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ELECTION DAY DEL 3 NOVEMBRE: UN VOTO PER RIDEFINIRE IL VOLTO DI UN PAESE

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Redazione- Anche i Simpson, la longeva serie animata, nella puntata andata in onda il 18 ottobre per  lo  speciale di Halloween Treehouse of Horror XXXI  si sono occupati delle lezioni presidenziali del 3 novembre .  In particolare, nella puntata vediamo che Homer Simpson entra nella cabina elettorale pronto a fare la sua scelta ma, indeciso su chi votare, si convince dopo che la figlia Lisa fa irruzione (con tanto di mascherina) per ricordargli le tante controversie che Trump ha generato nei quattro anni di presidenza.

Ne risulta una lista di 50 malefatte che scorrono velocemente in sovraimpressione, con Homer che commenta con frasi del tipo “Non può essere vero”. Fra i punti del lungo elenco: aver messo i bambini in gabbia (riferendosi ai migranti strappati alle loro famiglie), aver dato ai Messicani degli stupratori, aver imitato un giornalista disabile, aver chiesto al presidente ucraino di indagare sui Biden, aver spinto gli Stati Uniti fuori dagli accordi sull’ambiente e dall’Oms, aver detto che Meryl Streep è “sopravvalutata” e molto altro ancora…

I Simpson non vogliono essere esaustivi, quanto piuttosto dare un segnale chiaro e conciso di che cosa abbia significato un presidente come lui. Su Wired Italia .it all’articolo di Paolo Armelli del 15 ottobre si possono rivedere cinque  espisodi della serie in cui appunto i Simpson  in qualche modo  richiamano i comportamenti di Trump  sconsigliandone la rielezione  (1)

Alla pari con il mondo dello spettacolo americano che è liberale, dunque vicino ai democratici. Il grande sostegno che attori e celebrità hanno dato a Hillary Clinton nel 2016, però, non è stato sufficiente a farla vincere (anzi, secondo alcuni si è rivelato addirittura controproducente). L’avvento di Donald Trump (2) non ha fatto che inasprire le critiche e accrescere l’attivismo delle star nonché le prese di posizione da parte di commentatori e programmi televisivi. Anche in questo ultimo periodo molti nomi noti stanno invitando i cittadini a votare per le prossime elezioni presidenziali, ovviamente a sfavore dell’attuale presidente.

Lo scontro tra Donald Trump e Joe Biden è attualmente in corso. In realtà ,come dice lo scrittore  Richiard Ford  (3)  la votazione del 3 novembre  2020 non è solo un voto per eleggere il 46° Presidente degli Stati Uniti d’America (4) ma probabilmente anche un voto per ridefinire  il tipo di paese che è ora l’America  e che tipo di persone sono gli americani .

Anche se lo stesso Ford  puntualizza  che forse questa sua affermazione  è un po’ allarmante perché sembra  che una grande nazione com’è l’America  debba dipendere  da questa circostanza del voto  per affermare e confermare  non solo la sua democrazia  ma gli stessi presupposti in gran parte  indiscussi che hanno  dato origine ai valori fondanti  della nazione.. Certo la democrazia americana ha sempre tratto profitto  dalle visioni del vincitore delle elezioni, perché si sa, in una elezione comunque si confrontano due  opposte visioni del paese. In questo senso tutto parte dall’idea che  votare “ giova comunque “ al paese. Il voto e il diritto al voto  rappresenta per gli americani una salvaguardia  contro i pericoli  delle leadership e contro tutti quei comportamenti  che insidiano la fiducia nello Stato. Soprattutto quando questa viene scalfita da comportamenti come per esempio quelli della polizia e altri comportamenti  che riscuotono disapprovazione  e inducono a manifestazioni di  protesta.

