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IMMIGRAZIONE, SUPERARE IL SISTEMA DUBLINO

Il fenomeno dell’emigrazione tra nuovo patto europeo e modifica italiana dei decreti sicurezza

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Redazione- In occasione della Giornata mondiale del rifugiato il Presidente Mattarella  aveva  detto “La nostra azione di protezione e assistenza non può deflettere o indebolirsi ma deve, anzi, rafforzarsi, con l’elaborazione di un nuovo corso dell’Unione Europea in materia di migrazioni e asilo, nel segno di un più incisivo e condiviso impegno comune”. (…) “L’impatto della pandemia – sottolineava – aggrava ancor di più la critica condizione di quanti, a causa di conflitti o per la violazione di diritti fondamentali, sono costretti a fuggire dal proprio Paese. L’Italia mostra continuamente e con senso di responsabilità la sua vicinanza a coloro che affrontano tali drammatiche vicende, offrendo accoglienza e protezione. La nostra attiva partecipazione al primo Forum Globale dei Rifugiati costituisce una concreta testimonianza”(…) “il fenomeno delle migrazioni conta su un approccio italiano basato su strumenti importanti quali il programma nazionale di reinsediamento e i corridoi umanitari per rifugiati particolarmente vulnerabili, privi della protezione statale del paese d’origine e colpiti in misura considerevole dalle restrizioni determinate dall’attuale emergenza sanitaria”.

Sono quasi 11mila (10.972) le richieste di asilo presentate all’Italia dal 1° gennaio al 12 giugno 2020. Le principali aree geografiche di provenienza dei richiedenti sono l’Asia (40%), l’Africa (37%, l’America (17% e l’Europa (6%). (1)

“Un più incisivo e condiviso impegno comune”, prospettato  dalle nuove proposte della Commissione europea in tema di emigrazione , probabilmente  significa superare  il sistema di Dublino. (2) con una svolta  nelle relazioni dei paesi europei che la presidente  della Commissione europea,  proprio il 23 settembre  2020,  ha annunciato .Un “ nuovo patto  sulla migrazione e l’asilo  incentrato  su tre  punti : collaborazione con i paesi di partenza, maggiore controllo dei confini e un sistema di solidarietà che introduce un meccanismo di «sponsorizzazione dei rimpatri» nel caso di rifiuto del ricollocamento. Il vicepresidente dell’esecutivo, Margaritis Schinas, li ha spiegati nei dettagli. Eccoli:

  • Il primo piano della riforma è quello di una collaborazione costante con i paesi di provenienza: «L’Europa ha bisogno che i partner gestiscano le migrazioni – ha detto Schinas – Significa che lavoreremo con tutti i partner esterni. Gli obiettivi sono due: uno, “aiutarli ad aiutare” il loro popolo; due, spezzare il business dei trafficanti».
  • In seconda battuta, Schinas ha spiegato che il maggior controllo dei confini passerà per accertamenti più integrati. La procedura, secondo quanto aveva già spiegato la commissaria Johansson, potrà avvenire con due modalità: un iter per la richiesta di asilo o una procedura di frontiera rapida, riservata ai migranti in arrivo da paesi con un basso livello di concessione dell’asilo.
  • In terza battuta, la Ue vuole introdurre regole «eque» sulla solidarietà. Schinas ha spiegato che Bruxelles ha sviluppato il «nuovo concetto» del return sponsorship, i rimpatri sponsorizzati. In altre parole: se un paese rifiuta i ricollocamenti dagli stati membri più esposti, dovrà gestire entro otto mesi i rimpatri per loro conto.

