” L’URGENZA APPASSIONATA DELL’ADESSO ” – DI VALTER MARCONE
Redazione- C’è un’espressione molto bella, anzi quasi affascinante che dice: “I have a dream”, io ho un sogno e racconta una storia antica ma anche contemporanea. Fu pronunciata cinquantasei anni fa da Martin Luther King come auspicio e speranza contro le discriminazioni razziali dei neri d’America che purtroppo non trova ancora il suo pieno compimento non solo in America ma in tutto il mondo. Era il 28 agosto 1963. Un tempo lontanissimo. Un discorso pronunciato al termine della marcia per i diritti civili che si era svolta a Washington davanti al Lincoln Memorial, il luogo che ricorda il presidente che abolì la schiavitù ponendo la prima pietra per l’emancipazione dei neri. Ricordava in quel discorso Martin Luther King: “… cento anni dopo, il negro ancora non è libero; cento anni dopo, la vita del negro è ancora purtroppo paralizzata dai ceppi della segregazione e dalle catene della discriminazione; cento anni dopo, il negro ancora vive su un’isola di povertà solitaria in un vasto oceano di prosperità materiale; cento anni dopo il negro langue ancora ai margini della società americana e si trova esiliato nella sua stessa terra. Per questo siamo venuti qui, oggi, per rappresentare la nostra condizione vergognosa….” Anche se non è la condizione del nero vergognosa ma è una intera società che deve vergognarsi di aver posto dei “ceppi” così stringenti e così tanto da estendere quelle discriminazioni ad altre minoranze siano esse definite per razza, usi, costumi, inclinazioni naturali ,idee. E continuava King: “… Siamo anche venuti in questo santuario per ricordare all’America l’urgenza appassionata dell’adesso. Questo non è il momento in cui ci si possa permettere che le cose si raffreddino o che si trangugi il tranquillante del gradualismo. Questo è il momento di realizzare le promesse della democrazia; questo è il momento di levarsi dall’oscura e desolata valle della segregazione al sentiero radioso della giustizia …“.
L’urgenza appassionata dell’ adesso diceva King , un adesso che è rimasto tale malgrado si sia fatto qualche passo in avanti tanto che : “… No, non siamo ancora soddisfatti, e non lo saremo finché la giustizia non scorrerà come l’acqua e il diritto come un fiume possente. Non ha dimenticato che alcuni di voi sono giunti qui dopo enormi prove e tribolazioni. Alcuni di voi sono venuti appena usciti dalle anguste celle di un carcere. Alcuni di voi sono venuti da zone in cui la domanda di libertà ci ha lasciato percossi dalle tempeste della persecuzione e intontiti dalle raffiche della brutalità della polizia…”.
Ho ricordato una parte di questo discorso di Martin Luther King perchè sono ancora parole di un fascino formidabile , un discorso da leggere per intero, (1) che rivelano la loro potenzialità non solo nei confronti della discriminazione razziale ma anche nei confronti di fenomeni come il rifiuto dell’accoglienza dei migranti nel nostro paese e nell’intera Europa e delle particolari implicazioni per esempio della ricerca della pace in scenari geopolitici come quello alle porte d’Europa con il conflitto Russia-Ucraina e nel Medio oriente con la guerra tra Israele ,i palestinesi , l’Iran e gli Herbollah del Libano fino alle incursioni di Israele sulle postazioni militari della Siria,di cui ha occupoato anche le alture del Golan , dopo la fuga degli Assad.
Chissà se “I have a dream “che voleva cambiare il mondo riuscirà a cambiarlo davvero in una ordinata e produttiva coesistenza , almeno per quanto riguarda l’Europa , trasformando le pressioni migratorie dall’Africa settentrionale che incanalano flussi da tutto il continente e dall’Asia a causa dei cambiamenti climatici già in atto ma che tra 30-40 anni saranno la spinta per una forte pressione sull’Europa .
