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LA MUSICOTERAPIA COME INTERVENTO PSICOSOCIALE-VALERIA CRESCENZI

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Redazione-Il 22 settembre scorso, presso l’ospedale S. Maria della Misericordia di Perugia, in occasione del progetto formativo “PERUGIA CITTÀ AMICA DELLE PERSONE CON DEMENZA: COMINCIAMO DA NOI”, ho assistito all’intervento del Dott. Andrea Fabbo (geriatra AUSL Modena) riguardante gli interventi psicosociali nella demenza.

Ho cominciato cosi ad associare la musicoterapia alle parole del dottore, avendo conferma, passo dopo passo, di quanto la musicoterapia sia vicina a tutti gli aspetti di un intervento psicosociale e possa essere proposta come tale.

Gli interventi psicosociali con gli anziani possono essere centrati sulla COGNITIVITÀ, sulle EMOZIONI, sui COMPORTAMENTI, sulla SENSORIALITÀ e sono orientati “al miglioramento o mantenimento delle funzioni cognitive, al mantenimento dell’indipendenza e alla qualità di vita e benessere”.

Quando il dott. Fabbo parlava di queste specifiche, ho cominciato a ragionare su tutti questi aspetti associandoli alla musicoterapia e ad un intervento musicoterapico, che quindi può essere strutturato e formulato in questa direzione, nei confronti di anziani che vivono una demenza.

Provo a parlare in termini musicali:

– Seguire un ritmo, suonare insieme, adattarsi all’altro, sintonizzarsi, combinarsi, armonizzarsi, dialogare attraverso il suono, lavorare con la memoria, le tracce mnesiche persistenti, riguarda la COGNITIVITÀ;

– Relazionarsi con se stessi e con gli altri, ascoltarsi, aprirsi, risuonare insieme, rievocare, socializzare, condividere, sono aspetti che riguardano le EMOZIONI;

– Calmarsi, riuscire a distrarsi grazie alla musica, cambiare il proprio umore, rilassarsi, venire rapiti da quello che si vive nel famoso “qui ed ora” musicoterapico, sono aspetti che riguardano il proprio agire, il proprio fare, il COMPORTAMENTO;

– infine la musica può accompagnare e riguardare la persona nella SENSORIALITÀ. Una stanza snoezelen ad esempio, potrebbe essere un ambiente importante, in caso di grave deficit della persona, demenza avanzata o gravi disturbi comportamentali; Il suono e la musica, integrati a tutti i sensi, possono essere una chiave di svolta per il contenimento e il benessere della persona.

È interessante inoltre comprendere quanto tutti questi aspetti, descritti in elenco, non siano in realtà divisi tra loro, bensì collegati, correlati, integrati insieme, nei momenti d’interazione in un incontro di musicoterapia.

La musicoterapia è quindi a tutti gli effetti un intervento psicosociale che può aiutare la persona a mantenere la sua condizione, la sua autonomia, per preservare le sue risorse ed abilità, fin dove è possibile.

Può coadiuvare inoltre altri interventi non farmacologici per alleviare il processo di deterioramento cognitivo e perdita funzionale, anche in relazione all’aspetto sociale, relazionale, ambientale.

Nessuno ha la bacchetta magica per guarire una demenza ma adattarsi al cambiamento, lavorare sul proprio ambiente interno ed esterno, alleviare lo spaesamento emotivo e sociale a cui si va incontro, questo si, è qualcosa di reale, spendibile, fattibile, anche attraverso la musicoterapia.

Tutto questo è valido sia per la persona interessata sia per chi se ne prende cura! (famiglie, operatori, caregivers, ospedali, reparti…)

La legge prevede inoltre per le persone che vivono una demenza, degli interventi di stimolazione cognitiva e terapia occupazionale gratuiti* (codice esenzione ticket 029).

La musicoterapia potrebbe rientrare tra questi interventi.

Perché non prendersi cura della persona con dei servizi costruiti su misura, con finalità personalizzate e quindi più efficaci?

Ogni persona vive la propria demenza, cosi unica, delicata, spiazzante e soprattutto estremamente variabile ed è proprio per questo che ha diritto a cure e servizi specifici.

Da musicoterapista penso che la cosa principale sia informarsi, continuare ad interessarsi non solo a quello che succede nel setting ma anche a quello che succede negli ospedali, nelle case, nelle strutture tutte e nelle diverse fasi chiave della malattia.

Da musicoterapista sento il dovere di confrontarmi con le figure mediche di riferimento, per capire anche cosa succede a livello legislativo nel nostro paese ai fini di offrire un servizio migliore, specifico, avanzato e multidisciplinare.

L’incontro di Perugia è stato illuminante, mi ha fatto comprendere che non siamo soli, come terapisti, operatori, medici, specialisti ma anche come famiglie e come persone.

È importante informarsi, “fare rete”, riflettere, condividere in apertura e fare riferimenti chiari anche alle evidenze scientifiche, che supportano fortemente questo tipo di situazioni, umane, personali e sociali.

“Non è vero che l’Alzheimer non si cura”, ha detto la Prof.ssa Patrizia Mecocci (Direttore S.C.Geriatria A.O.Perugia), proseguendo poi con un brillante intervento riguardante l’area della prevenzione e un nuovo modo di vivere la demenza.

Ecco, è interessante partire da qui, focalizzarsi su ciò che si può fare piuttosto che su quello che non può cambiare, perché è attraverso questo processo che possiamo spingerci oltre, avvicinandoci sempre più alla persona e non alla malattia.

Valeria Crescenzi

Musicista, musicoterapista.

( * http://www.salute.gov.it/portale/temi/ricercacodiceEsenzioni.jsp?Icd9p=029

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