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LA RIVOLUZIONE RUSSA (TERZA PARTE)

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Redazione- Dunque, ci eravamo lasciati al 17 ottobre (data russa corrispondente al 30 ottobre del nostro calendario gregoriano) dell’anno 1905 quando lo Zar sottoscrisse un Manifesto con cui si impegnava solennemente a concedere le fondamentali libertà politiche (Duma, piena amnistia, libertà civili). Infatti istituì il Parlamento, la Duma, che tuttavia non avrebbe avuto mai un ruolo effettivo.

Nel 1914 l’entrata in guerra della Russia, a sostegno della Serbia (1° Guerra mondiale), fece precipitare nuovamente la situazione poiché diminuì la produzione di grano, si assottigliarono le scorte alimentari nelle città, aumentarono i prezzi, la popolazione fu allo stremo. In conseguenza di tanto malessere vi fu una nuova ondata di scioperi che contribuì a peggiorare il clima sociale e politico.Nel 1917, però, la miccia dell’insoddisfazione era pronta a scatenare la rivoluzione! Il vaso era colmo. Non poteva più contenere la rabbia.Oltre alla fame e agli sforzi per sostentare il grande esercito in guerra, la Russia continuò a subire gravi sconfitte da parte dei tedeschi.

In tale situazione il potere zarista crollò in modo progressivo e una nuova ondata di scioperi attraversò il Paese, poiché gli animi della maggior parte dei russi, esasperati, si ribellarono.Nel febbraio 1917 il blocco delle attività produttive, causato dal servizio di Leva, impegnato nella Grande Guerra sul fronte occidentale, e dal gran numero dei morti in trincea scatenarono estese manifestazioni popolari che confluirono nella rivoluzione del febbraio 1917.Fiaccati dalla mancanza di cibo e dei più elementari beni di prima necessità, il 23 febbraio1917 i lavoratori delle fabbriche cominciarono uno sciopero generale nella capitale Pietroburgo. Protagonisti dell’agitazione popolare furono i Soviet, comitati politicizzati di operai e lavoratori che orchestrarono le proteste.A quel tempo a Pietrogrado esistevano tre organizzazioni operaie illegali: i Socialdemocratici menscevichi, il Comitato bolscevico, i Socialdemocratici internazionali, costituiti da Trockisti e Bolscevichi.Il 23 febbraio del 1917, corrispondente all’8 marzo del calendario gregoriano, in occasione della Giornata internazionale dell’operaia, dopo diversi ordini/contrordini di scioperi e manifestazioni, le operaie di alcune fabbriche tessili intrapresero uno sciopero che si protrasse per giorni e culminò  il 25/02/1917 (10 marzo) con uno sciopero generale di 250.000 persone a Pietrogrado.I dragoni imperiali iniziarono a sparare sulla folla. Invece i soldati e la cavalleria cosacca non caricarono, restando passivi. Iniziò la RIVOLUZIONE.Lo zar Nicola II ordinò subito di reprimere le manifestazioni, ma nel giro di poche ore quasi tutte le forze militari si unirono agli operai e ai contadini che protestavano. Distribuirono armi e liberarono i prigionieri detenuti nelle carceri. In pochi giorni la rivolta si estese in tutto il vasto Impero russo.

