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PATTY E LE SUE CREATURE: RACCONTO PARADIGMATICO

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Redazione- Mi chiedo spesso dove sia  la differenza tra l’istinto materno umano e quello del cane. Vi racconto una storia, una di quelle che sembrano inventate, e sarete voi a trarre le conclusioni sulla mia riflessione di partenza.

Circolava per le strade di un piccolo paesino del Sud, svelta ed agitata come una lupa famelica. Non aveva piu’ pelo, tranne che sulla coda e sulle orecchie. Chi la vedeva lanciarsi sulle persone pensava che volesse mordere e pochi capivano che era l’esuberanza della fame e del gioco a muoverla, una cucciola. Prendemmo a nutrirla in pochi, noi di quel quartiere dove era solita sbucare la sera. Venne fuori in tutto il suo splendore, lei, Patty, in tutta la sua massa, tanto che prenderla in braccio era impossibile. La sera che precedette l’arrivo dell’accalappiacani fu faticoso nasconderla: non voleva entrare in casa. Quella sera fu fatale per un altro cane, che presero al suo posto. Ma veniamo al punto: la maternita’ di Patty.
Il ventre incavato non dà  luogo a sospetti, la fame e’ insaziabile ma questo corrisponde quasi al suo abituale comportamento: prende senza chiedere.  Un pomeriggio freddo di Febbraio mi reco al recinto al mare costruito su terreno sabbioso dove lei convive con altri due simili, uno dei quali infinitamente piu’ piccolo di taglia: Ginger. Sento un pigolìo nella cuccia grande.  due pallottini grassocci color nocciola danno il benvenuto alla vita, uno decisamente piu’ grande, piu’ simile alla madre, bianco, spostato in un angolo sulla sabbia, ancora avvolto nella placenta, esanime. Patty scava affannosamente, non è serena come tutte le mamme che hanno partorito e che allattano, le sta succedendo qualcosa di ” piu’ grande ” che la rende inquieta. L’istinto la porta a scavare fosse dove mettere le sue creature al riparo dal freddo e non si accorge di privarli della vita ricoprendole di sabbia. Telefono al veterinario per farmi dare d’urgenza spiegazioni e consigli. Provvedo a riservarle tutto il recinto spostando da li’ i due compagnetti. Compro coperte calde con cui imbottire la cuccia grande e vi porto i batuffoli nocciola. Il veterinario mi dice che potrebbe partorirne altri da li’ a 24 ore, vista la taglia, e che sarebbe meglio non spostarla da li’. Provvedo a lasciarle cibo ed acqua in abbondanza e a lasciarla tranquilla.Il giorno dopo ne aveva partoriti altri quattro, tre dei quali sparsi ancora sulla sabbia. Per qualcuno sono arrivata in tempo.Patty continua a scavare nel tentativo di mettere al caldo tutti i corpi delle sue creature, indistintamente. Chi era sulle coperte vi è rimasto e questo gli ha guadagnato la vita. Questa madre va aiutata,l’istinto non le insegna a cogliere differenze, a correggere l’errore. Non si accorge dove sbaglia, cosa sia meglio fare per non vedersi ripetere lo scenario che ha sotto gli occchi.Per lei scavare è proteggere qualcosa di suo, la vita. Decido di portarla a casa,accanto al fuoco. Il trasferimento avviene con gran fatica, è quasi impossibile trovare una strategia che vinca l’istinto materno o far capire a Patty che lo faccio per il bene suo e dei cuccioli: sposto la coperta con i piccoli e lei mi salta addosso bloccandomi con tutta la mole del suo corpo. Leggo in lei la disperazione, la paura che qualcosa di visceralmente suo le venga portato via. Impensabile spostare prima lei e se li accompagno contestualmente verso la porta del recinto Patty mi blocca perché ” quella ” , la casetta al mare , è il ” suo ” luogo, dove tutto ha significato, la vita, così come la morte.
Mi rifiuto di non poterla aiutare, di assecondare la sua ingenuità e tutte  le conseguenze del caso.
Alla fine ci riesco e la madre riprende ad allattare le tre sopravvissute, sulla stessa coperta, questa volta accanto al fuoco. Fuori imperversa la tempesta di vento e freddo ed è uno degli inverni più rigidi che abbia mai visto in questo piccolo paese di collina dove tutto ed il contrario do tutto può accadere, sotto gli sguardi invisibili di imposte socchiuse, dove tra un quartiere e l’altro non c’è linea di confine, soprattutto se sono i cani ad attraversarla, impudentemente.
Oggi stanno bene, tutte e quattro; la sfida dei primi passi ha determinato la forza delle cucciole, ormai cresciute….
Ora si propone un’altra sfida, destinarle ad altri focolari, alle singole famiglie.
Patty, Pasqualina,Teodora e Nency sono la testimonianze lampante di come il miracolo della vita, che si compie nell’uomo così come nell’animale, non è solo sul nascere ma si procede in ogni attimo in cui l’istinto materno e filiale si rafforzano l’un l’altro.
Di chi non ce la fa non ci daremo mai ragione perché è vero che dall’errore si impara ma è altrettanto vero che l’errore, per sua natura, è propenso al ripetersi, sempre uguale a se stesso.

Noi aiutiamo la partoriente a quattro zampe a comprendere, ma anche lei ci aiuta a comprendere: e questo è bello.

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