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MATHIAS BURATTO E I SUOI RACCONTI DELLA “LOST GENEARTION” – (PRIMO EPISODIO)

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Redazione- Mathias Buratto, scrittore e poeta, membro attivo e sostenitore dell’attività culturale nella sua città natale, Trieste. Da sempre appassionato dei Grandi Classici della letteratura italiana e straniera, con particolare riguardo per la lost generation. Alcune delle sue poesie sono state pubblicate su raccolte dedicate ai poeti contemporanei, fruibili anche online, una delle quali scelta e recitata dal maestro Alessandro Quasimodo. Ha da poco terminato un nuovo romanzo, al momento in attesa di pubblicazione

Sinossi

I giorni passano e si rincorrono l’uno con l’altro senza posa. Ci sono momenti che sembrano scanditi dalla sola monotonia del tempo, quando esistere e sopravvivere diventano trama e odissea della stessa storia. Altri, invece, anelano a quei fugaci istanti di libertà capaci di donare alla vita la più preziosa accezione. Questa è la storia del momento in cui la vita di Karl cambiò per sempre.

Cap. I

La vita si potrebbe riassumere sempre più fino a farla diventare un insieme di poche parole: alcune scritte, altre dette a fil di voce per imbarazzo, e altre ancora fin da subito cancellate per un ingenuo timore di bambino. E sono proprio le parole taciute perfino a se stessi che ben presto diventano le lettere che non abbiamo mai scritto; insolite pagine bianche di un diario per troppo tempo dimenticato nel cassetto. Appunti, a volte semplici note lasciate tra le pagine di un libro che in un tempo e in un luogo abbiamo amato.

Del resto, com’è possibile oltrepassare i confini del tempo con le semplici parole?

Sparse tra i tanti cassetti di una grande scrivania regimental, secondo un inaspettato disordine di forma, erano ammassate pagine e pagine di carta ingiallita dal tempo e dalla vita. Pagine dove il rammarico era il solo filo conduttore; parole che, riga dopo riga, facevano sbiadire il proprio cuore d’inchiostro pur di allontanare l’implicito desiderio di ciò che non osavano più nemmeno sperare. Ecco che i sogni e le più segrete speranze di un ragazzo erano lì, alla facile mercé di chiunque serbasse nel proprio cuore un minimo interesse. Tuttavia, fino a quel momento erano soltanto fogli qualunque, insulsi pezzi di carta scarabocchiata senza il minimo significato. Lontani ricordi spogliati dal proprio valore affettivo e ridotti a semplici parti di un puzzle che nessuno avrebbe mai perso tempo a comporre. A una rapida occhiata, profusa di noncuranza collettiva, erano solo pagine non dissimili da tante altre e non promettevano nulla di speciale. Non era riportato un testo poetico o la trama di una storia indimenticabile; in quelle righe obliate dal mondo vi era racchiusa la silloge di tutta la vita di Karl, un uomo anziano e disilluso dal tempo, e se non dal tempo in sé, senza alcun dubbio lo era dagli affetti.

Il suo cuore, benché avesse conosciuto sussulti di ogni forma, indugiava ancora perso e talvolta rapito tra insoliti ricordi e più sopite speranze, quali frammenti di una vita che per troppo tempo gli era stata negata. E malgrado l’età, o proprio a causa di essa, i rimpianti non lo lasciavano dormire dacché rivolti a un passato già troppo lontano per sperare di riuscire in qualche modo a ripeterlo, ma non abbastanza vicino da illuderlo di avere ancora una possibilità.

Per Karl la vita non aveva in serbo più nulla: era un monotono susseguirsi di giorni tutti troppo uguali per riuscire in qualche modo a discernere ieri da oggi. Non più fragili promesse di nuovo a destarlo con il sole del mattino, e nemmeno le più inaspettate illusioni (speranze a dire il vero) che il giorno seguente potesse portare con sé qualcosa di straordinario. La vita di Karl non aveva nulla di speciale, o per dirlo con parole sue: “Niente da cui non valesse la pena separarsene.”

Era un uomo disilluso? Sì, senza dubbio.

Cinico? Forse un po’.

