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” MONTAGNE IN MOVIMENTO ” DI VALTER MARCONE

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Redazione-  Il lungo periodo di lockdown per difendersi dal contagio da Covid 19 ha invertito una tendenza che sembrava irrefrenabile. O meglio ha fatto comparire alla mente e anche in concreto in molti casi la possibilità di abbandonare le città della collina e della costa , in Abruzzo per esempio , per trasferirsi nei centri montani interni dell’Appennino . Una montagna questa che dividendo la lunga striscia di terra che dalla Lombardia va alla Calabria su due versanti bagnati da due mari ha rappresentato la spina dorsale di un territorio che è riuscito ad assicurare nei secoli il sostentamento a milioni di persone ivi residenti. Chiaramente in una economia agro pastorale e volte al limite della sussistenza per migliaia di famiglie contadine che a periodi ricorrenti hanno trovato un’alternativa nell’emigrazione a volte interna nella campagna romana, a volte nei paesi europei e più massicciamente in quelli delle Americhe. Un fenomeno che dopo la grande emigrazione interna dal sud al nord sembra essersi attenuato o meglio stabilizzato ,dando vita ad un altro fenomeno quello dello spopolamento delle aree interne delle regioni appenniniche fino a questo attuale fenomeno , che riguarda il paese intero , ovvero quello dell’inverno demografico .

Solo qualche cifra in generale. Nel primo quadrimestre del 2023 le nascite sono scese dell’1,1% rispetto allo stesso periodo del 2022 segnando 117.857 nuovi nati a fronte dei 119.185 del primo quadrimestre dello scorso anno, con una differenza di 1.328 nascite. L’allarme riguarda tutti paesi del mondo la cui popolazione (siamo più di 8 miliardi) «presumibilmente tra circa tre decenni diminuirà», perché «tre fattori chiave stanno cambiando radicalmente la struttura della nostra popolazione: l’urbanizzazione, il tasso di natalità e l’invecchiamento». In questo contesto, l’Italia è in coda sia a livello planetario, sia a livello europeo.

Questo fenomeno appunto della esiguità delle nascite trova un maggiore riscontro nei paesi dell’entroterra appenninico che da decenni ha cominciato a soffrire di uno spopolamento endemico. E’ il caso dell’Abruzzo che dalla fine dell’Ottocento ha una forte dipendenza dai territori confinanti sia come accennavo per le migrazioni stagionali dei braccianti agricoli , nell’Agro romano, nelle Puglie, nella Maremma ed anche in Basilicata, sia per la tradizione della pastorizia transumante. Inoltre esiste una grande differenza all’interno della regione stessa in termini di uso del territorio per esempio ai fini agricoli : mezzadria nel teramano , imprese familiari nel Fucino prosciugato, ,economia della montagna aquilana e chietina .

Nel corso dell’Ottocento , progressivamente i poli d‟attrazione della regione divengono Roma e l’Adriatico: poli indubbiamente divergenti che certamente non concorrono ad una economia uniforme .Ancora ai primi del Novecento, i capoluoghi di provincia si equivalgono in grandezza, contando solo tra i venti e i venticinquemila abitanti.

L’iter di spopolamento è iniziato da anni, con un movimento costante in atto. Di svuotamento dei piccoli comuni, soprattutto montani o a vocazione agricola. Le scuole chiudono per mancanza di bambini; le banche spostano gli sportelli; il trasporto pubblico è problematico, quando non inesistente ; la distanza da ospedali e luoghi di cura sempre più poveri anche loro di per se stessi di prestazioni ; la soppressione dei piccoli tribunali; le difficoltà delle ricostruzioni in caso di eventi sismici come per esempio quello di Amatrice .Insomma una serie di negatività che per quanto si voglia essere ottimisti i pesano negativamente sull’ago della bilancia della possibilità di vivere in questi territori .

Tra vent’anni in Abruzzo potrebbero abitare 100mila persone in meno, sempre più anziane. Una pressione enorme per il welfare locale. In una regione dove oltre l’80% dei comuni ha meno di cinquemila abitanti, per garantire i servizi è essenziale individuare bacini territoriali omogenei.

Infatti come scrive openpolis.it : “Lo spopolamento che colpirà l’Abruzzo nei prossimi venti anni potrebbe avere proporzioni quasi doppie rispetto a quello che investirà il paese nel suo complesso. Parliamo di 100mila persone in meno nella regione, un calo vicino al 9% e che in alcuni comuni potrebbe superare il 20%. Tra questi Sulmona, che entro il 2042 potrebbe perdere un abitante su 4 (-25,4%), Montorio al Vomano (-22,5%), Trasacco (-21,5%).

