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L’IMPATTO DEL COVID-19 SUGLI OPERATORI SANITARI- DOTT.SSA LUCIANA CASARIN

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Redazione- “Sto cercando di elaborare così tanti lutti che onestamente al momento mi sembra di non sentire più niente…una strage! Ogni giorno ci lascia una persona, un collega, un amico. Tanti muoiono in casa, senza aiuti e ogni volta che vediamo l’esercito passare in strada e portare via le salme è un colpo al cuore…” Cinzia, Bergamo 

Queste parole di una mia collega di Bergamo, entrano nel cuore e lo gelano, lasciando uno spazio di riflessione silenzioso, profondo… .

Se il Covid-19 ha avuto questo impatto tra la gente comune, viene da chiederci qual è l’impatto tra gli operatori sanitari. 

Tutti siamo a conoscenza di quanto loro stiano facendo per salvare la vita di un nostro amico, di un nostro parente o di un conoscente, ma credo che pochi conoscano il loro vissuto e le loro emozioni. I medici, gli infermieri e gli operatori socio sanitari, oggi vengono definiti “EROI”, soldati che in modo frenetico e instancabile calcano le corsie degli ospedali, mettendo talvolta in pericolo la propria vita. Se poniamo lo sguardo al passato però, l’EROE era colui che viveva le emozioni intensamente, che non cercava di reprimerle ma che anzi, aveva imparato a cavalcarle lasciandole fluire.

Quindi… siamo sicuri che dietro l’Eroe non ci sia anche un ESSERE UMANO? 

Turni di lavoro incalzanti e disorganizzati, carenza di dispositivi di protezione, paura di essere contagiati e di contagiare i propri cari, medici che spesso non posso rientrare dalle loro famiglie, specializzandi catapultati in reparti dove si arriva tramite un’adeguata esperienza, sono solo alcuni degli aspetti che non possiamo tralasciare quando pensiamo alla salute mentale di questi nostri grandi soldati, i quali sono esposti ad un continuo stress emozionale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce la Salute come “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non semplice assenza di malattia o di infermità”. Per tale motivo mi sembra doveroso porre l’attenzione in questo articolo, al vissuto di chi in questo momento sta cercando di fronteggiare con ogni strumento possibile questo virus. La frase di Cinzia quando scrive” Sto cercando di elaborare così tanti lutti che onestamente al momento mi sembra di non sentire più niente”, descrive bene uno stato di anestesia emozionale” che tanti operatori stanno vivendo. Un sorta di sospensione, in cui le emozioni trovano poco spazio per essere elaborate, una dimensione che spinge all’azione, ma che non da’ il tempo di entrare pienamente in contatto con il proprio sentire. Immaginiamo una diga, se la privassimo dei suoi canali durante una piena, inevitabilmente tutta l’acqua in eccedenza romperebbe gli argini, generando allagamenti. Da un punto di vista psicologico è la stessa cosa, più cerchiamo di controllare le nostre emozioni, più andiamo verso la perdita di controllo, più le lasciamo defluire, più saremo in grado di gestirle.

Mi sembra necessario spiegare che la paura è una risposta naturale dell’organismo, una sorta di “salva-vita” che ci fa agire in millesimi di secondi e grazie alla quale scampiamo

diverse sciagure. È un meccanismo automatico che dinnanzi ad una situazione di pericolo, “stacca” la neo-corteccia (la parte più evoluta del cervello che ci permette di pensare, ragionare…) e attiva la parte più antica e “reattiva”, che spinge all’azione. È questo il motivo per cui spesso, in situazioni di emergenza, facciamo cose che non avremmo mai pensato di fare.

Ciò che stanno vivendo gli operatori sanitari è un’esasperazione di una risposta naturale e ciò, a lungo andare potrebbe essere molto nocivo. Come già affermava Nietzsche “ tutto ciò che è assoluto appartiene alla patologia”. Tale vissuto di ansia è accompagnato però, da un’altra paura, quella che deprime, ovvero l’Angoscia. Essere inermi davanti ad un virus per cui non si ha un farmaco preciso e di cui non si conoscono ancora tutte le caratteristiche, getta in uno stato di angoscia il cui scenario è l’essere senza via d’uscita, facendo sentire la persona parte di una condanna. Potremmo affermare quindi che lo stato d’animo di tanti operatori in questo momento è un misto di ansia e angoscia che non li esime dallo svolgere il proprio lavoro.

Quali saranno le problematiche che potrebbero svilupparsi successivamente a questa epidemia? 

Appare inevitabile fare un appunto. Non tutti gli operatori che oggi stanno vivendo questa situazione stressante svilupperanno disturbi psicologici. I più resilienti non svilupperanno nessuna patologia, anzi, ne usciranno ancora più forti e senza dubbio vedranno potenziate le loro capacità di essere elastici. Infatti la resilienza altro non è che la capacità di assumere più punti di vista, di essere flessibili e morbidi nell’assorbire i colpi della vita. Tuttavia, esiste anche una buona probabilità che alcuni operatori, se non supportati nell’ elaborare le proprie emozioni, possano sviluppare un disturbo Post-Traumatico da Stress.