Le  regole attuali  impongono al paese di primo arrivo di gestire la domanda d’asilo, scaricando su destinazioni come Italia, Grecia e Spagna tutte le responsabilità dell’accoglienza. Questa imposizione di fatto è diventata  fonte di squilibrio  in Europa ( con la ricerca affannosa da parte dell’Italia di ricollocamenti e con  il frequente rifiuto da parte di molti paesi  ). Uno squilibrio non solo per i paese ma anche per le stesse regole di  dell’Europa di  Schengen  che garantisce la libera circolazione. Una circolazione , nel caso dei richiedenti asilo che  viene fortemente ostacolata vanificando quella che era stata una conquista  per la circolazione  nei paesi dell’Unione.

Il problema del regolamento di Dublino dunque sta tutto nel meccanismo che impone  di inoltrare la richiesta di asilo nel paese di prima accoglienza: un principio che scarica il peso dei flussi sulle spalle dei paesi esposti alle rotte del Mediterraneo,che sembrano produrre il maggior flusso di emigranti .( (2)

Una prima proposta di riforma del regolamento di Dublino   avanzata  nel 2016  fissava  una meccanismo di ripartizione a favore dei paesi più esposti. I principi di fondo erano  quelli della «condivisione equa» di responsabilità (quanti richiedenti asilo vanno accolti, paese per paese) e solidarietà (l’aiuto da fornire ai paesi più esposti e le sanzioni da infliggere a chi si defila). Secondo il primo testo elaborato dalla Commissione, la quota di richiedenti asilo accettabili da un singolo paese deve essere proporzionata a un doppio criterio (Pil e popolazione, con incidenza del 50% ciascuno). Se un paese supera del 150% la sua “capienza”, ogni nuova richiesta deve essere reindirizzata in automatico ad altri paesi. Se questi ultimi rifiutano, scatta una penale di 250mila euro per ogni richiedente asilo che viene respinto. Così fino ad oggi l’Europa ha cercato e sta cercando di  far fronte  a questo fenomeno  che richiede  sempre più soluzioni urgenti  che nell’affrontare una permanente emergenza   si sono rivelate  spesso di compromesso ,utile nell’immediato ma fonte di altri problemi. Insomma  la presunta soluzione di un problema in realtà è a sua volta fonte di altri problemi .

Per venire poi ai fatti di casa nostra  ,Andrea Carli su Il Sole 24 ore del 23 settembre 2020 scriveva : “Con ogni probabilità non è stato voluto, ma l’intreccio tra le due partite – l’una a livello europeo (ma con conseguenze sostanziali per l’Italia) e l’altra più interna alla maggioranza di governo, entrambe sullo stesso dossier – c’è. Le ore in cui il Pd, dopo il buon risultato alle regionali, torna in pressing sul presidente del Consiglio Conte per accelerare sulla modifica dei decreti Salvini in materia di gestione dei flussi migratori, sono anche le ore in cui, dopo una fase di preparazione durata dieci mesi, la Commissione Ue targata von der Leyen   presenta un pacchetto di misure per regolare il diritto di asilo.” (…)E se una portavoce dell’esecutivo comunitario ha annunciato che quello che sarà proposto ai 27 sarà un approccio «più umano» al fenomeno migratorio, all’insegna «di un buon equilibrio tra solidarietà e responsabilità», a Roma il premier Giuseppe Conte ha assicurato che i decreti sicurezza, legati al nome dell’ex ministro dell’Interno Salvini e quindi al precedente esecutivo a trazione M5s-Lega, arriveranno «al più presto» sul tavolo del Consiglio dei ministri. «Abbiamo già concordato un testo di modifica perché vogliamo assicurare ai cittadini italiani la sicurezza, non per ragionare per slogan “porto aperto, porto chiuso” – ha continuato Conte -. Vogliamo allargare il raggio della sicurezza e della protezione dei cittadini e allargare la protezione dei migranti». Se revisione delle regole sarà, l’intesa prenderà forma in autunno, comunque all’indomani di un’estate non facile, caratterizzata da boom degli arrivi e hotspot in tilt. Conte ha fatto un ulteriore passo. Alla domanda se inserire lo ius soli o lo ius culturae nell’agenda, ha risposto: «Ci rifletteremo…». Si tratta, quest’ultima, di un’altra misura cara al Pd, sulla quale da tempo manca un’intesa in parlamento.”

