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” AL SERVIZIO DELLA SALUTE ” DI VALTER MARCONE

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Redazione-  Questo il sunto dell’appello con cui un gruppo di medici e scienziati, tra cui il premio Nobel Giorgio Parisi, vuole ribadire l’insostituibilità del Servizio sanitario nazionale e rilanciarne lo sviluppo.

“Dal 1978, data della sua fondazione, al 2019 il SSN in Italia ha contribuito a produrre il più marcato incremento dell’aspettativa di vita (da 73,8 a 83,6 anni) tra i Paesi ad alto reddito. Ma oggi i dati dimostrano che il sistema è in crisi: arretramento di alcuni indicatori di salute, difficoltà crescente di accesso ai percorsi di diagnosi e cura, aumento delle diseguaglianze regionali e sociali. Questo accade perché i costi dell’evoluzione tecnologica, i radicali mutamenti epidemiologici e demografici e le difficoltà della finanza pubblica, hanno reso fortemente sottofinanziato il SSN, al quale nel 2025 sarà destinato il 6,2% del PIL (meno di vent’anni fa).
Il pubblico garantisce ancora a tutti una quota di attività (urgenza, ricoveri per acuzie), mentre per il resto (visite specialistiche, diagnostica, piccola chirurgia) il pubblico arretra, e i cittadini sono costretti a rinviare gli interventi o indotti a ricorrere al privato. Progredire su questa china, oltre che in contrasto con l’Art.32 della Costituzione, ci spinge verso il modello USA, terribilmente più oneroso (spesa complessiva più che tripla rispetto all’Italia) e meno efficace (aspettativa di vita inferiore di sei anni). La spesa sanitaria in Italia non è grado di assicurare compiutamente il rispetto dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e l’autonomia differenziata rischia di ampliare il divario tra Nord e Sud d’Italia in termini di diritto alla salute.
È dunque necessario un piano straordinario di finanziamento del SSN e specifiche risorse devono essere destinate a rimuovere gli squilibri territoriali. La allocazione di risorse deve essere accompagnata da efficienza nel loro utilizzo e appropriatezza nell’uso a livello diagnostico e terapeutico, in quanto fondamentali per la sostenibilità del sistema. Ancora, l’SSN deve recuperare il suo ruolo di luogo di ricerca e innovazione al servizio della salute.
Parte delle nuove risorse deve essere impiegata per intervenire in profondità sull’edilizia sanitaria, in un Paese dove due ospedali su tre hanno più di 50 anni, e uno su tre è stato costruito prima del 1940. Ma il grande patrimonio del SSN è il suo personale: una sofisticata apparecchiatura si installa in un paio d’anni, ma molti di più ne occorrono per disporre di professionisti sanitari competenti, che continuano a formarsi e aggiornarsi lungo tutta la vita lavorativa. Nell’attuale scenario di crisi del sistema, e di fronte a cittadini/pazienti sempre più insoddisfatti, è inevitabile che gli operatori siano sottoposti a una pressione insostenibile che si traduce in una fuga dal pubblico, soprattutto dai luoghi di maggior tensione, come l’area dell’urgenza. È evidente che le retribuzioni debbano essere adeguate, ma è indispensabile affrontare temi come la valorizzazione degli operatori, la loro tutela e la garanzia di condizioni di lavoro sostenibili. Particolarmente grave è inoltre la carenza di infermieri (in numero ampiamente inferiore alla media europea).
Da decenni si parla di continuità assistenziale (ospedale-territorio-domicilio e viceversa), ma i progressi in questa direzione sono timidi. Oggi il problema non è più procrastinabile: tra 25 anni quasi due italiani su cinque avranno più di 65 anni (molti di loro affetti da almeno una patologia cronica) e il sistema, già oggi in grave difficoltà, non sarà in grado di assisterli.
La spesa per la prevenzione in Italia è da sempre al di sotto di quanto programmato, il che spiega in parte gli insufficienti tassi di adesione ai programmi di screening oncologico che si registrano in quasi tutta Italia. Ma ancora più evidente è il divario riguardante la prevenzione primaria; basta un dato: abbiamo una delle percentuali più alte in Europa di bambini sovrappeso o addirittura obesi, e questo è legato sia a un cambiamento – preoccupante – delle abitudini alimentari sia alla scarsa propensione degli italiani all’attività fisica. Molto va investito, in modo strategico, nella cultura della prevenzione (individuale e collettiva) e nella consapevolezza delle opportunità ma anche dei limiti della medicina moderna.
Molto, quindi, si può e si deve fare sul piano organizzativo, ma la vera emergenza è adeguare il finanziamento del SSN agli standard dei Paesi europei avanzati (8% del PIL), ed è urgente e indispensabile, perché un SSN che funziona non solo tutela la salute ma contribuisce anche alla coesione sociale.”

