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L’ESTETICA DEL CORPO: I NUOVI IDEALI DI BELLEZZA E LA GIOVINEZZA ETERNA- DOTT.SSA MARTA TRAVAGLINI

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Redazione- La parola “aesthetica” (estetica), ha origine dalla parola greca αἴσθησις, che significa “sensazione”, e dal verbo αἰσθάνομαι, che significa “percepire attraverso la mediazione del senso”. Letteralmente, dottrina della conoscenza sensibile. Nel 18° secolo, grazie all’opera del filosofo tedesco A. G. Baumgarten[1], essa assumerà il significato di dottrina del bello, del naturale o artistico, e quindi l’esperienza del bello, della produzione e dei prodotti dell’arte.[2]

L’estetica opera attraverso i sensi. Sono questi gli strumenti che ci permettono di elaborare e catturare la bellezza, assieme al sorgere di canoni estetici che cambiano sistematicamente a seconda delle epoche e dei loro usi e costumi. Partendo da lontano, per spiegare l’estetica del corpo, non resta che guardare alla storia antica dove troviamo un atteggiamento verso il corpo che appare strano alla sensibilità moderna: la bellezza del corpo è intesa come materia di proporzioni matematiche, da assaporare in termini formali anche quando fa appello alla nostra passione. Gli antichi greci furono fautori di un canone di bellezza preciso e complesso. Il grande Policleto (5° secolo a.C.) è stato il principale assertore di quel tipo di proporzione ed equilibrio chiamato simmetria o ‘commensurabilità delle parti’. In un suo famoso trattato, noto con il titolo di Canone, ha descritto come conferire simmetria al corpo umano nella scultura (Pollitt 1972). Il Canone non ci è pervenuto, ma dalle opere di Policleto e dalle loro copie si intuisce quanto i suoi calcoli debbano essere stati esatti, eleganti e raffinati. Un’opera ben fatta doveva essere, quindi, il risultato di numerosi calcoli, eseguiti con esattezza. Quando osserviamo una statua di epoca greca, di fatto, rimaniamo letteralmente esterrefatti dalla potenza di quel tentativo di rappresentare la perfezione. Il corpo femminile, visto attraverso l’arte greca, è un corpo di grande bellezza e armonia, le cui proporzioni ottimali ne fanno ancora oggi un ideale di perfezione.

Afrodite Cnidia, copia romana della scultura marmorea attribuita allo scultore greco Prassitele, risalente al I-II secolo d.C. attualmente conservata presso il Museo Nazionale Romano (Palazzo Altemps) di Roma.

Il fisico femminile più apprezzato è morbido e formoso, con fianchi larghi, seno e glutei non troppo pronunciati, ma rotondi e sodi. Ne è un simbolo la celebre statua dell’Afrodite di Cnido (360 a. C.), scultura marmorea di Prassitele, databile al 360 a.C.[3] La geometria precisa delle sue forme richiama al contempo la fluidità del corpo femminile.

Il corpo maschile, invece, viene visto attraverso la scultura greca come un corpo sano, robusto, forte e soprattutto virile.

Come non menzionare a tal proposito i Bronzi di Riace, due sculture in bronzo considerati tra i capolavori scultorei più significativi di tutta l’arte greca.

bronzi di riace

I “Bronzi di Riace” così chiamati dal luogo del loro rinvenimento

– Sculture greche in bronzo del V sec. a.C –

(Museo nazionale della Magna Grecia, Reggio Calabria)

Osservando l’estetica del corpo nell’antica Grecia, ci si accorge di come il prototipo o il possibile ideale di bellezza corporea non sia così distante dalla percezione del mondo contemporaneo occidentale. Effettivamente, anche sotto un profilo di genere, la cultura classica ha indubbiamente influenzato il pensiero occidentale.

Di base infatti, un corpo snello, con fianchi larghi e seno contenuto è ancora sinonimo di bellezza femminile e, di seguito, un corpo maschile che sia forte, robusto e vigoroso continua a dare l’idea di una corporeità maschile ‘’all’altezza’’ del ruolo di genere che ricopre.