La modifica ai decreti Salvini è arrivata  ma ne parliamo di seguito .

Intanto parliamo  della  proposta di modifica del Regolamento di Dublino così come concepito  dalla attuale Commissione ( l’abbiamo riportata all’inizio di questa riflessione) che  sembra scontentare tutti compresa l’Italia  che sa comunque che si tratta solo di un primo passo  e che probabilmente  l’iter di questa riforma è lungo e laborioso .

La proposta è riuscita a scontentare in maniera trasversale l’Eurocamera. In un dibattito della Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, i deputati si sono domandati se il patto possa «cambiare realmente» la situazione, criticando l’accordo da diverse angolature.(3)

Scriveva ancora  Andrea Carli su Il Sole 24 ore del 23 settembre 2020 :” Il tema della modifica dei decreti sicurezza è un tema tuttora scottante dalle parti di un M5s che, al di là della vittoria referendaria, torna a leccarsi le ferite dopo l’ennesima debacle sui territori. Un Movimento “balcanizzato” che sarà messo alla prova degli Stati Generali, vero spartiacque per le future alleanze con il Pd. Già giovedì 24 settembre si assisterà a un primo round nel match tra le diverse anime del Movimento, quella più filo governativa (e quindi favorevole a un percorso sempre più al fianco dei Dem) e quella che invece chiede un’inversione di rotta nella strategia politica, dopo quello che è accaduto nell’ultima tornata elettorale, e dice no a qualsiasi apparentamento. L’ennesima occasione di confronto sarà fornita dall’assemblea congiunta dei deputati e dei senatori Cinque Stelle. Le truppe sono già schierate. E lo scontro interno espone la maggioranza a incidenti di percorso parlamentari, a cominciare dal Senato, dove i margini sono risicati, soprattutto su temi politicamente sensibili come la revisione dei decreti Salvini e lo Ius soli (senza dimenticare lo spettro del Mes).”(4)

E  dunque,  come dicevamo, c’è voluta tutta l’estate  e soprattutto lo scossone elettorale  del 20 e 21 settembre perché fosse ripescato dal cassetto  un progetto  già discusso dalla ministra   dell’Interno, Luciana Lamorgese  con  gli esponenti della maggioranza, che  sulla base dei documenti presentati da Pd, M5s, Leu e Iv delinea una modifica dei decreti di sicurezza approvati dallo scorso governo .

Progetto diventato legge. Il 5 ottobre 2020  dopo 13 mesi, il governo Conte 2 ha approvato finalmente uno dei pilastri del suo programma: la modifica dei decreti sicurezza voluti da Matteo Salvini. Il nuovo “decreto immigrazione” è stato approvato  in consiglio dei ministri, dopo un lungo lavoro di mediazione tra le diverse anime del governo. In particolare con i Cinque Stelle, che hanno provato a frenare sull’ampliamento delle protezioni speciali e sulla necessità di un nuovo decreto per riscrivere quelle norme scritte con la Lega nel governo Conte 1.

Dopo i rilievi della Corte Costituzionale e del presidente della Repubblica Sergio Mattarella sulle multe fino a un milione di euro per le ong e il divieto di iscrizione all’anagrafe per i richiedenti asilo, dichiaro “incostituzionale”, il consiglio dei ministri ha varato un testo composto di 12 articoli.

 Nel  nuovo decreto (5) dunque viene dato atto  della bocciatura della Corte Costituzionale  e si torna  a garantire l’iscrizione anagrafica . Le altre misure  contenute nel testo   fanno riferimento all’ampliamento dei permessi speciali a chi rischia di subire trattamenti inumani e degradanti nel proprio Paese.