Firmato: Ottavio Davini, Enrico Alleva, Luca De Fiore, Paola Di Giulio, Nerina Dirindin, Silvio Garattini, Franco Locatelli, Francesco Longo, Lucio Luzzatto, Alberto Mantovani, Giorgio Parisi, Carlo Patrono, Francesco Perrone, Paolo Vineis

L’allarme si riferisce alla condizione attuale in cui versa il servizio sanitario nazionale. E arriva di seguito ad una serie di polemiche tra il Governo e le opposizioni . Attorno ad un pericolo vero ossia quando l’accesso alle prestazioni sanitarie non è garantito universalmente allora si devono comprare prestazioni sanitarie . Cosa che non tutti si possono permettere. Se ciò dovesse accadere in modo esteso si potra dire addio alla sanità pubblica. O meglio addio ad un modello di sanità che va sempre più copiando quello in vigore per esempio negli Stati Uniti d’America.

Ma ricordiamo brevemente i vantaggi della nascita del Servizio Sanitario Nazionale di fronte ad una situazione , quella attuale che rischia di annullare quello che è il risultato dell’entrata in funzione dello stesso servizio nel 1978 . Un investimento sulla salute pubblica che in questi anni ha dato risultati concreti . L’Italia tra i Paesi ad alto reddito registra un incremento dell’aspettativa di vita, passata da 73,8 a 83,6 anni tra il 1978 (che è l’anno di creazione del SSN) e il 2019.Un risultato significativo che potrebbe essere compromesso tenuto conto delle politiche finanziarie che da anni i governi del nostro paese adottano sottraendo risorse a questo fondamentale servizio.

Tanto che nel 2025 sarà destinato circa il 6,2% del PIL, meno di quanto (6,5%) accadeva 20 anni, risorsa non sufficiente a tenere a livello le prestazioni anche a causa della congiuntura negativa di fattori come l’ evoluzione tecnologica, con il conseguente incremento dei costi, l’invecchiamento della popolazione e il mutamento degli scenari delle malattie, congiuntamente all’inflazione .

Il governo presieduto da Giorgia Meloni in risposta alle critiche dell’opposizione rivendica di aver stanziato la cifra record di 134 miliardi per il fondo sanitario.

In realtà la questione è e rimane di carattere strutturale e va oltre i singoli governi che hanno preceduto quello attuale. E soffre della congiuntura inflazionistica che svuota le risorse nonostante una maggiore dote di risorse per esempio per l’anno corrente e per i prossimi anni .

Una situazione che rischia di deflagrare a breve e in prospettiva per esempio con la possibile entrata in vigore della legge sull’autonomia ..Un sistema che non consentirà più cure generalizzate e che indurrà molti a “non curarsi” come sta avvenendo già. Ma soprattutto uno scenario prefigurabile come quello che ci racconta Ferdinando Di Orio e che trascrivo dal suo profilo di facebook.

Ecco la testimonianza del prof. Ferdinando Di Orio già rettore dell’Università di L’Aquila e senatore della Repubblica.

