Ultime Notizie

IUS VITAE AC NECIS: DALL’ANTICA ROMA AD OGGI, COSA E’ VERAMENTE CAMBIATO PER LE DONNE ?

6.417
Redazione- Nell’antica Roma il pater familias , ascendente maschio più anziano, esercitava su tutti i componenti della sua familia proprio iure un potere assoluto, illimitato ed esclusivo che gli permetteva anche di decidere se un nuovo nato potesse essere accettato o meno nella sua famiglia Il ius exponendi era una sua facoltà: l’esposizione dei neonati era una pratica molto diffusa presso gli antichi e il capostipite poteva decidere di non riconoscere il nuovo arrivato, abbandonandolo e lasciandolo anche morire. Secondo un’antica usanza romana, infatti, il nuovo nato da legittime nozze, appena uscito dal grembo materno, veniva deposto a terra ai piedi del pater familias : se lo avesse riconosciuto come suo, mostrando l’intenzione di allevarlo, lo avrebbe raccolto e sollevato tra le braccia. Diversamente, lo avrebbe lasciato a terra condannando il bimbo all’esposizione o all’uccisione mediante soffocamento, annegamento o vietando che venisse alimentato. Molteplici i motivi del rifiuto. Non veniva accolto il bambino nato da una relazione extraconiugale, né il bambino con evidenti malformazioni. Il neo arrivato poteva essere non accettato anche se la famiglia viveva in condizioni di povertà oppure se il suo corpo era visibilmente debole. Ma molto spesso, troppo spesso, a non essere riconosciute come legittime erano proprio le figlie femmine. Già, proprio alle bambine, veniva negata la possibilità di condurre una vita all’interno di una familia proprio iure . Esse non potevano essere sfruttate per la forza lavoro, ben inferiore a quella di un maschio, richiedevano spese per il mantenimento, tra cui la dote. Per questo, a volte, appena venute alla luce, ancora urlanti e sanguinanti sulla nuda terra, erano destinate a non essere sollevate dal pater familias e a morire per una presunta inferiorità. Potevano anche essere sbranate da qualche cane o uccello oppure lasciate morire di fame e di freddo. Se anche qualcuno si fosse impietosito e, di nascosto, le avesse nutrite, la loro vita sarebbe comunque stata non facile perchè, nelle maggior parte dei casi, sarebbero state vendute come schiave oppure sarebbero diventate delle prostitute.
Ecco, il potere dell’uomo e non della donna, era talmente grande che poteva decidere a chi garantire la vita; era così forte, che da lui e soltanto da lui, dipendeva chi dovesse morire.
La presunta inferiorità della donna comportava nel diritto romano anche l’esercizio di ulteriori accorgimenti, come la tutela mulierum, istituto antichissimo, anche in età classica, che conferma un’inferiorità naturale del sesso femminile. A proposito alcuni autori parlano di levitas animi , infirmitas consilii , infirmitas sexus , forensium rerum ignorantia, che avrebbero giustificato la supremazia e il predominio del maschio e la necessità si controllo e protezione dell’uomo nei confronti della donna per tutta la vita.
Ascoltando le notizie di cronaca attuali, ci si chiede se, in effetti, a livello culturale e sociale, il pensiero si sia discostato oppure no da quel modo di pensare e concepire la vita. Attraverso i tanti anni trascorsi la stessa storia ed i suoi eventi hanno dimostrato cambiamenti e consapevolezze sostanziali rispetto alla condizione della donna ai tempi del famoso e a tratti leggendario “ratto delle Sabine”, descritto dallo storico latino Tito Livio e dal greco Plutarco. Il ruolo della donna non è più relegato solo alla riproduzione e all’accudimento della casa e della prole. La donna, naturalmente, ha dimostrato di essere portata a lavori e attività, sia pratici che teorici, superando di gran lunga anche gli uomini. Eppure, se oggi si prova a fare un piccolo esperimento, scrivere su google “LA DONNA PUO’” o “LA DONNA NON PUO’”, ci si accorge che la sua attuale considerazione non è molto diversa da quella che aveva nell’antica Roma. “LA DONNA NON PUO’ GUIDARE”… “LA DONNA NON PUO’ INSEGNARE”, si legge a chiare lettere e senza lasciare intendere alcun dubbio…E non si sta parlando soltanto di quei paesi in cui la religione tende a limitare i comportamenti e la libertà delle donne. Si assiste ad atteggiamenti sessisti in ogni luogo e da parte di persone di ogni età, anche giovanissimi!
In molti sono ancora legati ad un’idea distorta e limitata di ciò che può fare o non fare una donna. In molti continuano a credere che il suo ruolo sia unicamente quello di tutela del focolare domestico. Eppure se si volesse pensare a degli accadimenti più recenti come i conflitti mondiali, si coglierebbe immediatamente la grandezza del gentil sesso: sostituire in fabbrica gli uomini partiti in guerra e continuare a crescere i propri figli a casa, riuscendo a portare a termine e bene entrambi gli impegni. Questo ha consentito alla donna italiana di votare per la prima volta nel 1946, di svolgere attività non propriamente femminili, come essere scienziato e andare nello spazio. E allora perchè non accettare che una donna può anche non essere più innamorata del proprio compagno o marito, tanto da meritare di essere sfregiata con l’acido o addirittura uccisa? Spesso, però, la punizione diventa ancora più grande, come accaduto recentemente in provincia di Lecco: “PADRE UCCIDE I FIGLI E POI SI SUICIDA”.”IO E I MIEI RAGAZZI SEMPRE INSIEME”, “HAI ROVINATO LA NOSTRA FAMIGLIA”, “NON LI RIVEDRAI PIU’”, frasi che rimbombano nella mente e nello stomaco di chi apprende dell’omicidio/suicidio. Eppure si trattava di un uomo “normale”, come è stato testimoniato dai tanti, un padre che amava i suoi figli con i quali era appena stato in vacanza. Un marito, però, che non è riuscito ad accettare la decisione della moglie di separarsi. Raramente si sente parlare della stessa situazione al contrario. Rari sono i casi in cui il diritto di una scelta di allontanamento sia punita in modo tanto atroce da parte di una donna.
Poco tempo fa, mi è capitato di chiacchierare con una mia alunna di 14 anni che mi parlava per la prima volta di PANSESSUALITA’. Non avevo mai sentito questo termine, pur se ne intuivo etimologicamente il significato: “orientamento sessuale caratterizzato da una potenziale attrazione estetica, sessuale o romantica per le persone, indipendentemente dal loro sesso”. Sono stata molto contenta di cogliere la sua apertura mentale, l’evidente spontaneità e la mancanza di pregiudizi e luoghi comuni. E soprattutto ho pensato che, se una giovanissima riesce con semplici parole ad andare oltre la differenza sessuale biologica, forse esistono ancora delle speranze di cambiamento non solo per le donne, ma per tutti.

Commenti

commenti

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Questo sito Web utilizza i cookies per migliorare la tua esperienza. Daremo per scontato che tu lo accetti, ma puoi disattivarlo se lo desideri. Accetto Leggi di più