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” LA BATTAGLIA PER L’ANIMA DI ISRAELE ” DI VALTER MARCONE

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Redazione-  I protagonisti di questa storia possono sopravvivere solo con la guerra: Benjamin Netanyahu e il suo governo, Hamas , gli ayatollah iraniani. Possono sopravvivere solo continuando la guerra in atto che serve a coprire i disastri compiuti a spese di due popoli : i palestinesi della striscia di Gaza, il popolo iraniano .A spese di una democrazia, quella israeliana e in favore di un nuovo assetto nell’area mediorientale come per esempio il riavvicinamento iraniano- saudita,un territorio dove insorgono,grazie all’attuale instabilità , istanze terroristiche come quella degli Houthi, ovvero il movimento Ansar Allah, “partigiani di Dio”, un gruppo armato e politico dell’estremo nord dello Yemen, legato al nome di una famiglia , gli Houthi, con le loro azioni di disturbo sul Mar Rosso per non parlare dell’Isis che riprende vigore in Africa e in Russia come dimostrato dall’attentato alla sala concerti alla periferia di Mosca. (1)

La guerra , un modo di affermare il proprio potere da parte dei protagonisti sopra detti .Un potere fortemente contestato , a volte da minoranze, che ha instaurato veri e propri regimi o che tende a instaurarne, come nel caso degli ayatollah in Iran e con la proposta di Benjamin Netanyahu di riforma giudiziaria contro la quale nei mesi scorsi, settimanalmente, sono state organizzate manifestazioni di protesta.

Cominciamo con Israele. A Gaza sono ormai 34 mila le vittime civili di questo “ tanto peggio, tanto meglio” che il governo di Israele sta sostenendo, di cui almeno 10 mila donne e 13 mila bambini . Mentre si fa sempre più tenue il consenso al governo israeliano attualmente in carica , i familiari degli ostaggi chiedono quotidianamente con manifestazioni che arrivano fin davanti casa del premier che Israele tratti con Hamas il rilascio degli ostaggi, quelli ancora in vita anche se Hamas stesso probabilmente non sa quanti ne siano . Dopo una breve tregua e il rilascio di palestinesi dalle carceri di Israele e pochi ostaggi i raid sono continuati incessantemente sulla striscia di Gaza nel tentativo dichiarato di estirpare Hamas . Raid che hanno portato alla distruzione di ospedali, infrastrutture, centri abitati e migliaia di morti nella striscia. Fino alla minaccia in bilico proprio in questi giorni di un attacco a Rafah dove si concentrano milioni di palestinesi molti dei quali provenienti dalla parte nord della striscia ridotta ad un cumulo di macerie.

L’offensiva su Rafah nell’estremo sud della Striscia di Gaza contro le forze di Hamas e delle altre milizie palestinesi che le fiancheggiano è una minaccia da parte di Israele che sta trattando proprio in queste ore con la mediazione dell’Egitto, del Qatar e degli Stati Uniti un cessate il fuoco con Hamas. Una trattativa delicata e difficile perchè Hamas chiede la fine del conflitto per restituire gli ostaggi mentre Isarele continua a sostenere che comunque l’operazione Rafah si farà. Hamas chiede la cessazione del fuoco in modo definitivo e l’avvio di un tavolo per la creazione di due stati . Una soluzione da tempo prospettata ma che ha trovato sempre l’opposizione di Israele tesa a dimostrare che Hamas si può e si deve annientare. Una operazione che sembrava poter essere “ lampo” ma che invece sta richiedendo molto più tempo e che pesa sualla sorte degli ostaggi . Una operazione di pulizia che dovrebbe restituire la Striscia di Gaza sgombra anche se nessuno si azzarda, nemmeno Israele , a ipotizzare che cosa se ne farà la stessa Israele di quel posto mentre l’Egitto ha già detto “alt” ad un ingresso in massa nella regione del Sinai della popolazione palestinese che otterrebbe solo l’effetto di destabilizzare quell’area con gravi problemi sia per l’Egitto stesso che per la popolazione palestinese e per i rapporti con Israele medesima.

Il crescendo di attacchi alle città, agli ospedali, alle infrastrutture della Striscia con la giustificazione di stanare i miliziani di Hamas,(spettacolari le operazioni nei chilometri di cunicoli sotto la Striscia ),la chiusura dei valichi per impedire ogni aiuto umanitario, come forma di pressione concreta ma anche come arma di guerra impropria, il trasferimento forzato della popolazione della Striscia ai confini con l’Egitto sembra, a parere di molti ,una reazione sproporzionata all’attacco del 7 ottobre 2023 portato da Hamas al territorio di Israele . I miliziani di Hamas hanno quel giorno con più attacchi sul territorio di Israele , durante l’ operazione denominata “alluvione Al-Aqsa” ,causato l’ uccisione di 1200 civili e militari israeliani e il rapimento di circa 250 ostaggi .