Si conformava alle idee più imperscrutabili del nichilismo? No di certo, il suo cuore non glielo avrebbe mai permesso.

Tracciare i confini emotivi di Karl entro i quali si dibatteva fiero il suo carattere era tutt’altro che facile. Forse, però, a nessuno, e a lui men che meno, era mai davvero importato.

«Io sono un uomo», diceva sempre più spesso, «faccio vedere al mondo il mio lato peggiore e non mi importa affatto di cosa pensino gli altri, almeno così nessuno si approfitterà di me. E non voglio nemmeno piacere alla gente», ribadiva con ferma intenzione a chiunque cercasse di dissuaderlo, «e men che meno posso accettare che la gente mi piaccia.»

Ma il sole che a sua insaputa stava sorgendo in seno all’aurora era prossimo a portare con sé qualcosa di nuovo, il lato più incerto e concreto di quella promessa che l’uomo aveva atteso in ogni giorno della sua vita senza mai perdere la speranza, o quasi. A dire il vero, Karl si era arreso diversi anni prima, ma a voler essere più precisi la sua resa era sempre stata una mera veste esteriore, nient’altro che un facile espediente per rinnegare i propri sogni nel caso in cui fossero rimasti tali per troppo tempo ancora. La vita, nella sua eterna circonlocuzione di significato, non era mai riuscita in verità a smentirlo, e questo perché aveva imparato a non ascoltare più il cuore e i suoi inutili sussulti, quei fragili attimi di follia dove tutto sembrava ammantarsi di realtà. Karl si dibatteva in una logica risoluta ed essenziale; era meticoloso fino allo stremo, non sgarrava mai, non cedeva al fascino di comode illusioni, e più di ogni altra cosa non sognava mai a occhi aperti. Tutto ciò che esulava dai suoi principi si perdeva nel costrutto logico di una mente fin troppo affine alla teatralità della vita.

Dopotutto, perpetrare la speranza fino alla più cieca illusione non è tipico delle persone anziane.

«Noi siamo la ragione», sosteneva con solenne veracità, «siamo l’esperienza, siamo la prova che la vita non è fatta di sogni o di futili desideri da sempre così vani e privi di significato. Perché pregare, perché perdere tempo a illudersi di un lieto fine? Non è un mistero che veniamo al mondo piangendo.»

Ma quel sole che sorgeva timido a est non era d’accordo con lui. Già, forse il carro di fuoco trainato da Apollo non dava seguito a emozioni così futili e umane, ma qualcosa, o per meglio dire qualcuno, già indugiava impaziente pur di farlo ricredere e per donargli infine quel fugace attimo d’eternità a cui, in gran segreto, lo stesso Karl anelava.

Ma questo è il passato, una semplice digressione su un uomo che non ha mai perso il tempo di un solo secondo a riflettere sulle occasioni mancate. Quindi, e senza ulteriori indugi, lasciamo la facile certezza di ieri per tornare al presente, già pronti a pagare il tributo all’ineffabile varietà in cui la vita ci tiene tutti aggiogati ai suoi tanti capricci.

Come già saprete, ci sono diversi treni che uniscono Venezia con la terraferma, altrimenti imperscrutabile come sogni ascosti alla luce del giorno. Ma così come non tutto può essere compreso, allora quel tutto può mutare in nuova forma e diversa sostanza; e il divenire, da sempre ascritto alla vita, nasce e muore nello stesso attimo rubato agli occhi degli dèi.

Per il prossimo capitolo, arrivederci a venerdì 15 luglio.

Commenti

commenti

4 Commenti
  1. Luisa dice

    Molto bello… magico!

  2. Maria dice

    Sono curioso di leggere il seguito, le premesse ci sono tutte! A venerdì manca poco…

  3. Gioia dice

    Ho appena cominciato a leggere e ho già tre capitoli… un crescendo di emozione, davvero ben fatto, ben dosato e tempi narrativi ineccepibili. Per il momento è perfetto.

  4. Gioia dice

    Ho appena iniziato e già mi sta emozionando… tempo narrativo perfetti, ritmo ed emozioni. Mi sembra perfetto