L’articolo 1 del decreto afferma il principio  di non respingimento o rimpatrio verso uno stato in cui i diritti umani siano violati in maniera sistematica e inoltre impedisce di rimpatriare chi ha una vita consolidata in Italia. “Non sono ammessi il respingimento o l’espulsione o l’estradizione di una persona verso uno stato qualora esistano fondati motivi di ritenere che essa rischi di essere sottoposta a tortura o a trattamenti inumani o degradanti. Nella valutazione di tali motivi si tiene conto anche dell’esistenza, in tale stato, di violazioni sistematiche e gravi di diritti umani”, è scritto nel testo. “Non sono altresì ammessi il respingimento o l’espulsione o l’estradizione di una persona verso uno stato – prosegue il testo – qualora esistano fondati motivi di ritenere che l’allontanamento dal territorio nazionale comporti una violazione del diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, a meno che esso non sia necessario per ragioni di sicurezza nazionale ovvero di ordine e sicurezza pubblica”.

Permessi speciali anche  a chi necessita di cure mediche, a chi proviene da Paesi in cui sono avvenute gravi calamità; il dimezzamento dei tempi di trattenimento nei Cpr (da 180 a 90 giorni); la revisione del sistema di accoglienza Siproimi, limitato da Salvini ai soli rifugiati, prevedendo due livelli (uno di prima assistenza l’altro anche con l’integrazione) e strutture con piccoli numeri gestite da Comuni ed allargate ai richiedenti asilo.

E’ un testo che tiene conto anche delle osservazioni del Capo dello Stato il Presidente Mattarella circa l’intervento per la “ tenuità del fatto” riguardo il reato di violenza a pubblico ufficiale,oltre alla cancellazione delle multe milionarie  per le imbarcazioni umanitarie  che violano il divieto di ingresso  e al sequestro delle imbarcazioni medesime . La bozza attuale  trasforma l’illecito da amministrativo in penale, riportando tutto sotto il Codice della navigazione (con pene fino a due anni di reclusione e 516 euro di multa), lasciando che sia il giudice e non più il prefetto a decidere.

Sul nuovo decreto le opinioni sono contrastanti . L’ex ministro dell’interno Matteo Salvini parla di modifiche peggiorative: “Si torna alla mangiatoia, si torna alla pacchia, per scafisti, trafficanti e finte cooperative. Non penso sia quello di cui ha bisogno il paese”. Il ministro per il sud e la coesione territoriale Giuseppe Provenzano evidenzia, invece, cambiamenti importanti: “Quando si recupera un ritardo sui diritti o si corregge un errore non bisogna mai esultare, rimuovere l’obbrobrio dei decreti Salvini era un atto dovuto e ci abbiamo messo anche troppo tempo per farlo”. Per Provenzano le modifiche in particolare sulla protezione umanitaria e sul sistema di accoglienza sono sostanziali. Alcuni parlamentari democratici come Matteo Orfini e Giuditta Pini chiedono di migliorare ulteriormente il testo nel passaggio parlamentare. Per Giuseppe Brescia del Movimento 5 stelle si è trattato di un lavoro “molto soddisfacente” che per mesi è stato preparato da incontri tra componenti dei due partiti al governo: il risultato è un “testo molto equilibrato che sana dei vuoti che si erano venuti a creare nella gestione dell’accoglienza”.(6)

In riferimento alle proposte europee per un nuovo Patto , il  25 settembre 2020 , intervenuta in audizione al Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’accordo di Schengen, la responsabile del Viminale Luciana Lamorgese in merito alle procedure di rimpatrio europee previste appunto  dal nuovo Patto ha sottolineato che “non sa  fino a che punto queste possano essere effettivamente efficaci: perché le ipotesi di dare responsabilità di rimpatrio agli Stati membri diversi da quelli di sbarco  sembrano difficilmente coniugabili con l’efficienza e la rapidità. Vorrei capire – continua il ministro –  quali sono gli aspetti di ordine pratico e giuridico”. Da una prima analisi  ci sembra di cogliere da un lato elementi di discontinuità rispetto alle proposte degli anni scorsi, ma non c’è quel netto superamento degli accordi di Dublino e che rimetterebbe sul tavolo le trattative, previste ad ottobre, con i ministri dell’Interno d’Europa per una strategia complessiva dell’Ue”.Per questo, ha terminato Lamorgese “chiederemo il superamento completo dall’attuale sistema che ruota intorno alla responsabilità dello Stato in ingresso e che non può essere gravato da oneri difficilmente sopportabili”.

