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OPEN GENDER- PROF.RE ANTONIO LERA

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Redazione-Ogni soggetto si situa in relazione alla sessualità attraverso la sua parola. Il processo della sessuazione non proviene dalla biologia né dal contesto culturale ma dalla logica del discorso. Di fronte all’atto di parola che determina la propria posizione sessuata il soggetto è solo. Dunque, cosa succede quando il soggetto non riesce a dirsi uomo o dirsi donna? Cosa succede per quei soggetti che non riescono a trovare un posto che li possa collocare nel mainstreaming del transessualismo? Si apre un mondo contemporaneo in cui i soggetti transgender esistono, cercano un loro posto nel mondo, reclamano i loro diritti ad esistere.

In questo caso chi accoglie la domanda del soggetto si situa nella posizione di chi si lascia insegnare dal dire del soggetto, senza fare appello alla teoria

messa in posizione di verità. Si tratta per ogni soggetto di portare nell’incontro

con l’altro la propria parola e lasciare che il dire si produca al di là dell’enunciato. Qualcosa di sorprendente si produce nella pratica esistenziale con soggetti che si definiscono trans gender, un’esperienza che permette di testimoniare che il senso ed il non senso che il reale veicola è impossibile da

cancellare.

Ciò che si coglie nell’incontro con ogni soggetto è che se si lascia cadere ogni supposizione di sapere e si lascia che la singolarità di ognuno possa trovare la propria via, senza nessun tentativo di universalizzazione, il soggetto trova delle soluzioni uniche e invenzioni singolari, che non hanno a che fare con l’adattamento né con il comportamento. La relazione, terapeutica e non, svolge la funzione di un luogo dove depositare le proprie

angosce e costruire assieme a chi ascolta un nuovo modo di camminare nel mondo che non lascia più spazio al malinteso della parola. Per cui per qualcuno cade l’idea di volersi sottoporre alla chirurgia; mentre qualcun’altro trova un modo per dare un posto al proprio chiaro desiderio di dirsi donna piuttosto che uomo; infine alcuni si accorgono che ciò che sembra impossibile da sopportare non è il proprio corpo ma il ruolo di genere.

Ognuno con la propria storia, ognuno con i propri vissuti, ognuno in un nuovo legame di transfert esistenziale e controtransfert di accettazione ed amore. Nella relazione terapeutica devono schiudersi possibilità relazionali per cui in ogni altra relazione l’altro potrà comprendere che è necessario accogliere nel discorso dei soggetti quei nuovi significanti che emergono trans gender, etc – affinché possano trovare una via per declinarsi in un modo singolare, possibile per ciascun soggetto, al di là di nuove etichette. La specificità della

psicoanalisi verso la sessualità consente il diniego di considerarla una

“funzione” a sé; ritenendola parte integrante della persona. Ciò testimonia la

maturità, considerando non solo gli aspetti descrittivi, fenomenici della sessualità, ma il grado di rapporto oggettuale che ciascuno riesce a stabilire con l’altro nella sua interezza.

Alcune persone si sentono impacciate quando incrociano della gente con inconvenzionali e differenti identità di genere. Solitamente queste non sono in grado di comprendere quanto possa essere difficile sentirsi diversi da tutti ed essere causa di situazioni imbarazzanti. Consapevolmente od

inconsapevolmente possono offendere i loro sentimenti e ferirle in molti modi. Questi individui che affrontano le sfide di orientamento di genere sono ulteriormente ridicolizzate, abusate e non socialmente benvenute o accettate da molte persone. In più, il fenomeno dilagante di frequentare transessuali come zona franca, ‘no man’s land’ senza Legge, dove non ci sono donne, ma non si corre il rischio di vedersi appiccicata l’insostenibile etichetta‘gay’.

In Italia più che mai subiamo l’eclissi dell’Altro strutturale, una legge in via di evaporazione che ha lasciato spazio al “godi” generalizzato di cui parla Lacan. Frequentare transessuali è divenuto dunque un tabù violabile, un infrazione tollerata, purché sia invisibile. Il messaggio è un “godi senza farti scoprire”. Insomma un’omosessualità mascherata da bisessualità, che consente però il “rispetto dell’eterosessualità”.