Cos’è un Disturbo Post- Traumatico da Stress? 

La parola “trauma” deriva dal greco “ferita”. L’evento che la persona vive come traumatico può essere di diverso genere, ma la caratteristica fondamentale è senza dubbio essere un evento che impatta così tanto la vita, tale da generare un “prima” e un “dopo” l’evento stesso. Chi soffre di un Disturbo Post- Traumatico da Stress viene continuamente tormentato dal ricordo del trauma, da un passato che continua a inondare il presente di paura, dolore e rabbia, sotto forma di incubi, ricordi, immagini, suoni, odori, flashback, impedendo alla persona di proseguire il suo cammino verso il futuro.

Cosa possiamo fare per prevenire una simile profezia? 

Il mio auspicio è che possa essere posta un’attenzione particolare a tutti gli operatori sanitari, invito pertanto il lettore che in questo momento occupa una posizione dirigenziale/organizzativa, di attivarsi affinchè si trovi il modo di facilitare l’accesso ai servizi di supporto psicologico, assicurandosi che il personale sia a conoscenza di come e dove accedervi, incluso il supporto telefonico o altre opzioni di servizio a distanza, se disponibili. La comunità degli Psicologi c’è!

A te, operatore sanitario che stai leggendo queste righe: 

  • Procurati un diario e quando senti il bisogno di scaricarti, aprilo e lascia fluire scrivendo le tue Emozioni, mi raccomando però non è utile che tu lo rilegga!
  • Evita di parlare continuamente di ciò che sta avvenendo. Fallo solo in un tempo prestabilito e circoscritto che tu scegli durante la giornata. Parlare continuamente del problema è come mettere un fertilizzante speciale su una piantina, lo fa crescere a dismisura.
  • Evita di cercare continuamente informazioni rispetto alla malattia. Scegli di farlo solo 1 o al massino 2 volte al giorno da fonti attendibili.

Altre indicazioni provenienti da L’Inter-Agency Standing Committee (IASC) in relazione alla pandemia da COVID-19:

  • Organizzare, per quanto possibile, il lavoro mantenendo un monte ore ragionevole e facendo delle pause. Durante la fase acuta dell’emergenza è fondamentale garantirsi degli spazi di tregua per riposare e riflettere sull’esperienza che si sta vivendo. Gestire lo stress e occuparsi della propria salute mentale è importante per mantenere la salute fisica.
  • Utilizzare strategie individuali di gestione delle difficoltà (coping) rivelatesi efficaci in altri contesti può aiutare a superare anche una situazione completamente nuova e senza precedenti come l’attuale emergenza da COVID-19.
  • Confrontarsi con i colleghi è fondamentale sia per coordinare le attività, sia per condividere la percezione personale e trovare un supporto reciproco, rispettando i diversi modi di reagire alla situazione critica. Esplicitare un riconoscimento professionale nei confronti di un collega può rafforzare la motivazione e moderare lo stress.
  • Cercare di mantenere stili di vita salutari, mangiando e idratandosi a sufficienza e in modo sano per essere in condizioni di affrontare la pressione che inevitabilmente viene accumulata. Ridurre l’assunzione di caffeina, nicotina e alcol. Concedersi sonno e riposo adeguati a ricaricarsi, fare un po’ di esercizio fisico.
  • La pressione, lo stress e i sentimenti associati, possono far emergere sensazioni di impotenza e inadeguatezza verso il proprio lavoro. È importante, quindi, riconoscere ciò che si è effettivamente in grado di fare per aiutare gli altri, valorizzando anche i piccoli risultati positivi; riflettere su ciò che è andato bene e accettare ciò che non è andato secondo le aspettative, riconoscendo i limiti legati alle circostanze. Prendersi cura di sé e incoraggiare i colleghi a farlo è il modo migliore per continuare a essere disponibili con i pazienti.
  • Rimanere in contatto con gli amici, la famiglia o altre persone di cui ci si fida per parlare e ricevere sostegno, anche a distanza.

 “Esiste l’intelligenza del cuore. È l’emozione che cerco nei miei eroi del quotidiano” 

Castellitto S. 

Bibliografia: 

  • G. Nardone. Emozioni: istruzioni per l’uso. Ponte alle Grazie, 2019 
  • F. Cagnoni, R. Milanese. Cambiare il passato. Superare le esperienze traumatiche con la Terapia Strategica. Ponte alle Grazie, 2009 

Fonti: 

  • IASC Reference Group on Mental Health and Psychosocial Support in Emergency Settings. Gestire la salute mentale e gli aspetti psicosociali dell’epidemia Covid-19. Versione 1.5 17 Marzo 2020.

Dott.ssa Luciana Casarin 

Psicologa, Psicoterapeuta specialista in Terapia Breve Strategica. 

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