Ogni anno il Joint Research Center (Jrc) della Commissione Europea pubblica l’Atlante delle migrazioni con l’obiettivo di rendere partecipate le conoscenze in questo settore per politiche efficaci e responsabili in tema per esempio di accoglienza o concessione di asilo e per informare i cittadini europei dell’andamento di questi fenomeno che spesso desta preoccupazioni per tutte le implicazioni che comporta . Uno scenario mondiale che vede una cifra rilevante di migranti internazionali , oltre 281 milioni con un aumento del 62% dal 2000. Una crescita quasi del doppio rispetto alla crescita della popolazione mondiale. Con previsioni che potrebbero diventare catastrofiche proprio a causa di fenomeni come il cambiamento climatico ma anche le difficoltà di alimentazione e l’impoverimento. L’Unione Europea, con il 20% della popolazione migrante globale, ospita circa 55 milioni di migranti, sia per ragioni economiche come la ricerca di lavoro , sia come rifugiati, quindi chiedenti asilo . Nel 2023, l’UE ha registrato l’aumento relativo più alto nel numero di rifugiati, con un +183% rispetto al 24% in Africa e al 27% in Asia. Le stime disponibili dimostrano anche che i migranti irregolari rappresentano una esigua minoraanza rispetto a quelli che hanno regolari permessi di soggiorno.
La propaganda politica ed elettorale nel nostro paese come in altri dell’Europa tende a rappresentare il fenomeno dei clandestini come un pericolo e una minaccia . Ma non lo è affatto stando alle cifre sopra ricordate . Il problema dei clandestini viene agitata per focalizzare l’attenzione su questo fenomeno che preso , diversamente, nel giusto verso ,potrebbe rappresentare una risorsa specialmente in presenza di fenomeni come l’inverno demografico,la ricerca di addetti ad alcuni lavori per i quali scarseggia la manodopera e quindi garantire un sano equilibrio per esempio del settore pensionistico .
Questa Europa e la sua civiltà che trova i presupposti nel mondo antico e nell’alto Medioevo, nell’eredità dell’impero romano, nella Chiesa dei primi secoli, ,nelle invasioni barbariche ,nella formazione del sistema feudale e l’impero di Carlo Magno ,ha percorso un lungo cammino per arrivare dunque a “questa” Europa e alla “civiltà europea “.
Un percorso che ha visto tappe importanti due delle quali sono certamente quella di aver arginato, da una parte, l’invasione mussulmana dal sud e dall’altra aver favorito lo spostamento di popoli dal Nord e dall’Est. Con la conseguenza di una stabilità di rapporti tra Nord – Sud ed Est-Ovest e con un’altra fondamentale caratteristica la separazione del mondo laico da quello religioso.
Caratteristiche che hanno permesso al continente di trovare una stabilizzazione anche grazie alla fondamentale “ rivoluzione cittadina” tra l’XI e il XIII secolo. Una “stabilizzazione” sempre in movimento che per sette secoli ha visto vicende come l’organizzazione delle crociate e la formazione del primo nucleo degli Stati nazionali. Senza contare i secoli del cambiamento, quelli del Rinascimento, delle Riforme e della Controriforma, i conflitti religiosi e nazionali del Cinquecento fino alla guerra dei Trent’anni ,l’età liberale, la rivoluzione francese , quella industriale, l’imperialismo , i nazionalismi le due grandi guerre del secolo breve, il dissolvimento dell’Austria Ungheria e dell’impero ottomano.
Di fronte a questa storia oggi l’Unione europea si dibatte tra alcuni fenomeni che già accennavo . Primo di tutto l’inverno demografico : la bilancia infatti ha registrato una diminuzione di nascite del 5,5 per cento dal 2022 al 2023.Secondo i dati Eurostat, le nascite negli Stati membri dell’Ue sono diminuite da 3.879.509 nel 2022 a 3.665.142 nel 2023, anno in cui il tasso di natalità è stato il più basso negli ultimi dieci anni . Secondo fenomeno una crisi economica con una ripresa che vacilla caratterizzata da bassa domanda e forte inflazione, un rallentamento dovuta anche alla crisi dell’automotive, del cambiamento energetico, del rallentamento del motore industriale rappresentato dalle difficoltà , anche politiche nelle quali si trova la Germania. Terzo fenomeno il sovranismo che contrasta il ruolo dell’Unione e pretende un ritorno all’autonomia e all’indipendenza legislativa e governativa dei singoli paesi .
Una Europa che non riesce più a svolgere un suo ruolo e che sembra arroccarsi su posizioni di difesa.