Le persone in fuga da conflitti, persecuzioni o violenze sono più dell’1 per cento della popolazione mondiale – 1 persona su 97 – mentre continua a diminuire inesorabilmente il numero di coloro che riescono a fare ritorno a casa.Lo denuncia l’agenzia Onu per i rifugiati Unhcr nel suo rapporto annuale Global Trends pubblicato il 18 giugno 20202. Alla fine del 2019 risultavano essere in fuga 79,5 milioni di persone, il 40% dei quali minori (30-34 milioni). L’Unhcr non aveva mai registrato un dato tanto elevato di persone vittime di esodi forzati.

Da molto tempo si discute in Europa sul problema  dell’immigrazione clandestina  e si mette sempre l’accento su  un aspetto di questo fenomeno verbalizzato in “ sempre più immigrati “ con allarme e fastidio “Eppure, come scrive Maite Vermeulen, De Correspondent, porprio dai  Paesi Bassi  il 5 ottobre 2020  su Internazionale , riferendosi alla situazione dell’immigrazione in Olanda , “l’immigrazione organizzata e temporanea di lavoratori da paesi a basso reddito sarebbe la soluzione a moltissimi problemi. Ogni porta sbarrata del dibattito sulla migrazione può essere aperta con questa chiave. E sia la destra sia la sinistra potrebbero rivenderla bene ai propri elettori, perché offre vantaggi a livello umanitario ed economico. Può salvare le società europee dall’invecchiamento e rendere il sistema di asilo più accessibile per i profughi. Converrebbe ai paesi europei e a quelli di provenienza dei migranti.”

Probabilmente l’utilità di una emigrazione regolamentata vale per tutti i paesi d’Europa e realizza una nuova visione  del fenomeno. La proposta del superamento di Dublino apre uno spiraglio e avvia un cammino  lungo e faticoso da percorrere nei prossimi anni  con accortezza , responsabilità e dignità.

(1) La classifica dei Paesi d’origine vede in testa il Pakistan con il 18% delle domande e la Nigeria con il 10%. Il 76% dei richiedenti nel periodo considerato sono uomini, il 24% donne. La maggior parte di loro (62%) ha un’età compresa tra i 18 e i 34 anni, il 13% sono bambini da 0 a 13 anni, il 3% ragazzi minorenni dai 14 ai 17.

Dal 1° gennaio 2020, tenuto conto delle limitazioni imposte nella fase acuta dell’emergenza Covid-19, la Commissione nazionale per il diritto di asilo, che fornisce i dati in occasione della Giornata mondiale del rifugiato, ha adottato 21.144 decisioni.

I numeri della Commissione rispecchiano quanto ad aree e Paesi di provenienza quelli dell’anno precedente, nel quale le domande sono state in tutto 43.783, confermando Pakistan (20%) e Nigeria (8%) in cima alla lista dei Paesi d’origine.

A livello globale il fenomeno dei rifugiati risulta in aumento, secondo i numeri del rapporto annuale Global Trends pubblicato dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unchr). Alla fine del 2019 risultavano 79,5 milioni le persone in fuga nel mondo: il dato più alto registrato finora dall’Agenzia, che ha lanciato la campagna di sensibilizzazione L’Italia si conferma tra i Paesi più attivi nei programmi di reinsediamento, portato avanti con l’Unhcr.