Gli americani sono in attesa  di scoprire  che vincerà. Probabilmente il vincitore è già dentro le urne. Al 15 ottobre avevano  già votato 37 milioni di americani. Un voto che andrà avanti fino al 3 novembre , giorno della festa dell’Indipendenza quando  ci sarà la giornata elettorale che concluderà  le operazioni di voto. Hanno fiducia nel loro voto perché hanno fiducia  in quello che questo strumento produce : la democrazia. Una democrazia moderna che va  osservata e analizzata con strumenti e idee moderne  perché ha un suo volto e un suo peso specifico . In quanto riesce a produrre risultati ( malgrado le crepe  di alcune istituzioni, gli strappi  nel tessuto sociale e nelle condizioni di vita dei cittadini, malgrado  alcuni squilibri )  tra i quali quello di ingabbiare,  per esempio, gli stessi  comportamenti  di  Donald Trump, che poi se dovesse perdere le elezioni, tornerebbero ad essere né più né meno comportamenti  quasi insignificanti, di fronte a quelli di  334 milioni di americani ,tanta è la popolazione di quel paese nel censimento di aprile del 2020. Un Donald Trump che fa di tutto per spostare  l’asse dell’attenzione  dai problemi reali del paese  annettendosi in molte situazioni il ruolo di salvatore della patria, restauratore dell’ordine  pubblico, attraverso gesti, plateali o meno, ma sempre solo gesti .Che diventano poi nel concreto dei problemi  atti di demolizione di provvedimenti delle passate amministrazioni o   affermazione e riaffermazione di  status quo  in favore di categorie, lobby e via di questo passo.

Se poi in quel paese  le cose vanno per conto loro, ignorando nella realtà i comportamenti del Presidente  che seppure  capaci di produrre cambiamenti  ( in negativo  o in positivo la storia lo giudicherà nel tempo) ,  nulla  vi aggiungono di significativo, dipende  da milioni di americani che  ogni mattina si alzano  e concludono le loro giornate con risultati positivi. Cose che vanno per conto loro come  un Presidente  che alimenta, secondo le opposizioni, la violenza politica  e la divisione tra i cittadini ; come la violenza fisica nelle grandi città ; comela negazione  di   un cambiamento climatico che  scatena  nubifragi e incendi che causano gravi danni  ; un’economia allo sbando; una pandemia che si diffonde senza controllo ( stando alle accuse dell’opposizione).

Un popolo in attesa delle risultanze del voto ma anche di quello che succederà dopo . Come dicevamo molti americani hanno già votato  e quindi poco si occupano dei sondaggi e dei dibattiti televisivi , delle opinioni dei giornali. Anche perché stanno combattendo  contro l’incertezza procurata da una pandemia che ha falcidiato la vita di molti togliendo  appunto la vita e il lavoro.  L’americano medio si chiede che succederà. Per assurdo dice Richiard Ford : “  Neanche negli anni peggiori del Vietnam  o all’indomani del 11 settembre mi sono sentito così. L’America sembra essere un paese come un altro, come un altro  che possa andare a rotoli.” La visione americana del mondo si riduce in sostanza  ad un semplice ragionamento :   la ingegnosa ponderosità, anche se lenta  delle istituzioni genera la  fiducia dei cittadini  negli affari che funzionano  in modo visibile e prevedibile  così che gli stessi  cittadini possono  dedicarsi ai loro affari privati con profitto.

Dentro una cornice che a volte esalta i sospetti  nei confronti del Governo, .ripone esagerata fiducia nel possesso della terra  e quindi nel diritto di proprietà largamente inteso, alimenta una religiosità stucchevole  e fa della xenofobia  il punto fondamentale  della sfiducia nella reciprocità. Tanto che i conflitti si risolvono  semplicemente spostandosi altrove anche se questo altrove comincia a scarseggiare . Fino alla esaltazione dell’indipendenza  che è una parola d’ordine che porta all’isolamento. Un popolo isolato .

Ma l’America  è però ancora un paese giovane ,poco critico e poco autocosciente.  Grandi battaglie sta per affrontare ancora, che appunto determineranno  il volto del paese e il tipo di cittadini . Sono i problemi  della sovranità, della stabilità, della rettitudine,insieme a quelli dell’esercizio della libertà e della distribuzione  delle risorse e della  ricchezza per eliminare le disuguaglianze . Questa è la posta in gioco in queste elezioni. Un modo di procedere tra pesi e contrappesi  per creare  una grande Paese.

Un paese anche con una grande economia per cui  in questo duello elettorale per gli americani conta molto anche il focus sui settori industriali. Le energie rinnovabili sono percepite come il più grande beneficiario di una vittoria di Biden mentre specularmente molte sono le preoccupazioni di una presidenza democratica nel settore dell’energia tradizionale. Il timore di un’interruzione dei sussidi statali ai settori dei Materials (acciaio, petrolio e gas, …) e dell’economia spaziale porta  gli investitori ad avere delle preoccupazioni .