Pensiamo per esempio al ruolo che avrebbe potuto svolgere nel conflitto Russia Ucraina e quindi nei confronti delle politiche di Vladimir Putin e delle sue idee per la grande Russia. Un ruolo di condivisione di alcuni aspetti non solo politici ma anche economici di una alleanza strategica come quella che comunque nei decenni scorsi è stata messa in atto proprio nei confronti del vicino euro-asiatico . Un ruolo che avrebbe potuto svolgere proprio come Unione diversamente da quanto accade oggi con una Unione che spesso fomenta proprio la guerra e in ordine sparso singoli governanti di paesi europei , quindi facenti parte di quella Unione , che hanno rapporti con la Russia di Putin. E ancora il ruolo che l’Europa potrebbe avere e ha avuto con il suo alleato , gli Stati Uniti d’America, all’interno del Patto atlantico e quindi delle politiche della Nato. Uno scenario , proprio in riferimento alla Nato che potrebbe cambiare drasticamente stando a quanto annuncia il neo eletto presidente statunitense Donald Trump che chiede un impegno finanziario dell’Unione all’interno della Nato per le spese militari pena il minacciato abbandono della stessa da parte degli Stati Uniti d’America . E quindi il ruolo che l’Europa vrebbe potuto avere e potrà avere nella corsa concorrenziale tra Cina e Stati Uniti d’America.
Un’Europa che tarda a mettere in atto, o chissà se le metterà mai in atto, alcune politiche delineate nei dossier compilati per esempio da Mario Draghi ed Enrico Letta.
Il primo sotto forma di rapporto presentato da Mario Draghi il 17 settembre 2024, al Parlamento Europeo parla del rapporto strategico sul futuro della competitività europea, commissionato dalla Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen. Offre un’analisi approfondita delle sfide economiche e geopolitiche che l’Europa deve affrontare per mantenere la sua rilevanza nel contesto globale, sempre più frammentato e in rapido mutamento. sulla competitività in Europa ha mappato le sfide affrontate dall’industria e dalle imprese europee. Il rapporto evidenzia inoltre l’urgenza di affrontare la transizione energetica, con la decarbonizzazione vista come un’enorme opportunità per stimolare l’innovazione e creare nuovi posti di lavoro
Al rapporto Draghi è seguita la relazione presentata da Enrico Letta sul rafforzamento del mercato interno dell’UE con particolare attenzione al sostegno di una transizione digitale e verde equa, alla sicurezza, alla promozione dell’occupazione, alla coesione e alla dimensione sociale. Il documento presentato, che incrocia lo sviluppo del Next Generation EU dopo il 2026 e le proposte del Rapporto Draghi, propone – tra le altre cose – di rafforzare politiche e risorse per la ricerca, innovazione e istruzione dentro il contesto dell’Unione.
Una Europa dunque che tradisce per molti aspetti la sua civiltà ,in cui si agitano singole nazionalità che proprio in riferimento all’accoglienza dei migranti non riescono a trovare una intesa e che anche in questo settore procedono in ordine sparso . Tanto che nel 2024 le norme sono andate nella direzione di: ridurre il numero dei richiedenti protezione internazionale. limitare l’accesso al territorio, contenendo i flussi verso la UE. accelerare le procedure di frontiera e, più in generale le procedure per la domanda di asilo. Una politica che trova nelle promesse elettorali dell’attuale coalizione politica al governo in Italia ulteriori restringimenti e la proposizione di un modello di controllo dei migranti attraverso un accordo firmato nel novembre 2023 tra il governo italiano e quello albanese che prevede che le persone migranti soccorse dalle autorità italiane nel Mar Mediterraneo non siano portate in un porto sicuro in Italia, ma in Albania. Con le note vicende giudiziarie che per il momento non ne hanno permesso l’attuazione. D’altra parte questa esternalizzazione ha proprio il dna europeo , basti pensare ai miliardi di euro pagati dall’Unione di volta in volta alla Libia, alla Turchia e alla Tunisia per fare da barriera ai flussi migratori .