Dal 2015 a oggi, secondo i dati del dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione, sono stati reinsediati in Italia 2.510 rifugiati e per le annualità 2020-2021 è previsto un contributo aggiuntivo pari a 700 persone.

Per molti rifugiati questo continua a rappresentare uno “strumento salvavita”, spiegano Unhcr e OIM, sottolineando il divario tra il numero di rifugiati che hanno bisogno di accedere al reinsediamento e i posti messi a disposizione dai governi, con l’appello affinché anche altri Paesi partecipino ai programmi.

Procedura comma  1 art.  103  SPORTELLO UNICO IMMIGRAZIONE:

Il richiedente asilo che presenta richiesta di emersione tramite un datore di lavoro, dovrà essere informato della possibilità di NON rinunciare alla procedura di protezione internazionale.

A questo punto, due saranno le ipotesi:

1) se lo straniero decide di non rinunciare alla domanda di protezione internazionale, la procedura di emersione potrà comunque proseguire e una volta firmato il contratto di soggiorno, lo straniero potrà ottenere un permesso di soggiorno per lavoro subordinato CARTACEO, valido solo sul territorio nazionale.

2) se lo stranierò deciderà di rinunciare alla procedura per il riconoscimento della protezione internazionale, se la procedura andrà a buon fine, potrà ottenere un permesso di soggiorno per lavoro subordinato ELETTRONICO.

Procedura  Comma 2 art 193 RCIHESTA PERMESSO TEMPORANEO

Nel ribandire il requisito essenziale dell’IRREGOLARITA’ del cittadino straniero per presentare tale richiesta, con riferimento ai richiedenti protezione internazionale si specifica:

1) l’art. 103, CO. 2 richiede che il permesso di soggiorno sia scaduto dal 31.10.2020;

2)il richiedente protezione internazionale ha diritto a rimanere sul territorio nazionale fino alla decisone della Commissione Territoriale. Pertanto, il suo permesso è valido fino a tale data, con la conseguente impossibilità di presentare la domanda di regolarizzazione ai senti del comma 2.

3) la validità dei permessi di soggiorno è stata prorogata al 31.10.2020 per tutelare colori che non avrebbero potuto rinnovarli a causa delle misure di contenimento. Se ne può trarre quindi che i permessi di soggiorno, rinnovabili o meno, pur prorogati, possono ritenersi scaduti e il cittadino straniero potrà richiedere il permesso temporaneo..

4) le istanze di emersione con procedura 1 e 2, presentata da titolari di permessi prorogati, dovranno essere accettate ed istruite, eventualmente archiviando le posizioni relative a domande di rilascio/rinnovo già in essere.

Fonte :Circolare  del Ministero dell’Interno  del 19/6/2020

(2) Il  regolamenti sono atti giuridici dell’Unione europea con portata generale (valgono per tutti), applicazione diretta (non hanno bisogno di essere recepiti) e obbligatorietà in tutti i propri elementi. L’attuale regolamento di Dublino (604/2013) è il regolamento Ue che «stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide». In altre parole, la legge che definisce quale paese debba prendere in carico la protezione di un richiedente asilo. Il testo, noto anche come Dublino III, ha sostituito il precedente regolamento (343/2003), a sua volta erede della Convenzione di Dublino, un trattato internazionale siglato nel 1990 ed entrato in vigore nel 1997.