Con l’eccezione dell’Aquila, che nelle stime di Istat potrebbe accrescere la propria popolazione (+2,3% di abitanti nel 2042), tutti gli altri capoluoghi vedranno il segno meno rispetto a oggi, dal calo più contenuto di Pescara (-3,9%) a quelli più consistenti di Teramo (-12,4%) e Chieti (-12,5%).” (1)

La prospettiva offerta dal lockdown di tornare alle origini sembrava essere una prospettiva vitale tanto che i piccoli comuni hanno cominciato ad invocare «una politica nazionale, per il sistema locale». L’Anci ha stilato un’ “agenda del controesodo” per invertire il flusso delle partenze e portare nuove famiglie in quelle aree non urbane, comuni interni, periferici, rurali, di piccole dimensioni demografiche – che però, a fronte dei disagi possono offrire qualità della vita e diventare motivo di attrazione.. In realtà però da allora , sono passati quasi quattro anni ci sono solo avvisaglie per così dire determinate dalla buona volontà di alcuni gruppi di cittadini che hanno inaugurato modalità di coesistenza nei piccoli comuni in modo da attrarre nuovi residenti.

Su queste pagine ho già parlato di alcuni esperimenti come quello di nove borghi contro lo spopolamento. Una iniziativa descritta così da Daria De Laurentis nel 2018 su Il Centro : “Nasce in Abruzzo la Rete dei borghi, progetto che mette insieme nove cooperative di comunità per contrastare lo spopolamento dei piccoli centri delle aree interne e rispondere ai bisogni di chi vi resta e di chi vuol tornare. Una sorta di “seconda vita” dei paesi che, flagellati dal terremoto, dalla crisi o dallo spopolamento, possono rinascere grazie ad una rete fatta di persone creative e volenterose.

Sono 9 i piccoli centri che hanno aderito al progetto di Confcooperative Abruzzo, supportato da Confcooperative nazionale e da Fondosviluppo Confoccoperative. Si va dal più piccolo nucleo di montagna, Santo Stefano di Sessanio con 113 anime, al paesotto di 4.122 abitanti: Tollo, dove la terra stessa ispira a coalizzarsi e a fare squadra, data la fitta rete di cantine sociali e vitigni a perdita d’occhio. Gli altri borghi sono Anversa degli Abruzzi (340 abitanti); Prezza (952); Fontecchio (357); Collelongo (1.196); Pizzoferrato (1.103); Barrea (713) e Pescasseroli (2.212). L’epicentro della partecipazione attiva è Anversa degli Abruzzi dove in contemporanea una folta delegazione delle comunità dei borghi di Anversa, Prezza, Fontecchio e Santo Stefano di Sessanio costituirà una cooperativa di comunità per ciascun singolo borgo. A distanza di qualche ora e di pochi chilometri faranno la stessa cosa i cittadini di Collelongo e Tollo. Sei cooperative di comunità costituite nello stesso giorno a cui si aggiungono quelle già operative di Pescasseroli, Pizzoferrato e Barrea.”(2)

Una realtà dunque negativa che si tenta di arginare nelle sue conseguenze più drammatiche sulla quale ci induce a riflettere un film che va assolutamente visto. Si tratta di “Un mondo a parte”di Riccardo Milani con Virginia Raffaele e Antonio Albanese .

Il film racconta il trasferimento del maestro elementare Michele Cortese che per quaranta anni ha insegnato a Roma in una scuola composta da un’unica puriclasse ( alunni da 7 a 10 anni) in un paese del Parco Nazionale d’Abruzzo. Il maestro un poco spaesato viene aiutato dalla vicepreside e dagli alunni a trovare in quella dimensione diversa dai luoghi del suo precedente impegno professionale un suo ruolo . Improvvisamente però arriva la notizia che la scuola sarà chiusa per mancanza di alunni . Comincia una corsa contro il tempo per evitarne la chiusura.

E dal film alla realtà il passo è breve . Le cifre in questo senso per l’Abruzzo sono allarmanti. Frequenteranno le scuole nell’anno scolastico 2024-25 in 160.417 con 2.849 presenze in meno rispetto all’anno scolastico 2023-24.Ci saranno 968 alunni in meno nella provincia di Terano ( 645 solo per la città di Teramo); 762 in meno per Pescara; 515 per l’Aquila. Con un dato relativamente positivo ossia quello relativo alla dotazione organica degli insegnanti con 14.460 posti di diritto.

Un film dunque che solleva un dibattito non solo sul futuro della scuola ma anche sul modo di concepire la tutela delle aree montane ma soprattutto sul destino della montagna . Milani, come già aveva fatto in altri film, non narra una montagna rassegnata allo spopolamento ma la voglia di un intero paese di invertire la tendenza allo spopolamento.

Ed è quello che accade nella realtà per esempio a Gagliano Aterno, un paese della provincia di L’Aquila.