Per un individuo transgender può essere davvero dura ottenere rispetto ed accettazione da parte della società; solitamente le persone che affrontano questi problemi si possono sentire a disagio con la propria identità di genere, ecco perché lui o lei potrebbero identificarsi con il sesso opposto. La disforia di identità di genere può anche danneggiare la vita sociale di una persona se non si riesce a venirne a capo. Le persone transgender sono a disagio con il proprio ruolo assegnatogli dalla società. Si sono interessati di

Transessualità molti scienziati che hanno fatto la storia della psichiatria: Friedereich, Esquirol, Westphal, Havelock Hellis. Possiamo citare la Trasmutatio Sexus di Kraft-Ebing ed anche la Psychopatia Transsexualis di Cauldwell.

Agli inizi degli anni ’60, H. Benjamin con il suo trattato Il Fenomeno

Transessuale, fu il primo ad usare il termine Transessualismo per definire e classificare una sindrome da non confondere con le parafilie; ma solo alla fine

degli anni ’70 iniziano lavori scientifici più attenti con Hamburger e Coll., che

descrivono la trasformazione in Cristine del marine George Jorgensen. La Millot afferma che il sintomo transessuale, stricto sensu (convinzione e domanda di trasformazione), corrisponderebbe al tentativo di supplire alla carenza del Nome-del-Padre (uno dei più importanti filoni di di ricerca di J. Lacan) ovvero alla mancanza del significante del Nome-del-Padre, che nella

struttura significante inconscia del soggetto rappresenta la funzione paterna. Tale assenza di significante, determina una carenza di possibilità identificatoria del figlio rispetto al padre, che si traduce nell’inconsistenza

immaginaria della virilità, e nella necessità di porre un limite, un punto fermo, d’istituire una sospensione della funzione fallica.

Transessualità funziona come suppletivo del Nome-del-Padre in quanto il soggetto transessuale mira ad incarnare la donna. Non una donna, nel senso del “non tutta”, il che implica che nessuna donna è tutta, interamente donna, che nessuna può valere per tutte, giacché la posizione del transessuale consiste nel volersi tutta donna, tutta intera, più donna delle altre e che le

vale tutte.

Stoller vede il Transessualismo come una identità di genere femminile in un maschio irreversibile determinata da un particolare insieme di dinamiche familiari. Il bambino viene “femminilizzato” all’interno di una costellazione

familiare patologica e non riesce mai ad acquisire un’identità maschile.

Aspetto molto importante è che il Transessuale di Stoller, sostanzialmente, non è patologico ma anzi libero da conflitti; potremmo

considerare Stoller, proprio per questo, una sorta di spartiacque fra la realtà del transessuale e la visione clinica.

I miei studi partono da questo aspetto, per superarlo in modo direi psicopedagogico: “La persona Transessuale parte da un esigenza di tipo

personalistico che affonda le sue radici nella constatazione della assoluta necessità di superare le differenze di genere, le diseguaglianze e soprattutto

restituire equità di significato nella coppia in ottica sociale ed umana, per cui

è il maschile che tenta attraverso il proprio femminile di risarcire in senso psicoanalitico il tessuto sociale. L’uomo che sceglie di essere

donna lo fa perché sente la profonda ingiustizia della posizione maschile in un ottica sistemico-relazionale, mentre la donna che sceglie di essere

uomo tenta un’accelerazione di eguaglianza identitaria.

A mio avviso, sono davvero pochi i casi di “nascita in un corpo sbagliato, per una stretta definizione della posizione transessuale, che non comporta necessariamente la convinzione d’essere donna prigioniera in un corpo d’uomo e viceversa, ma, si basa sulla deliberata volontà di lavorare per conformare il corpo alle personali convinzioni esistenziali.

In sostanza vado oltre il pensiero di Lacan per cui la Femmina con la F maiuscola, non esisterebbe e delineo un’idea transessuale che vive in funzione dell’esistenza di tale ideale sia al maschile che al Femminile, possibile solo attraverso il superamento delle barriere di genere ed il successivo tentativo di ricerca del miglior altro possibile in sé.

Propendo per la cosiddetta NORMALITÀ DELLA TRANSESSUALITÀ, proprio in rapporto a questa necessità esistenziale di affrancarsi da una assoluta insufficienza di significati e dalla mitizzazione del maschile o del femminile, per cui la possibilità transessuale accampa diritti d’esistere in uno scenario

caratterizzato da nuove geometrie della mente, per cui non parlerei più di disturbi ma di PERCORSI DELL’IDENTITÀ DI GENERE.

