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IL LINGUAGGIO DEL MITO-DOTT.SSA MARIA RITA FERRI

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Redazione-Il mito, letteralmente parola a bocca socchiusa secondo greco muoo, è connesso con il mistero, letteralmente una parola evocata dal cavo del tornito; infatti il mito viene raccontato nella penombra, nella notte, vicino ad un fuoco, dinanzi al camino , nel bosco o dinanzi al mare.

Il mito racconta sempre una avventura ai limiti del mondo che è avvenuta in un tempo passato, finito e indefinito, in un luogo diverso dal mondo comune; quindi racconta di un eroe che ha compiuto un viaggio o una impresa straordinaria, in cui è incorso in incontri terribili, ha veduto cose meravigliose, infine ha scoperto un tesoro e ne ha riportato poteri magici, che successivamente ha distribuito al suo popolo.

L’eroe del mito costituisce un modello di identificazione per la comunità che ha avuto i suoi doni magici e diviene il principio di una genealogia regale, taumaturgica, indicatrice della via per l’altro mondo.Perciò il mito è la base culturale di ogni società.Il racconto del mito riporta al tempo e nello spazio lontano dell’avventura originaria; mette nella condizione di una rinascita nell’identità dell’eroe; così il mito unifica tutti quelli che lo ascoltano.Il tempo del mito è all’origine del mondo, è in sostanza il tempo della generazione del mondo e di una genealogia; un tempo rigorosamente passato.

Lo spazio del mito è ai confini del mondo conosciuto ed al limite dell’ignoto, dell’ombra; uno spazio diverso da quello della vita comune, infinito.Proprio per i caratteri del mito il linguaggio del racconto deve svolgersi in modo particolare; deve ripetere esattamente i caratteri della avventura per potere trasportare gli ascoltatori nella stessa avventura.

Così il mito è caratterizzato da un eloquio enfatico e da una prosodia che trascina, spesso serrata in versetti musicali, che assicurano un ordine certo; così il mito si stabilizza e diviene un rito.Il racconto del mito ripresenta modi di dire, epiteti, proverbi, metafore, che evocano l’immaginario e fanno rivivere l’esperienza originaria.

Il racconto si sviluppa in terza persona, come una memoria di testimone, con verbi al passato, avverbi e preposizioni che ne precisano i caratteri; con aggettivi qualificanti e con indicazioni di particolari che provocano fascino e ammirazione; con nomi altisonanti e emblematici.

Il mito evoca un immaginario straordinario e misterioso, una rivelazione di una visione che non può essere compiutamente descritta ma può solo essere indicata con allusioni e metafore per essere ri-vissuta e re-immaginata da ognuno ; così viene riattualizzata.Quindi il mito è nucleo di comunione sociale e fonte della storia.Perciò il mito non è una struttura compiuta del pensiero magico-immaginativo che si degrada nel racconto di fiaba e residua nel gioco .

Invece è vero il contrario, il mito è una forma evoluta del pensiero immaginativo, che inizia con il sogno e la rêverie, si sviluppa nel gioco e nella invenzione di fiaba; il mito ha inizio con la mimesis simbolica, con la musica, con la danza e la drammatizzazione; infine diviene raffigurazione nel teatro e nella poesia, nell’arte .

La struttura del mito costituisce pertanto un modello di comprensione comune, che può essere utilizzato per l’interpretazione

di ogni immaginazione .

Dott.ssa Maria Rita Ferri

Psicoterapeuta Psicoanalitico,

Formazione Psicoanalitica Post Lauream,

Spec. Psicoterapia Familiare.

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