Un paese all’interno del Parco Regionale Sirente Velino, tra le prime Green Community d’Italia. Con circa 200 abitanti effettivi, 254 residenti ufficiali. Uno spopolamento abissale tenuto conto che nel passato il paese è arrivato anche a 2000 residenti. Ora il ripopolamento con il ritorno anche di persone di origine di Gagliano sembra far ben sperare proprio per la realizzazione di quel “nuovo terreno di incontri “ con una commistione di modelli culturali e messa in comune di idee per nuovi modelli di vita tra cui un nuovo modo di abitare gli spazi ormai diventati vuoti conta molto perchè è il nuovo modo di imprimere un’impronta nel territorio. Ancora una volta la sequela del nominare , segnare , costruire e abitare torna a far capolino in queste terre dove da sempre l’abitare è il risultato di più azioni a partire da quela fondamentale di modifica del paesaggio con l’incontro o lo scontro con la natura.

Tutto attraverso un progetto, finanziato dalla Regione Abruzzo e dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che nasce da un confronto tra alcuni giovani ricercatori di MIM – Montagne in Movimento in occasione di un bando svolto dall’Associazione Spazio Pieno, con l’obiettivo comune di attivare i cambiamenti giusti per far sì che i paesi di montagna tornino a popolarsi. Convinti che i territori montani rappresentino dei modelli di sviluppo sostenibili, innovativi e partecipati, nasce nel tentativo di trovare una risposta alla domanda: quale futuro per i giovani delle aree interne?(3)

Su Gagliano Aterno è stato realizzato anche un docufilm che mette in evidenza i temi del ripopolamento delle aree interne del nostro Paese, l’innovazione ambientale, sociale ed economici. Temi cruciali che vengono toccati, evidenziando il ruolo fondamentale delle Comunità energetiche in questo contesto.

Ma soprattutto un documento che illustra un esperimento chiamato tecnicamente CER .

La Cer (Comunità energetica rinnovabile) non è altro che un gruppo di persone che si organizzano per produrre e condividere localmente l’energia prodotta da fonti rinnovabili. Un sistema sostenibile che gode di incentivi Ue e consente alla collettività di gestire in autonomia il patrimonio energetico.

La direttiva RED dell’Unione europea specifica i diritti e doveri delle CER come entità giuridiche riconosciute, ma anche il ruolo che queste sono chiamate a svolgere all’interno della visione europea di transizione.

Tali comunità hanno diritto di produrre, consumare, immagazzinare e vendere l’energia rinnovabile; possono scambiare l’energia prodotta e accedere a tutti i mercati dell’energia elettrica, direttamente o come aggregazioni; sono aperte a tutti i consumatori, soprattutto a famiglie con basso reddito o soggetti vulnerabili; beneficiano di procedure eque (proporzionate e trasparenti) e gli oneri di rete debbono tener conto dei costi sostenuti e garantiti sulla base di un’attenta analisi costi-benefici a cura delle autorità nazionali competenti.(4)

Un esperimento a cui a breve aderiranno altri comuni di quel comprensorio come Raiano, Castel di Ieri, Secinaro , Molina .

Montagne in movimento dunque per affrontare problemi che vengono da un passato non molto lontano, da problemi che non hanno trovato soluzione , da un mondo in completa trasformazione che non è riuscito nella transizione a creare le premesse per un nuovo futuro. O si ? La speranza è quella : che le esperienze di cui ho riferito e che ho tratto da varie fonti del web che sottolineo hanno puntualizzato meritoriamente molti aspetti del fenomeno dello spopolamento della montagna e in particolare della montagna abruzzese ,possano avere un seguito allargando una sfera di azione vitale che è quella di un modo di ripartire immersi nel passato ma proiettati nel futuro. Un futuro che potrebbe essere stratosferico.

(1)https://www.openpolis.it/nellabruzzo-in-spopolamento-serve-un-nuovo-approccio-ai-bisogni-del-territorio/

(2)https://www.ilcentro.it/pescara/da-santo-stefano-a-pizzoferrato-9-borghi-contro-lo-spopolamento-1.186386

(3)https://www.montagneinmovimento.it/mim-gagliano-aterno

(4)https://www.tgcom24.mediaset.it/e-planet/gagliano-aterno-il-borgo-che-rinasce-grazie-all-energia-green_76447589-202402k.shtml

Questi alcuni saggi sul fenomeno dello spopolamento : ALMAGIÀ R., “Osservazioni sul fenomeno della diminuzione della popolazione in alcune parti dell’Abruzzo”, Atti dell’XI Congresso Geografico Italiano, Napoli, Giannini, 1930, vol. II, pp. 188-194.

ALMAGIÀ R., “Lo spopolamento montano nell’Appennino abruzzese-laziale: sguardo geografico-economico e note riassuntive”, Studi e monografie dell’Istituto nazionale di economia agraria, 1937, 16, pp. IX-LIX

APREA M., Alle origini dell’emigrazione abruzzese, Milano, Franco Angeli, 1987.

GASPERINETTI P., “La «Via degli Abruzzi» e le attività commerciali di Aquila e Sulmona nei secoli XIII-XV”, Bullettino della Deputazione di Storia Patria negli Abruzzi,  1964-1966, LIV-LVI, pp. 5-24.

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