi che vengono da lontano e hanno assunto stabilità e permanenza nell’aderenza all’onestà intellettuale, all’incapacità di mentire a se stessa e agli altri, con una personalità tanto sensibile e tollerante quanto solida e rigorosa.

Nella poetica di Gabriella Toritto lo sguardo della natura, a confronto con l’esistenza, percorre un’evoluzione di manifestazioni che dalla gioventù attraversa la maturità fino alla trasfigurazione nel sogno poetico. Sogno che consente la stabilizzazione delle insicurezze passate, che consolida la persistenza di valori immutabili di sincerità, di semplicità nello sguardo, di assunzione di responsabilità dei dolori, pur assorbendo nelle varie stagioni della vita moduli di polivalenza di un’unica essenza profonda.

Infatti nel titolo della raccolta si fondono stabilità e duttilità ma per conservare la solidità interiore di fronte alle alternanze della vita. Le essenze di cui l’Autrice parla sono i profumi della vita e della natura che non cessano mai la loro immutabile permanenza di coerenza e di forza. Tali essenze, di radici profonde e durevoli, sono come la natura primaverile che nelle sue espressioni sempre rinasce in forme plastiche e mutevoli, a riconfermare la stabilità delle essenze stesse, esattamente come le resine che, duttili e plastiche, perpetuano la vita che, con le sue radici, rinasce, superando terremoti, burrasche, epidemie, così come dolori, perdite, frustrazioni dell’animo umano.

In alcuni componimenti della silloge “Resinose essenze”, che oggi presentiamo qui al Museo d’Arte Moderna di Pescara, incontriamo un Cosmo imperturbabile, armonioso, sincronico, perfetto (v. il componimento “Universo” del 1973 a pg. 28) in netto contrasto con la dimensione umana che verso quella perfezione tende, senza mai riuscirvi, sopraffatta com’è da passioni, dolori, smarrimenti.

“Universo” è stato composto in età giovanile, quando l’Autrice, ancora universitaria a Roma, allieva del professor Giorgio Petrocchi, avvertì l’influenza di autori come Giuseppe Ungaretti, Rafael Alberti, F. Garcia Lorca, allora studiati con approfondimenti appassionati. La formazione di Gabriella Toritto peraltro è fortemente influenzata dalla tradizione familiare, cattolica e umanistica della madre, pervenendo attraverso essa ad una sensibilità profonda nella spiritualità religiosa.

A pg. 23 “Anima mia” del 2009 costituisce la rappresentazione più pertinente della dualità con cui l’Autrice si confronta. Da un lato è evocato “il Cielo”, come “celeste terso dell’universo”; dall’altro è richiamato un “amore disperso fra rivoli confusi e grigi”. Esistono dunque da una parte il Cielo terso, l’Universo immutabile; e di contro sussiste l’Umanità nella precarietà dell’Uomo che avanza fra “rivoli confusi e grigi”, i quali stanno ad indicarci la dispersione, la confusione in cui l’uomo errante naviga al cospetto del Cielo immutabile.

Nelle poesie di Gabriella riscontriamo un continuum delle varie stagioni di vita, seppur in un’evoluzione che vede l’Autrice passare dalla dualità dell’imperturbabile mondo fisico di fronte alle contingenze umane, ad un più accentuato pessimismo nell’impossibilità di sintesi fra Cosmo universale e vita individuale. Il pessimismo cosmico è poi superato dalla religiosità, dall’appello alla spiritualità profonda che tutto pervade, così come si intravede, quale espressione autentica della realtà, nella poesia “Il sogno” a pg. 75.

“Il sogno” parte dall’umanità che è nell’Autrice per vedere ascendere l’anima verso l’Etere cosmico. Solo lì, nell’Etere, l’uomo può trovare conforto e può ristorare la propria anima, incontrando l’Ignoto, confessandosi e confidando le più segrete e profonde aspirazioni.

Dopo la soluzione dell’incontro con il mistero dell’Ignoto, l’Autrice conquista una serenità pari alla solidità delle certezze interiori e può quindi accedere alla sicurezza di un’essenza che pure viene modulata nella flessibilità dinamica della resina vitale plastica. La poetica così giunge al compimento della sua tensione, irrisolta nella gioventù e nella transizione, per giungere alla maturità di “Resinose essenze” come metafora etica, cognitiva e religiosa del senso della Vita.