“Per comprendere la sanità del nostro paese al di là della propaganda dei miliardi in più elargiti dal Governo , bisogna entrare in un ospedale pubblico . Il pronto soccorso del policlinico Umberto I dell’Università di Roma La Sapienza dove sono stato ricoverato d’urgenza domenica scorsa , ospita nei vari giorni della settimana circa 300 persone, è molto simile a##d un suk arabo , confusione e stordimento, pazienti deposti su una barella su cui dormire, ma senza cuscino per sicurezza, (?) e per mangiare quando è l’ora in un groviglio di richieste urlate al personale e di rifiuti alimentari . L’ascesa alla Unità Complessa , per i più fortunati all’incirca dopo due giorni, viene vista come una liberazione da quel girone infernale. L’Unità complessa nel mio caso di neurologia è con stanze da 4 a 6 posti letto con pazienti che , in questo caso, sono molto agitati con un’attività sanitaria che tiene impegnato il personale sanitario e gli altri pazienti presenti nella camera , praticamente h24. Uno dei quattro pazienti dove mi trovavo colpito da una severa ischemia era moribondo e continuamente monitorizzato . Il personale medico ed infermieristico , guidato da un efficiente direttore preparato e molto impegnato, per la quasi totalità non erano strutturati ma giovani in formazione . Io stesso ho fatto da cavia ad una giovane infermiera che stava apprendendo la tecnica di inserimento di un ago in una vena . Manovra lunga e dolorosa ma i giovani debbono imparare . Gli accertamenti diagnostici che rappresentano la forza della sanità pubblica vengono svolti con efficienza e professionalità. L’alimentazione semplicemente immangiabile da me sempre respinta, trovandola di gran lunga peggiore di quella che nei Paesi poveri del mondo davamo ai nostri pazienti Le gare al massimo ribasso in Italia stanno uccidendo le strutture pubbliche . Questo è la sanità laziale che in un Italia divisa in due, e’più vicina alle regioni del sud che a quelle del Nord . Dal welfare Index 2022 conquistano le prime otto posizioni le regioni del Nord e il Lazio, a metà classifica verso il basso si collocano le regioni del centro Italia con il nostro Abruzzo che arranca , agli ultimi posti per ogni parametro si trovano tutte le regioni del sud fino alle ultime Campania e Calabria. A questo punto una riflessione: la nostra Regione a quale gruppo vuole appartenere all’ efficientissimo Nord o al sud con Campania e Calabria agli ultimi posti italiani ed Europei ? Tre settimane fa ho fatto una lettura a Napoli : se la mia severa patologia si fosse verificata quando ero lì e non a Roma non oso pensare cosa avrei trovato.”

In sostanza l’appello di medici e scienziati dice : “Molto si può e si deve fare sul piano organizzativo, ma la vera emergenza è adeguare il finanziamento del SSN agli standard dei Paesi europei avanzati (8% del PIL), ed è urgente e indispensabile, perché un SSN che funziona non solo tutela la salute ma contribuisce anche alla coesione sociale”…”Tra qualche anno celebreremo il 50° compleanno del nostro Ssn: mantenerlo efficiente e in buona salute è un dovere morale verso le prossime generazioni, per non disperdere un patrimonio unico che abbiamo avuto la fortuna di ereditare