In un solo giorno, 859 civili israeliani, 278 soldati[ e 57 membri delle forze dell’ordine sono stati uccisi in kibbutz e basi militari a confine con la Striscia di Gaza.Circa; 250 persone, di cui 30 bambini, sono state rapite e portate come ostaggi nella Striscia .Oltre, come da segnalazioni , a numerosi casi di stupri e violenze sessuali.

Sei mesi sono passati dall’aggressione di Hamas e l’azione di risposta di Israele con una sproporzione significativa non si è mai interrotta. Sei mesi di conflitto fanno segnare un record perchè storicamente è il conflitto più lungo registrato dall’inizio delle ostilità arabo-israeliane. Una sola tregua come dicevo contro sei mesi ininterrotti di bombardamenti e incursioni dell’esercito. Uno scenario dalle conseguenze tragiche che ha indotto l’Onu a votare una risoluzione per un cessate il fuoco, grazie anche all’astensione degli Stati Uniti d’America, principale alleato di Israele. Risoluzione completamente ignorata . In risposta alla quale Israele ha alzato il livello del conflitto coinvolgendo l’Iran con una classica azione di cui Israele è maestra : l’attacco all’ambasciata iraniana di Damasco. L’attacco aereo ha distrutto parte dell’ambasciata iraniana ma soprattutto ha ucciso diversi alti ufficiali dei Pasdaran. , tra cui un generale delle Guardie rivoluzionarie iraniane, Mohammad Reza Zahedi. e il suo vice. Un obiettivo di prim’ordine, considerato il più importante, dopo la morte di Soleimani, perchè il comandante della Forza Quds e responsabile per la Siria e il Libano era la testa di ponte tra Teheran e gli Hezbollah e, probabilmente, l’uomo che garantiva le armi iraniane al Partito di Dio.

Un’azione che ha provocato in Iran una reazione :dopo l’attacco centinaia di manifestanti erano scesi in piazza a Teheran sventolando bandiere dell’Iran e della Palestina, invocando “vendetta” e scandendo slogan come “Morte all’America” e “Morte a Israele”.

Era il 1 aprile . La risposta non si è fatta attendere . Il 13 aprile scorso per la prima volta nella storia, l’Iran ha deciso di attaccare “direttamente” senza intermediari Israele, colpendolo all’interno dei suoi confini, con centinaia di droni e missili. Ordigni che per il 99% sono stati bloccati dalla difesa aerea (Iorn Dome ) ma anche dall’azione congiunta di veivoli americani, del Regno Unito e di un altro stato mediorientale .Un’azione annunciata da Teheran stessa, con danni praticamente nulli sul territorio israeliano. Qualcuno parla di almeno cinquanta missili dei 300 ordigni annunciati mai partiti , altri ritengono il lancio completamente dimostrativo mentre qualcuno afferma che comunque Benjamin Netanyahu e il suo governo si sia Traferito durante quel raid in un rifugio antiatomico e che Biden, Putin e Xi Ping abbiano raggiunto i loro stati maggiori tenendo accanto le famose valigette per azionare ordigni atomici. (2)

Un’azione dimostrativa? L’attacco della notte tra il 13 e il 14 aprile è stato spettacolare, su vasta scala e allo stesso tempo calibrato per evitare una spirale di violenza. Per la prima volta Teheran ha agito in prima persona .Sul piano simbolico la repubblica islamica ha lasciato il segno. Missili e droni sulla moschea di Al Aqsa a Gerusalemme. Un attacco che però sembra essere un regalo a Netanyahu perchè ha dimostrato il sostegno che il suo governo ha da parte di alcuni paesi occidentali e del medio oriente che concretamente hanno difeso il suo territorio durante il raid iraniano .Un attacco spettacolare anche perchè l’Iran ha un potenziale offensivo , è una potenza regionale e capacità di destablizzare un’area molto vasta. Cosa che per il momento il regime di Teheran ha deciso di evitare ben sapendo che in un confronto con Israele probabilmente avrebbe la peggio .

