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” LA PAPESSA GIOVANNA ” – PROF.SSA GABRIELLA TORITTO

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Redazione- “Come può la donna essere inferiore all’uomo nella creazione? Lei fu creata da una costola di Adamo, ma Adamo fu creato dall’argilla. Eva ha quindi la medesima origine. In quanto a forza di volontà la donna può essere considerata superiore all’uomo. Eva mangiò la mela per amore della conoscenza e dell’erudizione. Adamo mangiò la mela soltanto perché fu Eva a chiederglielo…”

Parole della papessa Giovanna (Liv Ullmann) nel film di Michael Anderson – 1972

Trattare della papessa Giovanna è un po’ difficile. Innanzi tutto non può essere ascritta né fra le intellettuali, né fra le religiose, tanto meno fra le sante. Inoltre non pochi sono i dubbi sulla sua effettiva esistenza, dato che mancano molti elementi documentali per attestarla, fatta eccezione di alcuni Chronicon, che la menzionano e che citeremo.

Vale tuttavia la pena di ricordarla poiché la sua memoria ci conferma come fin dal primo Medioevo le donne si impegnarono negli studi e molte, come la papessa Giovanna, furono coloro che riuscirono a superare il genere maschile in acume, nel conseguimento della conoscenza e a brillare di luce propria.

Giovanna fu l’esempio più beffardo ed irriverente di come una donna, dotata di intelligenza, riuscì ad emergere e a non cedere a chi l’avrebbe voluta relegare ai margini del consorzio umano come “creatura” di sottordine.

Certamente la papessa Giovanna, oltre alle notevoli capacità nello studio, si distinse per malizia ed impostura, arrecando con i suoi comportamenti grave scandalo, nonché danno (oggi diremmo) d’immagine alla Chiesa di Roma.

Nel 2009 su di lei è stato girato un altro film, diretto da  Sönke Wortmann e tratto dall’omonimo romanzo di Donna Woolfolk Cross.

Sebbene molti studiosi la releghino a figura leggendaria, altri narrano che una giovane britannica, nata a Magonza, in Germania, e distintasi giovanissima per la facilità con cui apprendeva, riuscì a travestirsi da uomo e con un amico si recò fino ad Atene, attratta dal fascino dell’antica storia e cultura della città ellenica. Ad Atene la giovane divenne dottissima soprattutto nelle scienze teologiche.

Più tardi da Atene si spostò, sempre vestita di abiti maschili e religiosi, a Roma, dove ben presto si fece stimare come valido prelato. Ascese rapidamente i gradini della gerarchia ecclesiastica, ammirato da tutti quale “vas spirituale” e grande “devoto”.

A Roma furono tutti così catturati da così “singolare figura” che nell’855, alla morte di papa Leone IV, fu “eletto/a” pontefice con il nome di Giovanni VIII.

Il pontificato era ormai al secondo anno di Cattedra quando accadde qualcosa di impensabile. Durante una solenne processione, snodatasi dal Vaticano verso il Laterano, dove allora era situata la residenza papale, esattamente fra il Colosseo e la chiesa di San Clemente, fra lo stupore e lo sconcerto generale, “colui” che era considerato papa partorì nel bel mezzo della strada. Secondo alcune narrazioni nel luogo in cui madre e figlio morirono fu successivamente posta una “memoria” dello scandaloso evento.

“La papessa”, che non era riuscita a frenare i suoi istinti, era stata messa incinta nella corte papale e, non conoscendo con esattezza il tempo del parto, era stata costretta a seguire l’importante rito ecclesiastico.

Inevitabilmente il parto “pubblico” rivelò a tutti la natura del pontefice e Giovanni VIII da quel momento in poi fu chiamato la papessa Giovanna.

Molti ritennero non inventato il fatto, figura realmente esistita e non leggendaria quella della papessa Giovanna, dato che da quell’anno in poi il tradizionale corteo papale fu deviato onde evitare di passare davanti alla vergognosa “memoria”.

Inoltre fu significativo, seppur sconcertante, introdurre una nuova prassi, “assai strana”, prima dell’elezione del pontefice al fine di non incorrere mai più in uguale inganno: il candidato pontefice, prima della definitiva elezione, veniva fatto sedere su un seggio forato perché si constatasse effettivamente la sua natura maschile attraverso il foro del seggio.

Si possono da qui immaginare gli “apprezzamenti” mordaci e irrispettosi della letteratura protestante nei confronti della Santa Romana Chiesa! E si può ben comprendere che la Chiesa abbia fatto di tutto per cancellare l’esistenza della papessa, peraltro mai annoverata fra gli effettivi pontefici romani, ascesi sul soglio di Pietro.

La storia di Giovanna tuttavia è stata tramandata assieme ad altre vicende controverse e fosche della Città Eterna tra la fine del IX e gli inizi del X secolo, quando alcuni pontefici furono strumentalizzati da donne di potere, prive di qualsiasi morale, come Maronzia, figlia della senatrix Teodora e Teofilatto, vestararius, nonché capo dell’amministrazione finanziaria ecclesiastica, magister militum, gloriosissimus dux et senator Romanorum. Inoltre è sorprendente che la vicenda della papessa Giovanna sia stata tramandata da fonti molto vicine alla Curia di Roma, a dimostrazione che il fatto non fosse leggenda ma che avesse riscontri attendibili.