I medici e scienziati fanno anche un elenco delle cose da fare ovvero delle immediate priorità : “Parte delle nuove risorse deve essere impiegata per intervenire in profondità sull’edilizia sanitaria, in un Paese dove due ospedali su tre hanno più di 50 anni e uno su tre è stato costruito prima del 1940. Ma il grande patrimonio del SSN è il suo personale: una sofisticata apparecchiatura si installa in un paio d’anni, ma molti di più ne occorrono per disporre di professionisti sanitari competenti, che continuano a formarsi e aggiornarsi lungo tutta la vita lavorativa. Nell’attuale scenario di crisi del sistema, e di fronte a cittadini/pazienti sempre più insoddisfatti, è inevitabile che gli operatori siano sottoposti a una pressione insostenibile che si traduce in una fuga dal pubblico, soprattutto dai luoghi di maggior tensione, come l’area dell’urgenza». «Appare evidente — continua l’appello — che le retribuzioni debbano essere adeguate, ma è indispensabile affrontare temi come la valorizzazione degli operatori, la loro tutela e la garanzia di condizioni di lavoro sostenibili. Particolarmente grave è inoltre la carenza di infermieri (in numero ampiamente inferiore alla media europea). Da decenni si parla di continuità assistenziale (ospedale-territorio-domicilio e viceversa), ma i progressi in questa direzione sono timidi. Oggi il problema non è più procrastinabile: tra 25 anni quasi due italiani su cinque avranno più di 65 anni (molti di loro affetti da almeno una patologia cronica) e il sistema, già oggi in grave difficoltà, non sarà in grado di assisterli». «La spesa per la prevenzione in Italia è da sempre al di sotto di quanto programmato, il che spiega in parte gli insufficienti tassi di adesione ai programmi di screening oncologico che si registrano in quasi tutta Italia. Ma ancora più evidente è il divario riguardante la prevenzione primaria; basta un dato: abbiamo una delle percentuali più alte in Europa di bambini sovrappeso o addirittura obesi, e questo è legato sia a un cambiamento — preoccupante — delle abitudini alimentari sia alla scarsa propensione degli italiani all’attività fisica. Molto va investito, in modo strategico, nella cultura della prevenzione (individuale e collettiva) e nella consapevolezza delle opportunità, ma anche dei limiti della medicina moderna».

La diagnosi e la cura per il Sistema Sanitario Nazionale sono dunque delineate contro uno scenario futuro che potrebbe rendere vana quella che era la previsione costituzionale : “”La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana” che tradotta dunque nella legge n.833 del 1978 che istitutiva del Servizio sanitario Nazionale vuole dire universalità,uguaglianza ed equità delle prestazioni .

Anche se proprio la modifica dell’attuale Costituzione , in alcuni settore sembra delineare un nuovo Stato, una nuova Nazione secondo modelli diversi da quelli che ispirarono la carta costituzionale redatta e approvata dall’ Assemblea costituente istituita con il Decreto Legislativo Luogotenenziale n. 98/1946, per redigere la nuova Costituzione oltre che per votare la fiducia al governo, approvare le leggi di bilancio e ratificare i trattati internazionali. Un nuovo modello di Stato , se si pensa alla introduzione del premierato per esempio e all’autonomia differenziata che gli attuali governanti hanno posto all’attenzione del Parlamento e che nelle loro intenzioni sono il risultato finale del volersi ad ogni costo proporre e definire come “ nuovi costituenti”.Un intento che la maggioranza che sostiene il governo permetterà di attuare salvo diversa decisione dei referendum che fin da ora sembrano prospettarsi.

Dunque un appello di scienziati e medici, una maggiore disponibilità da parte del Governo a fornire risorse al Servizio Sanitario Nazionale, sembrano promettere un cambiamento di rotta. Ovvero la salute deve ritornare ad essere una priorità per il Governo e le Regioni .Universalità, equità e solidarietà devono tornare ad essere i principali requisiti del Servizio come il legislatore volle indicare nell’atto di istituzione. Con una particolare attenzione per i professionisti della salute che sono il principale fattore produttivo su cui si regge ogni servizio sanitario. Ma attenzione anche a tenere allo stesso livello e quindi a garantire,senza creare divario tra loro, da una parte gli interventi di urgenza ,ricoveri per acuzie, interventi salvavita e dall’altra visite specialistiche ,accertamenti diagnostici, piccola chirurgia, riabilitazione.

E’ ora che di questi problemi si facciano carico tutte le forze politiche di qualsiasi parte e tulle le organizzazioni della nostra società e si investa di più , come chiede l’appello di scienziati e medici, per tenere il passo rispetto all’invecchiamento della popolazione e l’evoluzione dei bisogni e delle tecnologie sanitari.

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