Tutti sperano e chiedono che si mettano a tacere le armi .Teheran all’Onu ha ribadito che il suo attacco è stato un “atto di autodifesa dopo il raid in Siria”. Israele, dal canto suo, immediatamente dopo l’attacco dell’Iran ha annunciato che ci sarebbe stata una risposta che in realtà c’è stata, anch’essa dimostrativa, sicuramente di poco conto, forse convinta dagli Stati Uniti d’America a moderare la risposta per non alzare il livello di scontro o forse per ottenere quello che le sta a cuore in questo momento: il beneplacito per un attacco a Rafah. Una schermaglia dunque che registra anche la dichiarazione di Teheran che qualora il livello dovesse alzarsi non esiterà ad attaccare Israele con una risposta in pochi minuti con l’uso di armi inedite che fanno pensare a missili ipersonici di fabbricazione russa.

Ho voluto ricordare questo scenario per richiamare l’attenzione su quello che è il vero tema di questa riflessione. Ovvero di come Benjamin Netanyahu e il suo governo, Hamas , gli ayatollah iraniani possono sopravvivere solo continuando la guerra in atto .

E anche qui comincio da Israele un paese di tribù in lotta tra di loro per affermare la supremazia di una concezione religiosa dello stato contro una concezione laica dello stesso. Una lotta nella quale Netanyahu , definito il mago, è stato abilissimo ad inserirsi cercando conciliazioni a suo favore o meglio a favore della sua voglia di potere. Per 15 anni ha guidato Israele, ha legittimato Hamas per controbattere e dividere il fronte palestinese, spaccando anche il consenso nel suo paese . Ha innescato una specie di rivolta contro le sue proposte di modifica di alcune leggi mettendo in secondo piano gli aspetti securitari , è stato infine costretto a richiedere l’appoggio della destra estrema che in questo contingente fa pesare le sue richieste di vendetta spropositata .E’ al centro di alcune inchieste per corruzione.

Dunque la guerra di Benjamin Natanyahu, appunto sembra una guerra personale per la sopravvivenza del suo governo e quindi del suo potere contro Hamas e ora anche contro l’Iran tende a coprire i problemi di una società profondamente divisa : un paese spaccato lungo una linea “ demografica- religiosa” in cui le tribù sono in costante lotta per la supremazia di una identità dello Stato. Un’idea di Stato che oscilla tra le istanze religiose di quasi tutte le tribù contro quella laica di una sola tribù .

Nel Discorso della Quattro Tribù nel 2015 ,l’allora presidente di Israele Reuvan Revilin fece riferimento all’emergere di un nuovo ordine composto da ebrei laici (38%),ebrei religiosi (15%), ultraortodossi (25%), arabi (25%).

Il Pew Research Center statunitense divide nel 2016 la popolazione ebraica in quattro sottogruppi :Haredim (ultraortodossi),Datim (religiosi ),Masortim (Tradizionalisti),Hilonim ( secolari ). Tra tutti solo questi ultimi sono favorevoli al primato democratico su quello religioso. Gli altri gruppi sono fautori della Halakha.La riforma della giustizia , fortemente voluta dalla componente religiosa della coalizione di governo ha rinfocolato le contraddizioni e le lotte di potere dei sotto gruppi .

La guerra tende dunque a mascherare un altro conflitto ben più profondo messo in luce da Reuvan Revilin ma anche a suo tempo dalla concezione dello stato avanzata da Theodor Herzl che con l’istituzione del Congresso Sionista nel 1897 diede voce e forma alle molteplici anime dell’ebraismo, traghettando l’antica questione ebraica dalla sfera social-religiosa alla più appropriata dimensione giuridico-diplomatica internazionale .Theodor Herzl (1860-1904) è ritenuto il padre del sionismo, senza del quale lo Stato di Israele non sarebbe mai nato. In particolare proprio nel suo libro “Lo stato ebraico “ curato da Gad Lerner e pubblicato da Il Nuovo Melangolo nel 1992. Edito per la prima volta nel 1896 a Vienna, è il manifesto programmatico del movimento sionista. Scritto come risposta all’antisemitismo crescente della seconda metà del secolo scorso, ha rappresentato il “testo sacro” a cui si sono richiamati gli ebrei di tutto il mondo che, rispondendo all’appello di Herzl, hanno cercato di costruire nella terra dei padri una patria per loro e per i propri figli. (3)