Il primo a testimoniare lo scandaloso evento fu Mariano Scoto, morto nel 1086, il quale nel suo Chronicon citò la papessa Giovanna, eletta dopo la morte di papa Leone IV, creduta pontefice per due anni, cinque mesi e quattro giorni. La testimonianza di Scoto probabilmente dipese dalla sua volontà di riportare tutto ciò fin ad allora tramandato ma avere riferito quella notizia finì con l’avvalorarla.

Il domenicano Giovanni di Mailly, in Chronica universalis scritta nel 1225, riportò la stessa notizia senza riferimenti cronologici esatti, precisando di tramandare dati relativi ad un certo papa, anzi papessa, che, simulando di essere uomo, era stata dapprima nominata notaio di Curia, data la grande preparazione e l’apprezzabile impegno, e che una volta pontefice aveva partorito un fanciullo. Secondo Giovanni di Mailly la peccatrice, immediatamente dopo il parto, fu legata ad un cavallo e trascinata per le strade di Roma mentre il popolo la colpiva in vario modo, finché ella morì. Lì dove morì, fu sepolta e ricordata con una lapide su cui fu scritto: “Pietro, Padre dei Padri, palesa il parto della Papessa”.

Nella tradizione a noi pervenuta i nomi e la cronologia dei fatti non sono precisi ma molti sono i dettagli della vicenda che attestano una certa veridicità.

Ad esempio il domenicano Stefano di Borbone nella sua opera “Sette doni dello Spirito Santo” scrisse quanto si debba essere prudenti nelle operazioni relative all’elezione del pontefice, soprattutto in quelle conclusive, al fine di non incorrere nell’increscioso fatto verificatosi intorno all’anno 1100. Dopo di che il domenicano descrisse l’elezione della papessa.

Le testimonianze sicuramente risultano discordanti sulla data dell’avvenimento, il che indurrebbe a ipotizzare la natura leggendaria della narrazione ma l’elezione della papessa fu riportata persino in una storia ufficiale, scritta dal domenicano cardinale boemo Martino di Troppau, il quale nel suo Chronicon citò il nome della papessa come Giovanni l’Anglico, nato a Magonza, associandolo a tanti particolari biografici. Non solo. Sempre in quel Chronicon per la prima volta furono riportati il vicus Papisse, ossia il luogo in cui si verificò il parto, e la successiva deviazione degli ulteriori cortei papali. Sempre il cardinale Martino di Troppau fece anche appello ad un dato giuridico per la cancellazione di Giovanna dal novero dei pontefici: fu omessa dal Catalogo dei Santi Pontefici perché di genere femminile … come a confermare la storica esistenza della papessa.

Stando sempre al Chronicon del cardinale Martino di Troppau, detto Polono poiché ricoprì anche la carica di arcivescovo delle province ecclesiastiche polacche, la papessa non morì dopo il parto avvenuto al “vicus Papisse” (Vico della papissa) ma, vestiti abiti monacali, visse da penitente finché il figlio non divenne vescovo di Ostia. Poi, avvertendo avvicinarsi la sua fine, dispose di essere sepolta nello stesso luogo dove era avvenuto il parto. Il figlio invece, al fine di onorare il corpo della madre, la trasportò ad Ostia e la tumulò in una chiesa, dove, sempre secondo la testimonianza del cardinale Martino, sarebbero avvenuti molti miracoli.

Per lo studioso Cesare D’Onofrio la locuzione “Vicus Papisse” sarebbe stata una denominazione già esistente, priva di alcuna allusione al parto della papessa Giovanna ma relativa ad una donna appartenente all’importante famiglia Papa, il cui capostipite fu Giovanni Papa, da cui scaturì l’intreccio di due vicende completamente diverse ed opposte legate a due “papisse”: una divenuta pontefice attraverso l’inganno, l’altra della famiglia romana Papa.

La narrazione su “Giovanna” fu tramandata di cronaca in cronaca. Resta tuttavia sempre il sospetto che si tratti di leggenda piuttosto che di storia, sebbene lo stesso Giovanni Boccaccio riprenda il racconto in lingua latina nel “De claris mulieribus”. Boccaccio evitò di inserire la narrazione del fatto, risalente a più di trecento anni prima, nel “Decameron” per rispetto alla Chiesa, mentre la riportò in un’altra sua opera: “De casibus virorum illustrium”.

Le opere di Boccaccio contribuirono molto alla divulgazione commossa e piena di stupore del parto della papessa Giovanna che non venne messo in alcun modo in dubbio.

Lo stesso Francesco Petrarca in un’opera a lui attribuita: “Chronica della vita dei Pontefici” descrisse con poche parole il viaggio di Giovanni d’Anglia a Roma. Colui che “in tanta fame salse” da conseguire “il supremo honore” del soglio pontificio di cui non era assolutamente degno, “la qual cosa poi si scoperse”.

Anche le “Vitae Pontificum Romanorum” di Platina, 1475, concorsero a rendere credibile l’elezione di Giovanna a pontefice, sebbene l’opera fu respinta dal bibliotecario vaticano.

Le “Vitae”, come i Chronicon, “ispirarono” la raccolta detta dei “Centuriatori di Magdeburgo”, dove furono peraltro illustrati momenti della torbida vicenda della papissa Giovanna e con cui gli autori scismatici, luterani e riformati, intesero colpire la Chiesa di Roma e la sua pornocrazia.

F.to Gabriella Toritto

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