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L’INCUBO EUROPEO: DALLA PROMESSA DEL BENESSERE ALL’INDIGENZA PIU’ FEROCE

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Redazione- Si moltiplicano i richiami al “senso di responsabilità” verso l’Ente sovrastatuale che a detta dei più ingenui e dei più ricchi svilupperebbe ancora, malgrado tutto, una funzione essenziale per il benessere del nostro Paese. Un dogma estremo che ha permeato, come una feroce patologia, il senso comune fino a portare milioni di cittadini a negare la possibilità di un altro modo di sviluppare il proprio sistema sociale finanche a stigmatizzare, ridicolizzare e criminalizzare tutti i perplessi che si spingono fuori dal gregge. Perfino molte delle formazioni di quella “Sinistra” che un tempo veniva giornalisticamente definita “radicale”, non riescono a trovare altre formule che non siano quelle della permanenza in un ginepraio finanzcapitalistico che ha letteralmente prodotto, su quella che era la quarta potenza mondiale (l’Italia), una macelleria sociale che oggi è chiara non solo ai precari e ai disoccupati che si moltiplicano, ai pensionati umiliati dopo una vita di stenti, ma a tutti noi in questa fase difficile nella quale scopriamo all’improvviso, che il taglio criminale e indiscriminato alla Sanità pubblica non è figlio di provvedimenti legislativi del cielo o di uno spirito trascendentale. Il celeberrimo decreto “Salva Italia” operato dal sicario della finanza europea e internazionale Mario Monti, ha prodotto un taglio di ben 30.000 posti letto pari a 8 miliardi di spesa sanitaria. Soffermiamoci sul nome del provvedimento. “Salvare” l’Italia da chi? O da cosa? Da parametri stabiliti dall’Unione Europea governata tout court dalla BCE, non dal popolo sovrano e dunque, dai suoi bisogni più essenziali. Nei Governi successivi, sono stati avallati tagli alla Sanità per 28,1 miliardi: 8,4 dal Governo Letta (Finanziaria 2014); 16,6 dal Governo Renzi (Finanziarie 2015, 2016 e 2017); 3,1 dal Governo Gentiloni (Finanziaria 2018). Dulcis in fundo, l’attuale Esecutivo Conte che ha operato tagli pari a 0,6 miliardi (Finanziaria 2019). Si è passati nel giro di pochi anni da 922 posti letto ogni 100.000 abitanti a 274. Se a tutto ciò aggiungiamo il Fiscal Compact e il pareggio di bilancio, otteniamo un quadro seppur parziale, comunque ben rappresentativo del mattatoio socio- economico di questa Entità fumosa e deleteria che ai suoi esordi sembrava aver salvato i popoli dal baratro abissale della miseria certa. “Ce lo chiede l’Europa”; “Sentiremo cosa ne pensa l’Europa”;

“Se l’Europa approverà la manovra”… L’Europa è stata sempre contenta del nostro Paese e ce ne stiamo accorgendo tutti. Il prezzo alto che si è pagato, sia ieri che oggi, cosa ha corrisposto? Un aumento dell’occupazione? Delle pensioni? Un miglioramento dell’Istruzione scolastica e universitaria? I sedicenti europeisti, ci spieghino cosa è migliorato nella nostra materiale condizione di vita da quando siamo membri di questo mostruoso agglomerato. Ce lo spieghino gli operai, i disoccupati, i precari, i pensionati, gli artigiani, i piccoli e medi imprenditori ma anche i fighetti borghesi e i radical chic filovendoliani o i signori del Partito Democratico, che si sono eretti a boia davanti alle ghigliottine imposte dalla Troika, senza opporre un minimo di decorosa resistenza. Ce lo spieghino la Meloni e Salvini che dopo aver approvato in sede di modifiche costituzionali, tutte le sozzerie imposte (nessuna esclusa), oggi si autoproclamano difensori della sovranità svenduta a quelle solite, poche famiglie della finanza europea che posseggono la metà del reddito di un intero continente. È nel loro interesse che si è ipotecato il nostro. Non solo. La politica nazionale è stata svuotata di armi decisionali, conservando la competenza di intervento su questioni marginali. La disaffezione nei confronti delle istituzioni da parte dei cittadini è il prodotto di questo modus operandi che privando la politica della sua capacità di decisione, non la pone più nelle condizioni di risolvere i problemi vivi e penetranti del popolo. Conseguenzialmente la comunità, che viveva in funzione dell’impegno collettivo, si è sgretolata. L’Europa ci ha fornito più solitudine, più incertezza, più stenti, più sofferenza, più sfruttamento, più umiliazione. La riduzione del welfare e la nazistica limitazione di tutti i diritti sociali (Art. 18, diritto di sciopero, diritto alla salute, diritto all’istruzione…), sono lì come macigni monolitici a demolire, senza sosta, il dogma della convenienza dell’appartenere all’Unione Europea. Alcuni ritengono che chi scrive sia estremista. Ebbene, quale moderazione è stata utilizzata dall’UE nei confronti della parte debole del proprio popolo, sulla sua salute, sul suo lavoro, sulla sua istruzione, sul suo sistema previdenziale? Quale politica può considerarsi “moderata” se utilizza la violenza della privazione, del precariato e dello sfruttamento? Come avremmo affrontato questa crisi se non si fossero operati tutti quei tagli assassini e criminali alla nostra sanità pubblica? Pertanto, sembra così estremista ora, da parte di chi scrive, ipotizzare una soluzione di uscita dal mostro europeo per costruire una società collettivistica che nazionalizzi tutto, acquisisca ogni plusvalore e lo reinvesta in diritti e politiche sociali? Questa prospettiva appare davvero più mostruosa ed estremista della realtà che viviamo quotidianamente

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