Bisogna leggere il libro del Vecchio Testamento “Giosuè “ dal capitolo 6 al capitolo 12 per capire come le tribù abbiano dato vita all’occupazione di una terra per costruire uno Stato. Quella guerra condotta da Giosuè sembra essere un modello . Oltre al fatto che proprio le tribù sono il mito fondante di Israele e parte integrante della storia di quel paese. Che non è tribalismo ossia alterità per eccellenza ma è operazione di orientalismo secondo come lo intende Edward Said. Infatti proprio questo scrittore nel suo “Orientalismo .L’immagine europea dell’Oriente” edito da Feltrinelli nel 2013 ritiene proprio l’orientalismo come si legge nella postfazione del libro “ un ripensamento di quello che per secoli è stato ritenuto un abisso invalicabile tra Oriente e Occidente. Il mio scopo non era tanto eliminare le differenze – chi mai può negare il carattere costitutivo delle differenze nazionali e culturali nei rapporti tra esseri umani? –, quanto sfidare l’idea che le differenze comportino necessariamente ostilità, un assieme congelato e reificato di essenze in opposizione, e l’intera conoscenza polemica costruita su questa base. Ciò che auspicavo era un nuovo modo di leggere le separazioni e i conflitti che avevano provocato ostilità, guerre e l’affermarsi del controllo imperialista. Anche se le diseguaglianze e i conflitti da cui è nato il mio interesse per l’orientalismo come fenomeno culturale e politico non sono scomparsi, oggi si è perlomeno raggiunto il consenso sull’idea che tutto ciò non rappresenta una situazione immutabile, bensì un’esperienza storica la cui fine (o perlomeno il cui parziale superamento) può essere a portata di mano.”

Un Israele dunque che continua a domandarsi “ che cos’è Israele”,un paese senza costituzione la cui formulazione e applicazione viene rimandata fin dalla sua nascita. E un Netanahau dunque che agita la guerra contro tutti per coprire i problemi e tenere saldo il potere .

Ma far finta di fare la guerra è anche il gioco perverso a cui gioca l’Iran i cui ayatollah hanno dovuto aderire per dare soddisfazione ai loro pasaran alla protesta appunto mettendo in atto un’azione militare diretta , dando un colpo al cerchio e un colpo alla botte. I pasaran del regime vengono soddisfatti con l’azione dimostrativa e allo stesso tempo il regime riesce a coprire ancora una volta il forte dissenso specialmente da parte delle donne che sono l’obiettivo sempre nel mirino. Senza sosta dopo l’inizio della rivolta “Women, Life, Freedom”, di disobbedienza .

La guerra contro Israele serve a coprire anche la persecuzione delle minoranze e dei loro diritti, l’inflazione galoppante, la corruzione e la mala gestione del governo,la crisi economica aggravata dalle sanzioni. L’inflazione ha raggiunto il 47,7% su base annua (in marzo 2023 , alla fine dell’anno persiano), e nella percezione comune è anche più alta. Il 33% degli iraniani è sotto la soglia di povertà, secondo dati ufficiali .In spregio all’esigenza di contrastare la crisi economica l’azione dimostrativa contro Israele ha avuto un altissimo costo in termini di ordigni bellici. Infatti i droni e i missili scaricati sul territorio di Israele ,intercettati e distrutti al 99,9% sono costati moltissimo tenendo conto che un drone Schohed, di fabbricazione iraniana costa qualche centinaia di migliaia di dollari (4).

Ma come dicevo la retorica del conflitto permanente con Israele serve a nascondere un’amministrazione del potere che ha messo in atto una repressione violenta e via via più punitiva nei confronti della manifestazioni di massa e ha costretto le voci della protesta a modificare il modo di protestare. Una repressione che nel 2023 ha visto giustiziate almeno 823 persone.

Una protesta iniziata dopo l’uccisione il 16 settembre 2022 di Mahsa Jina Amini la ventiduenne morta all’ ospedale di Kasra a Teheran. Una morte definita dalla guida suprema ‘Ali Khamenei “ un terribile incidente”. Caricata su una camionetta era stata portata in un centro dove si insegna a indossare correttamente il velo. Picchiata era entrata in coma. Le manifestazioni seguite alla sua morte chiedevano giustizia per la morte della giovane curda . Amini è però solo una delle vittime del regime , vittime che non hanno rispettato la sua morale .Un anno dopo l’inizio delle proteste il bilancio è stato di 23.497 persone arrestate, i 639 uccise di cui 79 minori secondo i dati della Foundation for Defense of Democraties aggiornati al 17 dicembre 2023.

Scrive Chiara Scarfò su Geopoliitica.info il 20 settembre 2023 : “La repressione sta silenziosamente passando anche attraverso i canali ufficiali del parlamento. A maggio è stato proposto un disegno di legge in 70 articoli che prevede un inasprimento delle condanne per le donne che si rifiutano di indossare il velo. Se oggi trasgredire la legge sull’hijab obbligatorio comporta un rischio di condanna da 10 mesi a 2 anni di carcere, con l’adozione della “Legge sull’hijab e sulla castità” la pena sale ad un periodo compreso tra i 5 e 10 anni di reclusione. La durata sarebbe così paragonabile a quella prevista per reati gravi come l’omicidio e il traffico di droga.” E’ già dal 13 aprile 2024, lo stesso giorno in cui Teheran ha lanciato il suo primo attacco diretto contro Israele, che gli ayatollah hanno ordinato alla polizia religiosa di tornare a pattugliare le strade a caccia delle donne senza velo. Mentre ad alcune donne esponenti del dissenso viene vietato di parlare all’estero come per esempio ad alcune giornaliste che in patria vengono punite con trenta mesi di carcere e ottanta frustate.