Attraverso i componimenti della maturità osserviamo la sperimentazione di una duttilità adattiva, ecologica, particolarmente manifesta in “Resinose essenze” a pg. 63, componimento che dà il titolo all’intera raccolta.

Pur nell’essenzialità delle parole e dei versi liberi, nitidi e brevi, resi pregnanti di significati dalle metafore usate per raggiungere la sintesi delle antiche dualità, in “Resinose essenze” l’Autrice sembra ritrovare la “cosmologia contemporanea della complessità” con salti di qualità attraverso i brack point, veri e propri punti di articolazione discontinua in un continuum sostanziale.

In “Resinose essenze” vi è il superamento del nichilismo leopardiano per abbracciare l’incontro del Tutto e delle parti nella complessità del mistero che consente l’accesso a Dio.  Vi ritroviamo il pensiero filosofico di Pascal che medita sulla realtà antitetica e contraddittoria dell’uomo, mistero di debolezza e grandezza, di peccato e di grazia, sempre combattuto fra ragione e cuore, nell’intento di dimostrare che solo la religione cristiana può offrire una risposta pacificante e pacificatrice alle ansie, ai turbamenti umani.  Del resto Pascal combatté il razionalismo cartesiano perché non riusciva a prendersi cura e centrarsi sul dramma dolente della condizione umana, il cui unico riscatto è il Dio del Cristianesimo. Altri grandi della Storia della Letteratura sono pervenuti alle stesse conclusioni pascaliane anche dopo un’esistenza agnostica.

In “Resinose essenze” incontriamo l’universale concreto, come avrebbe detto Sartre, ovvero ci imbattiamo in un messaggio universale che parte dall’irripetibilità, dall’unicità dell’Autrice, unicità intessuta di polivalenza nella assoluta coerenza e forza interiore.

L’Autrice rappresenta nei suoi componimenti quel mondo che la Fisica attuale spiega attraverso le fluttuazioni casuali, ossia secondo la concezione della logica fuzzy, la “logica sfumata o sfocata”, la quale contempla l’oscillazione dal “bianco al nero”, attraverso un’infinita serie di variazione di toni di grigio, in cui possiamo individuare un grado di verità nella mutevole permanenza compresa fra loro.

E a pg. 76, l’ultima poesia della silloge, “La vita” del 2019 sintetizza l’esistenza umana che nella sua plasticità richiede continui adattamenti e superamenti per rimanere fedele e solida nelle sue radici di identità autentica ed essenziale.

 

Ezio SCIARRA

 

 

L’Autrice ringrazia infinitamente il Professore Ezio Sciarra per la lettura critica delle sue poesie, rispetto a cui sia consentito esprimere delle interpretazioni in sintonia con quelle del Professore.

 

La poesia è interpretazione della realtà. Scaturisce dal dialogo interno che rappresenta la conversazione che il nostro ego ha con se stesso. La poesia è la vocina sub-testuale del fanciullino di Pascoli. Il dialogo interno svolge un ruolo vitale nel dare significato alla nostra vita e alla realtà. Quando il nostro dialogo interno è oscuro, negativo e lugubre, vediamo un mondo filtrato attraverso certe qualità. Al contrario, quando abbiamo un dialogo interno positivo, edificante e ottimista, percepiamo la realtà in modo propositivo.

Nell’evoluzione poetica dell’autrice è presente il sentimento di gratitudine. La gratitudine è un potente stato mentale che provoca una trasformazione palpabile nel nostro panorama interiore. Infatti l’attenzione è spostata su quelle cose di cui si può/si deve essere grati, che sono tante e sostanziali. La gratitudine consente di uscire dallo stato di sofferenza che l’Umanità avverte dentro, stato causato da mancanze. E, come scrisse il filosofo Emmanuelle Levinas, il dolore costituisce un’apertura all’etica della responsabilità e può avere una dimensione formativa. Dalla dimensione del dolore possono aprirsi spiragli di possibilità e di speranza. Tali spiragli coincidono con la crescita della persona. La mancanza, il dolore sono un segnavia nell’esistenza di ciascuno di noi: imparare ad affrontarli, a interrogarli, a dare senso e significato a ciò che era prima e a ciò che è dopo significa crescere.

La vita va affrontata nelle sue complessità che, seppur nelle manifestazioni più amare, possono arricchire.

 

Gabriella TORITTO

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