L’’interferenza e il ruolo politico di aziende mediatiche come Twitter, Facebook e Fox e la loro gestione degli spot politici e della diffusione di informazioni non veritiere rendono il settore delle comunicazioni  molto popolari .

Il settore tecnologico e quello della sanità  destano meno preoccupazione nell’opinione pubblica americana  grazie alle recenti performance finanziarie di questo tipo di aziende e alla minore preoccupazione di un impatto negativo in Borsa a seguito della vittoria del candidato democratico o del presidente repubblicano.

Joe Biden, nello scontro delle Town Hall del  15 ottobre , realizzato  a distanza con Donald Trump, ha attaccato la mancanza tuttora di una rigorosa e responsabile risposta della Casa Bianca alla crisi da coronavirus. Ha fatto appello per uno «standard nazionale» nella lotta alla pandemia.

Come scrive Marco  Valsania sul Sole 24  del 15 ottobre “In uno scambio di domande e risposte a tutto campo con un gruppo di elettori di entrambi i partiti e indipendenti, Biden si è sforzato di rilanciare la sua immagine di riformatore moderato e rassicurante. Ha invocato la «speranza» che il Paese si dimostri meno diviso, razzialmente, socialmente, ideologicamente, di quanto oggi non appaia. E ha promesso, nel caso in cui venisse eletto, di essere il presidente di tutti gli americani, anche di coloro che hanno votato contro di lui, al contrario di Trump che, ha accusato, divide la nazione.(…) Biden ha chiesto apertamente il voto degli afroamericani, in una stagione segnata da proteste per la giustizia razziale e contro la violenza della polizia, impegnandosi a riforme del sistema giudiziario.(…) Sull’economia ha mostrato l’intenzione di eliminare solo gli sgravi fiscali passati sotto la presidenza Trump per i redditi più alti, oltre i 400mila dollari l’anno, e di portare le aliquote per le imprese al 28% dal 21% attuale rispetto al 35% del passato. Le risorse ottenute serviranno a investire sul futuro, migliorare la qualità della vita e la sicurezza sociale di molti americani. Ha poi delineato un piano industriale per favorire il made in Usa.”

Joe Biden è arrivato nel  duello  in corso avanti nei sondaggi in media di dieci punti su scala nazionale. Vantaggio confermato, seppure in proporzioni inferiori, anche negli stati tradizionalmente contesi, come Michigan, Wisconsin, Pennsylvania, Arizona e Nevada, dove è avanti di circa 7 punti, e Florida dove vanta 3-4 punti.

Negli ultimi 3 mesi l’interesse nei confronti di  Joe Biden è cresciuto dell’80% contro il +30% di Trump, soprattutto in seguito al dibattito televisivo. Il candidato democratico sembra essersi anche emancipato da una associazione negativa rispetto alle performance di Wall Street, che finora ha favorito Trump. Piace al mondo delle utilities che sperano nel green new deal mentre preoccupa i settori più tradizionali, al contrario dell’avversario.

Prevedere chi vincerà tra Joe Biden e  Donald Trumpo  non è  facile. Qualcuno azzarda la vittoria in favore di Biden . Perché più del  50%   degli elettori   continua a dichiarare  di votare per Biden : un  40% dichiara di votare per Trump.  La differenza del 10% non dice che la vittoria è certa per  Biden  perché in America l’elezione del Presidente non è diretta.  Infatti ad oggi hanno votato per posta e nelle urne  disposizione sulle strade  milioni di americani. Sarà possibile continuare a votare fino al 3 novembre , giorno  finale. Rimane ancora un 10%  di indecisi ,secondo i sondaggi, che potrebbe fare la differenza proprio il 3 novembre.

Per quanto riguarda gli elettori dell’uno e dell’altro  candidato va detto che secondo il  New York Time ,per esempio , l’elettorato di Trump  sostiene “ il suo candidato a prescindere” Ed è difficile capire perché i più poveri, quelli dell’America profonda , votino un miliardario, forse anche evasore delle tasse. Probabilmente lo ritengono  una difesa contro la globalizzazione  che li farebbe ancora più poveri. Come pure perché lo votino le comunità  evangeliche  che lo percepiscono capace di fermare la  secolarizzazione. Lui, Donald Trump  miscredente  ed evasore morale.  Non si capiscono queste posizioni ,però, solo se non si  tiene conto del fatto che dietro un fenomeno politico  non c’è mai una sola causa .Oltre tutto l’ascesa di Trump     è stata sempre intesa come la tendenza  ( emersa in tutti i paesi democratici ) a riaffermare le identità nazionali. Indagando le caratteristiche socio-economiche dei singoli Stati   si rileva come  in quelli  dove è più alto il tasso di povertà o maggiore la percentuale di cittadini senza copertura assicurativa, i sondaggi vedono in testa Trump. Biden è invece dato per vincente soprattutto in quei territori federali in cui la disuguaglianza dei redditi, misurata dall’indice di Gini, è più marcata.(4)