Una strada all’opposto di quella che proprio nel nostro paese , per il problemi di decremento delle nascite, della scarsa manodopera in alcuni settori tipo agricoltura stagionale,potrebbe essere attuata,per esempio , ma poco o nulla se ne sa dal pacchetto “Competenze e talenti “ , adottato già dal 27 aprile 2023 dalla UE per far fronte alle attuali sfide demografiche e migratorie appunto in Europa . Una piattaforma che promuove una stretta cooperazione tra il settore dell’accoglienza e il mondo del lavoro, in modo da far progredire la migrazione di manodopera da Paesi terzi e per garantire che sia mirata al fabbisogno delle aziende in cerca di competenze specifiche. In altre parole il controllo ,la speri mentazione e l’implementazione di flussi regolari di migranti .
La legge Bossi-Fini, approvata nel 2002, regola le politiche migratorie in Italia ; ha sostituito la precedente Turco-Napolitano e ha introdotto misure restrittive per l’ingresso e la permanenza degli immigrati. In particolare, ha collegato strettamente il permesso di soggiorno alla stipula di un contratto di lavoro. I decreti flussi, invece, sono atti amministrativi annuali che determinano le quote massime di cittadini non comunitari ammessi per lavoro.
Action Aid però da anni denuncia il fallimento del sistema del decreto flussi anche con report , come per esempio “ Ero straniero. L’umanità che fa bene, promossa con associazioni quali A Buon Diritto, ActionAid, Asgi, Federazione Chiese Evangeliche Italiane (Fcei), Oxfam, Arci, Cnca, Cild, Fondazione Casa della carità “Angelo Abriani”. Dicono infatti queste associazioni : “ non è bastato, infatti, aumentare le quote, coinvolgere le associazioni datoriali, rivedere la programmazione dei flussi per sanare le falle, enormi, di un sistema, quello della legge Bossi-Fini, irrazionale e inutilmente complesso, che ostacola la possibilità di accedere legalmente in Italia per lavorare, obbligando al ricorso a canali illegali, e impedisce di fatto l’incontro tra domanda e offerta, lasciando moltissime aziende senza manodopera o costringendole a ricorrere al lavoro nero e precario, con grave danno per la crescita del paese e per la vita di lavoratrici e lavoratori …”(2)
“L’urgenza appassionata dell’adesso “ non si riferisce però in questa riflessione solo al problema dei migranti che come fenomeno potrebbe veramente cadere come un macigno sulla UE ma anche e soprattutto a due ulteriori scenari che sono indubbiamente di guerra : il primo tra Russia e Ucraina, il secondo tra Israele e palestinesi e quindi della ricerca di una pace indispensabile per cambiare radicalmente lo scenario sia alle porte d’Europa ma anche in Medio Oriente territori a cui l’Europa è altrettanto interessata.
Ora rispetto alla ricerca della pace il problema non è tanto quello di conseguire una pace ma è il modo in cui questa pace sarà conseguita in entrambi gli scenari . Perchè il problema è proprio qui: due guerre diverse, ma entrambe senza basi solide per una pace duratura, mentre l’incertezza globale cresce con le possibili politiche che il neo presidente degli Usa Donald Trump metterà in atto dopo il suo insediamento a gennaio 2025 ,alla luce del suo “ l’America prima di tutto”. E questo modo di arrivare alla pace interessa sommamente l’Europa. Perchè la UE è sicuramente un futuro obiettivo di Putin in un contesto che ha visto con la fuga di Bashar al-Assad dalla Siria e il ridimensionamento dell’Iran, una sconfitta delle politiche della Russia in quel territorio dove l’egemonia russa vuole ancora contare e si vedrà se sarà possibile e quando . Con un Putin ,dunque ,che nel frattempo conta invece sulle politiche trampiane di indebolimento dell’Europa che vede Francia e Germania in profonda crisi, una commissione europea dalla discutibile forza, alcune teste di ponte già operative come Ungheria e Slovacchia.
“L’urgenza appassionata dell’ adesso “ è dunque riflettere su questi aspetti di un cambiamento che potrebbe rivelarsi veramente la realizzazione di un sogno ma che potrebbe anche inclinare verso esiti negativi, contraddittori e deleteri soprattutto per l’Unione Europa che affronta in questo momento un percorso essenziale per la sopravvivenza della sua civiltà che per secoli è stato un punto di riferimento di quelli che definiamo i valori dell’Occidente.
(2)https://www.wired.it/article/bossi-fini-legge-decreto-flussi-governo/