Con lo zar reso impotente, la Duma si riunì per formare un nuovo governo provvisorio e deporre definitivamente Nicola II, il quale fu arrestato assieme a tutta la sua famiglia. Il nuovo governo fu l’espressione della borghesia moderata del paese e fu affidato al principe L’Vov , ma questi, fin da subito, si scontrò con i rappresentanti dei Soviet rivoluzionari, i quali a loro volta erano divisi in Menscevichi, che volevano i miglioramenti per il popolo attraverso le riforme democratiche, e in Bolscevichi, che chiedevano una rivoluzione totale. All’inizio i Menscevichi furono lo schieramento di maggior peso, poiché le loro posizioni moderate furono ben accolte anche dalla classe dirigente russa. Le cose però cambiarono con il ritorno in patria di Vladimir Ul’janov, detto Lenin.  Egli era un carismatico intellettuale che fece proprie le idee di Karl Marx e che dunque professò l’avvento di un nuovo ordine comunista, in cui tutto il potere doveva andare al popolo e a i lavoratori, e non più a pochi ricchi e nobili. Esiliato per le sue idee sovversive in Svizzera, Lenin fu un punto di riferimento per coloro che lottarono per le riforme sociali in Russia, specialmente i bolscevichi, i quali prepararono il suo ritorno non appena la situazione divenne favorevole. Lenin tornò in Russia nell’aprile 1917 e subito diffuse dieci linee guida (che passarono alla storia come “Tesi di Aprile”) su cui basare l’operato politico. Secondo tali tesi il proletariato (ossia i lavoratori delle fabbriche) doveva abbattere il governo provvisorio, ancora in mano ai borghesi “parassiti”, doveva dare tutto il potere ai Soviet, doveva porre fine alla guerra con la Germania. I contadini invece dovevano occupare le terre dei grandi proprietari terrieri.Nelle sue Tesi Lenin introdusse anche l’aggettivo “comunista” per definire il nuovo partito che si venne a formare.Nel maggio-giugno 1917, sebbene le ali più estremiste insistessero perché il Paese abbandonasse il 1° Conflitto mondiale, il governo provvisorio, passato nelle mani dell’ex ministro Kerenskij, continuò a inviare truppe al fronte contro la Germania. A quel punto l’impero russo era in ginocchio.Nel luglio 1917 vi furono nuovi tumulti con contadini, operai e soldati che chiesero a gran voce l’uscita dalla Grande Guerra. Sedato il focolaio di rivolta, il governo provvisorio esiliò nuovamente Lenin (ormai divenuto troppo pericoloso) che si rifugiò in Finlandia. In agosto però si verificò un tentativo di colpo di Stato da parte del generale Kornilov, che voleva far tornare i conservatori al potere e isolare i bolscevichi. Il colpo di mano fallì. Il governo Kerenskij si indebolì sempre di più, mentre i bolscevichi divennero sempre più forti.

Lenin fiutò l’occasione favorevole e, tornato clandestinamente a Pietrogrado (nome con cui era cambiato San Pietroburgo dall’inizio della guerra), preparò la sua scalata al potere.Una volta convinti anche i più dubbiosi all’azione, Lenin e i suoi fedeli organizzarono i Soviet bolscevichi e il 24 ottobre 1917 scoppiò una nuova rivolta. I bolscevichi occuparono in poche ore i punti strategici del potere e Kerenskij fu costretto alla fuga.Il giorno successivo, 25 ottobre, il tumulto divampò a Mosca e in tutte le altre grandi città russe. Lenin costituì un governo rivoluzionario bolscevico e cominciò a porre le basi del nuovo ordine, nazionalizzando le banche, le fabbriche e le proprietà agricole, che divennero proprietà dello Stato. Parallelamente furono arrestati tutti gli oppositori del nuovo regime e si diede inizio ad una serie di colloqui diplomatici per porre fine alla guerra.Mentre la Triplice Intesa inviava truppe ai confini della Russia per alimentare la guerra civile, Trotzkij organizzò l’Armata Rossa, potente macchina da guerra animata da ferrea disciplina.La famiglia Romanov fu giustiziata. E’ stata riabilitata agli occhi della Storia e dei Posteri solo negli ultimi anni per il contegno mantenuto durante la prigionia.La pace con la Germania fu raggiunta con il Trattato di Brest-Litovsk, con il quale la Russia perse Polonia, Lettonia, Estonia e Lituania. Ciò scatenò una reazione contro i bolscevichi che nel 1918 alimentò la guerra civile dalla quale però il governo bolscevico uscì   vittorioso e intatto.Nelle campagne i contadini divennero insofferenti: non vollero più consegnare tutte le eccedenze, nascosero la produzione o cominciarono a produrre meno.Nel 1921 Lenin inaugurò il PEC, la Nuova Politica Economica, dando più spazio all’iniziativa privata e migliorando la produzione agricola.Nasceva così un nuovo ordine e la Russia, che dal 1922 si chiamò Unione Sovietica, URSS (Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche), cambiò per sempre il suo volto e la sua storia.Lenin morì il 21 gennaio 1924. Stalin e Trotzkij si contesero il potere. Stalin governò dal 1924 al 1953,

instaurando un regime totalitario.

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