Al contrario del mondo Ellenico però, la nostra è una società che si muove più velocemente ed è maggiorente soggetta a cambi repentini di canoni estetici. Una delle caratteristiche di quest’epoca che mi preme sottolineare è la sua prerogativa rivolta al consumismo.

Alla creazione di un determinato canone estetico, contribuiscono tutti quei mezzi di comunicazione di massa in grado di modificare la percezione di ciò che in quel momento deve essere inteso come ‘’bello’’ o ‘’ideale’’. A tal proposito, nel testo di Ugo Volli: Fascino, feticismo ed altre idolatrie[4], si scrive che:

«È proprio la comunicazione a segnare la tappa successiva del processo di feticizzazione. Le interpretazioni metaforiche caratteristiche del feticismo delle merci sono cambiate dopo Marx per concettualizzare i modi e le tecniche della cultura del consumo che incominciarono ad affermarsi a partire dall’ultima parte del XIX secolo, soprattutto nell’area della pubblicità e dei consumi di massa. In sostanza, alla merce gradualmente cominciano ad essere attribuite in maniera sempre più esplicita ‘qualità feticistiche’. Essa cominciava a contenere una dose sempre maggiore di altre proprietà ‘magiche’. Questo processo ha portato una ridefinizione del feticismo in senso comunicativo, che si può riassumere nell’analisi del feticismo delle merci come effetto ‘’mitico’’. La pubblicità, insomma, sarebbe una specie di trucco o di abito elegante del capitalismo, che attribuirebbe agli oggetti proprietà affettive che essi non hanno. […] Questo accade perché la rappresentazione pubblicitaria non tenta più di mettere in rapporto i prodotti con la loro funzione di utilità, ma costruisce un intero dominio di associazioni metaforiche connesse con altri desideri e aspirazioni.» (1997, p.57-58)

Capire l’enorme impatto che la comunicazione pubblicitaria ha sul nostro corpo è molto importante. La pubblicità oggi, però, non comunica solo dai classici mezzi di comunicazione (televisione, radio, giornali) ma attraversa nuovi canali: i social media.

I social media sono oramai prepotentemente entrati a far parte della società contemporanea e, la maggior parte di quei ‘’feticci’’ pubblicitari passano attraverso di essi. Nello studio sul corpo è impossibile non osservare quanto i social, abbiano modificato e alterato la sua percezione. Nell’era della post-modernità, il corpo è teso ad essere oggetto di estrema spettacolarizzazione, gli ideali di bellezza sono enfatizzati dai media in accordo con il mercato, in particolare nei settori della cosmesi, della moda, del fitness e della chirurgia estetica.

«La spettacolarizzazione del corpo effettuata dai media avviene secondo modalità che ne rispecchiano le caratteristiche peculiari: quella di veicolare “rappresentazioni sociali” della realtà e, specie i new media, quella di mettere gli individui in comunicazione tra loro. Da un lato, i media tendono a dare grande rilievo all’aspetto fisico dei soggetti che popolano i diversi generi di contenuto (pubblicità, fiction, reality show) sanzionando positivamente o negativamente determinati tipi di corpi e look. Dall’altro, offrono a chiunque lo desideri l’occasione di divulgare la propria immagine, anche in una versione idealizzata. Nella società dell’immagine, in cui l’esposizione visiva dei corpi è facilitata dalle nuove tecnologie dell’informazione, l’accurata costruzione dell’aspetto esteriore diventa la credenziale principale usata dall’attore sociale per rapportarsi con gli altri. »’[5] (p.38)

Un fenomeno, quest’ultimo, che può essere definito di vetrinizzazione sociale (Codeluppi 2007): il modello di comunicazione che prevale oggi consiste nel mettere ‘’in vetrina’’ ciò che è più privato, dalle azioni del corpo ai pensieri più intimi.