Biden ha chiesto apertamente il voto degli afroamericani, in una stagione segnata da proteste per la giustizia razziale e contro la violenza della polizia, impegnandosi a riforme del sistema giudiziario. Ha ammesso che una vecchia legge anti-crimine che aveva sponsorizzato negli anni Novanta e aveva penalizzato nei fatti le minoranze etniche conteneva «errori»  Sull’economia ha mostrato l’intenzione di eliminare solo gli sgravi fiscali passati sotto la presidenza Trump per i redditi più alti, oltre i 400mila dollari l’anno, e di portare le aliquote per le imprese al 28% dal 21% attuale rispetto al 35% del passato. Le risorse ottenute serviranno a investire sul futuro, migliorare la qualità della vita e la sicurezza sociale di molti american

In un paese in cui si supera raramente il 60%  di affluenza ai seggi  per la partecipazione alle presidenziali  un altro aspetto  che conta molto nel duello elettorale  tra Joe Biden  e  Donald Trump è l’affluenza . Appunto la partecipazione al voto . Il duello potrebbe risolversi in favore dell’uno o dell’altro solo per un pugno di voti.  L’affluenza elevata negli ultimi tre decenni ha favorito  i democratici che sono quelli  che possono avvalersi del voto degli astenuti  cronici,  di quelli che votano saltuariamente . Restano a casa ogni  volta quasi cento milioni di americani. Quasi un terzo della popolazione. E a questo proposito la Florida  è uno di quegli stati in cui  il voto degli indecisi può fare la differenza tanto che entrambi i candidati sono già due volte che si recano in quello stato per comizi elettorali .  Cento milioni  che potrebbero fruire del voto  a distanza e il voto per posta .Tanto che Trump più volte ha detto  che il voto “in assenza” è sinonimo di frodi e brogli, nonostante fossero dichiarazioni del tutto infondate. Per penalizzare il sistema postale ha rifiutato di assegnargli fondi aggiuntivi, necessari per gestire l’atteso afflusso massiccio di voti, e al vertice dell’agenzia ha piazzato Louis DeJoy, suo finanziatore personale senza alcuna esperienza nel settore.

La lotta è aperta .Fino a boicottare le poste, appunto da parte di Trump,  tanto che la procuratrice generale dello Stato New York Letitia James ha avviato  una causa federale contro i cambiamenti del servizio postale americano, da mesi sotto attacco del presidente. Con lei anche Hawaii, New Jersey, città di New York e contea di San Francisco.(5)

Mentre la Corte  Suprema con un provvedimento del 20 ottobre  da’ una spinta al voto per posta decidendo di non intervenire su una regola fissata dalla Corte Suprema dello Stato della Pennsylvania che considera valide per il conteggio le schede che giungono fino a tre giorni dopo il 3 novembre  giorno dell’Election Day. La decisione di allungare i tempi era stata presa dalla Corte dopo le polemiche sulle carenze del servizio postale e le frasi critiche di Trump sul voto per posta. (6)

Lotta dura  si diceva . Fino ad arrivare a minacciare da parte  di Trump una risposta violenta in caso di sconfitta . Tanto che  Andrea Marinelli su Il Corriere si domanda  se c’è veramente un pericolo di  lotta armata .(7).  A dire il vero probabilmente  la dichiarazione di Trump va presa così come spiega Breitbart  : “l presidente suggerisce che non perderà le elezioni, a meno che non ci siano brogli nel voto per corrispondenza», scrive il sito della destra alternativa. È una strategia che Trump aveva adottato già nel 2016, temendo — o meglio: essendone convinto, come hanno raccontato parecchi libri — di perdere. Il giorno delle elezioni, poco prima che chiudessero i seggi, disse alla conduttrice di Fox News Martha MacCallum che c’erano state «un sacco di denunce» di brogli. «È successo in vari seggi, è stato denunciato», aveva affermato senza fornire dettagli ulteriori. Non era vero, poi Trump vinse e non ne parlò più. Questa volta, però, l’affermazione suona ben più sinistra, anche perché da mesi il presidente attacca il voto per corrispondenza sostenendo che sia «fraudolento” (8)