(3) La prima rotta ‘canonica’ per l’immigrazione in Europa attraversa il Niger, corridoio dal quale si accede alla Libia, da dove il viaggio spesso prosegue verso l’Italia. Il percorso segue l’antico tragitto carovaniero via Agadez e Dirkou alla volta di Madama per poi entrare in Libia nei pressi del posto frontaliero di Toummo e risalire alla volta dell’oasi di Sebha in direzione di Tripoli. Una seconda rotta migratoria attraversa il Mali. Qui si raccolgono i flussi migratori in provenienza dalle regioni dell’Africa occidentale verso l’Algeria, transito per raggiungere il Marocco e, quindi, la costa meridionale della Spagna o le isole Canarie. L’alternativa è entrare nel territorio delle due enclave spagnole di Ceuta e Melilla, in Marocco. I flussi migratori originari del Corno d’Africa transitano per la rotta che dal Sudan attraversa il deserto libico, passando per l’Egitto o superando l’oasi di Kufrah alla volta di Agedabia, sulla costa mediterranea. La rotta è praticata in particolare da profughi sudanesi, somali, etiopi ed eritrei. Un’altra importante rotta dell’immigrazione in Europa è quella che porta dal Sudan all’Egitto, collegando Khartoum ad Aswan. Battuta fino a pochi anni fa quasi esclusivamente da sudanesi, dal 2006 anche gli emigranti eritrei percorrono questo tragitto, entrando in Egitto come via di transito verso Israele.

 Le altre rotte. Una rotta che negli ultimi anni sta vedendo sempre più ingressi è quella dei Balcani Occidentali. Il percorso dei migranti passa via mare dalla Turchia alla Grecia, per poi proseguire via terra attraverso la Macedonia, la Serbia e l’Ungheria. Dal 2010 il numero di persone fermate nella frontiera tra Serbia e Ungheria è aumentato del 2.500 per cento: da 2.370 a 60.602. http://www.stoptratta.org/campaign/rotte_migranti

Turchia- Grecia È la rotta meno raccontata fra quelle attive in Grecia. Ogni anno migliaia di persone provano a entrare in Europa dal confine terrestre fra Turchia e Grecia – distante circa duecento chilometri dalla parte occidentale di Istanbul – attraversando il fiume Evros, che separa i due paesi. Nel 2019 ci sono riusciti in 11 mila, una cifra superiore alle persone sbarcate via mare in Italia, e circa un quinto del totale dei migranti arrivati in Grecia. L’attraversamento del fiume è particolarmente complicato perché le acque sono fredde e poco trasparenti. Pavlos Pavlidis, che insegna medicina legale nella vicina università di Alexandroupoli, ha stimato che dal 2000 siano stati recuperati nell’Evros circa 350 corpi di migranti, mentre più di 1.500 sono stati dispersi e mai più ritrovati. Nel 2018 i morti sono stati 38 .Non si hanno molte informazioni sulla provenienza dei migranti che provano ad entrare in Grecia da qui, ma moltissimi sono bambini o ragazzi: in un report di settembre l’UNHCR  stima che nel suo centro sul confine fra Grecia e Turchia i minori non accompagnati siano la metà degli ospiti totali (160 su 330).

 (4) Fonte Il Sole 24ore  23  e 24 settembre 2020

(5) Il ddl  840/2018 , cosiddetto decreto Salvini ,nella versione in cui era stato modificato e approvato dal senato il 7 novembre era stato approvato  il 27 novembre 2018  con 396 voti a favore. Sul testo il governo aveva messo la fiducia. In aula e in commissione non era stato discusso nessuno dei più di seicento emendamenti presentati dall’opposizione, e i pochi emendamenti presentati dal Movimento 5 stelle erano  stati ritirati. Hanno votato a favore i deputati di Lega e Movimento 5 stelle, Forza Italia e Fratelli d’Italia, mentre hanno votato contro Partito democratico, Liberi e uguali e alcuni deputati cinquestelle. Il 26 novembre il governo aveva  deciso di mettere la fiducia sulla norma per velocizzarne l’iter parlamentare e approvarla entro il 3 dicembre2018 .

(6)https://www.internazionale.it/notizie/annalisa-camilli/2020/10/06/modifiche-decreti-sicurezza-salvini?fbclid=IwAR14NR37XnVvYrG9WFFEr-CNuJrhGhGij_CFC_iTC6QBn46nkDW-3YrZoY4

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