L’ideale della donna moderna propone un’identità femminile autoaffermativa, d’altro canto la capacità di seduzione attraverso la cura estetica del corpo – un corpo liberato dall’obbligo della riproduzione- sembrerebbe costituire la prerogativa principale dell’essere donna. Questo ideale è legato inoltre ad un’idea di snellezza che veicola molteplici significati: sminuisce il valore delle donne inducendole a trasformarsi in oggetti sessuali: simboleggia l’allontanamento dal ruolo materno (evocato da forme più rotondeggianti) e l’ingresso delle donne nel mondo del lavoro, da cui deriva l’adesione ai valori maschili dell’autocontrollo, della disciplina e dell’efficienza che passano anche attraverso il corpo.

Nel mondo costruito dai media, questo, è diventato il modello corporeo femminile predominante: nelle pubblicità, nella moda, nelle fiction, nell’intrattenimento e nell’informazione le donne sono quasi tutte belle, cioè snelle, giovani e possibilmente sexy. Il corpo snello deve infatti possedere gli attributi tradizionalmente evocativi della seduzione femminile, come seni prosperosi, glutei sodi e labbra carnose e, soprattutto, deve essere mantenuto tale nel tempo, poiché all’ideale della snellezza è associato il mito dell’eterna giovinezza. Come indicano gli slogan delle pubblicità di creme antirughe:

È bello avere 40 anni, soprattutto se ne dimostri 30” (Roc), oppure “Il segreto per uno sguardo eternamente giovane” (Dior).

Anche nell’uomo possiamo osservare una modificazione di ideali simili a quelli sopraggiunti nella donna. La novità introdotta dalla pubblicità e dalle riviste di moda maschile, dal cinema, dai social, dall’intrattenimento e dal mondo dello sport, è un corpo maschile mostrato spesso nudo o seminudo, erotizzato e oggettivato, che richiama e legittima lo sguardo femminile sugli uomini, così come lo sguardo dell’uomo su sé stesso. Il corpo maschile diviene così oggetto del desiderio femminile. E, come avvenuto per le donne, anche per gli uomini si è imposto un unico modello corporeo: il corpo tonico e muscoloso.

Un corpo senza eccedenze di grassi, dall’aspetto sano e “giovane”, interamente da progettare e costruire, da forgiare nelle palestre, facendo jogging, allo scopo di piacersi e sedurre le donne moderne, sempre più esigenti e predisposte ad apprezzare l’aspetto fisico degli uomini, dal momento che spesso sono loro, appunto, a cacciare la “preda”. Nell’epoca post-moderna il corpo muscoloso è un corpo adatto e “consigliato a ogni tipo di uomo, al di là dell’estrazione e della professione svolta, se vuole migliorare le sue prestazioni sia lavorative che sentimentali“.[6]

Questo ‘’consigliato’’ ci ricollega al potere ‘’magico’’ dei feticci-merce descritti da Volli. Si attribuiscono ai feticci (in questo caso un certo tipo di forma fisica) non la loro funzione primaria ma quella collegata a desideri e aspirazioni individuali e allo stesso tempo condivise. Va rimarcato comunque che l’ideale del corpo tonico e muscoloso assolve anche alla funzione di evidenziare il tratto della virilità in un uomo in trasformazione, che si apre ai ruoli da sempre assunti dalle donne.

I muscoli esibiti dai personaggi maschili nei contenuti dei media costituiscono un elemento che rassicura gli uomini di non perdere i privilegi derivati da una secolare posizione di superiorità sulla donna: spia del riappropriarsi, attraverso il corpo dei modelli maschili tradizionali. I nuovi ideali di bellezza sia maschili che femminili, in conclusione, vertono entrambi su un’aspirazione a rimanere eternamente giovani ed attraenti. I miracoli della chirurgia estetica, settore in continua espansione, unitamente all’allungamento della speranza si vita, grazie ai progressi in campo medico e scientifico, danno evidentemente credito alla

fantasticheria di poter essere giovani e belli per sempre.

  1. Aesthetica 1750-1758

  2. Dal vocabolario online Treccani
  3. Oggi nota solo da copie di epoca romana. È il primo nudo femminile dell’arte greca.
  4. Ugo Volli – Fascino, Feticismi E Altre Idolatrie – Feltrinelli 1997
  5. Media, Corpi; Sessualità. Dai corpi esibiti al cybersex, Franco Angeli, 2017
  6. Ibidem 13

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