Per concludere sono a metà d’accordo con Stoller, quando distingue l’identità sessuale dall’identità di genere poiché il transessuale ci dimostra invece

come si possa essere o non essere in accordo con l’identità sessuale, per cui le due identità possono sovrapporsi o distanziarsi, in un’ottica dinamica oscillante ora verso il distacco ora verso la ricerca dell’oggetto, dove per oggetto non s’intende quello sessuale ma la speranza (della relazione con l’altro e con se stessi).

Relazione che passa attraverso la fisica e la chimica della relazione in un ottica squisitamente bioenergetica, dove la polarita fisico-chimica del

soggetto maschile

Subisce dei veri e propri sconvolgimenti con situazioni disparate rispetto alla normali fisiologiche polarità toracica + e pubica che portano alla condizione di eterosessualità per cui il soggetto sceglie una meta sessuale femminile complementare dove il soggetto maschile nutre quello femminile da un punto di vista sessuale bioenergetico nelle aree alte toraciche, nutrimento soprattutto affettivo, spirituale:

polarità toracica +/-, +/–, +/—, con scompenso in negativo, più o meno spiccato dell’energia fisico-chimica maschile che necessità di risarcimento da parte di identica energia sessuale maschile, per cui il soggetto (transgender, bisessuale, omosessuale) cerca una meta sessuale maschile ricompensante;

polarità pubica -/+, -/++,-/+++, con scompenso in positivo, più o meno spiccato dell’energia fisico-chimica maschile che necessità di restituire l’energia sessuale maschile pubica in eccesso, per cui il soggetto

(transgender, bisessuale, omosessuale) cerca una meta sessuale maschile da ricompensare e qualora non riesce a compiere tale scelta sessuale, nella coppia o nella relazione col femminile assume atteggiamenti di sudditanza (ruolo passivo).

Mentre la polarita fisico-chimica del soggetto femminile

Subisce altri sconvolgimenti con situazioni disparate rispetto alla normali fisiologiche polarità toracica e pubica + che portano alla condizione di eterosessualità per cui il soggetto sceglie una meta sessuale maschile complementare, dove il soggetto femminile nutre quello maschile da un punto di vista sessuale bioenergetico nelle aree basse pubiche (vedasi il linguaggio corrente che spesso riferisce di uomini dai bassi istinti):

polarità toracica -/+, -/++,-/+++, con scompenso in positivo, più o meno spiccato dell’energia fisico-chimica femminile che necessità di restituire l’energia sessuale femminile pubica in eccesso, per cui il soggetto (transgender, bisessuale, omosessuale) cerca una meta sessuale femminile da ricompensare e qualora non riesce a compiere tale scelta sessuale, nella coppia o nella relazione col maschile assume atteggiamenti di dominanza (ruolo attivo)..

polarità pubica +/-, +/–, +/—, con scompenso in negativo, più o meno spiccato dell’energia fisico-chimica femminile che necessità di

risarcimento da parte di identica energia sessuale femminile, per cui il soggetto (transgender, bisessuale, omosessuale) cerca una meta sessuale femminile ricompensante.

Probabilmente è proprio questa oscillazione che potrebbe salvare l’essere umano dal degrado e, malgrado tutte le difficoltà nel sopportare il perturbante di questa condizione, di cui la cosiddetta disforia di genere nell’età evolutiva è

solo una parte del tutto, restituirgli senso, dignità ed umanità ovvero capacità di apertura e tolleranza dell’intimità.”

Open gender come soluzione anche per la risoluzione dei conflitti Maschile-

Femminile sia intrapersonali che interpersonali e come salto di qualità per far assurgere la Psicosessuologia a Scienza Complessa ed articolata, distaccandosi da certi convincimenti che possa esser definibile come la Scienza della camera da letto, con focalizzazioni rivolte non più solo alla mera sessualità, ma bensi a tutto lo studio approfondito della psicobiosociologia umana, dove alle pulsioni corrispondono movimenti emozionali, acquisizioni culturali, pressioni sociali e le costruzioni identitarie assumono un ruolo rilevante in un’ottica dinamica e di apertura alle continue evoluzioni di genere.

Prof. Antonio Lera

(Docente di Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione – Università degli Studi de L’Aquila)

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