In America  la costituzione  e la Dichiarazione di Indipendenza  nascono per garantire il diritto al voto . Un voto che significa consenso ai governanti . Un voto che è regolato dai singoli stati.  Le regole per l’accesso al voto vengono dunque gestite da organi politici  per cui  , in questo senso si può dire che repubblicani  e democratici hanno nelle loro mani  ,negli stati che governano, leve importanti per restringere o allargare l’affluenza a secondo delle convenienze  dei singoli partiti . In genere sono storicamente, per varie ragioni , i repubblicani a limitare il voto . In queste elezioni dunque sono  ancora una volta i repubblicani a tentare di limitare l’affluenza al voto negli stati in bilico. Per esempio nel Texas ,uno stato repubblicano dal  1972 ,tranne che per il 1976,  quando un uomo del sud Jmmy Carter  vinse contro  Gerald Ford. In questi anni le differenze tra repubblicani e democratici sono andate accorciandosi per cui in queste elezioni sembrano avere la preminenza quest’ultimi, specialmente nelle aree metropolitane. Nel Texas si assegnano  38 voti per il collegio elettorale  presidenziale oggi. Nel passato decennio se ne assegnavano  36 e nel prossimo dovrebbero essere  41.

Nel Texas Trump è avanti Biden di poco  e proprio per questo,  anche se probabilmente  non ci sarà un sorpasso il Texas può essere considerato in bilico.  Abbiamo detto  che   ogni stato  controlla l’accesso al voto. Quindi in questo stato in cui  governano i repubblicani, sono in grado  di regolare l’affluenza  blindando il vantaggio di Trump. In che modo ? Abbiamo anche detto che sono già in corso le votazioni  e quindi il Texas è dii quegli stati in cui  è possibile già votare per posta. Il voto per posta è uno di quei diritti che i democratici  difendono per favorire la partecipazione  delle minoranze  per le quali i sostenitori del partito finanziano  con milioni di dollari  programmi come il Get  out the vote , ovvero assistenza la voto. Ebbene il governatore repubblicano del Texas, Abott, ha ridotto , da sabato 14 ottobre  ad una le sedi ufficiali  dove può essere consegnata la scheda votata a differenza delle dodici sedi che erano precedentemente a disposizione degli elettori.. La stessa cosa accade, seppure con un altro meccanismo ( ripulitura “ tecnica “ delle liste  elettorali ) in Georgia e anche in  California.

Questi esempi ci riportano al ragionamento iniziale.  Probabilmente la democrazia statunitense è arrivata ad un bivio.  Gli Stati Uniti sono un paese fondato sulla legge  ma a far funzionare il sistema sono le regole della politica.  L’accusa che viene mossa a Trump e ai repubblicani è quella di aver violato le regole  danneggiando le istituzioni . “ A Trump si rimprovera  il rifiuto a rendere pubbliche  le dichiarazioni dei redditi, già prima  di essere eletto. Dopo l’elezione di ignorare  i suoi conflitti di interesse,di trarre vantaggi  personali dalla sua carica di Presidente, di ostacolare ora il diritto al voto , di ricattare i governi stranieri “ .(9)

Le regole quando vengono rispettate sono preferibili alle leggi ,assicurano gli americani, perché si addicono meglio alle circostanze . Il partito repubblicano sta facendo guerra alle istituzioni  e sta condannando il paese al dominio di una minoranza fino a ridisegnare i collegi elettorali affermano i  suoi  contraddittori e oppositori .

La crisi  che il paese sta attraversando  può portare al collasso sociale . Oppure essere il punto  di partenza per un’epoca di riforme  radicali.  E lo si vedrà il 3 novembre prossimo  . E puntualmente torneremo a riflettere sul nuovo scenario  che l’Election Day annuncerà.