Israele ed Iran dunque, Ma anche Hamas è allineato in queste gara a mantenere il potere nascondendo sotto il tappeto i problemi . Il gruppo radicale ha in realtà come obiettivo l’eliminazione dello stato di Israele e lo sterminio del popolo ebraico Riaccendere la questione palestinese, cercare di allontanare di nuovo dal punto di vista politico i Paesi arabi dallo Stato ebraico, l’Arabia Saudita in primis, e ribadire anche le condizioni di vita drammatiche della Striscia di Gaza, ponendosi come unico vero rappresentante degli arabi palestinesi. Ecco appunto. Il problema di Hamas in questo momento è quello di esautorare l’autorità palestinese l’Olp e legittimarsi come unico rappresentante di quel popolo .

Un conflitto tra le due organizzazioni ormai al centro dell’attenzione internazionale da molti anni. Un conflitto tra due organizzazioni diverse e con obiettivi politici divergenti.

In altre parole e in definitiva , messa da parte la situazione iraniana , la battaglia in atto tra Israele ed Hamas in realtà è combattuta da due capi che senza la vittoria definitiva a spese di due popoli avrebbero poche possibilità di sopravvivere politicamente : Benjamin Netanyahu senza la vittoria totale promessa perderebbe il posto di premier ;solo la fine della guerra e non una tregua permetterebbe a Yahya Sinwar di sopravvivere politicamente e dichiarare la vittoria di Hamas.

(1) Un attentato quest’ultimo in cui hanno perso la vita 139 persone,tra cui tre bambini e 180 feriti ad opera di quattro persone di nazionalità tagika arrestate dai servizi di sicurezza (Fsb)a cui sono seguiti altri tre arresti il giorno successivo. Isis-Khorasan, il ramo dell’organizzazione terroristica attivo principalmente in Afghanistan e nel Caucaso, ha rivendicato l’attacco, pubblicando prima le foto degli attentatori e poi un video dell’assalto dalla prospettiva dei terroristi

(2)Non va però dimenticato che le ragioni dell’odio tra il regime degli Ayatollah e Israele hanno radici profonde. Da decenni per lo Stato ebraico la milizia libanese di Hezbollah – come anche gli Houthi dello Yemen o le milizie irachene sciite – sono strumenti nelle mani iraniane. E l’Iran, del resto, insiste periodicamente con la retorica della “distruzione di Israele”. Tanto che le Guardie rivoluzionarie, dopo l’attacco del 13 aprile, hanno comunicato che l’azione è avventua “in risposta ai numerosi crimini del malvagio regime sionista”, tra cui anche – ma non solo – “l’attacco al consolato e l’uccisione di forze militari iraniane” https://tg24.sky.it/mondo/2024/04/15/perche-iran-ha-attaccato-israele

(3)Scrittore e uomo politico ungherese (Budapest 1860 – Edlach, Austria, 1904), fondatore del sionismo. Sotto l’influsso del caso Dreyfus e dell’antisemitismo che si manifestò in quella circostanza, concepì e formulò il problema ebraico come problema mondiale; nella sua opera Der Judenstaat (1896) precisò la sua tesi sulla formazione di una società ebraica entro uno stato proprio, con distinta personalità internazionale, ove convogliare in pacifica immigrazione gli Ebrei di tutto il mondo. Quale sede di tale stato ebraico egli pensava in primo luogo alla Palestina (di cui tentò invano l’acquisto dal sultano), ma anche all’Argentina. Il primo congresso sionistico (1897, a Basilea) fissò le fondamentali linee programmatiche del movimento. Le ceneri di H. furono traslate (1950) nello stato d’Israele, da lui preconizzato. Postumi apparvero i Tagebücher (3 voll., 1923).https://www.treccani.it/enciclopedia/theodor-herzl/

(4 ) mentre un caccia F35 della Loekeed Martin costa più di 80 milioni di dollari, un drone Wing Loong II di fabbricazione cinese costa tra uno e due milioni di dollari, e un drone Bayraktar Tb2 di fabbricazione turca costa sei milioni di dollari

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