(1)https://www.wired.it/play/televisione/2020/10/15/episodi-simpson-elezioni-usa/

(2)Conosciuto come il tycoon dell’immobiliare prestato alla televisione, Donald Trump è il 45esimo presidente eletto degli Stati Uniti d’America. Il miliardario statunitense di origini tedesche ha conquistato la più alta carica del paese, correndo per il Partito Repubblicano, nel novembre 2016, conquistando 306 voti elettorali. Trump non aveva precedentemente ricoperto incarichi politici. Nato nel 1946, si è laureato in economia ed è succeduto al padre nel business di famiglia, altrimenti noto come Trump Organization. Un patrimonio immobiliare che conta alberghi, casinò e complessi immobiliari in alcune delle maggiori città statunitensi. Nel 2004 Trump approda anche in tv, con la produzione e la conduzione del reality NBC The Apprentice, rivolto a concorrenti che ambivano a lavorare in una posizione di management nella Trump Organization. Il motto che lo ha reso celebre in tv è “You’re fired”, sei licenziato.

(3) Richiard Ford (Jackson, 16 febbraio 1944) è uno scrittore nei cui romanzi la matrice minimalista si mitiga e si evolve in due opposte direzioni: da un lato, le accensioni liriche di Rock Springs (1987) o di Incendi (Wildlife, 1990); dall’altro, il tentativo di edificare un’epica della middle class americana con Sportswriter (The Sportswriter, 1986), e i suoi seguiti, Il giorno dell’Indipendenza (Independence Day, 1995) e Lo stato delle cose (The Lay of the Land, 2006). Sportswriter è stato inserito dal Time nella lista dei 100 migliori romanzi scritti in lingua inglese dal 1923 al 2005. Per il suo seguito, Il giorno dell’Indipendenza, Ford ha vinto sia il Premio PEN/Faulkner per la narrativa sia il Premio Pulitzer per la narrativa (il primo a vincere entrambi i premi) .Dall’autunno 2012, insegna letteratura e scrittura alla Columbia University School of the Arts

(4) * FinScience è una fintech company data driven del gruppo Datrix, è specializzata nella raccolta, interpretazione e classificazione di dati non tradizionali per scopi di monitoraggio e, in combinazione con dati tradizionali, investimento. ** I sondaggi si basano sui dati di FiveThirtyEight, che raccoglie diversi sondaggisti americani. Datrix fa una ulteriore selezione escludendo i sondaggi di partito e quelli precedenti al 2020. Vengono presi in considerazione solo i sondaggi in cui la scelta è tra Trump e Biden e solo i sondaggi i cui istituti abbiano un voto di “serietà” superiore a D. Vengono estratti i valori di media, minimo e massimo per singolo candidato per singolo stato e su base nazionale.

(5) “Le poste americane sono nel caos” a causa di scelte “su larga scala” che da agenzia indipendente le hanno ridotte a un “football set” per “minare le elezioni federali“. Letitia James, procuratore generale dello Stato di New York, usa parole di fuoco nelle 64 pagine della causa federale contro i cambiamenti del servizio postale americano, definendoli “incostituzionali”. Usps (United States postal service), gravato da un debito di oltre 160 miliardi di dollari, è da mesi oggetto degli attacchi del presidente Donald Trump che vuole boicottare il ricorso al voto via posta, più che mai necessario nell’anno della pandemia, perché teme che l’allargamento della base elettorale – soprattutto a neri e minoranze – possa svantaggiarlo. Un punto che è stato centrale anche nel corso della prima serata della Convention repubblicana, dove ha accusato i dem di usare la “frode” del voto “in assenza” e il pretesto del Covid per vincere le elezioni. Secondo i dem, infatti, i tagli previsti potrebbero rallentare il voto per corrispondenza e compromettere la tempestività dello spoglio nelle elezioni di novembre. All’azione legale promossa da James – che ha anche chiesto lo scioglimento della potente lobby delle armi National Rifle Association – si sono uniti i colleghi di Hawaii, New Jersey, New York City, della città e della contea di San Francisco.

(6) http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Usa-2020-la-Corte-suprema-stoppa-Trump-il-voto-per-posta-valido-c3cca89f-a571-4e4d-88e7-0925ac1ba465.html

(7) https://www.corriere.it/esteri/elezioni-usa-2020/notizie/c-davvero-rischio-violenza-le-elezioni-usa-4962480c-fe5b-11ea-a30b-35e0d3e9db56.shtm

(8) https://www.breitbart.com/

(9) Joseph Stiglitz La democrazia statunitense è arrivata al bivio . Internazionale  n. 1379  ,Anno 27, 9-25 ottobre 2020

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